domenica 21 giugno 2026

Segnalazione SIS e rifiuto del visto di ingresso: limiti al diniego automatico dopo la sentenza della Corte Costituzionale numero 6 del 2026

 Segnalazione SIS e rifiuto del visto di ingresso: limiti al diniego automatico dopo la sentenza della Corte Costituzionale numero 6 del 2026

Abstract

Il presente contributo analizza il rapporto tra segnalazione nel Sistema Informativo Schengen (SIS) e diniego del visto di ingresso alla luce della recente evoluzione giurisprudenziale italiana ed europea. In particolare, viene esaminata la sentenza del TAR Lazio, Sezione Seconda Bis, pubblicata il 6 maggio 2026, che ha annullato il rigetto di un visto di studio motivato esclusivamente dalla presenza di una segnalazione SIS inserita da un altro Stato membro. L’articolo approfondisce il ruolo del Regolamento UE numero 1861 del 2018, la procedura di consultazione preventiva tra Stati membri e il superamento dell’automatismo tra segnalazione Schengen e diniego del titolo di ingresso o soggiorno. Centrale appare il richiamo alla sentenza numero 6 del 2026 della Corte Costituzionale, che impone una valutazione individuale e proporzionata della posizione dello straniero, fondata sulla concreta esistenza di una minaccia per l’ordine pubblico o la sicurezza pubblica.

Segnalazione SIS e rifiuto del visto di ingresso: limiti al diniego automatico dopo la sentenza della Corte Costituzionale numero 6 del 2026

La questione del rapporto tra segnalazione nel Sistema Informativo Schengen e rilascio dei visti di ingresso rappresenta oggi uno dei punti più delicati del diritto dell’immigrazione europeo. Per lungo tempo la presenza di una segnalazione SIS ai fini del rifiuto di ingresso è stata interpretata, nella prassi amministrativa e in parte della giurisprudenza, come elemento sostanzialmente ostativo al rilascio di un visto o di un titolo di soggiorno da parte degli altri Stati membri dell’area Schengen.

Tale impostazione si è progressivamente consolidata soprattutto nei procedimenti consolari relativi ai visti per studio, lavoro o ricongiungimento familiare, nei quali l’amministrazione tendeva a fondare il rigetto quasi esclusivamente sull’esistenza della segnalazione inserita da altro Stato membro, senza procedere ad una reale valutazione individuale della posizione del richiedente.

La recente evoluzione normativa e giurisprudenziale sembra però orientarsi in direzione opposta.

Particolarmente significativa appare la sentenza del TAR Lazio, Sezione Seconda Bis, pubblicata il 6 maggio 2026, relativa al ricorso numero R.G. 3984/2026, con cui il giudice amministrativo ha annullato il provvedimento del Consolato Generale d’Italia ad Istanbul che aveva respinto una richiesta di visto di studio sul presupposto della presenza di una segnalazione SIS inserita dalla Grecia.

Il Tribunale amministrativo ha ritenuto illegittimo il diniego poiché fondato sulla mera esistenza della segnalazione, senza alcuna verifica concreta circa la reale pericolosità del richiedente per l’ordine pubblico o la sicurezza pubblica. La decisione assume particolare rilievo poiché richiama espressamente la recente sentenza numero 6 del 2026 della Corte Costituzionale, destinata ad incidere profondamente sull’interpretazione del sistema Schengen in materia di immigrazione.

La Corte Costituzionale, infatti, pur pronunciandosi nell’ambito delle procedure di regolarizzazione previste dall’articolo 103 del decreto-legge numero 34 del 2020, ha espresso principi suscettibili di estensione generale all’intera disciplina dei titoli di ingresso e soggiorno.

Secondo la Corte, il sistema introdotto dal Regolamento UE numero 1861 del 2018 non attribuisce più alla segnalazione SIS un effetto automaticamente preclusivo. Al contrario, impone agli Stati membri una valutazione individuale e proporzionata della posizione dello straniero.

