martedì 27 ottobre 2026

وفقاً للقضاء الإداري الإيطالي: الحماية من الإبعاد عند وجود روابط عائلية مستقرة https://avvocatoimmigrazione.blogspot.com/2026/10/blog-post_27.html وفقاً للمحكمة الإدارية في بولونيا: متى يمكن سحب تصريح الإقامة طويل الأمد بسبب إدانة جنائية؟ تناولت المحكمة الإدارية الإقليمية لإميليا رومانيا، مقر بولونيا، الدائرة الأولى، في الحكم رقم 719 الصادر بتاريخ 16 يونيو/حزيران 2025، مسألة سحب تصريح إقامة المقيم طويل الأمد للاتحاد الأوروبي في قضية ترتبط بإدانة عن جريمة جسيمة. الحكم لا يعني أن أي إدانة تؤدي آلياً إلى فقدان التصريح؛ بل يسلط الضوء على أهمية خطورة الجريمة، ونوع تصريح الإقامة، والوضع الشخصي المعروض على الإدارة. ماذا قررت المحكمة؟ بحسب التقرير القضائي الرسمي لمحكمة بولونيا لسنة 2026، رأت المحكمة أن الطبيعة الخاصة لتصريح الإقامة طويل الأمد لا تتفق، في القضية المعروضة عليها، مع الإبقاء عليه بعد إدانة عن جريمة شروع في القتل. وأوضحت أيضاً أن الالتزام بإتمام برنامج علاجي بموجب الحكم الجنائي وممارسة العمل المسموح به في إطار تدبير المراقبة يمكن أن يبرر استمرار وجود الشخص في إيطاليا حتى دون استمرار تصريح الإقامة طويل الأمد، مع إمكان تقييم تصريح محدد المدة عند انتهاء البرنامج من جانب السلطات المختصة. ما أهمية التمييز بين الإقامة والوجود المشروع؟ يخلط البعض بين انتهاء صلاحية تصريح معين وبين ضرورة المغادرة الفورية في كل حالة. لكن العلاقة بين تنفيذ تدبير قضائي جنائي وبين النظام الإداري للهجرة أكثر تعقيداً. استمرار الشخص في إيطاليا لتنفيذ التزامات قضائية لا يعني بالضرورة أنه يحتفظ بكل المزايا المرتبطة بصفة المقيم طويل الأمد، ولا أنه يحصل تلقائياً على تصريح عمل جديد. ما الذي ينبغي فحصه عملياً؟ عند تلقي قرار بسحب تصريح الإقامة طويل الأمد، من الضروري الاطلاع على القرار كاملاً وعلى نوع الإدانة وأسباب الإدارة وتاريخ تبليغ السحب. ويجب التحقق أيضاً من الروابط الأسرية ومدة الإقامة والسلوك اللاحق وسائر الضمانات التي يقتضيها القانون الوطني والأوروبي وفقاً للحالة. ولا ينبغي تعميم نتيجة هذه القضية على المخالفات البسيطة أو مجرد البلاغات غير المنتهية بإدانة. يمكن فحص وسائل الاعتراض القضائي على قرار السحب، لكن يجب تحديد المحكمة المختصة والمهل طبقاً لنوع القرار والقواعد الإجرائية السارية. أما الالتزامات الناشئة عن الحكم الجنائي أو البرنامج العلاجي فتحتاج إلى مراجعة مستقلة بالتنسيق مع الدفاع في الدعوى الجنائية. النتيجة الدرس العملي هو أن تصريح الإقامة طويل الأمد يمنح مركزاً قانونياً مهماً، لكنه ليس حصانة مطلقة أمام حالات الخطورة الجنائية التي ينظمها القانون. وفي المقابل، يجب التمييز بين سحب هذا المركز وبين تقييم إمكانية البقاء في إيطاليا لأسباب قانونية أخرى. الأمر يتطلب قراءة فردية للوقائع وليس تطبيق صيغة آلية على كل إدانة. المرجع: المحكمة الإدارية الإقليمية لإميليا رومانيا – بولونيا، الدائرة الأولى، الحكم رقم 719 بتاريخ 16 يونيو/حزيران 2025، الرئيس Carpentieri والمقرر Bertagnolli. المصدر: التقرير الرسمي لافتتاح السنة القضائية 2026 للمحكمة في بولونيا. جرى الاعتماد على الملخص القضائي المنشور في التقرير، دون نسبة تفاصيل أخرى إلى الحكم. Avv. Fabio Loscerbo محامٍ مخوّل بالمرافعة أمام محكمة النقض الإيطالية مسجّل في سجل ممثلي المصالح لدى مجلس النواب الإيطالي في مجال الهجرة عضو مسجّل في سجل الشفافية للاتحاد الأوروبي رقم 280782895721-36 في مجال الهجرة واللجوء ORCID: 0009-0004-7030-0428 أُعدّ هذا المقال بمساعدة أدوات الذكاء الاصطناعي، تحت إشراف المؤلف ومراجعته ومسؤوليته التحريرية. https://ift.tt/FknZtVb

