domenica 11 ottobre 2026

Episodio 9 – Ho ricevuto un preavviso di rigetto_ il permesso non è ancora stato negato

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Permesso di soggiorno e legami familiari: perché la pratica deve raccontare la vita reale della persona

Permesso di soggiorno e legami familiari: perché la pratica deve raccontare la vita reale della persona

Quando si esamina la possibilità di rinnovare un permesso di soggiorno, l’attenzione si concentra spesso su una singola circostanza: il contratto di lavoro, la disponibilità di reddito, un documento mancante. Sono elementi che possono essere giuridicamente decisivi, ma non sempre esauriscono il quadro che l’amministrazione è chiamata a valutare. In presenza di legami familiari in Italia, occorre ricostruire puntualmente la situazione individuale e verificare quale disciplina sia applicabile al procedimento.

La disposizione di riferimento

L’articolo 5, comma 5, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 contiene una disciplina della valutazione dei vincoli familiari nei provvedimenti di rifiuto, revoca o diniego di rinnovo. La Corte costituzionale, con sentenza n. 202 del 2013, ha esteso la rilevanza di tale valutazione anche agli stranieri che abbiano legami familiari nel territorio dello Stato, non soltanto alle persone che abbiano esercitato il ricongiungimento o siano state ricongiunte. Non significa che ogni relazione familiare determini automaticamente il rilascio di un titolo: significa che, quando ne ricorrono i presupposti, la situazione familiare non può essere ignorata.

Quali documenti sono utili

Il primo lavoro del difensore consiste nel distinguere i legami dichiarati da quelli dimostrabili. Certificazioni anagrafiche e di stato civile, documenti relativi ai figli, prova della convivenza ove esistente, contributi al mantenimento, iscrizione scolastica e testimonianze documentali di una relazione continuativa possono concorrere a descrivere il quadro familiare. La loro rilevanza varia secondo la fattispecie; una residenza anagrafica comune non prova, da sola, ogni aspetto dell’effettività di una relazione, così come indirizzi differenti non escludono automaticamente l’esistenza di obblighi e rapporti familiari.

Occorre inoltre documentare la durata della presenza in Italia e, quando pertinente, i legami sociali e familiari con il Paese d’origine. È importante presentare un fascicolo ordinato, con una cronologia comprensibile e allegati identificabili: documenti numerosi ma disorganizzati possono rendere più difficile la valutazione.

La valutazione individuale e i suoi limiti

La presenza di figli, del coniuge o di altri rapporti familiari non cancella automaticamente condizioni e cause ostative previste dalla normativa. Impone, nei casi disciplinati dalla legge, di verificare il peso concreto dei legami e le circostanze specifiche. Un conto è chiedere una valutazione di proporzionalità; altro è sostenere che il rapporto familiare costituisca un titolo generalizzato e incondizionato alla permanenza. La distinzione è essenziale sia per impostare correttamente l’istanza sia per evitare aspettative infondate.

Che cosa fare davanti a una comunicazione negativa

Se l’interessato riceve un preavviso di rigetto, è opportuno esaminare immediatamente le ragioni addotte e verificare se siano stati considerati i documenti familiari già depositati. Si potranno presentare, secondo la disciplina applicabile, osservazioni mirate e documenti integrativi. In presenza di un provvedimento definitivo, occorre individuare il rimedio pertinente senza presumere che una nuova istanza sospenda termini di impugnazione o effetti dell’atto.

La tutela efficace nasce da una ricostruzione fedele della vita reale: non dalla semplice invocazione della famiglia come formula astratta. Nell’immigrazione amministrativa, questo metodo permette di far emergere ciò che il fascicolo altrimenti potrebbe non mostrare e di chiedere all’autorità una decisione fondata su elementi verificabili.

Fonti normative e giurisprudenziali: decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, art. 5, comma 5; Corte costituzionale, sentenza n. 202/2013. Testo normativo consultabile su Normattiva.


Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: 0009-0004-7030-0428
Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore.