La sentenza del TAR Lazio richiama ampiamente il contenuto dell’articolo 27 del Regolamento UE numero 1861 del 2018, che disciplina il meccanismo della consultazione preventiva tra lo Stato membro che intende rilasciare il visto e lo Stato segnalante.

Il regolamento prevede infatti che, prima del rilascio di un visto di lunga durata o di un permesso di soggiorno ad un soggetto segnalato nel SIS, gli Stati membri interessati debbano consultarsi attraverso lo scambio di informazioni supplementari. La decisione finale resta comunque attribuita allo Stato che deve rilasciare il titolo, il quale è tenuto a valutare concretamente la sussistenza di una minaccia attuale per l’ordine pubblico o la sicurezza pubblica.

Particolarmente rilevante appare il passaggio in cui il TAR Lazio afferma che il diniego risulta illegittimo “in quanto nega il visto per effetto della mera segnalazione nel SIS senza accertare, in concreto, se, sulla base delle ragioni che hanno portato alla segnalazione, lo straniero sia una minaccia per l’ordine pubblico o la sicurezza pubblica”.

Si tratta di un principio destinato ad incidere profondamente sulle future prassi consolari e amministrative.

L’impostazione tradizionale, fondata su una sorta di automatismo tra segnalazione Schengen e rigetto della domanda, viene infatti sostituita da un modello fondato sulla valutazione concreta della persona, delle circostanze individuali e della reale attualità del pericolo.

In tale prospettiva, assume particolare importanza anche la motivazione del provvedimento amministrativo. Il semplice richiamo all’esistenza della segnalazione SIS non appare più sufficiente. L’amministrazione dovrà esplicitare le ragioni per cui ritiene che il richiedente costituisca concretamente una minaccia per l’ordine pubblico o la sicurezza pubblica, valutando altresì la proporzionalità della misura restrittiva rispetto alla finalità perseguita.

La questione assume rilievo anche sotto il profilo delle garanzie procedimentali previste dagli articoli 41 e 47 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, richiamati nel ricorso esaminato dal TAR Lazio. L’obbligo di buona amministrazione e il diritto ad una tutela effettiva impongono infatti che il richiedente possa conoscere le ragioni reali del diniego e contestarne la legittimità in sede giurisdizionale.

La progressiva erosione dell’automatismo tra segnalazione SIS e diniego del titolo di ingresso o soggiorno potrebbe produrre effetti rilevanti anche in altri settori del diritto dell’immigrazione, inclusi i procedimenti relativi alla protezione complementare, ai permessi di soggiorno e alle procedure di regolarizzazione.

Il sistema delineato dal Regolamento UE numero 1861 del 2018 sembra infatti orientato verso un modello nel quale la sicurezza europea non viene perseguita mediante automatismi amministrativi, ma attraverso valutazioni individuali fondate su criteri di proporzionalità, concretezza e adeguatezza.

La sentenza del TAR Lazio del 6 maggio 2026 rappresenta quindi uno dei primi segnali di un possibile mutamento strutturale nell’interpretazione del rapporto tra sistema Schengen e diritto dell’immigrazione, con un progressivo rafforzamento delle garanzie individuali dello straniero nei confronti delle decisioni amministrative fondate sulle segnalazioni SIS.

Avv. Fabio Loscerbo
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

الحماية الخاصة بعد مرسوم كوترو: الاندماج ما زال مهماً


 