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Consulta n. 40/2026: la successione dei trattenimenti e il richiamo alle garanzie costituzionali https://osservatoriogiuridicoimmigrazione.blogspot.com/2026/10/consulta-n-402026-la-successione-dei.html La Corte costituzionale, nella sentenza n. 40 del 2026, depositata il 27 marzo, si è occupata delle questioni sollevate sull'articolo 6, comma 2-bis, del decreto legislativo n. 142/2015, relative al trattenimento di persone che presentano domanda d'asilo mentre sono già trattenute. La Corte ha dichiarato inammissibili le questioni per difetto di rilevanza. Questo esito processuale non corrisponde a una dichiarazione di legittimità costituzionale di ogni applicazione della disciplina. Nella motivazione emerge il rilievo delle garanzie previste dall'articolo 13 della Costituzione quando si succedono titoli amministrativi che incidono sulla libertà personale. L'intervento legislativo è richiamato come sede appropriata per chiarire la disciplina. Il caso invita a distinguere il trattenimento finalizzato al rimpatrio dalla misura collegata alla domanda di protezione internazionale, verificando per ciascuna i presupposti, la motivazione e la convalida. La tutela della libertà non può dipendere soltanto dalla denominazione della misura: conta la legalità della concreta sequenza dei provvedimenti e l'effettività del controllo giudiziario. Fonte: https://www.cortecostituzionale.it/scheda-pronuncia/2026/40 Avv. Fabio Loscerbo Avvocato Cassazionista Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo ORCID: 0009-0004-7030-0428 Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore. https://ift.tt/FknZtVb

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Secondo il TAR Lazio, la cittadinanza per naturalizzazione coinvolge la composizione della comunità nazionale https://osservatoriogiuridicoimmigrazione.blogspot.com/2026/10/secondo-il-tar-lazio-la-cittadinanza.html Secondo il TAR Lazio, la cittadinanza per naturalizzazione coinvolge la composizione della comunità nazionale Il TAR Lazio, Roma, sezione V bis, nella sentenza 3 gennaio 2025, n. 142, torna su uno dei tratti più rilevanti della cittadinanza per naturalizzazione: la sua natura di provvedimento di alta amministrazione. È un punto di osservazione utile per comprendere la relazione fra sovranità, integrazione e controllo giurisdizionale, senza confondere l'ampiezza del potere pubblico con l'assenza di limiti giuridici. Il principio enunciato La rassegna istituzionale del TAR Lazio registra la pronuncia in materia di concessione ai sensi dell'articolo 9, comma 1, lettera f), della legge n. 91 del 1992. La massima sottolinea che il riconoscimento dello status di cittadino incide sulla composizione della comunità nazionale e comporta valutazioni che attengono anche alla sicurezza, alla stabilità economica e sociale, all'identità nazionale e ai valori della convivenza civile. Questo inquadramento spiega perché la naturalizzazione non coincida con un mero procedimento certificativo del tempo trascorso sul territorio. Residenza e appartenenza giuridica La durata della residenza legale costituisce un requisito normativo di accesso al procedimento, ma non esaurisce necessariamente la valutazione richiesta per la concessione. La legge distingue il possesso delle condizioni per proporre la domanda dall'esercizio del potere amministrativo di accordare lo status. Tale distinzione deve essere mantenuta anche nella comunicazione pubblica: non è corretto descrivere ogni domanda con i requisiti formali come destinata automaticamente ad accoglimento. Al tempo stesso il riferimento all'identità nazionale non autorizza a sostituire il giudizio amministrativo con impressioni generiche sul singolo richiedente. La decisione pubblica resta soggetta alle regole sull'istruttoria, alla coerenza del ragionamento e ai limiti del sindacato di legittimità. L'ampiezza della discrezionalità e l'obbligo di usare elementi pertinenti sono aspetti da considerare congiuntamente. Le implicazioni istituzionali La cittadinanza è uno dei principali luoghi in cui l'ordinamento definisce il passaggio dalla condizione di residente a quella di membro della comunità politica. È quindi comprensibile che la legislazione e la giurisprudenza attribuiscano rilievo a fattori diversi dalla semplice permanenza fisica. Ma proprio il carattere significativo della decisione rende importante la prevedibilità dei criteri applicati, la trasparenza del procedimento nei limiti consentiti e la possibilità di controllo giudiziale su errori, travisamenti e vizi di motivazione. Il rapporto con il diritto dell'Unione europea richiede un'ulteriore precisazione: la determinazione delle condizioni di acquisto della cittadinanza nazionale compete agli Stati membri nei limiti del diritto applicabile; la cittadinanza dell'Unione deriva dalla cittadinanza di uno Stato membro. Non può perciò essere ricavato dalla sola residenza un diritto generalizzato alla naturalizzazione italiana. Il controllo giurisdizionale non è una seconda decisione amministrativa Nel contenzioso sulla naturalizzazione, l'avvocato deve identificare il parametro di legittimità effettivamente violato, non limitarsi a sostenere che la storia personale del richiedente meriti una valutazione diversa. Può essere necessario contestare dati non corrispondenti agli atti, un'istruttoria lacunosa, una motivazione contraddittoria oppure la mancata considerazione di documenti decisivi. Il giudice, di regola, verifica la legittimità della decisione e non attribuisce automaticamente la cittadinanza in sostituzione dell'amministrazione. Una distinzione necessaria Questo orientamento sulla cittadinanza per naturalizzazione non deve essere sovrapposto ai procedimenti per matrimonio o al riconoscimento per discendenza, che presentano presupposti e posizioni soggettive differenti. Il quadro complessivo è plurale: usare la stessa categoria concettuale per tutti i modi di acquisto della cittadinanza produce errori di analisi e talvolta errori processuali. Riferimento giudiziario: TAR Lazio, Roma, sezione V bis, sentenza 3 gennaio 2025, n. 142, Presidente Rizzetto, estensore Giudice. Fonte primaria: Rassegna di giurisprudenza del TAR Lazio n. 1/2025, sezione Cittadinanza. Il commento si fonda sul principio attestato dalla rassegna ufficiale; le considerazioni di sistema sono valutazioni editoriali distinte dalla motivazione giudiziale. Avv. Fabio Loscerbo Avvocato Cassazionista Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo ORCID: 0009-0004-7030-0428 Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore. https://ift.tt/FknZtVb

