martedì 6 ottobre 2026

Questura di Macerata: più aperture per la consegna dei permessi

Questura di Macerata: più aperture per la consegna dei permessi

La Questura di Macerata ha ampliato le giornate e le fasce dedicate alla consegna dei permessi di soggiorno, mantenendo inoltre un sistema online che consente agli utenti di verificare lo stato della pratica.

Può sembrare una notizia organizzativa minore, ma in realtà tocca uno dei problemi più concreti del diritto dell’immigrazione: la distanza tra il momento in cui il titolo è materialmente pronto e quello in cui il cittadino straniero riesce effettivamente a riceverlo.

Tempi di consegna, disponibilità degli sportelli, chiarezza delle informazioni e possibilità di verificare online lo stato della pratica incidono direttamente sulla vita quotidiana della persona: lavoro, viaggi, accesso ai servizi e rapporti con altre amministrazioni.

La digitalizzazione è utile soltanto se riduce accessi inutili, code e incertezza. Un sistema informatico che informa correttamente l’utente e un’organizzazione degli sportelli coerente con il volume delle pratiche possono produrre effetti molto concreti.

Per valutare l’efficacia della nuova organizzazione sarebbe utile misurare il tempo medio tra disponibilità del titolo e consegna effettiva, il numero di accessi giornalieri e il numero di utenti costretti a tornare più volte per la stessa pratica.

La qualità dell’amministrazione dell’immigrazione non si misura soltanto sulle norme, ma anche sulla capacità degli uffici di concludere materialmente i procedimenti.


Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista

Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione

Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo

ORCID: 0009-0004-7030-0428

Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore.

TAR Toscana: se il datore non ha capacità economica, non nasce automaticamente l’attesa occupazione

TAR Toscana: se il datore non ha capacità economica, non nasce automaticamente l’attesa occupazione

Una recente decisione del TAR Toscana affronta un problema molto concreto: cosa accade al lavoratore straniero quando una procedura di emersione fallisce perché il datore di lavoro non possiede la capacità economica richiesta.

Nel caso esaminato, relativo a numerosi lavoratori, il giudice ha ritenuto insufficiente la capacità reddituale del datore e ha escluso che l’esito negativo della procedura determinasse automaticamente il rilascio di un permesso per attesa occupazione.

La distinzione è importante. Una cosa è la cessazione di un rapporto di lavoro validamente instaurato; altra cosa è una procedura che non poteva perfezionarsi fin dall’origine per difetto dei requisiti richiesti al datore.

Per la difesa, questo significa che non è sufficiente invocare l’incolpevolezza del lavoratore. Occorre verificare se esistano altri strumenti di tutela, soprattutto quando il lavoratore sia stato vittima di condotte fraudolente o di sfruttamento.

Il caso mostra ancora una volta quanto la posizione amministrativa del lavoratore dipenda dalla correttezza e dalla solidità economica del datore. Per questo il controllo preventivo dell’impresa non è un adempimento secondario, ma una garanzia anche per lo straniero.

Il punto operativo è netto: il fallimento della procedura per carenze originarie del datore non si traduce automaticamente in un diritto all’attesa occupazione.


Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista

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TAR Brescia n. 1242/2026: la trascrizione tardiva del matrimonio può sanare la domanda di cittadinanza

TAR Brescia n. 1242/2026: la trascrizione tardiva del matrimonio può sanare la domanda di cittadinanza

Il TAR Brescia, con la sentenza n. 1242/2026, ha affrontato un problema frequente nelle domande di cittadinanza per matrimonio: il caso in cui il matrimonio celebrato all’estero sia valido, ma non ancora trascritto nei registri italiani al momento della domanda.

Il giudice ha chiarito che la trascrizione non crea il matrimonio, ma ne consente la piena rilevanza nell’ordinamento italiano. Se il matrimonio è valido secondo la legge applicabile e la trascrizione interviene durante il procedimento, l’irregolarità formale può essere sanata.

La Prefettura non può quindi trasformare un adempimento di natura dichiarativa in un requisito costitutivo del rapporto coniugale.

Per la pratica, la conseguenza è importante: prima di considerare irrimediabilmente compromessa una domanda di cittadinanza ex art. 5 della legge n. 91/1992, occorre verificare se la trascrizione possa essere completata nel corso del procedimento.