sabato 20 giugno 2026

Permiso de trabajo estacional vencido: ¿todavía es posible convertirlo en un permiso de trabajo? https://ift.tt/7Gf3YBz Buenos días, soy el abogado Fabio Loscerbo y este es un nuevo episodio del podcast Derecho de Inmigración. Hoy hablamos de una importante sentencia del Tribunal Administrativo Regional de Lombardía sobre la conversión de un permiso de residencia por trabajo estacional en un permiso de residencia por trabajo por cuenta ajena. El caso se refiere a un trabajador extranjero que tenía un permiso de trabajo estacional con vencimiento el 30 de septiembre de 2023. Sin embargo, las autoridades le entregaron físicamente el documento recién el 16 de octubre de 2023, cuando ya había expirado. Posteriormente, el trabajador solicitó la conversión de su permiso en un permiso de residencia por trabajo por cuenta ajena. La Prefectura revocó la autorización alegando que la solicitud había sido presentada después del vencimiento del permiso. El Tribunal no estuvo de acuerdo. Los jueces señalaron que el retraso no era responsabilidad del trabajador. Además, recordaron que la jurisprudencia ya ha establecido que la expiración del permiso de residencia no impide automáticamente su conversión. Según el Tribunal, lo que realmente importa son los requisitos sustanciales: haber trabajado legalmente en Italia, disponer de una oferta de empleo válida y cumplir las condiciones previstas por la legislación de inmigración. La expiración formal del permiso no puede prevalecer sobre estos elementos, especialmente cuando el solicitante demuestra una verdadera voluntad de trabajar e integrarse en la sociedad italiana. Por esta razón, el Tribunal anuló la decisión de la Prefectura y ordenó a la administración volver a examinar la solicitud. Esta sentencia transmite un mensaje importante: el derecho de inmigración no debe aplicarse de manera excesivamente burocrática. Cuando una persona cumple los requisitos establecidos por la ley, los retrasos administrativos no deberían impedirle regularizar su situación y continuar trabajando legalmente en Italia. Gracias por escuchar este episodio del podcast Derecho de Inmigración. Soy el abogado Fabio Loscerbo y los espero en el próximo episodio. Questo episodio include contenuti generati dall’IA.

via Avv. Fabio Loscerbo https://ift.tt/nVxyEeF

Permiso de trabajo estacional vencido: ¿todavía es posible convertirlo en un permiso de trabajo?

Buenos días, soy el abogado Fabio Loscerbo y este es un nuevo episodio del podcast Derecho de Inmigración. Hoy hablamos de una importante sentencia del Tribunal Administrativo Regional de Lombardía sobre la conversión de un permiso de residencia por trabajo estacional en un permiso de residencia por trabajo por cuenta ajena. El caso se refiere a un trabajador extranjero que tenía un permiso de trabajo estacional con vencimiento el 30 de septiembre de 2023. Sin embargo, las autoridades le entregaron físicamente el documento recién el 16 de octubre de 2023, cuando ya había expirado. Posteriormente, el trabajador solicitó la conversión de su permiso en un permiso de residencia por trabajo por cuenta ajena. La Prefectura revocó la autorización alegando que la solicitud había sido presentada después del vencimiento del permiso. El Tribunal no estuvo de acuerdo. Los jueces señalaron que el retraso no era responsabilidad del trabajador. Además, recordaron que la jurisprudencia ya ha establecido que la expiración del permiso de residencia no impide automáticamente su conversión. Según el Tribunal, lo que realmente importa son los requisitos sustanciales: haber trabajado legalmente en Italia, disponer de una oferta de empleo válida y cumplir las condiciones previstas por la legislación de inmigración. La expiración formal del permiso no puede prevalecer sobre estos elementos, especialmente cuando el solicitante demuestra una verdadera voluntad de trabajar e integrarse en la sociedad italiana. Por esta razón, el Tribunal anuló la decisión de la Prefectura y ordenó a la administración volver a examinar la solicitud. Esta sentencia transmite un mensaje importante: el derecho de inmigración no debe aplicarse de manera excesivamente burocrática. Cuando una persona cumple los requisitos establecidos por la ley, los retrasos administrativos no deberían impedirle regularizar su situación y continuar trabajando legalmente en Italia. Gracias por escuchar este episodio del podcast Derecho de Inmigración. Soy el abogado Fabio Loscerbo y los espero en el próximo episodio.

Questo episodio include contenuti generati dall’IA.

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SIS Alerts and Entry Visa Refusals: Italian Courts Move Against Automatic Denials

 SIS Alerts and Entry Visa Refusals: Italian Courts Move Against Automatic Denials

A recent judgment issued by the Regional Administrative Court of Lazio may significantly reshape the relationship between Schengen Information System alerts and entry visa refusals across Europe.