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Hardeker: quando il giudice del trattenimento verifica il non-refoulement

La Corte di giustizia dell'Unione europea, Quarta Sezione, sentenza 25 giugno 2026, causa C-182/26 PPU, Hardeker, ha chiarito i limiti del controllo giudiziale sul trattenimento a fini di rimpatrio.

Una decisione di rimpatrio può aver individuato più possibili Paesi di destinazione. La necessità di rispettare il divieto di non respingimento assume rilievo nell'esecuzione, ma la Corte distingue il riesame della decisione originaria ormai definitiva dal controllo della legittimità attuale del trattenimento.

Per il difensore è necessario esaminare l'atto di rimpatrio, i Paesi indicati, gli sviluppi successivi, il rischio personale e la sussistenza di una prospettiva ragionevole di allontanamento. Non basta invocare genericamente il non-refoulement senza identificare quale valutazione debba essere svolta e in quale fase.

Il giudice del trattenimento esercita i poteri stabiliti dalla direttiva 2008/115/CE e deve valutare i presupposti attuali della privazione della libertà. La sentenza non attribuisce automaticamente la competenza a riaprire ogni decisione di rimpatrio definitiva.

La distinzione è fondamentale per impostare rimedi giudiziari appropriati, evitando di sovrapporre l'impugnazione del rimpatrio al procedimento sulla libertà personale.

Fonte: https://juris.curia.europa.eu/juris/document/document.jsf?docid=312916&doclang=IT

Avv. Fabio Loscerbo

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Khyber, Pakistan: il Tribunale di Palermo sulla violenza indiscriminata

Il decreto del Tribunale di Palermo del 16 aprile 2026, RG 10485/2025, secondo la ricostruzione giurisprudenziale disponibile, ha riconosciuto la protezione sussidiaria a un richiedente proveniente dal distretto di Khyber, in Pakistan.

La questione riguarda l'articolo 14, lettera c), del decreto legislativo n. 251/2007: occorre valutare l'esistenza di un conflitto armato e il livello di violenza indiscriminata che possa esporre un civile a una minaccia grave e individuale.

L'accertamento non può fermarsi alla denominazione dello Stato di origine. Le informazioni devono essere specifiche rispetto al territorio interessato e aggiornate in relazione al periodo della decisione.

Nella difesa è necessario allegare origine territoriale, vicenda individuale e fonti attendibili sulle condizioni del distretto, verificando anche l'esistenza di fattori personali che incidano sull'esposizione al rischio.

Il riconoscimento disposto in questa fattispecie non costituisce una presunzione permanente in favore di tutti i cittadini pakistani. Il decreto integrale deve essere verificato prima dell'impiego processuale.