Resta naturalmente necessario che il matrimonio sia valido, esistente e non sciolto, e che siano soddisfatti gli altri requisiti previsti dalla legge.

La sentenza valorizza un principio di proporzionalità procedimentale: un adempimento formale sanabile non dovrebbe cancellare automaticamente una situazione familiare sostanzialmente valida.


Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista

Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione

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European Return Order: cosa cambia con il nuovo Regolamento UE sui rimpatri

European Return Order: cosa cambia con il nuovo Regolamento UE sui rimpatri

Il nuovo Regolamento europeo sui rimpatri, approvato definitivamente dal Consiglio il 1° ottobre 2026, introduce uno degli strumenti più significativi del nuovo sistema: l’European Return Order.

L’obiettivo è rendere le decisioni di ritorno più facilmente riconoscibili e utilizzabili tra gli Stati membri, attraverso un formato comune capace di accompagnare il procedimento anche quando la persona si sposta da un Paese dell’Unione a un altro.

La novità non elimina il controllo individuale né le garanzie previste dal diritto dell’Unione, ma cerca di ridurre la frammentazione amministrativa che oggi consente alla stessa posizione di essere trattata in modo diverso da più autorità nazionali.

Per gli avvocati sarà importante verificare contenuto, autorità emittente, stato di definitività della decisione, eventuali ricorsi pendenti e modalità con cui un altro Stato membro intenda riconoscerla o utilizzarla.

Il nuovo sistema introduce inoltre obblighi di cooperazione dello straniero e amplia gli strumenti destinati all’esecuzione effettiva del ritorno. Proprio per questo il controllo sulla regolarità del procedimento diventa ancora più importante.

Il passaggio dall’ordine nazionale a un formato europeo segna un cambiamento sostanziale: il rimpatrio tende a diventare una funzione amministrativa condivisa nello spazio UE.


Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista

Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione

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Diritto al lavoro del richiedente asilo: i 90 giorni decorrono dalla formalizzazione

Diritto al lavoro del richiedente asilo: i 90 giorni decorrono dalla formalizzazione

Il D.L. n. 168/2026 interviene anche sul tema dell’accesso al lavoro dei richiedenti protezione internazionale, chiarendo il rapporto tra manifestazione della volontà, registrazione e formalizzazione della domanda.

Il diritto al lavoro, secondo il richiamo all’art. 22 del d.lgs. n. 142/2015, matura decorso il termine di novanta giorni dalla formalizzazione della domanda, purché il ritardo nella decisione non sia imputabile al richiedente.

La distinzione è molto importante nella pratica, perché il nuovo sistema europeo separa in modo più netto le varie fasi iniziali del procedimento. Non ogni atto precedente alla formalizzazione produce automaticamente gli stessi effetti sul piano lavorativo.

Per il datore di lavoro e per il difensore diventa quindi essenziale individuare con precisione la data da cui decorre il termine, verificando la documentazione rilasciata dall’autorità e la sequenza degli adempimenti.

Il problema può diventare particolarmente delicato quando tra la prima manifestazione di volontà e la formalizzazione trascorrano settimane o mesi per ritardi amministrativi. In tali casi sarà inevitabile interrogarsi anche sulla compatibilità della disciplina con il principio secondo cui l’inerzia dell’Amministrazione non dovrebbe pregiudicare il richiedente.

La regola operativa, allo stato, è però chiara: il termine dei novanta giorni viene collegato alla formalizzazione della domanda. È quindi indispensabile conservare e leggere correttamente tutta la documentazione procedurale.


Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista

Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione

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Permesso di soggiorno e documentazione: il vero problema spesso è la prova, non il diritto

Permesso di soggiorno e documentazione: il vero problema spesso è la prova, non il diritto

Nella pratica quotidiana del diritto dell’immigrazione capita spesso che una persona abbia una posizione giuridica potenzialmente tutelabile, ma non disponga di un fascicolo documentale costruito in modo adeguato.

Il problema emerge soprattutto nei rinnovi, nei cambi di lavoro, nelle pratiche familiari e nei procedimenti che durano molti mesi. Nel frattempo cambiano indirizzo, datore di lavoro, situazione reddituale o composizione del nucleo familiare, mentre la documentazione rimane frammentata.

Per questo considero essenziale distinguere tra esistenza del diritto e capacità di provarlo. Una relazione lavorativa reale, una convivenza effettiva o una situazione familiare stabile devono essere documentate con atti coerenti e cronologicamente leggibili.