In its decision published on May 6, 2026, the court annulled a study visa refusal issued by the Italian Consulate in Istanbul against a foreign student who had been flagged in the SIS database by Greece.

For years, many European administrations treated SIS alerts almost as automatic grounds for denying visas or residence permits. In practice, once a person was flagged in the Schengen system by one Member State, consular authorities in another State often rejected the application without carrying out a detailed individual assessment.

The recent Italian ruling signals a possible shift away from that approach.

The court held that the Italian administration could not deny the visa solely because of the existence of the SIS alert. Instead, authorities must verify whether the applicant actually represents a current threat to public order or public security.

The judgment relies heavily on EU Regulation number 1861 of 2018, which governs the functioning of the Schengen Information System. In particular, Article 27 of the regulation establishes a consultation mechanism between Member States before refusing or granting long-term visas or residence permits to individuals flagged in the SIS.

According to the court, the regulation does not impose automatic refusals. On the contrary, it requires a concrete and individualized evaluation of the foreign national’s situation.

The decision also echoes the reasoning adopted by the Italian Constitutional Court in judgment number 6 of 2026, which criticized the idea that SIS alerts should automatically prevent the issuance of immigration documents.

The Constitutional Court emphasized that European law increasingly requires proportionality and individual assessment rather than rigid administrative automatism.

This evolution could have major consequences not only for study visas, but also for work visas, family reunification procedures, residence permits, and broader immigration policies within the Schengen area.

The ruling is particularly important because it challenges a long-standing administrative culture centered on security-based presumptions. Under the new interpretation emerging from Italian courts, the existence of an SIS alert is no longer sufficient by itself. Authorities must explain why the person constitutes a genuine and current danger.

For immigration lawyers and policymakers across Europe, the case may represent the beginning of a broader redefinition of the balance between border security and individual rights within the Schengen system.

Fabio Loscerbo, Attorney at Law
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

giovedì 18 giugno 2026

إشارات SIS ورفض التأشيرات: القضاء الإيطالي يضع حدوداً للرفض التلقائي

 إشارات SIS ورفض التأشيرات: القضاء الإيطالي يضع حدوداً للرفض التلقائي

قد يشكل حكم حديث صادر عن المحكمة الإدارية الإقليمية في لاتسيو تحولاً مهماً في العلاقة بين الإشارات المسجلة في نظام معلومات شنغن SIS وقرارات رفض تأشيرات الدخول داخل أوروبا.

ففي قرار نُشر بتاريخ 6 مايو 2026، ألغت المحكمة قرار رفض تأشيرة دراسة صادر عن القنصلية الإيطالية في إسطنبول بحق طالب أجنبي كانت اليونان قد أدرجت بحقه إشارة في نظام SIS.

ولسنوات طويلة، اعتبرت العديد من الإدارات الأوروبية أن وجود إشارة SIS يشكل سبباً شبه تلقائي لرفض التأشيرات أو تصاريح الإقامة. وفي الممارسة العملية، كان يكفي أن تقوم دولة عضو بإدراج شخص في نظام شنغن حتى تبادر سلطات قنصلية في دولة أخرى إلى رفض طلبه دون إجراء تقييم فردي حقيقي لوضعه الشخصي.

لكن الحكم الإيطالي الأخير يبدو وكأنه بداية لتغيير هذا النهج.

فقد أكدت المحكمة أن الإدارة الإيطالية لا يمكنها رفض التأشيرة لمجرد وجود الإشارة في نظام SIS. بل يتوجب على السلطات التحقق بصورة فعلية مما إذا كان مقدم الطلب يشكل تهديداً حقيقياً وحالياً للنظام العام أو للأمن العام.

ويستند الحكم بشكل أساسي إلى لائحة الاتحاد الأوروبي رقم 1861 لسنة 2018، التي تنظم عمل نظام معلومات شنغن. وتنص المادة 27 من هذه اللائحة على آلية تشاور بين الدول الأعضاء قبل رفض أو منح تأشيرات الإقامة الطويلة أو تصاريح الإقامة للأشخاص المسجلين في نظام SIS.