Fonte: https://www.dirittoimmigrazionecittadinanza.it/

Avv. Fabio Loscerbo

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Cassazione n. 1411/2026: errori del deposito telematico e rimedi tempestivi

L'ordinanza della Corte di cassazione, Prima Sezione civile, n. 1411 del 22 gennaio 2026, RG 9642/2025, concerne un'impugnazione in materia di protezione internazionale il cui deposito telematico aveva incontrato un errore tecnico.

Il corretto utilizzo del processo civile telematico esige di distinguere invio della busta, ricevute, esito dei controlli automatici e accettazione dell'atto. L'errore riscontrato può richiedere un nuovo deposito e la ricostruzione documentale delle attività compiute nei termini.

Secondo il provvedimento, la valutazione della tempestività non può prescindere dalle circostanze concrete e dalle regole del deposito telematico. È quindi indispensabile conservare ricevute PEC, messaggi di errore e prova del tempestivo intervento correttivo.

Per il professionista la conseguenza è pratica: controllare sempre l'intera sequenza delle comunicazioni telematiche, invece di ritenere sufficiente l'invio iniziale.

Il precedente non elimina le decadenze processuali, ma permette di affrontare in modo giuridicamente fondato le conseguenze di malfunzionamenti documentati e rimedi tempestivamente esperiti.

Fonte: https://www.dirittoimmigrazionecittadinanza.it/

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I figli del cittadino naturalizzato: Tribunale di Trento, RG 3043/2025

La sentenza del Tribunale di Trento del 6 maggio 2026, RG 3043/2025, affronta l'acquisto della cittadinanza italiana da parte dei figli minori conviventi di un genitore che abbia ottenuto la naturalizzazione.

L'articolo 14 della legge n. 91 del 1992 disciplina una fattispecie diversa dalla trasmissione della cittadinanza per discendenza. Le modifiche legislative del 2025 impongono di verificare quale istituto trovi effettivamente applicazione alla situazione del minore.

Secondo la ricostruzione del provvedimento, il Tribunale ha riconosciuto la cittadinanza ai minori, distinguendo il loro acquisto collegato alla naturalizzazione del genitore dai limiti introdotti per alcuni casi di cittadinanza iure sanguinis.

Per le pratiche occorre controllare data di acquisto della cittadinanza da parte del genitore, età dei figli, convivenza, eventuali ulteriori requisiti e documentazione anagrafica.

La sentenza costituisce un riferimento di merito, ma la sua portata non va generalizzata senza leggere la motivazione e considerare gli eventuali sviluppi normativi e giurisprudenziali.

Fonte: https://www.dirittoimmigrazionecittadinanza.it/

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Secondo il TAR Catania, il diniego della cittadinanza per matrimonio non si impugna sempre davanti al TAR

Secondo il TAR Catania, il diniego della cittadinanza per matrimonio non si impugna sempre davanti al TAR

Una domanda di cittadinanza respinta può presentare un problema ancora prima del merito: individuare il giudice davanti al quale contestare il provvedimento. L'ordinanza del TAR Sicilia, Catania, sezione IV, 13 marzo 2024, n. 984, chiarisce un punto decisivo per le controversie sull'acquisto della cittadinanza per matrimonio, quando il diniego prefettizio deriva dalla cessazione del vincolo coniugale.

Una vicenda che impone di distinguere le forme di cittadinanza

La questione esaminata dalla pronuncia riguarda il diniego collegato alla cessazione del matrimonio. Non si tratta, dunque, della naturalizzazione ordinaria fondata sulla residenza, nella quale la concessione è tradizionalmente ricondotta a una valutazione ampiamente discrezionale. Qui viene invece in rilievo il regime della cittadinanza per matrimonio disciplinato dalla legge 5 febbraio 1992, n. 91 e le conseguenze processuali della natura della posizione vantata dal richiedente.

Il principio del TAR

La massima pubblicata dalla Giustizia amministrativa indica che, nel caso considerato, sussiste la giurisdizione del giudice ordinario. Il TAR distingue la posizione di diritto soggettivo che caratterizza la cittadinanza per matrimonio dalla situazione che può emergere qualora l'amministrazione eserciti lo specifico potere discrezionale in materia di sicurezza della Repubblica, previsto dall'articolo 6, comma 1, lettera c), della legge n. 91/1992. Se non sono in discussione comprovati motivi attinenti a quel profilo di sicurezza, il diniego per cessazione del vincolo coniugale rientra, secondo l'ordinanza, nella giurisdizione ordinaria.

Le conseguenze per la difesa

Quando ricevo un provvedimento in tema di cittadinanza, la prima operazione non dovrebbe consistere nel predisporre immediatamente il ricorso, ma nel qualificare la fattispecie. La parola “cittadinanza” nell'oggetto del decreto non basta per individuare il rito. Occorre accertare se il titolo richiesto sia quello per matrimonio, per naturalizzazione oppure una diversa ipotesi di acquisto o riconoscimento; e individuare la ragione concreta del diniego.