Tutela del richiedente nei procedimenti di soggiorno: documenti e rimedi https://ift.tt/lsx2ir9 A name or date-of-birth error on an Italian residence permit: practical steps A name or date-of-birth error on an Italian residence permit: practical steps A residence permit is more than a plastic card. Its personal details link the holder to immigration records, employment, healthcare and other administrative procedures. A spelling mistake in a name or an incorrect date of birth may therefore create difficulties even when the person holds a valid immigration status. The appropriate remedy depends on where the error originated. Compare the underlying documents first Check the details printed on the permit against the passport, the original application, the receipt issued when the application was filed and, when relevant, civil-status records. Do not assume that every difference is a typographical error: transliteration systems, compound surnames and changes of civil status may need supporting evidence. Determine which record needs correcting If the personal details were accurately provided but printed incorrectly on the permit, request clarification and rectification from the competent Questura. If the error is already present in the passport or an underlying civil-status document, correction by the issuing authority may be necessary first. If separate records disagree, explain the discrepancy rather than submitting inconsistent documents without context. Make a traceable written request A concise request should identify the permit holder, the permit or application reference, the incorrect field, the correct information and the documents establishing it. Attach legible copies, retain the originals and ask the office to indicate the correct procedure, including whether an appointment or updated card is required. Keep evidence of filing and any response. Avoid sending sensitive original documents through informal channels. What if the office does not respond? Preserve the request, filing receipt, correspondence and evidence of concrete problems caused by the discrepancy. If the relevant file must be examined, access to administrative documents may be requested under the applicable rules, subject to legal limits. An appropriate follow-up or legal remedy should be chosen only after considering the procedure actually pending and the nature of the administration's response or silence. Do not confuse correction with renewal Rectifying incorrect personal details, replacing a lost document and renewing an expiring residence permit are different administrative issues. A correction request does not automatically extend the duration of the underlying permit. Check expiry dates and pending deadlines independently, and obtain case-specific advice where identity documents conflict. Legal framework: Italian Immigration Consolidated Act (Legislative Decree 286/1998); Law 241/1990 on administrative procedure and access to documents, where applicable. The steps required for a corrected card should be confirmed with the competent Questura. Avv. Fabio Loscerbo Lawyer admitted to practise before the Italian Supreme Court of Cassation Registered in the Chamber of Deputies' Register of Interest Representatives in the field of Immigration Lobbyist registered in the European Union Transparency Register, number 280782895721-36, in the field of Migration and Asylum ORCID: 0009-0004-7030-0428 This article was prepared with the assistance of AI tools under the author's direction, review and editorial responsibility. https://ift.tt/l7iz6Pf

via Avv. Fabio Loscerbo https://ift.tt/4ks7BYP

رفض تأشيرة شنغن: أي دولة اعترضت وكيف يمكن الطعن؟ https://ift.tt/YyXiPR2 Avv. Fabio Loscerbo يُقدَّم طلب التأشيرة إلى دولة، لكن العائق يأتي من دولة أخرى. فمن يجب عليه تفسير الرفض؟ وأمام أي محكمة يمكن الاعتراض على أسبابه؟ لفهم هذه الحالة ينبغي الفصل بين القرار النهائي والتشاور بين الدول الذي يسبقه. يمثل حكم محكمة العدل للاتحاد الأوروبي، الدائرة الكبرى، بتاريخ 24 نوفمبر 2020، في القضيتين المضمومتين C‑225/19 وC‑226/19، R.N.N.S. وK.A.، ECLI:EU:C:2020:951 مرجعاً أساسياً. وهو حكم صادر عام 2020 يوضح ضمانات طالب التأشيرة عندما يكون الرفض ناتجاً عن اعتراض دولة عضو أخرى. طلبان واعتراضان تعلقت المنازعتان بطلبَي تأشيرة لزيارات عائلية قُدما إلى السلطات الهولندية من مواطن مصري ومواطنة سورية. وخلال التشاور المسبق المنصوص عليه في المادة 22 من مدونة التأشيرات، اعترضت المجر في الحالة الأولى وألمانيا في الثانية. كان النموذج المستخدم آنذاك يجمع أسباباً مختلفة في خانة واحدة. واحتج صاحبا الطلبين بأنهما لا يستطيعان معرفة أسباب الرفض والطعن فيها بصورة فعالة. ودفعت السلطة الهولندية، ضمن أمور أخرى، بأنها لا تستطيع فحص موضوع اعتراضات الدول الأخرى. هذه مواقف الأطراف؛ أما المحكمة فقد فسرت قانون الاتحاد، ولم تمنح التأشيرتين بنفسها أو تُلغِ مباشرة قرارات الرفض الوطنية. ما المعلومات التي يجب أن ترافق الرفض؟ عند تفسير الفقرتين 2 و3 من المادة 32 من اللائحة رقم 810/2009، بالصيغة المعروضة عليها، في ضوء المادة 47 من الميثاق، أوجبت المحكمة تحديد الدولة العضو التي اعترضت، والسبب المحدد للرفض المبني على الاعتراض، وعند الاقتضاء، المضمون الجوهري للأسباب التي يقوم عليها الاعتراض. ويجب كذلك بيان السلطة التي يستطيع طالب التأشيرة مراجعتها لمعرفة سبل الطعن المتاحة في الدولة المعترضة. ولا يعني ذلك الوعد بالاطلاع غير المحدود على كل وثيقة؛ فصياغة المحكمة تتعلق بالمعلومات التي تجعل الحماية القضائية فعلية. ما الذي يمكن للقاضي مراجعته؟ لا تستطيع محاكم الدولة التي رفضت التأشيرة فحص المشروعية الموضوعية لاعتراض صادر عن دولة أخرى. لكن هذا الحد لا يحول الرقابة على قرار الرفض إلى إجراء شكلي محض. وفقاً للفقرات من 48 إلى 54 من الحكم، يمكن للقاضي التحقق من سلامة إجراء التشاور، ومن أن طالب التأشيرة قد حُدد بصورة صحيحة باعتباره الشخص المقصود بالاعتراض، ومن احترام الضمانات الإجرائية، بما فيها التعليل. ويجب أن تتيح القواعد الإجرائية فرصة فعلية لممارسة الحقوق، مع مراعاة الجهة القضائية المختلفة المختصة بالطعن في موضوع الاعتراض. الاعتراض والتنبيه في SIS مسألتان مختلفتان يتناول هذا الحكم اعتراضاً ظهر أثناء التشاور المسبق، يرتبط بالمادة 32، الفقرة 1، الحرف a، البند vi، من مدونة التأشيرات. أما التنبيه في SIS بغرض رفض الدخول فتتناوله بصورة مستقلة أحكام البند v. ولا ينبغي الخلط بين الحالتين، وإن أمكن أن تظهرا معاً في ملف يتعلق بشنغن. ولا يضع الحكم قاعدة عامة لكل تأشيرة وطنية أو تصريح إقامة أو إجراء لتسوية الأوضاع. كما تذكر المحكمة تعديل النموذج بموجب اللائحة 2019/1155؛ لذلك لا يجوز تقديم الخانة القديمة المذكورة في الوقائع باعتبارها دليلاً لقراءة جميع النماذج الحالية. من أين تبدأ دراسة الحالة؟ من المفيد فصل أربعة عناصر: السلطة التي أصدرت الرفض، والدولة التي اعترضت، والسبب المحدد الذي أُبلغ به المعني، والسلطة المذكورة للاستعلام عن سبل الطعن. وينبغي ربطها بالتبليغات والتواريخ والوثائق المتعلقة بهوية طالب التأشيرة. هذا اقتراح لقراءة الملف، وليس وعداً بمنح التأشيرة. فمعرفة الجهة التي اتخذت كل قرار تساعد على تحديد الطعن المناسب، وتجنب مطالبة قاضٍ برقابة تدخل في اختصاص جهة قضائية أخرى. Avv. Fabio Loscerbo Avvocato Cassazionista Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo ORCID: 0009-0004-7030-0428 أُعد هذا المقال بمساعدة أدوات الذكاء الاصطناعي، تحت توجيه المؤلف ومراجعته ومسؤوليته التحريرية.