ووفقاً للمحكمة، فإن اللائحة الأوروبية لا تفرض رفضاً تلقائياً. بل على العكس، تفرض إجراء تقييم فردي وملموس لوضع الشخص الأجنبي.

كما استند القرار إلى الحكم رقم 6 لسنة 2026 الصادر عن المحكمة الدستورية الإيطالية، والذي انتقد فكرة أن إشارات SIS يجب أن تؤدي تلقائياً إلى منع إصدار وثائق الهجرة أو الإقامة.

وأكدت المحكمة الدستورية أن القانون الأوروبي يتجه بشكل متزايد نحو اعتماد مبادئ التناسب والتقييم الفردي بدلاً من الآليات الإدارية الجامدة والتلقائية.

وقد تكون لهذا التطور آثار مهمة ليس فقط على تأشيرات الدراسة، بل أيضاً على تأشيرات العمل ولمّ الشمل العائلي وتصاريح الإقامة والسياسات الأوروبية المتعلقة بالهجرة داخل فضاء شنغن.

وتكتسب هذه القضية أهمية خاصة لأنها تشكك في ثقافة إدارية طويلة اعتمدت على افتراضات مرتبطة بالأمن. فوفقاً للتفسير القضائي الجديد الذي بدأ يظهر في إيطاليا، لم يعد وجود إشارة SIS كافياً بحد ذاته. بل يجب على السلطات أن توضح لماذا يشكل الشخص خطراً حقيقياً وفورياً.

وبالنسبة لمحامي الهجرة وصنّاع القرار الأوروبيين، قد تمثل هذه القضية بداية إعادة تعريف أوسع للعلاقة بين أمن الحدود والحقوق الفردية داخل نظام شنغن.

المحامي فابيو لوتشيربو
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

Alertas SIS y rechazo de visados: los tribunales italianos cuestionan las denegaciones automáticas

 Alertas SIS y rechazo de visados: los tribunales italianos cuestionan las denegaciones automáticas

Una reciente sentencia del Tribunal Administrativo Regional del Lacio podría modificar profundamente la relación entre las alertas del Sistema de Información Schengen y los rechazos de visados de entrada en Europa.

En una decisión publicada el 6 de mayo de 2026, el Tribunal anuló el rechazo de un visado de estudios emitido por el Consulado italiano en Estambul contra un estudiante extranjero que había sido señalado en el sistema SIS por Grecia.

Durante años, muchas administraciones europeas trataron las alertas SIS casi como motivos automáticos para rechazar visados o permisos de residencia. En la práctica, cuando una persona aparecía señalada en el sistema Schengen por un Estado miembro, las autoridades consulares de otro Estado solían rechazar la solicitud sin realizar una verdadera evaluación individual.

La reciente decisión italiana parece marcar un cambio de rumbo.

El Tribunal afirmó que la administración italiana no podía rechazar el visado únicamente por la existencia de la alerta SIS. Las autoridades deben verificar concretamente si el solicitante representa realmente una amenaza actual para el orden público o la seguridad pública.

La sentencia se basa ampliamente en el Reglamento UE número 1861 de 2018, que regula el funcionamiento del Sistema de Información Schengen. En particular, el artículo 27 del reglamento establece un mecanismo de consulta entre los Estados miembros antes de rechazar o conceder visados de larga duración o permisos de residencia a personas señaladas en el SIS.

Según el Tribunal, el reglamento europeo no impone rechazos automáticos. Por el contrario, exige una evaluación concreta e individualizada de la situación del ciudadano extranjero.

La decisión también retoma el razonamiento adoptado por el Tribunal Constitucional italiano en la sentencia número 6 de 2026, que criticó la idea de que una alerta SIS deba impedir automáticamente la expedición de documentos migratorios.

El Tribunal Constitucional subrayó que el derecho europeo exige cada vez más principios de proporcionalidad y evaluación individual, en lugar de automatismos administrativos rígidos.