Nel caso del matrimonio è essenziale ricostruire la cronologia: presentazione della domanda, durata e persistenza del vincolo, eventuali provvedimenti relativi alla separazione o allo scioglimento, documentazione comunicata alla Prefettura e motivazione del provvedimento finale. L'esame deve tenere conto della versione della disciplina applicabile ratione temporis e delle circostanze del singolo caso.

Il confine con le ragioni di sicurezza

La pronuncia è interessante anche per ciò che non afferma: non sostiene che qualsiasi controversia sulla cittadinanza matrimoniale sia sottratta alla giurisdizione amministrativa in qualunque situazione. La presenza di un diniego basato sul potere valutativo per ragioni inerenti alla sicurezza della Repubblica costituisce un elemento da esaminare distintamente. Non sarebbe dunque corretto ricavare dalla sola parola “matrimonio” una regola processuale universalmente applicabile senza leggere la motivazione.

Un errore di competenza può compromettere la tutela

Il cittadino straniero che subisce il diniego ha bisogno di una risposta sul merito, ma anche di una tutela proposta davanti all'autorità giudiziaria corretta. L'individuazione della giurisdizione incide sulla struttura della domanda, sul rimedio, sulle richieste istruttorie e sui termini. L'eventuale translatio iudicii non dovrebbe mai essere considerata una ragione per trascurare questo controllo preliminare.

La lezione pratica è semplice, benché tecnicamente importante: non tutte le controversie che coinvolgono un'autorità amministrativa appartengono al giudice amministrativo. La natura della situazione soggettiva e il potere effettivamente esercitato contano più del nome dell'amministrazione che ha firmato il provvedimento.

Riferimento giudiziario: TAR Sicilia, Catania, sezione IV, ordinanza 13 marzo 2024, n. 984, Presidente Leggio, estensore Spampinato. Fonte primaria: Giustizia amministrativa, “Sulla giurisdizione in caso di acquisto della cittadinanza per matrimonio”. La massima istituzionale dà conto della decisione sulla giurisdizione; le indicazioni professionali costituiscono elaborazione dell'autore.

Avv. Fabio Loscerbo
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Secondo il TAR Abruzzo, il permesso per cure mediche non esclude sempre il rilascio di un permesso per lavoro https://ift.tt/aMzlqBo Secondo il TAR Abruzzo, il permesso per cure mediche non esclude sempre il rilascio di un permesso per lavoro La disciplina dei permessi di soggiorno impone di distinguere due questioni che non coincidono: la possibilità di convertire formalmente un titolo già posseduto e la possibilità di ottenere un diverso titolo quando ricorrano autonomamente tutti i presupposti sostanziali previsti dalla legge. Il TAR Abruzzo, sede di Pescara, con sentenza 10 marzo 2025, n. 111, ha affrontato questo problema nel rapporto fra permesso per cure mediche e permesso per lavoro subordinato. Il principio affermato nella pronuncia La rassegna istituzionale del TAR Abruzzo riporta una conclusione netta: anche quando non sia possibile la conversione formale del permesso per cure mediche in permesso per lavoro subordinato, quest'ultimo deve comunque essere rilasciato se ne sussistono i presupposti sostanziali di legge. Il criterio valorizza il contenuto effettivo della domanda e la verifica delle condizioni richieste per il titolo lavorativo, evitando che una qualificazione esclusivamente formale esaurisca l'esame amministrativo. Conversione e rilascio: una distinzione decisiva La conversione è un istituto tipico, sottoposto ai limiti e alle condizioni stabilite dalle disposizioni applicabili al titolo originario. Un permesso non espressamente convertibile non diviene convertibile per effetto di questa sentenza. La questione diversa è se l'interessato possa comunque ottenere un titolo per lavoro sulla base di un autonomo fondamento normativo e della sussistenza dei presupposti pertinenti. La pronuncia non legittima a eludere i requisiti d'ingresso, lavoro o soggiorno: richiede che tali requisiti siano verificati in concreto. Come documentare la posizione del richiedente La domanda deve essere istruita con cura, tenendo distinta la storia sanitaria del permesso originario dalla situazione lavorativa effettiva. Possono rilevare la documentazione del rapporto di lavoro, le comunicazioni obbligatorie, le buste paga e gli altri atti attestanti la posizione dello straniero, nei limiti della disciplina applicabile. Non è prudente presumere che un'offerta di lavoro o un singolo documento sia sufficiente per il rilascio; l'istruttoria va calibrata sul titolo giuridico concretamente richiesto. Che cosa verificare in un eventuale diniego Occorre leggere la motivazione per accertare se la Questura abbia respinto la domanda per l'asserita impossibilità di conversione, senza esaminare i requisiti sostanziali di un diverso permesso, oppure se abbia riscontrato una specifica carenza di tali requisiti. I due motivi non sono equivalenti. Nel primo caso la sentenza del TAR Pescara offre un argomento di metodo sul dovere di esame della posizione; nel secondo la difesa deve confrontarsi con gli elementi mancanti e con le norme che li richiedono. La tutela richiede anche la verifica del regime procedimentale, delle comunicazioni ricevute, dei termini di impugnazione e dell'eventuale esigenza cautelare. Il principio richiamato dalla sentenza non garantisce il rilascio automatico del permesso e non elimina la necessità di individuare una base normativa vigente e applicabile al caso. La ricaduta pratica Il contributo della pronuncia è evitare una confusione ricorrente: l'inammissibilità della conversione formale non equivale necessariamente all'impossibilità assoluta di conseguire un titolo lavorativo. Per cittadini stranieri, patronati, avvocati e operatori, la verifica deve partire dall'esatta domanda proposta, dalle condizioni sostanziali e dal quadro normativo vigente al momento della decisione. La sentenza è un precedente utile, non una sanatoria generale delle posizioni prive di requisiti. Riferimento giurisprudenziale: TAR Abruzzo – Pescara, sentenza 10 marzo 2025, n. 111, relatore Lomazzi. Fonte ufficiale: Relazione del TAR Abruzzo sull'attività giurisdizionale, sezione delle massime. Il commento si fonda sul principio pubblicato nella relazione istituzionale e non attribuisce alla pronuncia circostanze fattuali ulteriori non controllate. Avv. Fabio Loscerbo Avvocato Cassazionista Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo ORCID: 0009-0004-7030-0428 Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore. https://ift.tt/FknZtVb