La buona gestione del fascicolo richiede di conservare ricevute, protocolli, contratti, buste paga, certificazioni anagrafiche, comunicazioni con la pubblica amministrazione e ogni integrazione trasmessa. Quando nasce un problema, ricostruire dopo mesi ciò che è accaduto è molto più difficile che organizzare la prova fin dall’inizio.

Lo stesso vale nei rapporti con la Questura o con altre amministrazioni. Una comunicazione formale ben costruita deve consentire all’ufficio di identificare immediatamente la pratica, capire cosa è già stato depositato e quale decisione si sta chiedendo.

Molte controversie potrebbero essere prevenute con una maggiore attenzione a questo profilo. Non perché la documentazione sostituisca il diritto, ma perché nel procedimento amministrativo il diritto deve necessariamente passare attraverso fatti dimostrabili.

Per questo, nella gestione di una pratica migratoria, la costruzione del fascicolo dovrebbe iniziare prima che sorga il problema. È una forma di tutela preventiva che spesso incide più di qualunque intervento successivo.


Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
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رفض الدخول على الحدود بسبب SIS: لماذا تُعد معرفة التنبيه أمراً حاسماً؟ https://ift.tt/en5zxLN Avv. Fabio Loscerbo قد يستند قرار رفض الدخول على الحدود في الوقت نفسه إلى غياب سند للإقامة، وتنبيه في نظام معلومات شنغن SIS، وأسباب أمنية. وقد تبدو هذه العبارات للشخص المعني عائقاً واحداً، لكنها مسائل ينبغي فصلها عند دراسة القرار، لأن كل واحدة منها تحتاج إلى وقائع ووثائق وتعليل محدد. بعد تناول موضوع تسوية الأوضاع، يركز هذا المقال الثاني من سلسلة SIS على الحدود. والسؤال ليس ما إذا كان يمكن تجاوز كل تنبيه، بل ما المعلومات التي يجب إتاحتها لتمكين الشخص من الدفاع عن نفسه بصورة فعلية. الوقائع والحكم يتعلق حكم المحكمة الإدارية الإقليمية لإميليا رومانيا، بولونيا، الدائرة الأولى، رقم 561 بتاريخ 28 مايو 2025، في الدعوى رقم 1194/2024 برفض الدخول على الحدود. وكان الطاعن قد طلب الحماية الخاصة وطعن في رفضها؛ وأوقفت المحكمة العادية آثار ذلك الرفض وأمرت بإعادة إيصال تقديم الطلب. لاحظت المحكمة الإدارية أن الإدارة لم تُجب بصورة كافية عن أسئلتها المتعلقة باستكمال التحقيق. واعتبرت سبب الطعن المرتبط بوضع الإقامة مؤسساً: ففي الحالة المعروضة، كان المعني مخولاً بالبقاء على الأقل حتى انتهاء مهلة الطعن في الرفض. كما رأت أن الإشارة إلى SIS كانت عامة أكثر من اللازم؛ إذ يجب أن يكون مصدر التنبيه والحدث المحدد الذي أدى إليه قابلين للمعرفة، حتى يتمكن الشخص من الاعتراض على نسبته إليه. أُلغي قرار رفض الدخول، مع إبقاء المجال مفتوحاً لاتخاذ قرارات إدارية لاحقة تسبقها دراسة كافية للوضع الشخصي الراهن. ما الذي لم تقرره المحكمة؟ يستمر التعليل في وصف التنبيه بأنه مانع للدخول لا يخضع لفحص موضوعه في ذلك السياق. لذلك لم تقل المحكمة إن كل تنبيه غير ذي أثر، ولم تأمر بحذف عام للبيانات من SIS. فالنتيجة تتعلق بعدم مشروعية القرار المحدد المطعون فيه. وهذا التمييز ضروري أيضاً عند عرض الحكم للجمهور. فعنوان يعد بأن «الدخول مسموح دائماً رغم SIS» يحول حكماً محدود النطاق إلى قاعدة لا يتضمنها. ثلاثة أجزاء ينبغي إعادة ترتيبها في الملف يمكن استخلاص منهج عملي من هذه القراءة، باعتباره اقتراحاً للتحليل، لا قائمة أوامر وضعتها المحكمة. التنبيه: ما مصدره؟ وما الحدث الذي يستند إليه؟ وما الوثائق التي تربطه بالشخص المعني؟ إن كتابة «SIS» وحدها لا توضح الواقعة التي يجب التحقق منها أو الاعتراض عليها. وضع الإقامة: ينبغي ترتيب الطلبات والإيصالات وقرارات الرفض والتبليغات والأحكام. ويساعد التسلسل الزمني الواضح على تحديد الوثائق القائمة وقت التفتيش والآثار التي نشأت لاحقاً. فالتواريخ تمنع إسناد أثر إلى وثيقة قبل أن يصبح لها ذلك الأثر. تعليل رفض الدخول: ينبغي مقابلة كل سبب بالوثيقة المفترض أن تسنده. وعندئذ يتضح ما إذا كانت الإدارة قد تناولت خصوصيات الوضع الفردي أم اكتفت بتكرار عبارة عامة لا تجيب عن المشكلة المحددة. حكم مفيد ضمن حدوده إن معرفة الوقائع وإمكان الاعتراض على نسبتها إلى الشخص هما جوهر هذا التحليل. ولا يجوز الخلط بينهما وبين حكم يُبطل أثر أي تنبيه، أو وعد بنتيجة إيجابية لكل من يُمنع عند الحدود. كما تتطلب المقارنة مع حكم المحكمة الدستورية الإيطالية رقم 6/2026 الحذر: فهذا الحكم يتعلق بالاستبعاد من تسوية الأوضاع المنصوص عليها في المادة 103 من المرسوم بقانون رقم 34/2020، بالنسبة إلى التنبيهات المبنية حصراً على مخالفة قواعد الدخول والإقامة. ولا تصبح الإجراءات المختلفة متطابقة لمجرد ورود الاختصار نفسه. لتقييم حالة محددة، تكون الخطوة المفيدة الأولى بناء ملف مفهوم: وقائع محددة، وتواريخ مرتبة، وأسباب منفصلة، ووثائق مترابطة. وبعد ذلك فقط يمكن تقييم المسألة القانونية التي ينبغي طرحها ووسيلة الحماية الممكنة في تلك الحالة. Avv. Fabio Loscerbo Avvocato Cassazionista Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo ORCID: 0009-0004-7030-0428 أُعد هذا المقال بمساعدة أدوات الذكاء الاصطناعي، تحت توجيه المؤلف ومراجعته ومسؤوليته التحريرية.