Esta evolución podría tener consecuencias importantes no solo para los visados de estudios, sino también para los visados de trabajo, los procedimientos de reunificación familiar, los permisos de residencia y, en general, para las políticas migratorias dentro del espacio Schengen.

La decisión es especialmente relevante porque cuestiona una cultura administrativa basada en presunciones vinculadas a la seguridad. Según la interpretación que comienza a consolidarse en la jurisprudencia italiana, la existencia de una alerta SIS ya no es suficiente por sí sola. Las autoridades deben demostrar por qué la persona constituiría un peligro real y actual.

Para los abogados especializados en derecho migratorio y para los responsables políticos europeos, este caso podría representar el inicio de una redefinición más amplia del equilibrio entre seguridad fronteriza y derechos individuales dentro del sistema Schengen.

Avv. Fabio Loscerbo
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

العنوان: تصريح الإقامة للعمل: الإدانة الجنائية وحدها لا تكفي لرفض التجديد https://ift.tt/I0TAPlw صباح الخير، أنا المحامي فابيو لوتشيربو، وهذه حلقة جديدة من بودكاست قانون الهجرة. نتحدث اليوم عن حكم مهم صادر عن المحكمة الإدارية الإقليمية في إميليا رومانيا، نُشر بتاريخ 12 يونيو 2026. ويتعلق هذا الحكم بتجديد تصريح الإقامة للعمل والعلاقة بين الإدانات الجنائية وحق الأجنبي في الإقامة القانونية في إيطاليا. تتعلق القضية بمواطن مغربي وصل إلى إيطاليا عام 2013 كقاصر غير مصحوب بذويه. وبعد سنوات من الإقامة القانونية والعمل، رفضت مديرية شرطة مودينا تجديد تصريح إقامته بسبب إدانة جنائية مرتبطة بجرائم تتعلق بالمخدرات. قام صاحب الطلب بالطعن في القرار أمام المحكمة الإدارية، موضحاً أن الإدارة اكتفت بالإشارة إلى الإدانة الجنائية دون إجراء تقييم حقيقي لوضعه الشخصي. وقد أيدت المحكمة موقفه. وأكد القضاة أن الإدانة الجنائية لا يمكن أن تؤدي بشكل تلقائي إلى رفض أو سحب تصريح الإقامة. بل يجب على الإدارة إجراء تقييم فعلي ومحدد لمدى خطورة الشخص على المجتمع، مع الأخذ في الاعتبار تاريخه الشخصي، ومستوى اندماجه الاجتماعي والمهني، وخطورة الوقائع المنسوبة إليه، وجميع الظروف المتعلقة بالقضية. كما ذكّرت المحكمة بالمبادئ التي أرستها المحكمة الدستورية الإيطالية والمحكمة الأوروبية لحقوق الإنسان، والتي تفرض تحقيق توازن بين متطلبات الأمن العام وحق الأجنبي في احترام حياته الخاصة والعائلية. وفي هذه القضية، رأت المحكمة أن قرار الرفض الصادر عن مديرية الشرطة لم يتضمن أي تقييم حقيقي لمدى الخطورة الاجتماعية لمقدم الطلب. ولهذا السبب تم إلغاء القرار، وأُلزمت الإدارة بإعادة دراسة الملف وفقاً للمبادئ التي حددها الحكم. ويؤكد هذا القرار مبدأً أساسياً في قانون الهجرة، وهو أن قضايا تصاريح الإقامة لا يمكن أن تُحسم من خلال إجراءات أو افتراضات تلقائية. فكل حالة يجب أن تُدرس بشكل فردي وعادل، مع مراعاة ظروف الشخص المعني. شكراً لكم على الاستماع إلى هذه الحلقة من بودكاست قانون الهجرة. أنا المحامي فابيو لوتشيربو، وإلى اللقاء في الحلقة القادمة. Questo episodio include contenuti generati dall’IA. via Diritto dell'Immigrazione https://ift.tt/tFRmy5K https://ift.tt/KvV3J7d