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lunedì 26 ottobre 2026

Episodio 12 – My spouse and children live in Italy_ the authorities must consider my family https://ift.tt/qtuTZj1 Questo episodio include contenuti generati dall’IA.

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بحسب المحكمة الإدارية في بريشيا: تحويل إقامة العمل الموسمي يتطلب الانتباه إلى تاريخ انتهاء التصريح https://ift.tt/eNnlWOE بحسب المحكمة الإدارية في بريشيا: تحويل إقامة العمل الموسمي يتطلب الانتباه إلى تاريخ انتهاء التصريح تناولت المحكمة الإدارية الإقليمية في لومبارديا، فرع بريشيا، القسم الأول، في حكمها رقم 701 الصادر في 20 مايو 2026، رفض تحويل تصريح إقامة للعمل الموسمي إلى إقامة للعمل التابع غير الموسمي. وتوضح هذه القضية أهمية التمييز بين تجديد الإقامة وتحويل نوعها، وعدم الخلط بين المواعيد الموجهة إلى الإدارة وتلك المرتبطة بوضع مقدم الطلب. وقائع القضية كان لدى مقدم الطلب تصريح إقامة موسمي انتهت صلاحيته في 1 نوفمبر 2024، ثم تقدم بطلب التحويل في 20 يناير 2025، أي بعد نحو ثمانين يوماً. وأرسلت المحافظة إشعاراً بأسباب الرفض وطلبت مستندات تكميلية، لكن صاحب الطلب لم يقدم جواباً. وبعد صدور الرفض، لجأ إلى القضاء الإداري. ما الذي قررته المحكمة؟ أوضحت المحكمة أن أجل الستين يوماً الوارد في المادة 5، الفقرة 9 من المرسوم التشريعي 286/1998 يتعلق في هذا السياق بعمل الإدارة، ولا يمكن استعماله باعتباره مهلة عامة تمنح مقدم الطلب حق التحويل بعد انتهاء التصريح. وأكدت أن تحويل الإقامة يفترض وجود تصريح يمكن تحويله وهو ما يزال سارياً، مع مناقشة إمكانية تطبيق حد الستين يوماً بعد الانتهاء على أقصى تقدير، وهي مدة تجاوزها صاحب الطلب في القضية. النتيجة العملية لا ينبغي لطالب التحويل انتظار انتهاء بطاقة الإقامة ثم افتراض أن عقد العمل الجديد يعالج المشكلة تلقائياً. يجب فحص نوع التصريح وتاريخ انتهائه والمستندات الخاصة بالعمل والتواصل مع الجهة المختصة قبل تقديم الطلب. ولا يعني الحكم أن جميع أنواع التصاريح أو جميع حالات التأخير تخضع للحل نفسه. التعامل مع إشعار الرفض أهمية القضية لا تقتصر على التاريخ. فقد أشار الحكم أيضاً إلى إرسال طلب استكمال المستندات وإلى عدم تقديم جواب. لهذا من الضروري قراءة الإشعار، وطلب المساعدة اللغوية والقانونية عند الحاجة، وتجهيز المستندات المطلوبة وإثبات إرسالها في الموعد المناسب. خطوات مفيدة التحقق من نوع الإقامة وتاريخ انتهائها قبل التفكير في التحويل. الحصول على نسخة من الطلب والإيصال وجميع رسائل المحافظة. التمييز بين طلب التجديد وطلب تحويل نوع الإقامة. الرد على الإشعارات المكتوبة مع الاحتفاظ بإثبات الإرسال. إذا صدر قرار بالرفض، مراجعة أساسه القانوني وطرق الطعن دون تأخير. هذا الحكم يبيّن أن الاستعداد المسبق للملف أهم من الاعتماد على افتراض أن التأخير يمكن إصلاحه في كل الحالات. كما أن تطبيقه على ملف مختلف يتطلب قراءة النص الكامل وتحديد التشريع الواجب التطبيق. الحكم والمصدر: المحكمة الإدارية الإقليمية في لومبارديا، فرع بريشيا، القسم الأول، الحكم رقم 701/2026 المنشور في 20 مايو 2026، رقم الدعوى 1220/2025. النص الرسمي للحكم. Avv. Fabio Loscerbo محامٍ مخوّل بالترافع أمام محكمة النقض الإيطالية والمحاكم العليا مسجل في سجل ممثلي المصالح لدى مجلس النواب الإيطالي في مجال الهجرة ممثل مصالح مسجل في سجل الشفافية للاتحاد الأوروبي رقم 280782895721-36 في مجال الهجرة واللجوء ORCID: 0009-0004-7030-0428 أُعد هذا المقال بمساعدة أدوات الذكاء الاصطناعي، تحت إدارة المؤلف ومراجعته ومسؤوليته التحريرية. https://ift.tt/6AUtZBJ