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رفض تأشيرة شنغن: أي دولة اعترضت وكيف يمكن الطعن؟

يُقدَّم طلب التأشيرة إلى دولة، لكن العائق يأتي من دولة أخرى. فمن يجب عليه تفسير الرفض؟ وأمام أي محكمة يمكن الاعتراض على أسبابه؟ لفهم هذه الحالة ينبغي الفصل بين القرار النهائي والتشاور بين الدول الذي يسبقه.

يمثل حكم محكمة العدل للاتحاد الأوروبي، الدائرة الكبرى، بتاريخ 24 نوفمبر 2020، في القضيتين المضمومتين C‑225/19 وC‑226/19، R.N.N.S. وK.A.، ECLI:EU:C:2020:951 مرجعاً أساسياً. وهو حكم صادر عام 2020 يوضح ضمانات طالب التأشيرة عندما يكون الرفض ناتجاً عن اعتراض دولة عضو أخرى.

طلبان واعتراضان

تعلقت المنازعتان بطلبَي تأشيرة لزيارات عائلية قُدما إلى السلطات الهولندية من مواطن مصري ومواطنة سورية. وخلال التشاور المسبق المنصوص عليه في المادة 22 من مدونة التأشيرات، اعترضت المجر في الحالة الأولى وألمانيا في الثانية.

كان النموذج المستخدم آنذاك يجمع أسباباً مختلفة في خانة واحدة. واحتج صاحبا الطلبين بأنهما لا يستطيعان معرفة أسباب الرفض والطعن فيها بصورة فعالة. ودفعت السلطة الهولندية، ضمن أمور أخرى، بأنها لا تستطيع فحص موضوع اعتراضات الدول الأخرى. هذه مواقف الأطراف؛ أما المحكمة فقد فسرت قانون الاتحاد، ولم تمنح التأشيرتين بنفسها أو تُلغِ مباشرة قرارات الرفض الوطنية.

ما المعلومات التي يجب أن ترافق الرفض؟

عند تفسير الفقرتين 2 و3 من المادة 32 من اللائحة رقم 810/2009، بالصيغة المعروضة عليها، في ضوء المادة 47 من الميثاق، أوجبت المحكمة تحديد الدولة العضو التي اعترضت، والسبب المحدد للرفض المبني على الاعتراض، وعند الاقتضاء، المضمون الجوهري للأسباب التي يقوم عليها الاعتراض.

ويجب كذلك بيان السلطة التي يستطيع طالب التأشيرة مراجعتها لمعرفة سبل الطعن المتاحة في الدولة المعترضة. ولا يعني ذلك الوعد بالاطلاع غير المحدود على كل وثيقة؛ فصياغة المحكمة تتعلق بالمعلومات التي تجعل الحماية القضائية فعلية.

ما الذي يمكن للقاضي مراجعته؟

لا تستطيع محاكم الدولة التي رفضت التأشيرة فحص المشروعية الموضوعية لاعتراض صادر عن دولة أخرى. لكن هذا الحد لا يحول الرقابة على قرار الرفض إلى إجراء شكلي محض.

وفقاً للفقرات من 48 إلى 54 من الحكم، يمكن للقاضي التحقق من سلامة إجراء التشاور، ومن أن طالب التأشيرة قد حُدد بصورة صحيحة باعتباره الشخص المقصود بالاعتراض، ومن احترام الضمانات الإجرائية، بما فيها التعليل. ويجب أن تتيح القواعد الإجرائية فرصة فعلية لممارسة الحقوق، مع مراعاة الجهة القضائية المختلفة المختصة بالطعن في موضوع الاعتراض.

الاعتراض والتنبيه في SIS مسألتان مختلفتان

يتناول هذا الحكم اعتراضاً ظهر أثناء التشاور المسبق، يرتبط بالمادة 32، الفقرة 1، الحرف a، البند vi، من مدونة التأشيرات. أما التنبيه في SIS بغرض رفض الدخول فتتناوله بصورة مستقلة أحكام البند v. ولا ينبغي الخلط بين الحالتين، وإن أمكن أن تظهرا معاً في ملف يتعلق بشنغن.

ولا يضع الحكم قاعدة عامة لكل تأشيرة وطنية أو تصريح إقامة أو إجراء لتسوية الأوضاع. كما تذكر المحكمة تعديل النموذج بموجب اللائحة 2019/1155؛ لذلك لا يجوز تقديم الخانة القديمة المذكورة في الوقائع باعتبارها دليلاً لقراءة جميع النماذج الحالية.

من أين تبدأ دراسة الحالة؟

من المفيد فصل أربعة عناصر: السلطة التي أصدرت الرفض، والدولة التي اعترضت، والسبب المحدد الذي أُبلغ به المعني، والسلطة المذكورة للاستعلام عن سبل الطعن. وينبغي ربطها بالتبليغات والتواريخ والوثائق المتعلقة بهوية طالب التأشيرة.

هذا اقتراح لقراءة الملف، وليس وعداً بمنح التأشيرة. فمعرفة الجهة التي اتخذت كل قرار تساعد على تحديد الطعن المناسب، وتجنب مطالبة قاضٍ برقابة تدخل في اختصاص جهة قضائية أخرى.


Avv. Fabio Loscerbo
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sabato 10 ottobre 2026

Il silenzio della Questura non può lasciare lo straniero senza tutela

Il rinnovo del permesso non può restare senza risposta: come affrontare i ritardi della Questura

Il rinnovo del permesso non può restare senza risposta: come affrontare i ritardi della Questura

Chi attende il rinnovo del permesso di soggiorno conosce bene la distanza che può separare la presentazione della domanda dalla disponibilità del nuovo documento. Non è una semplice questione di attesa: il protrarsi del procedimento può creare problemi nel lavoro, nei rapporti con il datore, nei servizi e nella gestione dei documenti familiari. È però essenziale distinguere il ritardo amministrativo dalla perdita del diritto al soggiorno.

L'articolo 5, comma 9, del decreto legislativo 286/1998 prevede, nei casi disciplinati dalla disposizione, un termine di sessanta giorni per il rilascio, rinnovo o conversione del permesso. Questo termine non significa che il documento venga materialmente consegnato in ogni caso entro due mesi, né che il suo decorso comporti automaticamente il rigetto della domanda. Il ritardo va valutato nella specifica procedura e può richiedere iniziative formali per ottenere una decisione.

Il valore della ricevuta e la tutela del lavoro

Per il lavoratore straniero, l'articolo 5, comma 9-bis, riconosce, alle condizioni previste dalla norma, la possibilità di soggiornare legittimamente e continuare temporaneamente a lavorare in attesa del rilascio o rinnovo, anche oltre il termine di sessanta giorni. Sono centrali la tempestiva presentazione dell'istanza secondo le regole applicabili e la ricevuta rilasciata dall'ufficio competente. Non basta affermare genericamente che «la pratica è in corso»: bisogna dimostrare quale domanda è stata presentata, quando e con quali attestazioni.

La ricevuta va conservata insieme alla copia dell'istanza, al precedente titolo, alle comunicazioni della Questura e agli eventuali avvisi di convocazione. È prudente verificare che recapiti e domicilio indicati siano corretti e aggiornati, così da non perdere richieste istruttorie o provvedimenti.

Come intervenire quando non arriva alcuna decisione

In una prima fase è utile chiedere informazioni documentate sullo stato del procedimento, indicando numero pratica, data di deposito e recapiti. Se l'inerzia persiste, una diffida motivata può richiamare l'obbligo dell'amministrazione di concludere il procedimento e chiedere un riscontro espresso. Il rimedio giurisdizionale per il silenzio deve essere valutato secondo la natura della posizione azionata, la competenza del giudice e la disciplina specifica: non esiste una soluzione processuale unica per ogni pratica di soggiorno.

Quando il ritardo produce conseguenze concrete, conviene documentarle: contestazioni del datore, difficoltà di accesso a servizi, convocazioni mancate, necessità familiari comprovate. Questi elementi non sostituiscono i presupposti della domanda, ma consentono di rappresentare il pregiudizio e di formulare un'istanza più precisa.

Una buona pratica difensiva

Il punto decisivo è trasformare un'attesa indistinta in una vicenda amministrativa ricostruibile: data dell'istanza, ricevuta, eventuali integrazioni, richieste di informazioni e risposte ricevute. Il professionista deve inoltre verificare se sia stato notificato un preavviso di rigetto o un provvedimento espresso: in tali casi la strategia e i termini di tutela cambiano sensibilmente.

Il permesso di soggiorno è un documento amministrativo, ma le conseguenze della sua mancata definizione ricadono sulla vita quotidiana delle persone. Una gestione corretta del procedimento tutela l'interessato e rende verificabile l'azione dell'amministrazione. Il primo passo non è moltiplicare solleciti generici: è costruire una pratica completa, cronologica e giuridicamente leggibile.

Riferimenti: decreto legislativo 286/1998, art. 5, commi 4, 9 e 9-bis; legge 241/1990, art. 2 (obbligo di conclusione del procedimento), nei limiti della sua applicabilità.


Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
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Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore.

Accesso civico al Piano nazionale del Patto UE: TAR Lazio n. 4084/2026

Accesso civico al Piano nazionale del Patto UE: TAR Lazio n. 4084/2026

Con sentenza n. 4084/2026, pubblicata il 4 marzo, il TAR Lazio ha accolto il ricorso relativo alla richiesta di accesso civico generalizzato al Piano nazionale di attuazione del Patto europeo sulla migrazione e sull'asilo. Il Ministero dell'Interno aveva negato l'ostensione integrale richiamando sicurezza pubblica, ordine pubblico, relazioni internazionali e natura preparatoria del documento.

Il Tribunale ha ritenuto che tali ragioni non fossero state sostenute dall'indicazione di un pregiudizio concreto agli interessi protetti. La qualificazione del Piano come documento preparatorio non è bastata a giustificarne la sottrazione integrale all'accesso civico generalizzato disciplinato dall'articolo 5, comma 2, del decreto legislativo n. 33/2013.

Il principio operativo: quando l'Amministrazione rifiuta l'accesso, deve indicare perché la conoscenza del documento determinerebbe uno specifico pregiudizio a uno degli interessi tutelati, non limitandosi a richiamare categorie astratte. Il giudice ha annullato il diniego e disposto l'esibizione dei documenti nel termine assegnato.

La sentenza non comporta l'accessibilità illimitata a qualsiasi atto connesso alla sicurezza o all'immigrazione. Conferma invece la necessità di una motivazione concreta e verificabile. Per il professionista che presenta richieste di accesso, è un riferimento utile nella contestazione di dinieghi generici o motivati con formule standardizzate.

Fonte: TAR Lazio n. 4084/2026, ricostruzione e sentenza.


Avv. Fabio Loscerbo
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Prosieguo amministrativo dopo i 18 anni: la Corte d’Appello dell’Aquila valorizza il percorso individuale

Prosieguo amministrativo dopo i 18 anni: la Corte d’Appello dell’Aquila valorizza il percorso individuale

Il raggiungimento della maggiore età costituisce un passaggio delicato per i minori stranieri non accompagnati. La Corte d'Appello dell'Aquila, con decreto del 14 luglio 2026, ha esaminato una richiesta di prosieguo amministrativo, riconoscendo la prosecuzione dell'accompagnamento fino al ventunesimo anno di età in favore di un giovane con un concreto percorso di integrazione.

La misura, disciplinata dall'articolo 13, comma 2, della legge n. 47/2017, consente al Tribunale per i minorenni di disporre, in presenza dei presupposti, l'affidamento ai servizi sociali anche dopo il compimento dei diciotto anni, quando sia necessario un sostegno prolungato al percorso verso l'autonomia.

Il provvedimento valorizza lingua italiana, formazione e orientamento lavorativo. Sono circostanze che permettono di dimostrare il carattere effettivo e non meramente dichiarato del percorso personale. Non si tratta di un'estensione automatica del soggiorno o dell'accoglienza per ogni neomaggiorenne: sono decisivi il progetto individuale e la valutazione del giudice.

La decisione è utile anche quando la richiesta venga proposta dopo il diciottesimo compleanno, poiché impedisce di considerare il dato anagrafico, di per sé, come ragione sempre ostativa. Dal punto di vista operativo, è opportuno raccogliere relazioni dei servizi sociali, attestati formativi, documenti scolastici e documentazione lavorativa che ricostruiscano l'effettivo percorso di autonomia.


Avv. Fabio Loscerbo
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Cittadinanza del figlio minore: convivenza effettiva e genitori separati secondo il Tribunale di Palermo

Cittadinanza del figlio minore: convivenza effettiva e genitori separati secondo il Tribunale di Palermo

La sentenza dell'11 giugno 2026 del Tribunale di Palermo affronta la cittadinanza dei figli minorenni di genitori naturalizzati italiani ai sensi dell'articolo 14 della legge n. 91/1992. Il nodo riguarda la prova della convivenza quando i genitori non abbiano la medesima residenza anagrafica oppure la relazione familiare sia organizzata dopo una separazione.

La disposizione richiede la convivenza con il genitore che acquista la cittadinanza. Secondo il giudice, questo presupposto non deve essere ridotto a una verifica esclusivamente anagrafica: possono assumere rilievo l'affidamento condiviso, la continuità dei rapporti e l'effettiva partecipazione del genitore alla vita quotidiana del figlio.

Convivenza sostanziale non significa irrilevanza del requisito legale. La sentenza interpreta il criterio alla luce delle circostanze del caso concreto, senza eliminare la necessità di dimostrare un effettivo rapporto familiare. Si tratta inoltre di una decisione di merito, non di una modifica legislativa.

Nelle pratiche relative ai figli di genitori separati è utile allegare provvedimenti di affidamento, documenti scolastici, informazioni sulla gestione quotidiana, dichiarazioni e ulteriori elementi idonei a ricostruire la relazione. La presenza di residenze distinte non dovrebbe chiudere automaticamente l'istruttoria, ma richiede una prova particolarmente accurata dei rapporti effettivi.


Avv. Fabio Loscerbo
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Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
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Contratto di convivenza con cittadino italiano: il permesso non è requisito per la registrazione

Contratto di convivenza con cittadino italiano: il permesso non è requisito per la registrazione

Il Tribunale di Milano, con sentenza n. 3901 dell'11 maggio 2026, ha affrontato il rifiuto del Comune di Milano di registrare un contratto di convivenza tra una cittadina italiana e un cittadino marocchino, sul presupposto che quest'ultimo fosse privo di valido permesso di soggiorno.

La legge n. 76/2016 riconosce la convivenza di fatto come relazione stabile tra due persone maggiorenni unite da legami affettivi di coppia e reciproca assistenza morale e materiale. La dichiarazione anagrafica è uno strumento di prova, non un elemento che costituisce la relazione. La mancanza del titolo di soggiorno non può quindi essere trasformata, automaticamente, in una condizione ostativa alla registrazione del contratto.

Il giudice ha accolto il ricorso e ordinato di procedere all'iscrizione anagrafica e all'annotazione. Il provvedimento distingue lo status amministrativo dello straniero dalla sussistenza della relazione affettiva e dal diritto di documentarla secondo la disciplina civilistica applicabile.

Occorre comunque evitare un equivoco: la registrazione della convivenza non comporta di per sé il rilascio automatico di un permesso di soggiorno. Per ogni successiva istanza resta necessario verificare il titolo richiesto, i requisiti sostanziali e le norme applicabili al rapporto familiare. La sentenza è un riferimento per contestare dinieghi anagrafici basati esclusivamente sull'irregolarità del soggiorno.

Fonte: Diritto, Immigrazione e Cittadinanza, rassegna famiglia e minori.


Avv. Fabio Loscerbo
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ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428
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تغيير عنوان السكن في إيطاليا: تحديث الإقامة والبيانات لدى الجهات المختصة https://ift.tt/bnDtQeH طلب الجنسية الإيطالية عبر الإنترنت: كيف تتجنب الأخطاء في إعداد الملف؟ التقدم بطلب للحصول على الجنسية الإيطالية ليس مجرد ملء استمارة إلكترونية. فالملف الجيد يبدأ بمراجعة الأساس القانوني للطلب، والوثائق الشخصية، وتطابق البيانات في المستندات الأجنبية والإيطالية. وقد تؤدي الاختلافات في كتابة الاسم أو تاريخ الميلاد إلى طلب توضيحات تؤخر دراسة الملف. تحديد نوع الطلب أولاً تختلف شروط الجنسية بحسب الأساس القانوني، مثل الإقامة أو الزواج، ولذلك لا يجوز افتراض أن الشروط أو المدد واحدة للجميع. قبل البدء ينبغي تحديد المسار المناسب والتحقق من المدة القانونية المطلوبة ومن توافر شروطه الفعلية. الدخول إلى البوابة والوثائق توضح وزارة الداخلية الإيطالية أن الشخص المقيم في إيطاليا يقدم الطلب عبر بوابة الخدمات الإلكترونية باستخدام الهوية الرقمية SPID أو بطاقة الهوية الإلكترونية CIE. ومن الوثائق التي تشير إليها الوزارة وثيقة الهوية، وشهادة الميلاد والسجل الجنائي الصادران عن سلطات بلد المنشأ، وإثبات اللغة الإيطالية بالمستوى المطلوب عند انطباقه. تخضع الوثائق الأجنبية لقواعد الترجمة والتصديق أو الإعفاء بحسب الدولة والاتفاقيات المعمول بها؛ لذلك يجب التحقق من المتطلبات الخاصة بكل وثيقة. قد تكون هناك حالات إعفاء من تقديم شهادة اللغة وفق الضوابط القانونية، ومنها بعض الحالات المرتبطة باتفاق الاندماج أو تصريح الإقامة الأوروبي طويل الأمد. لا يعني الإعفاء من تقديم الشهادة بالضرورة الإعفاء من سائر شروط الجنسية. ماذا تفعل قبل إرسال الطلب؟ راجع تطابق الاسم واللقب وتاريخ الميلاد في جواز السفر وشهادة الميلاد وتصاريح الإقامة ووثائق الأحوال المدنية. افحص وضوح الملفات المرفوعة وصلاحية المستندات، واحتفظ بنسخة من الطلب والمرفقات وإيصال التقديم. بعد الإرسال، تابع الإشعارات والطلبات الإضافية على القنوات الرسمية ولا تعتمد على الرسائل غير الموثقة. إذا طلبت الإدارة مستندات إضافية اقرأ الطلب بعناية وحدد المستند الناقص أو وجه الاختلاف، ثم قدم جواباً منظماً ضمن المدة المحددة في الإشعار. وإذا ظهرت مشكلة تتعلق بالهوية أو بوثيقة أجنبية، فقد يكون من الضروري الحصول على تصحيح رسمي بدلاً من إرسال تفسير غير موثق. وفي حالة التأخير أو الرفض، يجب تحليل وضع الملف وأسباب القرار قبل اختيار وسيلة الحماية الإدارية أو القضائية. مصادر رسمية: وزارة الداخلية الإيطالية، صفحة «Cittadinanza: invia la tua domanda»: الموقع الرسمي. القانون الإيطالي رقم 91 لسنة 1992 بشأن الجنسية، بصيغته السارية. المحامي Fabio Loscerbo محامٍ مخوّل بالمرافعة أمام محكمة النقض الإيطالية مسجل في سجل ممثلي المصالح لدى مجلس النواب الإيطالي في مجال الهجرة مسجل في سجل الشفافية للاتحاد الأوروبي رقم 280782895721-36 في مجال الهجرة واللجوء ORCID: 0009-0004-7030-0428 أُعد هذا المقال بمساعدة أدوات الذكاء الاصطناعي، تحت إشراف المؤلف ومراجعته ومسؤوليته التحريرية. https://ift.tt/WQ5BKLD

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Visado Schengen denegado: ¿qué Estado se opuso y cómo impugnarlo? https://ift.tt/kdg6VHi Avv. Fabio Loscerbo La solicitud de visado se presenta a un Estado, pero el obstáculo procede de otro. ¿Quién debe explicar la denegación? ¿Ante qué tribunal puede impugnarse la objeción? Para entender esta situación hay que separar la decisión final de la consulta entre Estados que la precede. Una referencia fundamental es la sentencia del Tribunal de Justicia, Gran Sala, de 24 de noviembre de 2020, asuntos acumulados C‑225/19 y C‑226/19, R.N.N.S. y K.A., ECLI:EU:C:2020:951. Este precedente de 2020 aclara las garantías del solicitante cuando la denegación depende de la oposición de otro Estado miembro. Dos solicitudes, dos objeciones Los litigios se referían a solicitudes de visado para visitas familiares presentadas a las autoridades neerlandesas por un ciudadano egipcio y una ciudadana siria. En la consulta previa prevista por el artículo 22 del Código de visados, Hungría se había opuesto en el primer caso y Alemania en el segundo. El formulario utilizado entonces agrupaba varios motivos en una misma casilla. Los solicitantes alegaban que no podían conocer e impugnar eficazmente las razones de la denegación. La autoridad neerlandesa sostenía, entre otras cosas, que no podía examinar el fondo de las objeciones de otros Estados. Esas eran las posiciones de las partes. El Tribunal interpretó el Derecho de la Unión: no expidió directamente los visados ni anuló por sí mismo las denegaciones nacionales. La información que debe acompañar a la denegación Al interpretar el artículo 32, apartados 2 y 3, del Reglamento n.º 810/2009, en la versión examinada, a la luz del artículo 47 de la Carta, el Tribunal exige indicar el Estado miembro que formuló la objeción, el motivo específico de denegación basado en ella y, en su caso, el contenido esencial de las razones de esa objeción. También debe indicarse la autoridad a la que el solicitante puede dirigirse para conocer los recursos disponibles en el Estado que se opuso. No se promete acceso ilimitado a cualquier documento: la fórmula del Tribunal se refiere a información que permita una tutela concreta. ¿Qué puede controlar el juez? Los tribunales del Estado que denegó el visado no pueden examinar la legalidad sustantiva de la objeción formulada por el otro Estado. Sin embargo, ese límite no convierte el control de la denegación en una mera formalidad. Según los apartados 48 a 54, el juez puede comprobar que la consulta se haya realizado correctamente, que el solicitante haya sido identificado con exactitud como destinatario de la objeción y que se respeten las garantías procedimentales, incluida la motivación. Las normas procesales deben ofrecer una posibilidad real de ejercer los derechos, teniendo en cuenta la vía distinta para impugnar el fondo de la objeción. Objeción y alerta SIS son cuestiones diferentes Esta sentencia trata de una objeción surgida durante la consulta previa, vinculada al artículo 32, apartado 1, letra a), inciso vi), del Código de visados. La alerta SIS a efectos de denegación de entrada se contempla separadamente en el inciso v). No deben confundirse ambas situaciones, aunque puedan aparecer en un mismo expediente Schengen. La sentencia no establece una regla general para cualquier visado nacional, permiso de residencia o procedimiento de regularización. Además, el propio Tribunal recuerda que el Reglamento 2019/1155 modificó el formulario: la antigua casilla mencionada en los hechos no debe presentarse como guía para leer todos los formularios actuales. Por dónde empezar en un caso concreto Un método útil consiste en separar cuatro elementos: la autoridad que denegó el visado, el Estado que se opuso, el motivo específico comunicado y la autoridad indicada para conocer los recursos. Deben relacionarse con las notificaciones, las fechas y los documentos sobre la identidad del solicitante. Es una propuesta de análisis del expediente, no una promesa de concesión del visado. Saber quién decidió cada cosa ayuda a identificar la impugnación pertinente y evita pedir a un juez un control que corresponde a otra jurisdicción. Avv. Fabio Loscerbo Avvocato Cassazionista Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo ORCID: 0009-0004-7030-0428 Artículo redactado con la ayuda de herramientas de IA, bajo la dirección, revisión y responsabilidad editorial del autor.

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Visado Schengen denegado: ¿qué Estado se opuso y cómo impugnarlo?

La solicitud de visado se presenta a un Estado, pero el obstáculo procede de otro. ¿Quién debe explicar la denegación? ¿Ante qué tribunal puede impugnarse la objeción? Para entender esta situación hay que separar la decisión final de la consulta entre Estados que la precede.

Una referencia fundamental es la sentencia del Tribunal de Justicia, Gran Sala, de 24 de noviembre de 2020, asuntos acumulados C‑225/19 y C‑226/19, R.N.N.S. y K.A., ECLI:EU:C:2020:951. Este precedente de 2020 aclara las garantías del solicitante cuando la denegación depende de la oposición de otro Estado miembro.

Dos solicitudes, dos objeciones

Los litigios se referían a solicitudes de visado para visitas familiares presentadas a las autoridades neerlandesas por un ciudadano egipcio y una ciudadana siria. En la consulta previa prevista por el artículo 22 del Código de visados, Hungría se había opuesto en el primer caso y Alemania en el segundo.

El formulario utilizado entonces agrupaba varios motivos en una misma casilla. Los solicitantes alegaban que no podían conocer e impugnar eficazmente las razones de la denegación. La autoridad neerlandesa sostenía, entre otras cosas, que no podía examinar el fondo de las objeciones de otros Estados. Esas eran las posiciones de las partes. El Tribunal interpretó el Derecho de la Unión: no expidió directamente los visados ni anuló por sí mismo las denegaciones nacionales.

La información que debe acompañar a la denegación

Al interpretar el artículo 32, apartados 2 y 3, del Reglamento n.º 810/2009, en la versión examinada, a la luz del artículo 47 de la Carta, el Tribunal exige indicar el Estado miembro que formuló la objeción, el motivo específico de denegación basado en ella y, en su caso, el contenido esencial de las razones de esa objeción.

También debe indicarse la autoridad a la que el solicitante puede dirigirse para conocer los recursos disponibles en el Estado que se opuso. No se promete acceso ilimitado a cualquier documento: la fórmula del Tribunal se refiere a información que permita una tutela concreta.

¿Qué puede controlar el juez?

Los tribunales del Estado que denegó el visado no pueden examinar la legalidad sustantiva de la objeción formulada por el otro Estado. Sin embargo, ese límite no convierte el control de la denegación en una mera formalidad.

Según los apartados 48 a 54, el juez puede comprobar que la consulta se haya realizado correctamente, que el solicitante haya sido identificado con exactitud como destinatario de la objeción y que se respeten las garantías procedimentales, incluida la motivación. Las normas procesales deben ofrecer una posibilidad real de ejercer los derechos, teniendo en cuenta la vía distinta para impugnar el fondo de la objeción.

Objeción y alerta SIS son cuestiones diferentes

Esta sentencia trata de una objeción surgida durante la consulta previa, vinculada al artículo 32, apartado 1, letra a), inciso vi), del Código de visados. La alerta SIS a efectos de denegación de entrada se contempla separadamente en el inciso v). No deben confundirse ambas situaciones, aunque puedan aparecer en un mismo expediente Schengen.

La sentencia no establece una regla general para cualquier visado nacional, permiso de residencia o procedimiento de regularización. Además, el propio Tribunal recuerda que el Reglamento 2019/1155 modificó el formulario: la antigua casilla mencionada en los hechos no debe presentarse como guía para leer todos los formularios actuales.

Por dónde empezar en un caso concreto

Un método útil consiste en separar cuatro elementos: la autoridad que denegó el visado, el Estado que se opuso, el motivo específico comunicado y la autoridad indicada para conocer los recursos. Deben relacionarse con las notificaciones, las fechas y los documentos sobre la identidad del solicitante.

Es una propuesta de análisis del expediente, no una promesa de concesión del visado. Saber quién decidió cada cosa ayuda a identificar la impugnación pertinente y evita pedir a un juez un control que corresponde a otra jurisdicción.


Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista

Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo

ORCID: 0009-0004-7030-0428

Artículo redactado con la ayuda de herramientas de IA, bajo la dirección, revisión y responsabilidad editorial del autor.



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