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رفض الدخول على الحدود بسبب SIS: لماذا تُعد معرفة التنبيه أمراً حاسماً؟

قد يستند قرار رفض الدخول على الحدود في الوقت نفسه إلى غياب سند للإقامة، وتنبيه في نظام معلومات شنغن SIS، وأسباب أمنية. وقد تبدو هذه العبارات للشخص المعني عائقاً واحداً، لكنها مسائل ينبغي فصلها عند دراسة القرار، لأن كل واحدة منها تحتاج إلى وقائع ووثائق وتعليل محدد.

بعد تناول موضوع تسوية الأوضاع، يركز هذا المقال الثاني من سلسلة SIS على الحدود. والسؤال ليس ما إذا كان يمكن تجاوز كل تنبيه، بل ما المعلومات التي يجب إتاحتها لتمكين الشخص من الدفاع عن نفسه بصورة فعلية.

الوقائع والحكم

يتعلق حكم المحكمة الإدارية الإقليمية لإميليا رومانيا، بولونيا، الدائرة الأولى، رقم 561 بتاريخ 28 مايو 2025، في الدعوى رقم 1194/2024 برفض الدخول على الحدود. وكان الطاعن قد طلب الحماية الخاصة وطعن في رفضها؛ وأوقفت المحكمة العادية آثار ذلك الرفض وأمرت بإعادة إيصال تقديم الطلب.

لاحظت المحكمة الإدارية أن الإدارة لم تُجب بصورة كافية عن أسئلتها المتعلقة باستكمال التحقيق. واعتبرت سبب الطعن المرتبط بوضع الإقامة مؤسساً: ففي الحالة المعروضة، كان المعني مخولاً بالبقاء على الأقل حتى انتهاء مهلة الطعن في الرفض. كما رأت أن الإشارة إلى SIS كانت عامة أكثر من اللازم؛ إذ يجب أن يكون مصدر التنبيه والحدث المحدد الذي أدى إليه قابلين للمعرفة، حتى يتمكن الشخص من الاعتراض على نسبته إليه.