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Sipas TAR-it të Breshias, leja për pritje punësimi nuk jepet kur mungonin kushtet fillestare të hyrjes për punë https://ift.tt/8tiOknQ Sipas TAR-it të Breshias, leja për pritje punësimi nuk jepet kur mungonin kushtet fillestare të hyrjes për punë Gjykata Administrative Rajonale për Lombardinë, dega e Breshias, seksioni I, në vendimin nr. 477 të 2 prillit 2026, shqyrtoi refuzimin e një kërkese për leje qëndrimi në pritje të punësimit. Vendimi është i rëndësishëm për të kuptuar dallimin ndërmjet humbjes së një pune të ligjshme dhe mungesës së kushteve bazë për hyrje që nga fillimi. Çfarë kishte ndodhur? Një shoqëri kishte kërkuar shumë autorizime punësimi në kuadrin e flukseve migratore. Pas kontrolleve, autoritetet konstatuan se ajo nuk ishte aktive dhe revokuan disa autorizime. Një punëtor, i cili nuk kishte filluar marrëdhënie pune me këtë shoqëri, kërkoi më pas leje qëndrimi për pritje punësimi. Prefettura e Mantovës e refuzoi kërkesën. Vendimi i gjykatës Sipas TAR-it të Breshias, leja për pritje punësimi nuk mund të përdoret për të zëvendësuar një procedurë hyrjeje për punë që nuk është përfunduar me sukses për shkak të mungesës së kushteve ligjore të domosdoshme. Gjykata theksoi se autorizimi për një punëdhënës të caktuar nuk është një autorizim i përgjithshëm për punë me çdo punëdhënës tjetër. A ka rëndësi mirëbesimi i punëtorit? Personi pretendonte se rrethanat ishin jashtë përgjegjësisë së tij. Gjykata e trajtoi ligjshmërinë objektive të situatës si çështje të dallueshme nga mungesa e fajit personal. Prandaj, vetëm fakti se punëtori nuk ka shkaktuar problemet e punëdhënësit nuk mjafton domosdoshmërisht për të fituar titullin e kërkuar. Si duhet përgatitur dosja? Duhet të ruhen autorizimi fillestar i punës, komunikimet me punëdhënësin, dokumentet e hyrjes në Itali, provat e çdo pune të kryer dhe vendimi përfundimtar i administratës. Një kontratë e re ose punësim i mëvonshëm nuk e bën automatikisht të paligjshëm një refuzim të mëparshëm. Megjithatë, rrethanat e reja mund të kërkojnë shqyrtimin e rrugëve të tjera ligjore. Çfarë të kontrolloni? Nëse autorizimi fillestar ishte i vlefshëm dhe i bazuar në kushte reale. Nëse marrëdhënia e punës është krijuar vërtet dhe kur ka përfunduar. Cila ishte arsyeja konkrete e revokimit të autorizimit. Cilat dokumente iu dorëzuan administratës. Cila gjykatë dhe cilat afate zbatohen për kundërshtimin e vendimit. Vendimi nuk duhet të interpretohet sikur çdo person që humbet punën humbet edhe mundësinë e qëndrimit. Ai lidhet me një rast ku kushtet e hyrjes nëpërmjet punësimit rezultuan të mangëta që në origjinë. Çdo dosje kërkon shqyrtim individual. Vendimi dhe burimi: TAR Lombardia, Brescia, seksioni I, vendimi nr. 477/2026, publikuar më 2 prill 2026, R.G. 539/2025. Teksti zyrtar i vendimit. Avv. Fabio Loscerbo Avokat i autorizuar për përfaqësim përpara Gjykatës së Kasacionit dhe gjykatave të larta italiane I regjistruar në Regjistrin e përfaqësuesve të interesave të Dhomës së Deputetëve të Italisë në fushën e imigracionit Përfaqësues interesash i regjistruar në Regjistrin e Transparencës së Bashkimit Evropian, nr. 280782895721-36, në fushën e Migracionit dhe Azilit ORCID: 0009-0004-7030-0428 Artikulli është hartuar me ndihmën e mjeteve të inteligjencës artificiale, nën drejtimin, rishikimin dhe përgjegjësinë editoriale të autorit. https://ift.tt/6AUtZBJ

