mercoledì 18 marzo 2026

El TAR de Bari confirma la denegación del permiso de residencia sin ingresos declarados

El TAR de Bari confirma la denegación del permiso de residencia sin ingresos declarados Bienvenidos a un nuevo episodio del podcast Derecho de Inmigración. Yo soy el abogado Fabio Loscerbo y hoy comentamos una reciente decisión de la justicia administrativa que aborda un tema central en la normativa sobre permisos de residencia: el requisito de disponer de ingresos suficientes. La decisión fue dictada por el Tribunal Administrativo Regional de Puglia, Sección Tercera, sentencia número 277 de 2026, procedimiento con número de registro general 102 de 2026. El caso se refiere a la denegación de la renovación de un permiso de residencia decidida por la Jefatura de Policía de Foggia. La administración verificó, mediante las bases de datos fiscales y de seguridad social, que el extranjero no había declarado ningún ingreso entre los años 2022 y 2025. El recurrente sostuvo que, en realidad, había trabajado durante ese período, pero afirmó haber sido víctima de un empleador desleal que no registró el contrato de trabajo ni pagó las cotizaciones correspondientes. Como consecuencia, no existían certificaciones fiscales ni registros de seguridad social que demostraran la existencia de ingresos. Sin embargo, el Tribunal Administrativo rechazó el recurso y reafirmó un principio muy claro del derecho de inmigración: cuando un extranjero solicita la expedición o la renovación de un permiso de residencia debe demostrar que dispone de ingresos suficientes procedentes de una fuente lícita. Según el tribunal, este requisito no puede superarse con simples declaraciones o con referencias a trabajos no declarados. En otras palabras, el ordenamiento jurídico no puede otorgar valor legitimador a situaciones que, en realidad, corresponden a violaciones de la normativa fiscal o laboral. La sentencia también recuerda otro principio fundamental del derecho administrativo: el principio de tempus regit actum. Esto significa que la legalidad de una decisión administrativa debe evaluarse en función de la situación de hecho y de derecho existente en el momento en que el acto administrativo es adoptado. Por lo tanto, incluso si el extranjero encuentra posteriormente un empleo regular, este hecho no puede afectar la legalidad de la denegación ya emitida. En todo caso, podrá constituir la base para presentar una nueva solicitud de permiso de residencia, pero no para anular la decisión anterior. Esta sentencia confirma una orientación constante de la jurisprudencia administrativa: el requisito del ingreso económico es un elemento estructural del sistema de permisos de residencia vinculados al trabajo, porque está relacionado con la sostenibilidad de la presencia del extranjero dentro de la comunidad nacional. Y es precisamente en este equilibrio entre integración social, trabajo regular y respeto de las normas donde se desarrolla hoy una parte fundamental del derecho de inmigración. Gracias por escuchar este episodio del podcast Derecho de Inmigración. Yo soy el abogado Fabio Loscerbo y nos escuchamos en el próximo episodio. ⚖️ https://www.youtube.com/watch?v=3_v20ITmufo
Ascolta "Signalement SIS et annulation du visa le tribunal administratif de Rome exclut l’automatisme" su Spreaker.

Segnalazione nel Sistema Informativo Schengen (SIS) e limiti dell’automatismo amministrativo nell’annullamento dei visti

 Segnalazione nel Sistema Informativo Schengen (SIS) e limiti dell’automatismo amministrativo nell’annullamento dei visti

Abstract

La giurisprudenza amministrativa italiana torna a confrontarsi con il tema delle segnalazioni nel Sistema Informativo Schengen (SIS) e con i loro effetti sulle procedure relative ai visti e ai titoli di soggiorno. La decisione del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, pubblicata nel 2026, offre l’occasione per riflettere sui limiti dell’automatismo amministrativo e sul dovere dell’amministrazione di svolgere una valutazione concreta e proporzionata del caso. Il provvedimento analizzato chiarisce che la mera presenza di una segnalazione nel SIS non può essere considerata un presupposto necessario e sufficiente per l’annullamento di un visto già rilasciato, imponendo invece un’istruttoria effettiva e una ponderazione degli interessi coinvolti.

1. Introduzione

Il Sistema Informativo Schengen rappresenta uno degli strumenti centrali della cooperazione europea in materia di sicurezza e gestione delle frontiere. Attraverso questo sistema, gli Stati membri condividono informazioni relative a persone e oggetti ricercati o segnalati, con l’obiettivo di garantire un controllo coordinato all’interno dello spazio Schengen.

Nel contesto del diritto dell’immigrazione, le segnalazioni nel SIS assumono particolare rilievo perché possono incidere direttamente sui procedimenti relativi ai visti, agli ingressi e ai permessi di soggiorno. Tuttavia, l’utilizzo di tali informazioni deve sempre essere compatibile con i principi fondamentali del diritto amministrativo, tra cui la proporzionalità, la ragionevolezza e la tutela dell’affidamento.

La decisione qui esaminata, pubblicata integralmente al seguente indirizzo:

https://www.calameo.com/books/008079775bd3ae1bfaa78

offre un contributo significativo alla definizione dei limiti entro cui le amministrazioni possono utilizzare una segnalazione nel SIS come presupposto per adottare provvedimenti restrittivi.

2. Il caso oggetto della decisione

La controversia trae origine dal rilascio di un visto per motivi di studio da parte di una sede diplomatica italiana. Successivamente, le autorità di un altro Stato appartenente all’area Schengen avevano revocato il permesso di soggiorno della cittadina interessata e inserito una segnalazione nel Sistema Informativo Schengen.

A seguito di tale segnalazione, l’amministrazione italiana aveva proceduto all’annullamento d’ufficio del visto precedentemente rilasciato. In conseguenza di tale annullamento, la Questura competente aveva dichiarato irricevibile la domanda di permesso di soggiorno presentata dall’interessata.

La ricorrente ha quindi impugnato tali provvedimenti dinanzi al giudice amministrativo, sostenendo che l’amministrazione avesse applicato la segnalazione nel SIS in modo automatico, senza effettuare una valutazione concreta della situazione.

3. Il quadro normativo e il ruolo del Sistema Informativo Schengen

Il Sistema Informativo Schengen è disciplinato da una serie di regolamenti europei che regolano la raccolta, la condivisione e l’utilizzo delle informazioni tra gli Stati membri. Il sistema consente alle autorità nazionali di verificare rapidamente l’esistenza di segnalazioni relative a persone o documenti, facilitando la cooperazione transnazionale.

Tuttavia, il funzionamento del SIS non comporta che le autorità nazionali siano automaticamente vincolate a adottare determinati provvedimenti. Le informazioni contenute nel sistema devono essere interpretate e utilizzate nel rispetto dei principi generali del diritto dell’Unione e del diritto amministrativo nazionale.

Proprio su questo punto si concentra la pronuncia del TAR Lazio.

4. Il principio affermato dal TAR Lazio

Il giudice amministrativo ha chiarito che la segnalazione nel Sistema Informativo Schengen non può essere considerata un presupposto automatico e vincolante per l’annullamento di un visto.

Secondo il tribunale, l’amministrazione non può ritenersi priva di margini di valutazione discrezionale. Al contrario, deve procedere a una verifica concreta delle circostanze del caso, tenendo conto anche del principio di proporzionalità e dell’eventuale affidamento maturato dalla persona interessata.

Nel caso specifico, il collegio ha rilevato che l’amministrazione aveva trattato la segnalazione nel SIS come se costituisse un obbligo automatico di annullamento del visto, senza svolgere un’adeguata istruttoria. Tale impostazione è stata ritenuta incompatibile con i principi del diritto amministrativo.

La decisione ha quindi annullato sia il provvedimento di annullamento del visto sia il successivo atto della Questura che aveva dichiarato irricevibile la domanda di permesso di soggiorno.

5. Considerazioni conclusive

La pronuncia del TAR Lazio assume particolare rilevanza perché affronta una questione destinata a riproporsi con crescente frequenza nella prassi amministrativa: il rapporto tra i sistemi informativi europei e il potere decisionale delle amministrazioni nazionali.

Il principio affermato dal giudice amministrativo è chiaro: gli strumenti di cooperazione europea, come il Sistema Informativo Schengen, non possono trasformarsi in meccanismi di decisione automatica. L’amministrazione resta sempre tenuta a svolgere una valutazione concreta del caso, motivando adeguatamente le proprie decisioni e verificando la proporzionalità delle misure adottate.

In questa prospettiva, la decisione contribuisce a rafforzare il controllo giurisdizionale sugli automatismi amministrativi e a riaffermare il ruolo centrale dei principi di ragionevolezza, proporzionalità e tutela dell’affidamento nel diritto dell’immigrazione.

Avv. Fabio Loscerbo
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

Permiso de residencia por trabajo estacional y derecho de audiencia: el tribunal administrativo anu

https://ift.tt/HzbPp57 https://www.youtube.com/watch?v=yb0xSDGgEA0

martedì 17 marzo 2026

تصريح الإقامة طويلة الأمد: متى لا يؤدي الغياب عن إيطاليا إلى سحب التصريح

تصريح الإقامة طويلة الأمد: متى لا يؤدي الغياب عن إيطاليا إلى سحب التصريح مرحباً بكم في حلقة جديدة من بودكاست "قانون الهجرة". أنا المحامي فابيو لوسيربو. ألغت المحكمة الإدارية في فريولي فينيتسيا جوليا قرار سحب تصريح الإقامة طويلة الأمد في الاتحاد الأوروبي لأن مدة الغياب عن إيطاليا كانت أقل من ست سنوات، وهو الحد الذي يحدده القانون. عندما لا يتم تجاوز هذا الحد، لا يمكن سحب تصريح الإقامة. https://www.youtube.com/watch?v=Ksuqw0gAPuM

Un tribunal italiano aclara las reglas para convertir el permiso de trabajo estacional en permiso de trabajo ordinario

 

Un tribunal italiano aclara las reglas para convertir el permiso de trabajo estacional en permiso de trabajo ordinario

Una reciente sentencia del Tribunal Administrativo Regional de Apulia aporta una aclaración relevante sobre uno de los aspectos más discutidos del derecho de extranjería en Italia: la conversión del permiso de residencia por trabajo estacional en un permiso de residencia por trabajo subordinado, especialmente en el sector agrícola.

La decisión fue dictada por el Tribunal Administrativo Regional para Apulia (TAR Puglia), Sección Tercera, sentencia número 292 de 2026, publicada el 10 de marzo de 2026 en el procedimiento inscrito en el registro general número 175 de 2026.

El caso: la negativa a convertir el permiso

El litigio surgió después de que la Prefectura de Bari —a través de la Oficina Única de Inmigración— rechazara la solicitud de un trabajador extranjero que pedía convertir su permiso de residencia de trabajo estacional en un permiso por trabajo subordinado.

La administración consideró que el trabajador no cumplía el requisito mínimo de actividad laboral exigido en el sector agrícola. Según la autoridad administrativa, el interesado no había demostrado haber trabajado al menos 39 jornadas dentro de tres meses, con una media de 13 jornadas por mes, conforme a las circulares ministeriales aplicables.

Esta conclusión se basó en una interpretación estricta del concepto de “tres meses”, entendido como tres meses naturales o calendarios. Aplicando este criterio, varias jornadas laborales realizadas entre el final de un mes y el inicio del siguiente quedaron excluidas del cómputo.

El marco jurídico

De acuerdo con el artículo 24, apartado 10, del Decreto Legislativo nº 286 de 25 de julio de 1998 (Texto Único de Inmigración), un trabajador estacional que haya desarrollado actividad laboral regular en Italia durante al menos tres meses y que reciba una oferta de empleo subordinado puede solicitar la conversión de su permiso de residencia.

En el sector agrícola, sin embargo, el trabajo suele contabilizarse por jornadas laborales y no por meses completos. Por esta razón, una circular conjunta de los ministerios competentes, publicada el 27 de octubre de 2023, aclaró que el requisito de tres meses equivale a al menos 39 jornadas de trabajo cubiertas por cotización a la seguridad social, con una media de 13 jornadas por mes.

La interpretación del tribunal

El tribunal administrativo rechazó la interpretación rígida adoptada por la administración. Según los jueces, la referencia normativa a los “tres meses” debe entenderse como un período de aproximadamente 90 días, y no necesariamente como tres meses naturales completos.

Una interpretación estrictamente ligada al calendario mensual conduciría, según el tribunal, a un resultado excesivamente penalizador para el trabajador, ya que excluiría jornadas laborales efectivamente realizadas.

En la sentencia se afirma:

“Las disposiciones vigentes se limitan a prever que el trabajador estacional que haya desarrollado actividad laboral regular en el territorio nacional durante al menos tres meses y al que se le ofrezca un contrato de trabajo subordinado puede solicitar la conversión del permiso de residencia en permiso de trabajo.”

El tribunal también aclaró que el período de referencia debe comenzar desde el primer día efectivo de trabajo, y no desde el primer día del mes calendario.

Una decisión relevante para el sector agrícola

Esta sentencia es particularmente importante porque evita una interpretación excesivamente formalista de las normas administrativas. Reconoce la realidad del trabajo agrícola, caracterizado por periodos de actividad irregulares y dependientes de las necesidades productivas.

Al considerar que el trimestre debe entenderse como un periodo de aproximadamente 90 días desde el inicio efectivo del trabajo, el tribunal adopta una interpretación más coherente con la finalidad de la norma: comprobar la existencia de una actividad laboral real.

Por este motivo, el tribunal anuló la decisión de la Prefectura de Bari y ordenó a la administración revisar nuevamente la solicitud del trabajador en un plazo de treinta días.

Implicaciones más amplias para el derecho de extranjería

Más allá del caso concreto, la sentencia pone de relieve una cuestión estructural del sistema migratorio italiano: la distancia entre criterios administrativos rígidos y la realidad práctica del mercado laboral, especialmente en sectores como la agricultura.

Al recordar que las normas deben interpretarse conforme a su finalidad, el tribunal contribuye a garantizar una aplicación más equilibrada del derecho de inmigración y evita que obstáculos puramente formales impidan la regularización de trabajadores que ya están integrados en el mercado laboral.


Avv. Fabio Loscerbo
Abogado – Derecho de inmigración
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

lunedì 16 marzo 2026

العنوان المحكمة الإدارية في باري تؤكد رفض تجديد تصريح الإقامة في غياب دخل مُصرّح به

العنوان: المحكمة الإدارية في باري تؤكد رفض تجديد تصريح الإقامة في غياب دخل مُصرّح به مرحبًا بكم في حلقة جديدة من بودكاست قانون الهجرة. أنا المحامي فابيو لوتشيربو، واليوم سنتحدث عن قرار حديث صادر عن القضاء الإداري في إيطاليا يتناول مسألة مهمة في قانون الهجرة، وهي شرط توفر دخل كافٍ لتجديد تصريح الإقامة. صدر القرار عن المحكمة الإدارية الإقليمية في بوليا، الدائرة الثالثة، الحكم رقم 277 لسنة 2026، في القضية المسجلة تحت الرقم العام 102 لسنة 2026. تتعلق القضية برفض تجديد تصريح الإقامة الذي أصدرته مديرية الشرطة في مدينة فوجيا. وقد قامت الإدارة بالتحقق، من خلال قواعد البيانات الضريبية وأنظمة الضمان الاجتماعي، من أن المواطن الأجنبي لم يصرّح بأي دخل خلال الفترة ما بين عامي 2022 و2025. وقد دفع الطاعن بأنه كان يعمل فعليًا خلال تلك الفترة، لكنه ادعى أنه كان ضحية لصاحب عمل غير نزيه لم يقم بتسجيل عقد العمل ولم يدفع الاشتراكات التأمينية. ونتيجة لذلك لم تكن هناك أي شهادات ضريبية أو سجلات في نظام الضمان الاجتماعي تثبت وجود دخل. إلا أن المحكمة الإدارية رفضت الطعن وأكدت مبدأً واضحًا في قانون الهجرة: عندما يطلب الأجنبي إصدار أو تجديد تصريح الإقامة، يجب عليه أن يثبت توفر دخل كافٍ ومن مصدر مشروع. وبحسب المحكمة، لا يمكن تجاوز هذا الشرط بمجرد تصريحات عامة أو بالإشارة إلى عمل غير مُصرّح به. وبعبارة أخرى، لا يمكن للنظام القانوني أن يمنح قيمة قانونية لوضعيات تقوم في جوهرها على مخالفة القواعد الضريبية أو قوانين العمل. كما ذكّر الحكم بمبدأ أساسي آخر في القانون الإداري وهو مبدأ “الوقت يحكم التصرف الإداري”، أي أن مشروعية القرار الإداري يجب تقييمها استنادًا إلى الوقائع والظروف القانونية القائمة في اللحظة التي صدر فيها القرار. لذلك، حتى لو تمكن الشخص لاحقًا من الحصول على عمل قانوني، فإن هذا الأمر لا يؤثر على مشروعية قرار الرفض الذي صدر سابقًا. ويمكن في أفضل الأحوال أن يشكل أساسًا لتقديم طلب جديد للحصول على تصريح إقامة، لكنه لا يؤدي إلى إلغاء القرار السابق. ويؤكد هذا الحكم اتجاهًا مستقرًا في اجتهاد القضاء الإداري: شرط توفر الدخل يُعد عنصرًا أساسيًا في نظام تصاريح الإقامة المرتبطة بالعمل، لأنه يرتبط بقدرة الشخص الأجنبي على إعالة نفسه والاندماج بشكل مستدام داخل المجتمع. وهنا تحديدًا يظهر التوازن الذي يقوم عليه قانون الهجرة اليوم: التوازن بين الاندماج الاجتماعي، والعمل النظامي، واحترام القواعد القانونية. شكرًا لاستماعكم إلى هذه الحلقة من بودكاست قانون الهجرة. أنا المحامي فابيو لوتشيربو، ونلتقي في الحلقة القادمة. ⚖️ https://www.youtube.com/watch?v=8BnRHYLAPHo