أُلغي قرار رفض الدخول، مع إبقاء المجال مفتوحاً لاتخاذ قرارات إدارية لاحقة تسبقها دراسة كافية للوضع الشخصي الراهن.

ما الذي لم تقرره المحكمة؟

يستمر التعليل في وصف التنبيه بأنه مانع للدخول لا يخضع لفحص موضوعه في ذلك السياق. لذلك لم تقل المحكمة إن كل تنبيه غير ذي أثر، ولم تأمر بحذف عام للبيانات من SIS. فالنتيجة تتعلق بعدم مشروعية القرار المحدد المطعون فيه.

وهذا التمييز ضروري أيضاً عند عرض الحكم للجمهور. فعنوان يعد بأن «الدخول مسموح دائماً رغم SIS» يحول حكماً محدود النطاق إلى قاعدة لا يتضمنها.

ثلاثة أجزاء ينبغي إعادة ترتيبها في الملف

يمكن استخلاص منهج عملي من هذه القراءة، باعتباره اقتراحاً للتحليل، لا قائمة أوامر وضعتها المحكمة.

التنبيه: ما مصدره؟ وما الحدث الذي يستند إليه؟ وما الوثائق التي تربطه بالشخص المعني؟ إن كتابة «SIS» وحدها لا توضح الواقعة التي يجب التحقق منها أو الاعتراض عليها.

وضع الإقامة: ينبغي ترتيب الطلبات والإيصالات وقرارات الرفض والتبليغات والأحكام. ويساعد التسلسل الزمني الواضح على تحديد الوثائق القائمة وقت التفتيش والآثار التي نشأت لاحقاً. فالتواريخ تمنع إسناد أثر إلى وثيقة قبل أن يصبح لها ذلك الأثر.

تعليل رفض الدخول: ينبغي مقابلة كل سبب بالوثيقة المفترض أن تسنده. وعندئذ يتضح ما إذا كانت الإدارة قد تناولت خصوصيات الوضع الفردي أم اكتفت بتكرار عبارة عامة لا تجيب عن المشكلة المحددة.

حكم مفيد ضمن حدوده

إن معرفة الوقائع وإمكان الاعتراض على نسبتها إلى الشخص هما جوهر هذا التحليل. ولا يجوز الخلط بينهما وبين حكم يُبطل أثر أي تنبيه، أو وعد بنتيجة إيجابية لكل من يُمنع عند الحدود.

كما تتطلب المقارنة مع حكم المحكمة الدستورية الإيطالية رقم 6/2026 الحذر: فهذا الحكم يتعلق بالاستبعاد من تسوية الأوضاع المنصوص عليها في المادة 103 من المرسوم بقانون رقم 34/2020، بالنسبة إلى التنبيهات المبنية حصراً على مخالفة قواعد الدخول والإقامة. ولا تصبح الإجراءات المختلفة متطابقة لمجرد ورود الاختصار نفسه.

لتقييم حالة محددة، تكون الخطوة المفيدة الأولى بناء ملف مفهوم: وقائع محددة، وتواريخ مرتبة، وأسباب منفصلة، ووثائق مترابطة. وبعد ذلك فقط يمكن تقييم المسألة القانونية التي ينبغي طرحها ووسيلة الحماية الممكنة في تلك الحالة.


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Residence permit renewal in Italy: how to respond to a request for additional documents https://ift.tt/dyRUwhW Residence permit renewal in Italy: how to respond to a request for additional documents When the Questura asks for additional documents during a residence permit procedure, the request should not be treated as a routine formality. It is often the moment when the administration identifies a specific gap or inconsistency in the file. The first step is to read the request carefully and identify exactly what must be proved: employment, income, accommodation, family relationship, identity, residence or another element connected to the permit. The reply should be complete, coherent and traceable. It is advisable to send not only the requested document, but also any closely related records that help explain the situation, provided they are relevant to the issue raised by the administration. Dates, names, addresses and employment details should match across the documents. Apparent inconsistencies may generate further requests and lengthen the procedure. Proof of submission should always be retained. If documents are delivered by email, certified email, portal or in person, the applicant should keep evidence showing when and how the integration was filed. If no decision follows after the supplementary filing, a formal request for information on the status of the procedure can be useful. This helps clarify whether the file is complete or whether further checks are still pending. A well-structured response to a request for additional documents can prevent avoidable delays and, if a refusal is later issued, provides a clear record of what the administration received and when. Avv. Fabio Loscerbo Lawyer admitted to practise before the Italian Court of Cassation Registered in the Register of Interest Representatives of the Italian Chamber of Deputies in the field of Immigration Lobbyist registered in the Transparency Register of the European Union no. 280782895721-36 in the field of Migration and Asylum ORCID: 0009-0004-7030-0428 This article was prepared with the assistance of AI tools, under the direction, review and editorial responsibility of the author. https://ift.tt/W8CGNby

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lunedì 5 ottobre 2026

CGUE, Bukla C-26/25: sicurezza nazionale e diritto a un ricorso effettivo

CGUE, Bukla C-26/25: sicurezza nazionale e diritto a un ricorso effettivo

La Corte di giustizia dell’Unione europea, nella causa C-26/25, Bukla, ha affrontato il rapporto tra sicurezza nazionale, decisioni di rimpatrio e diritto a una tutela giurisdizionale effettiva.

La vicenda riguarda una decisione fondata anche su informazioni classificate nei confronti del genitore di cittadini dell’Unione. La Corte ha chiarito che il richiamo alla sicurezza nazionale non può svuotare il diritto della persona a comprendere le ragioni essenziali della decisione e a contestarla efficacemente davanti a un giudice.

Il controllo giurisdizionale deve quindi essere reale, anche quando parte del materiale istruttorio non può essere integralmente divulgato. Il giudice deve poter accedere agli elementi rilevanti e verificare la fondatezza delle ragioni invocate dall’autorità.

La decisione assume particolare importanza anche per l’art. 20 TFUE, perché l’allontanamento di un genitore straniero può incidere concretamente sui diritti dei figli cittadini dell’Unione.

Per questo l’Amministrazione deve valutare in modo individualizzato i legami familiari, il grado di dipendenza dei minori, la possibilità effettiva di mantenere la relazione e le conseguenze che il rimpatrio avrebbe sull’esercizio dei diritti connessi alla cittadinanza europea.

La sicurezza nazionale resta un interesse pubblico di primaria importanza, ma non costituisce una zona sottratta al diritto. Segretezza delle informazioni e tutela giurisdizionale devono essere bilanciate senza rendere il ricorso puramente formale.

È una sentenza destinata ad avere rilievo in tutti i procedimenti nei quali l’Amministrazione fondi misure espulsive o restrittive su elementi classificati o su valutazioni di sicurezza non pienamente accessibili alla difesa.


Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista

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Cittadinanza ai figli del naturalizzato: convivenza non significa sempre stessa residenza

Cittadinanza ai figli del naturalizzato: convivenza non significa sempre stessa residenza

Il Tribunale di Palermo, con sentenza dell’11 giugno 2026, ha affrontato l’applicazione dell’art. 14 della legge n. 91/1992 ai figli minori di un genitore che acquista la cittadinanza italiana.

Nel caso esaminato, i figli risultavano anagraficamente residenti con la madre dopo la separazione dei genitori, mentre il padre, successivamente naturalizzato italiano, continuava a esercitare in modo effettivo la responsabilità genitoriale nell’ambito dell’affidamento condiviso.

Il Tribunale ha valorizzato una nozione sostanziale di convivenza, non rigidamente coincidente con l’identità della residenza anagrafica. Ciò che conta è la reale comunione di vita, la continuità del rapporto e il concreto esercizio delle funzioni genitoriali.

La decisione è particolarmente importante nelle famiglie separate, nelle quali una lettura puramente anagrafica rischierebbe di escludere dal beneficio proprio i minori che mantengono un rapporto stabile e significativo con il genitore divenuto cittadino italiano.

Per la pratica, la prova deve quindi essere costruita attraverso provvedimenti sull’affidamento, calendari di permanenza, partecipazione alla vita scolastica, spese sostenute, rapporti con i servizi sociali, frequentazione effettiva e ogni altro elemento capace di dimostrare la relazione familiare concreta.

La sentenza mostra che la convivenza prevista dall’art. 14 non può essere ridotta automaticamente alla coincidenza formale degli indirizzi, soprattutto quando il diritto di famiglia riconosce una responsabilità genitoriale condivisa.

Il dato anagrafico resta importante, ma non deve oscurare la realtà familiare quando questa sia adeguatamente documentata.


Avv. Fabio Loscerbo
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Espulsione e richiesta d’asilo: il non-refoulement va verificato anche prima del C3

Espulsione e richiesta d’asilo: il non-refoulement va verificato anche prima del C3

Un decreto del Giudice di Pace di Torino del 28 marzo 2026 offre un chiarimento importante sul rapporto tra espulsione, accesso alla procedura di protezione internazionale e principio di non-refoulement.

La vicenda riguardava una persona che aveva tentato di accedere alla procedura d’asilo prima della formalizzazione del modello C3. Il giudice ha ritenuto necessario verificare in modo autonomo l’eventuale rischio connesso all’allontanamento, senza ridurre la tutela alla sola presenza di una domanda già formalizzata.

Il punto è particolarmente rilevante nei casi in cui la volontà di chiedere protezione sia stata manifestata ma la registrazione o la formalizzazione siano avvenute in un momento successivo per ragioni amministrative.

Per la difesa, diventa quindi essenziale documentare con precisione la cronologia: richieste di appuntamento, PEC, accessi in Questura, comunicazioni del difensore, attestazioni dei centri di accoglienza e ogni altro elemento utile a dimostrare che la volontà di chiedere protezione era già stata espressa.

Il principio di non-refoulement impone infatti una verifica sostanziale quando emergano elementi che facciano ritenere possibile un rischio nel Paese di destinazione. La tutela non può dipendere esclusivamente dal momento in cui l’Amministrazione completa gli adempimenti formali.

La decisione non elimina la necessità di accertare la fondatezza del rischio allegato. Richiede però che tale verifica venga svolta prima di dare esecuzione all’allontanamento quando la situazione concreta lo impone.

Il messaggio operativo è chiaro: la mancata formalizzazione del C3 non esclude, da sola, la necessità di verificare il non-refoulement.


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Quando il ritardo amministrativo diventa un problema giuridico nel diritto dell’immigrazione

Quando il ritardo amministrativo diventa un problema giuridico nel diritto dell’immigrazione

Nel diritto dell’immigrazione uno dei problemi più frequenti non è il diniego, ma il silenzio. Domande di rinnovo, conversioni, richieste di permesso, pratiche familiari e procedimenti amministrativi possono rimanere sospesi per mesi senza un provvedimento espresso.

Il primo errore è considerare il ritardo come un fatto inevitabile. Non ogni ritardo è illegittimo, ma ogni procedimento amministrativo ha una propria struttura, una propria sequenza e, soprattutto, un obbligo di conclusione. Il problema diventa giuridico quando l’inerzia dell’amministrazione impedisce al cittadino straniero di conoscere la propria posizione o di esercitare diritti collegati al titolo richiesto.

In questi casi la strategia difensiva deve essere progressiva. Occorre innanzitutto ricostruire il fascicolo: data della domanda, ricevute, integrazioni, richieste dell’amministrazione, eventuali comunicazioni ex art. 10-bis della legge n. 241/1990 e ogni altro atto utile.

Il secondo passaggio è quello della sollecitazione formale. Una diffida ben costruita non deve limitarsi a chiedere genericamente una risposta, ma deve identificare la pratica, richiamare gli atti già trasmessi e chiedere espressamente la conclusione del procedimento.

Se l’amministrazione continua a non provvedere, il silenzio può diventare oggetto di tutela giudiziaria. La scelta dello strumento dipende dalla natura della posizione giuridica e dalla materia concreta, ma il principio resta costante: l’inerzia non può trasformarsi in una zona franca sottratta al controllo giurisdizionale.

Nella pratica professionale considero fondamentale evitare due estremi opposti: attendere passivamente per mesi oppure ricorrere immediatamente senza avere costruito una traccia documentale completa. La tutela efficace nasce invece dalla sequenza: documentare, sollecitare, mettere formalmente l’amministrazione in condizione di decidere e, solo quando necessario, ricorrere al giudice.

Il diritto dell’immigrazione resta uno dei settori nei quali il tempo amministrativo incide più direttamente sulla vita delle persone. Per questo il rispetto dei termini non è un dettaglio burocratico, ma una componente sostanziale della tutela.


Avv. Fabio Loscerbo
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