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Secondo il TAR Milano, un'uscita eccezionale dall'Italia non esclude necessariamente l'emersione dal lavoro irregolare

Secondo il TAR Milano, un'uscita eccezionale dall'Italia non esclude necessariamente l'emersione dal lavoro irregolare

Un requisito temporale apparentemente chiaro può generare difficoltà quando gli eventi della vita rendono materialmente impossibile rispettarlo. Il TAR Lombardia, Milano, sezione III, con sentenza 3 novembre 2023, n. 2564, ha esaminato l'obbligo di non aver lasciato il territorio nazionale dall'8 marzo 2020 previsto, nell'ambito dell'emersione lavorativa, dall'articolo 103 del decreto-legge 34/2020.

Il fatto giuridicamente rilevante

La procedura straordinaria di emersione richiedeva il rispetto di requisiti specifici, fra i quali quello della permanenza nel territorio nazionale in una determinata finestra temporale. L'amministrazione aveva considerato l'allontanamento come elemento ostativo. La questione sottoposta al giudice era se la previsione dovesse operare in modo assolutamente inderogabile anche quando l'uscita fosse stata resa inevitabile da circostanze eccezionali.

La risposta del Tribunale amministrativo

Secondo il TAR Milano, la disposizione non deve essere interpretata come inderogabile in ogni situazione. Occorre ammettere eccezioni quando eventi concreti abbiano reso impossibile per lo straniero evitare l'allontanamento, tenendo conto degli interessi coinvolti. L'amministrazione deve quindi verificare se l'uscita dal territorio sia stata imposta da ragioni eccezionali, anziché limitarsi alla constatazione puramente formale del viaggio.

Una regola circoscritta alla fattispecie

Il principio non consente di ignorare genericamente i presupposti di ogni procedura di soggiorno. Si riferisce all'interpretazione dell'articolo 103 del decreto-legge 34/2020 nel contesto della sanatoria lavorativa e alla prova di eventi eccezionali. Non equivale ad affermare che ogni viaggio all'estero o qualunque esigenza personale impedisca l'applicazione della norma ostativa.

Quali prove cercare?

Una difesa dovrebbe ricostruire esattamente date, motivi dell'uscita e dell'eventuale rientro, documentazione di viaggio, comunicazioni e prove degli eventi che avrebbero imposto l'allontanamento. La sola affermazione di necessità non è sufficiente: occorre dimostrare concretamente perché una condotta alternativa non fosse praticabile.

Il significato per l'istruttoria amministrativa

Il caso rivela l'importanza di valutare il rapporto fra una prescrizione legale e la sua applicazione a circostanze non ordinarie. L'amministrazione deve considerare gli elementi potenzialmente decisivi, mentre il difensore deve distinguere i fatti documentati dalle semplici allegazioni. La richiesta di riesame e l'eventuale impugnazione devono essere costruite intorno alla norma specifica e alla cronologia del caso.

Indicazioni conclusive

La sentenza rappresenta un esempio di interpretazione non meccanica dei requisiti di emersione, senza trasformare l'eccezione in regola. La sua utilità per altri procedimenti è anzitutto metodologica: identificare l'obbligo applicabile, la ragione dell'inadempimento apparente e le prove che consentono di giudicarlo.

Fonte: TAR Lombardia, Milano, sez. III, sentenza 3 novembre 2023, n. 2564, Pres. Bignami, Est. Fornataro, riportata nella relazione ufficiale del TAR Milano per il 2024. Commento sulla sintesi ufficiale; per uso processuale è necessario verificare il testo integrale.

Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: 0009-0004-7030-0428
Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore.