venerdì 26 giugno 2026

June 26, 2026 at 09:36AM هل يمكن للعامل أن يفقد تصريح العمل بسبب أخطاء صاحب العمل؟ هل يمكن للعامل أن يفقد تصريح العمل بسبب أخطاء صاحب العمل؟ مرحباً بكم في حلقة جديدة من بودكاست قانون الهجرة. أنا المحامي فابيو لوتشيربو. نتحدث اليوم عن قرار مهم نُشر في 16 أبريل 2026 عن المحكمة الإدارية الإقليمية في بولزانو، بموجب الحكم رقم 92 لسنة 2026، الصادر في الدعوى ذات الرقم العام 245 لسنة 2025. تتعلق القضية بعامل أجنبي دخل إلى إيطاليا بصورة قانونية من خلال نظام حصص العمل المعروف باسم ديكريتو فلوسي، بعد حصوله على تأشيرة الدخول وتصريح العمل اللازم. بعد ذلك، قررت الإدارة سحب تصريح العمل لأن صاحب العمل لم يقدم جميع المستندات المطلوبة بموجب القانون. طعن العامل في القرار موضحاً أنه تعاون مع السلطات وقدم جميع المستندات التي كانت بحوزته. ومع ذلك، رفضت المحكمة الطعن، مؤكدة أن الالتزامات المتعلقة بتقديم الوثائق تقع بشكل أساسي على عاتق صاحب العمل. ورأت المحكمة أن استمرار النقص في المستندات الأساسية يبرر سحب تصريح العمل. كما تناول الحكم مسألة تصريح الإقامة للبحث عن عمل، موضحاً أن هذا النوع من التصاريح لا يُمنح إلا في حالات استثنائية، عندما يتعذر إبرام عقد العمل بسبب ظروف قاهرة تؤثر على صاحب العمل، مثل الإفلاس أو غيره من الأحداث الاستثنائية. وفي هذه القضية لم تتوافر هذه الشروط. يبرز هذا القرار جانباً مهماً من نظام حصص العمل في إيطاليا، وهو أن الوضع القانوني للعامل الأجنبي يبقى مرتبطاً بشكل وثيق بالتزام صاحب العمل بالإجراءات والمتطلبات الإدارية. ولذلك فإن أي تقصير أو مخالفة من جانب صاحب العمل قد تكون له آثار خطيرة على العامل، حتى وإن كان قد دخل إلى إيطاليا بصورة قانونية. شكراً لكم على الاستماع إلى هذه الحلقة من بودكاست قانون الهجرة. أنا المحامي فابيو لوتشيربو، وإلى اللقاء في الحلقة القادمة. Questo episodio include contenuti generati dall’IA. https://www.youtube.com/watch?v=j9jKFV4w6nM https://www.youtube.com/watch/j9jKFV4w6nM

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Protezione speciale dopo il Decreto Cutro e tutela della vita privata e familiare: i decreti del Tribunale di Bologna del 22 maggio 2026 alla luce della Cassazione n. 13309/2025

 

Protezione speciale dopo il Decreto Cutro e tutela della vita privata e familiare: i decreti del Tribunale di Bologna del 22 maggio 2026 alla luce della Cassazione n. 13309/2025

Abstract

I decreti del Tribunale di Bologna del 22 maggio 2026 rappresentano un'importante applicazione dei principi affermati dalla Corte di Cassazione con l'ordinanza n. 13309 dell'11 novembre 2025 in materia di protezione complementare. Le decisioni affrontano il tema della persistente rilevanza del diritto alla vita privata e familiare dopo le modifiche introdotte dal D.L. 20/2023, convertito nella L. 50/2023, confermando che la tutela derivante dagli obblighi costituzionali e internazionali continua a costituire un limite ai provvedimenti di allontanamento dello straniero. L'analisi delle pronunce consente di evidenziare il ruolo centrale attribuito al percorso di integrazione sociale, lavorativa e relazionale quale parametro per la valutazione della vulnerabilità derivante dal rimpatrio.

1. Premessa

L'intervento legislativo realizzato mediante il D.L. 10 marzo 2023, n. 20, convertito nella L. 5 maggio 2023, n. 50, ha profondamente inciso sul dibattito relativo all'ambito applicativo della protezione complementare disciplinata dall'art. 19 del d.lgs. 286/1998.

L'eliminazione dei riferimenti espressi alla vita privata e familiare contenuti nella formulazione introdotta dal D.L. 130/2020 aveva indotto parte della dottrina e della giurisprudenza a ritenere che il legislatore avesse inteso restringere significativamente la possibilità di riconoscere forme di tutela fondate sul radicamento dello straniero nel territorio nazionale.

La successiva elaborazione giurisprudenziale ha tuttavia progressivamente evidenziato come tale conclusione non fosse compatibile con il permanere, nel sistema normativo, del richiamo agli obblighi costituzionali e internazionali dello Stato italiano contenuto nell'art. 5, comma 6, del Testo Unico Immigrazione.

In tale contesto assumono particolare rilevanza due decreti emessi dal Tribunale di Bologna il 22 maggio 2026 nei procedimenti R.G. n. 12446/2024 e R.G. n. 12443/2024, con i quali è stato riconosciuto il diritto al rilascio del permesso di soggiorno per protezione speciale a due cittadini marocchini precedentemente destinatari di provvedimenti di rigetto della protezione internazionale.

2. La ricostruzione del quadro normativo operata dal Tribunale di Bologna

I decreti in esame prendono posizione sul problema interpretativo più rilevante emerso dopo la riforma del 2023: stabilire se la soppressione dei riferimenti normativi alla vita privata e familiare abbia comportato l'abrogazione sostanziale della relativa tutela.

Il Collegio esclude tale conclusione, osservando come l'art. 19 del d.lgs. 286/1998 continui a richiamare gli obblighi previsti dall'art. 5, comma 6, dello stesso decreto legislativo e come quest'ultima disposizione mantenga espresso riferimento al rispetto degli obblighi costituzionali e internazionali dello Stato italiano.
Secondo il Tribunale, la permanenza di tale richiamo impedisce di ritenere eliminata la protezione derivante dall'art. 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo, norma che tutela il diritto al rispetto della vita privata e familiare e che costituisce parametro interpretativo imprescindibile nell'applicazione della disciplina nazionale.

La motivazione evidenzia inoltre come il sistema della protezione complementare debba essere letto alla luce dell'art. 10, comma 3, della Costituzione, disposizione che attribuisce rilevanza costituzionale al diritto di asilo e che impone una lettura delle norme interne coerente con il principio di tutela effettiva dei diritti fondamentali della persona.

3. Il ruolo delle Sezioni Unite n. 24413/2021

La ricostruzione operata dal Tribunale si colloca nel solco dell'orientamento elaborato dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione con la sentenza n. 24413 del 9 settembre 2021.

Tale pronuncia ha individuato nella valutazione comparativa tra il livello di integrazione raggiunto in Italia e la situazione esistente nel Paese di origine il criterio fondamentale per accertare la sussistenza di una condizione di vulnerabilità meritevole di tutela.

Le Sezioni Unite hanno affermato che il radicamento sociale e lavorativo non costituisce un elemento autonomamente sufficiente per il riconoscimento della protezione, ma rappresenta un fattore che assume crescente rilevanza quanto maggiore risulti il rischio di compromissione dei diritti fondamentali in caso di rimpatrio.

La comparazione richiesta dal giudice deve pertanto verificare se l'allontanamento determini un significativo deterioramento delle condizioni di vita privata e familiare del richiedente, tale da integrare una violazione dei diritti garantiti dall'art. 8 CEDU.

4. La portata innovativa della Cassazione n. 13309/2025

L'aspetto più significativo dei decreti bolognesi consiste nel richiamo alla pronuncia della Corte di Cassazione n. 13309 dell'11 novembre 2025, resa a seguito di rinvio pregiudiziale ex art. 363-bis c.p.c. e destinata a svolgere una funzione nomofilattica di primaria importanza.
La Suprema Corte ha affermato che la riforma del 2023 non ha eliminato la tutela della vita privata e familiare dello straniero e che il richiamo agli obblighi costituzionali e internazionali continua a rappresentare il fondamento giuridico della protezione complementare fondata sul radicamento nel territorio nazionale.

Particolarmente rilevante appare l'affermazione secondo cui la protezione della vita privata e familiare non trova il proprio fondamento esclusivamente nell'art. 8 CEDU, ma anche negli artt. 2, 3 e 10 della Costituzione, che impongono il rispetto della dignità della persona e il riconoscimento dei diritti inviolabili dell'uomo.

La Corte evidenzia inoltre che il diritto di asilo costituzionale offre una tutela più ampia rispetto agli standard minimi derivanti dal diritto dell'Unione Europea, configurando un sistema di garanzie che non può essere ridotto alla sola applicazione del principio di non-refoulement.

5. Integrazione e radicamento nei casi esaminati

L'applicazione concreta di tali principi emerge chiaramente nei due procedimenti esaminati dal Tribunale di Bologna.

Nel primo caso il Collegio ha valorizzato la continuità dell'attività lavorativa nel settore edile, la disponibilità di un'abitazione autonoma, il conseguimento della patente di guida italiana e la progressiva stabilizzazione della posizione economica e sociale del ricorrente.

Nel secondo procedimento sono stati considerati particolarmente significativi la trasformazione del rapporto di lavoro in contratto a tempo indeterminato, la partecipazione a corsi di lingua italiana, la disponibilità di una sistemazione abitativa stabile e l'assenza di qualsiasi elemento negativo sotto il profilo dell'ordine pubblico.

In entrambe le decisioni il Tribunale sottolinea che l'integrazione non può essere valutata esclusivamente attraverso il parametro lavorativo, ma richiede una considerazione complessiva della vita privata sviluppata dal soggetto nel territorio nazionale, delle relazioni sociali instaurate e dell'effettivo inserimento nella comunità di riferimento.

6. Conclusioni

I decreti del Tribunale di Bologna del 22 maggio 2026 confermano l'emersione di un orientamento interpretativo che riconosce piena continuità alla tutela della vita privata e familiare anche nel sistema normativo successivo al Decreto Cutro.

L'importanza delle pronunce non risiede soltanto nell'accoglimento delle domande proposte dai ricorrenti, ma soprattutto nella ricostruzione sistematica del rapporto tra art. 19 del d.lgs. 286/1998, art. 8 CEDU e diritto di asilo costituzionale.

Le decisioni costituiscono una delle prime applicazioni organiche dei principi espressi dalla Cassazione n. 13309/2025 e confermano che il percorso di integrazione continua a rappresentare un elemento centrale nella valutazione della legittimità dell'allontanamento dello straniero.

Ne deriva una concezione della protezione complementare che, pur nel rispetto delle modifiche legislative introdotte nel 2023, continua a garantire una tutela effettiva dei diritti fondamentali della persona, in conformità ai principi costituzionali e convenzionali che caratterizzano l'ordinamento italiano.

Avv. Fabio Loscerbo

ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

هل يمكن للعامل أن يفقد تصريح العمل بسبب أخطاء صاحب العمل؟ https://ift.tt/RmzwfSC هل يمكن للعامل أن يفقد تصريح العمل بسبب أخطاء صاحب العمل؟ مرحباً بكم في حلقة جديدة من بودكاست قانون الهجرة. أنا المحامي فابيو لوتشيربو. نتحدث اليوم عن قرار مهم نُشر في 16 أبريل 2026 عن المحكمة الإدارية الإقليمية في بولزانو، بموجب الحكم رقم 92 لسنة 2026، الصادر في الدعوى ذات الرقم العام 245 لسنة 2025. تتعلق القضية بعامل أجنبي دخل إلى إيطاليا بصورة قانونية من خلال نظام حصص العمل المعروف باسم ديكريتو فلوسي، بعد حصوله على تأشيرة الدخول وتصريح العمل اللازم. بعد ذلك، قررت الإدارة سحب تصريح العمل لأن صاحب العمل لم يقدم جميع المستندات المطلوبة بموجب القانون. طعن العامل في القرار موضحاً أنه تعاون مع السلطات وقدم جميع المستندات التي كانت بحوزته. ومع ذلك، رفضت المحكمة الطعن، مؤكدة أن الالتزامات المتعلقة بتقديم الوثائق تقع بشكل أساسي على عاتق صاحب العمل. ورأت المحكمة أن استمرار النقص في المستندات الأساسية يبرر سحب تصريح العمل. كما تناول الحكم مسألة تصريح الإقامة للبحث عن عمل، موضحاً أن هذا النوع من التصاريح لا يُمنح إلا في حالات استثنائية، عندما يتعذر إبرام عقد العمل بسبب ظروف قاهرة تؤثر على صاحب العمل، مثل الإفلاس أو غيره من الأحداث الاستثنائية. وفي هذه القضية لم تتوافر هذه الشروط. يبرز هذا القرار جانباً مهماً من نظام حصص العمل في إيطاليا، وهو أن الوضع القانوني للعامل الأجنبي يبقى مرتبطاً بشكل وثيق بالتزام صاحب العمل بالإجراءات والمتطلبات الإدارية. ولذلك فإن أي تقصير أو مخالفة من جانب صاحب العمل قد تكون له آثار خطيرة على العامل، حتى وإن كان قد دخل إلى إيطاليا بصورة قانونية. شكراً لكم على الاستماع إلى هذه الحلقة من بودكاست قانون الهجرة. أنا المحامي فابيو لوتشيربو، وإلى اللقاء في الحلقة القادمة. Questo episodio include contenuti generati dall’IA.

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giovedì 25 giugno 2026

Trabajo estacional en Italia: un tribunal niega el permiso de residencia por búsqueda de empleo cuando la relación laboral nunca llegó a comenzar https://ift.tt/oRL1wJv Avv. Fabio Loscerbo Trabajo estacional en Italia: un tribunal niega el permiso de residencia por búsqueda de empleo cuando la relación laboral nunca llegó a comenzar Una reciente sentencia del Tribunal Administrativo Regional de Emilia-Romaña ha puesto de relieve una cuestión especialmente delicada del derecho de inmigración italiano: ¿qué ocurre con un trabajador extranjero que entra legalmente en Italia para desempeñar un trabajo estacional y descubre, una vez llegado al país, que el empleador es inubicable? El caso se refiere a dos ciudadanos extranjeros que habían obtenido un visado de entrada regular a través del sistema italiano de cuotas para trabajo estacional. Su llegada a Italia había sido autorizada sobre la base de una oferta de empleo presentada por una empresa del sector agrícola. Sin embargo, después de su llegada, los trabajadores comprobaron que el empleador que había solicitado su contratación no podía ser localizado. Como consecuencia, el contrato de residencia nunca fue firmado y la relación laboral nunca llegó a iniciarse. Considerando que la situación no era imputable a su conducta, los interesados solicitaron un permiso de residencia por búsqueda de empleo para poder permanecer legalmente en Italia mientras intentaban encontrar una nueva oportunidad laboral. La Administración rechazó la solicitud y el Tribunal Administrativo confirmó posteriormente dicha decisión. Según los jueces, el permiso de residencia por búsqueda de empleo está destinado a proteger a quienes ya han mantenido una relación laboral y posteriormente pierden su empleo por causas ajenas a su voluntad. En cambio, cuando la relación laboral nunca ha llegado a existir, no se cumplen los requisitos exigidos por la legislación vigente. El Tribunal subrayó que existe una diferencia jurídica fundamental entre perder un empleo previamente existente y no haber llegado nunca a iniciar la actividad laboral. Esta distinción resulta decisiva para determinar el acceso al permiso de residencia por búsqueda de empleo. La sentencia refleja una interpretación estricta de la normativa italiana de inmigración. Al mismo tiempo, pone de manifiesto una posible situación de vulnerabilidad para los trabajadores extranjeros que cumplen todos los requisitos legales para entrar en Italia, pero que terminan sufriendo las consecuencias del incumplimiento de obligaciones por parte del empleador. En un contexto en el que numerosos sectores de la economía italiana dependen de la mano de obra extranjera estacional, la decisión probablemente reavivará el debate sobre la necesidad de introducir mecanismos de protección más eficaces para aquellos trabajadores que se ven afectados por circunstancias completamente ajenas a su voluntad. Avv. Fabio Loscerbo ORCID: https://ift.tt/Wt9aesA

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Trabajo estacional en Italia: un tribunal niega el permiso de residencia por búsqueda de empleo cuando la relación laboral nunca llegó a comenzar

Trabajo estacional en Italia: un tribunal niega el permiso de residencia por búsqueda de empleo cuando la relación laboral nunca llegó a comenzar

Una reciente sentencia del Tribunal Administrativo Regional de Emilia-Romaña ha puesto de relieve una cuestión especialmente delicada del derecho de inmigración italiano: ¿qué ocurre con un trabajador extranjero que entra legalmente en Italia para desempeñar un trabajo estacional y descubre, una vez llegado al país, que el empleador es inubicable?

El caso se refiere a dos ciudadanos extranjeros que habían obtenido un visado de entrada regular a través del sistema italiano de cuotas para trabajo estacional. Su llegada a Italia había sido autorizada sobre la base de una oferta de empleo presentada por una empresa del sector agrícola.

Sin embargo, después de su llegada, los trabajadores comprobaron que el empleador que había solicitado su contratación no podía ser localizado. Como consecuencia, el contrato de residencia nunca fue firmado y la relación laboral nunca llegó a iniciarse.

Considerando que la situación no era imputable a su conducta, los interesados solicitaron un permiso de residencia por búsqueda de empleo para poder permanecer legalmente en Italia mientras intentaban encontrar una nueva oportunidad laboral.

La Administración rechazó la solicitud y el Tribunal Administrativo confirmó posteriormente dicha decisión.

Según los jueces, el permiso de residencia por búsqueda de empleo está destinado a proteger a quienes ya han mantenido una relación laboral y posteriormente pierden su empleo por causas ajenas a su voluntad. En cambio, cuando la relación laboral nunca ha llegado a existir, no se cumplen los requisitos exigidos por la legislación vigente.

El Tribunal subrayó que existe una diferencia jurídica fundamental entre perder un empleo previamente existente y no haber llegado nunca a iniciar la actividad laboral. Esta distinción resulta decisiva para determinar el acceso al permiso de residencia por búsqueda de empleo.

La sentencia refleja una interpretación estricta de la normativa italiana de inmigración. Al mismo tiempo, pone de manifiesto una posible situación de vulnerabilidad para los trabajadores extranjeros que cumplen todos los requisitos legales para entrar en Italia, pero que terminan sufriendo las consecuencias del incumplimiento de obligaciones por parte del empleador.

En un contexto en el que numerosos sectores de la economía italiana dependen de la mano de obra extranjera estacional, la decisión probablemente reavivará el debate sobre la necesidad de introducir mecanismos de protección más eficaces para aquellos trabajadores que se ven afectados por circunstancias completamente ajenas a su voluntad.

Avv. Fabio Loscerbo

ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428



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محكمة بولونيا تؤكد الحماية الخاصة رغم مرسوم كوترو

 

محكمة بولونيا تؤكد الحماية الخاصة رغم مرسوم كوترو

بولونيا – إيطاليا: أكدت محكمة بولونيا، من خلال قرارين مهمين صدرَا في 22 مايو 2026، أن الأجانب الذين تمكنوا من بناء حياة حقيقية ومستقرة في إيطاليا لا يزال بإمكانهم الحصول على تصريح إقامة للحماية الخاصة، رغم القيود التي أدخلها ما يُعرف بمرسوم كوترو.

وتتعلق القضيتان بمواطنين مغربيين كانت اللجنة الإقليمية قد رفضت طلباتهما للحصول على الحماية الدولية. غير أن المحكمة، وبعد دراسة ملفيهما، رأت أن كليهما نجح في تكوين روابط اجتماعية ومهنية وشخصية قوية داخل المجتمع الإيطالي، بحيث إن إبعادهما إلى بلدهما الأصلي من شأنه أن يشكل مساساً غير متناسب بحقوقهما الأساسية.

وتكتسب هذه الأحكام أهمية خاصة لأنها تستند إلى قرار محكمة النقض الإيطالية رقم 13309 الصادر في 11 نوفمبر 2025. وقد أوضحت محكمة النقض في ذلك القرار أن التعديلات التشريعية التي أُدخلت عام 2023 لم تُلغِ حماية الحياة الخاصة والعائلية المكفولة بموجب المادة الثامنة من الاتفاقية الأوروبية لحقوق الإنسان.

وترى محكمة بولونيا أن الإطار القانوني الناتج عن مرسوم كوترو يجب أن يُفسَّر دائماً في ضوء الالتزامات الدستورية والدولية المترتبة على الدولة الإيطالية. ولذلك تبقى السلطات الإدارية والقضائية ملزمة بتقييم ما إذا كان إبعاد الشخص سيؤدي إلى انتهاك غير متناسب للحياة الخاصة والعائلية التي بناها داخل إيطاليا.

وفي القضية الأولى، أخذت المحكمة بعين الاعتبار سنوات من العمل المستمر في قطاع البناء، وتوفر سكن مستقل، والحصول على رخصة قيادة إيطالية. أما في القضية الثانية، فقد اعتبرت المحكمة أن عقد العمل الدائم، والمشاركة في دورات اللغة الإيطالية، والاستقرار السكني، وعدم وجود أي سوابق جنائية، تشكل مؤشرات واضحة على الاندماج الفعلي في المجتمع الإيطالي.

وأكدت المحكمة أن الاندماج لا يمكن قياسه من خلال العمل فقط، بل يجب تقييم مجمل المسار الحياتي للشخص، بما في ذلك علاقاته الاجتماعية، واستقلاله الاقتصادي، ومشاركته في المجتمع، واحترامه لقوانين الدولة المضيفة.

ومن خلال الاعتراف بحق صاحبي الدعويين في الحصول على تصريح إقامة للحماية الخاصة، أكدت محكمة بولونيا أن الاندماج ما زال يشكل عنصراً أساسياً في قانون الهجرة الإيطالي، حتى بعد الإصلاحات التي أدخلها مرسوم كوترو.

ومن المتوقع أن يكون لهذه الأحكام تأثير مهم على العديد من القضايا المماثلة المعروضة حالياً أمام المحاكم الإيطالية، ولا سيما تلك المتعلقة بالأشخاص الذين طوروا روابط قوية مع المجتمع الإيطالي خلال فترة إقامتهم في البلاد.

وفي الوقت الذي تواصل فيه المحاكم الإيطالية تحديد نطاق تطبيق إصلاحات عام 2023، تؤكد هذه الأحكام أن المبادئ الدستورية وحماية الحقوق الأساسية ما زالت تحتل مكانة محورية في دراسة طلبات الحماية الخاصة.

المحامي فابيو لوسيربو

ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

June 25, 2026 at 09:17AM Un travailleur peut-il perdre son autorisation de travail à cause des erreurs de son employeur ? Un travailleur peut-il perdre son autorisation de travail à cause des erreurs de son employeur ? Bienvenue dans un nouvel épisode du podcast Droit de l’Immigration. Je suis Maître Fabio Loscerbo. Aujourd’hui, nous analysons une décision importante publiée le 16 avril 2026 par le Tribunal Régional de Justice Administrative de Bolzano, jugement numéro 92 de 2026, rendu dans la procédure numéro de registre général 245 de 2025. L’affaire concernait un travailleur étranger entré légalement en Italie dans le cadre du système des quotas d’entrée pour le travail, connu sous le nom de Decreto Flussi, après avoir obtenu un visa et une autorisation de travail. Par la suite, l’administration a révoqué cette autorisation parce que l’employeur n’avait pas fourni l’ensemble des documents exigés par la réglementation. Le travailleur a contesté cette décision en faisant valoir qu’il avait collaboré avec les autorités et qu’il avait produit tous les documents dont il disposait. Le Tribunal a toutefois rejeté son recours, en rappelant que les obligations documentaires prévues par la procédure incombent principalement à l’employeur. Selon les juges, le maintien de carences documentaires essentielles justifiait la révocation de l’autorisation de travail. Le jugement aborde également la question du titre de séjour pour recherche d’emploi. Le Tribunal précise qu’un tel titre ne peut être accordé que dans des circonstances exceptionnelles, notamment lorsque l’embauche n’a pas pu avoir lieu en raison d’un cas de force majeure affectant l’employeur, comme une faillite ou un autre événement extraordinaire. Dans cette affaire, ces conditions n’étaient pas réunies. Cette décision met en lumière un aspect fondamental du système italien des quotas d’entrée pour le travail. La situation juridique du travailleur étranger demeure étroitement liée au respect des obligations administratives par l’employeur. Ainsi, des omissions ou des irrégularités imputables à l’entreprise peuvent avoir des conséquences importantes pour un travailleur qui est pourtant entré légalement sur le territoire italien. Merci d’avoir écouté cet épisode du podcast Droit de l’Immigration. Je suis Maître Fabio Loscerbo et je vous donne rendez-vous dans le prochain épisode. Questo episodio include contenuti generati dall’IA. https://www.youtube.com/watch?v=fS6Ha_DZBJY https://www.youtube.com/watch/fS6Ha_DZBJY

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Un travailleur peut-il perdre son autorisation de travail à cause des erreurs de son employeur ? https://ift.tt/FIH3cDu Un travailleur peut-il perdre son autorisation de travail à cause des erreurs de son employeur ? Bienvenue dans un nouvel épisode du podcast Droit de l’Immigration. Je suis Maître Fabio Loscerbo. Aujourd’hui, nous analysons une décision importante publiée le 16 avril 2026 par le Tribunal Régional de Justice Administrative de Bolzano, jugement numéro 92 de 2026, rendu dans la procédure numéro de registre général 245 de 2025. L’affaire concernait un travailleur étranger entré légalement en Italie dans le cadre du système des quotas d’entrée pour le travail, connu sous le nom de Decreto Flussi, après avoir obtenu un visa et une autorisation de travail. Par la suite, l’administration a révoqué cette autorisation parce que l’employeur n’avait pas fourni l’ensemble des documents exigés par la réglementation. Le travailleur a contesté cette décision en faisant valoir qu’il avait collaboré avec les autorités et qu’il avait produit tous les documents dont il disposait. Le Tribunal a toutefois rejeté son recours, en rappelant que les obligations documentaires prévues par la procédure incombent principalement à l’employeur. Selon les juges, le maintien de carences documentaires essentielles justifiait la révocation de l’autorisation de travail. Le jugement aborde également la question du titre de séjour pour recherche d’emploi. Le Tribunal précise qu’un tel titre ne peut être accordé que dans des circonstances exceptionnelles, notamment lorsque l’embauche n’a pas pu avoir lieu en raison d’un cas de force majeure affectant l’employeur, comme une faillite ou un autre événement extraordinaire. Dans cette affaire, ces conditions n’étaient pas réunies. Cette décision met en lumière un aspect fondamental du système italien des quotas d’entrée pour le travail. La situation juridique du travailleur étranger demeure étroitement liée au respect des obligations administratives par l’employeur. Ainsi, des omissions ou des irrégularités imputables à l’entreprise peuvent avoir des conséquences importantes pour un travailleur qui est pourtant entré légalement sur le territoire italien. Merci d’avoir écouté cet épisode du podcast Droit de l’Immigration. Je suis Maître Fabio Loscerbo et je vous donne rendez-vous dans le prochain épisode. Questo episodio include contenuti generati dall’IA.

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mercoledì 24 giugno 2026

Alerta SIS y rechazo del visado: no a los rechazos automáticos https://ift.tt/iCWkQD6 https://ift.tt/mRjAaUl

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Travail saisonnier en Italie : un tribunal refuse le titre de séjour pour recherche d’emploi lorsque le travail n’a jamais commencé https://ift.tt/asjPGAR Avv. Fabio Loscerbo Travail saisonnier en Italie : un tribunal refuse le titre de séjour pour recherche d’emploi lorsque le travail n’a jamais commencé Une récente décision du Tribunal administratif régional d’Émilie-Romagne met en lumière une question particulièrement sensible du droit de l’immigration italien : qu’advient-il d’un travailleur étranger qui entre légalement en Italie pour occuper un emploi saisonnier mais qui découvre, une fois sur place, que l’employeur est introuvable ? L’affaire concernait deux ressortissants étrangers qui avaient obtenu un visa d’entrée régulier dans le cadre du système italien des quotas d’immigration pour travail saisonnier. Leur arrivée en Italie reposait sur une autorisation de travail délivrée à la demande d’un employeur du secteur agricole. Cependant, après leur arrivée, les travailleurs ont constaté que l’employeur ayant sollicité leur recrutement était devenu injoignable. Le contrat de séjour n’a jamais été signé et la relation de travail n’a jamais pu être mise en œuvre. Estimant ne pas être responsables de cette situation, les intéressés ont demandé la délivrance d’un titre de séjour pour recherche d’emploi afin de pouvoir rester légalement en Italie et chercher un nouvel employeur. L’administration a rejeté leur demande, décision ensuite confirmée par le Tribunal administratif. Selon les juges, le titre de séjour pour recherche d’emploi est destiné à protéger les travailleurs qui ont déjà exercé une activité professionnelle et qui perdent ensuite leur emploi pour des raisons indépendantes de leur volonté. En revanche, lorsque la relation de travail n’a jamais été effectivement établie, les conditions prévues par la loi ne sont pas remplies. Le tribunal a ainsi souligné qu’il existe une différence fondamentale entre la perte d’un emploi existant et l’absence totale de commencement de la relation de travail. Cette distinction, bien que technique, s’avère déterminante dans l’application de la législation italienne sur l’immigration. Cette décision illustre la rigueur du cadre juridique actuellement en vigueur. Elle met également en évidence une situation de vulnérabilité pour les travailleurs étrangers qui respectent l’ensemble des procédures légales d’entrée sur le territoire italien mais qui se retrouvent sans protection lorsque l’employeur ne respecte pas ses engagements. À l’heure où l’économie italienne continue de dépendre de la main-d’œuvre étrangère dans plusieurs secteurs saisonniers, cette affaire pourrait alimenter le débat sur l’opportunité d’une réforme destinée à mieux protéger les travailleurs confrontés à des circonstances indépendantes de leur volonté. Me Fabio Loscerbo ORCID : https://ift.tt/NFow7yA

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Travail saisonnier en Italie : un tribunal refuse le titre de séjour pour recherche d’emploi lorsque le travail n’a jamais commencé

Travail saisonnier en Italie : un tribunal refuse le titre de séjour pour recherche d’emploi lorsque le travail n’a jamais commencé

Une récente décision du Tribunal administratif régional d’Émilie-Romagne met en lumière une question particulièrement sensible du droit de l’immigration italien : qu’advient-il d’un travailleur étranger qui entre légalement en Italie pour occuper un emploi saisonnier mais qui découvre, une fois sur place, que l’employeur est introuvable ?

L’affaire concernait deux ressortissants étrangers qui avaient obtenu un visa d’entrée régulier dans le cadre du système italien des quotas d’immigration pour travail saisonnier. Leur arrivée en Italie reposait sur une autorisation de travail délivrée à la demande d’un employeur du secteur agricole.

Cependant, après leur arrivée, les travailleurs ont constaté que l’employeur ayant sollicité leur recrutement était devenu injoignable. Le contrat de séjour n’a jamais été signé et la relation de travail n’a jamais pu être mise en œuvre.

Estimant ne pas être responsables de cette situation, les intéressés ont demandé la délivrance d’un titre de séjour pour recherche d’emploi afin de pouvoir rester légalement en Italie et chercher un nouvel employeur.

L’administration a rejeté leur demande, décision ensuite confirmée par le Tribunal administratif.

Selon les juges, le titre de séjour pour recherche d’emploi est destiné à protéger les travailleurs qui ont déjà exercé une activité professionnelle et qui perdent ensuite leur emploi pour des raisons indépendantes de leur volonté. En revanche, lorsque la relation de travail n’a jamais été effectivement établie, les conditions prévues par la loi ne sont pas remplies.

Le tribunal a ainsi souligné qu’il existe une différence fondamentale entre la perte d’un emploi existant et l’absence totale de commencement de la relation de travail. Cette distinction, bien que technique, s’avère déterminante dans l’application de la législation italienne sur l’immigration.

Cette décision illustre la rigueur du cadre juridique actuellement en vigueur. Elle met également en évidence une situation de vulnérabilité pour les travailleurs étrangers qui respectent l’ensemble des procédures légales d’entrée sur le territoire italien mais qui se retrouvent sans protection lorsque l’employeur ne respecte pas ses engagements.

À l’heure où l’économie italienne continue de dépendre de la main-d’œuvre étrangère dans plusieurs secteurs saisonniers, cette affaire pourrait alimenter le débat sur l’opportunité d’une réforme destinée à mieux protéger les travailleurs confrontés à des circonstances indépendantes de leur volonté.

Me Fabio Loscerbo

ORCID : https://orcid.org/0009-0004-7030-0428



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