العنوان: تصريح الإقامة للعمل الموسمي وحق الدفاع: المحكمة الإدارية تلغي قرار الشرطة

https://ift.tt/jLIJRKv https://www.youtube.com/watch?v=ohdmHYn6rug
Ascolta "Sentenza TAR Emilia Romagna: la Questura deve stampare il permesso stagionale, non può archiviarlo" su Spreaker.

domenica 15 marzo 2026

Seasonal Work Permit and Right to be Heard Italian Administrative Court Annuls Police Decision

Seasonal Work Permit and Right to be Heard: Italian Administrative Court Annuls Police Decision Welcome to a new episode of the podcast “Immigration Law”. I am Attorney Fabio Loscerbo, and today we discuss an important decision of the Italian administrative court concerning seasonal work permits and the right of a foreign national to participate in the administrative procedure. I am referring to the judgment of the Regional Administrative Court for the Marche Region (TAR Marche), Section II, number 292 of 2026, issued in case number 137 of 2026 and published on March 4, 2026. The case concerns a foreign national who entered Italy legally with a seasonal work visa valid for 270 days. However, once in Italy, he was unable to sign the residence contract with the employer indicated in the work authorization. For this reason, the Police Headquarters declared inadmissible the application for a residence permit for subordinate work – pending employment, arguing that the failure to establish the employment relationship automatically prevented the issuance of a residence permit. The Administrative Court did not agree with this approach. The central issue of the decision concerns the lack of prior notice of rejection required by Article 10-bis of Law No. 241 of 1990, which governs administrative procedures in Italy. According to the court, when a public administration intends to adopt a negative decision, such as the denial of a residence permit, it must first inform the applicant of the reasons that could lead to the rejection of the request. This notice allows the applicant to submit observations or additional documents in order to defend their position. In this case, that procedural guarantee was not respected. The declaration of inadmissibility had, in practice, the same effect as a denial of the residence permit, but without allowing the applicant to participate in the administrative process and provide explanations. For this reason, the TAR Marche upheld the appeal and annulled the decision of the Police Headquarters. At the same time, the court clarified that it did not rule on the merits of the residence permit itself. The administration must now re-examine the case following the correct procedural rules. This judgment confirms an important principle of administrative law: even in immigration procedures, the right to participate in the administrative process and to be heard before a negative decision is taken is a fundamental guarantee. Thank you for listening to this episode of the podcast “Immigration Law”. I am Attorney Fabio Loscerbo, and I will see you in the next episode. https://www.youtube.com/watch?v=Ude28sFaX7E

Los requisitos para obtener la protección especial según una sentencia del Tribunal de Venecia

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Seasonal Work Permit and Right to be Heard: Italian Administrative Court Annuls Police Decision

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