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العنوان: تصريح الإقامة للعمل: الإدانة الجنائية وحدها لا تكفي لرفض التجديد https://ift.tt/tFRmy5K صباح الخير، أنا المحامي فابيو لوتشيربو، وهذه حلقة جديدة من بودكاست قانون الهجرة. نتحدث اليوم عن حكم مهم صادر عن المحكمة الإدارية الإقليمية في إميليا رومانيا، نُشر بتاريخ 12 يونيو 2026. ويتعلق هذا الحكم بتجديد تصريح الإقامة للعمل والعلاقة بين الإدانات الجنائية وحق الأجنبي في الإقامة القانونية في إيطاليا. تتعلق القضية بمواطن مغربي وصل إلى إيطاليا عام 2013 كقاصر غير مصحوب بذويه. وبعد سنوات من الإقامة القانونية والعمل، رفضت مديرية شرطة مودينا تجديد تصريح إقامته بسبب إدانة جنائية مرتبطة بجرائم تتعلق بالمخدرات. قام صاحب الطلب بالطعن في القرار أمام المحكمة الإدارية، موضحاً أن الإدارة اكتفت بالإشارة إلى الإدانة الجنائية دون إجراء تقييم حقيقي لوضعه الشخصي. وقد أيدت المحكمة موقفه. وأكد القضاة أن الإدانة الجنائية لا يمكن أن تؤدي بشكل تلقائي إلى رفض أو سحب تصريح الإقامة. بل يجب على الإدارة إجراء تقييم فعلي ومحدد لمدى خطورة الشخص على المجتمع، مع الأخذ في الاعتبار تاريخه الشخصي، ومستوى اندماجه الاجتماعي والمهني، وخطورة الوقائع المنسوبة إليه، وجميع الظروف المتعلقة بالقضية. كما ذكّرت المحكمة بالمبادئ التي أرستها المحكمة الدستورية الإيطالية والمحكمة الأوروبية لحقوق الإنسان، والتي تفرض تحقيق توازن بين متطلبات الأمن العام وحق الأجنبي في احترام حياته الخاصة والعائلية. وفي هذه القضية، رأت المحكمة أن قرار الرفض الصادر عن مديرية الشرطة لم يتضمن أي تقييم حقيقي لمدى الخطورة الاجتماعية لمقدم الطلب. ولهذا السبب تم إلغاء القرار، وأُلزمت الإدارة بإعادة دراسة الملف وفقاً للمبادئ التي حددها الحكم. ويؤكد هذا القرار مبدأً أساسياً في قانون الهجرة، وهو أن قضايا تصاريح الإقامة لا يمكن أن تُحسم من خلال إجراءات أو افتراضات تلقائية. فكل حالة يجب أن تُدرس بشكل فردي وعادل، مع مراعاة ظروف الشخص المعني. شكراً لكم على الاستماع إلى هذه الحلقة من بودكاست قانون الهجرة. أنا المحامي فابيو لوتشيربو، وإلى اللقاء في الحلقة القادمة. Questo episodio include contenuti generati dall’IA.

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العنوان: تصريح الإقامة للعمل: الإدانة الجنائية وحدها لا تكفي لرفض التجديد

صباح الخير، أنا المحامي فابيو لوتشيربو، وهذه حلقة جديدة من بودكاست قانون الهجرة.
نتحدث اليوم عن حكم مهم صادر عن المحكمة الإدارية الإقليمية في إميليا رومانيا، نُشر بتاريخ 12 يونيو 2026. ويتعلق هذا الحكم بتجديد تصريح الإقامة للعمل والعلاقة بين الإدانات الجنائية وحق الأجنبي في الإقامة القانونية في إيطاليا.
تتعلق القضية بمواطن مغربي وصل إلى إيطاليا عام 2013 كقاصر غير مصحوب بذويه. وبعد سنوات من الإقامة القانونية والعمل، رفضت مديرية شرطة مودينا تجديد تصريح إقامته بسبب إدانة جنائية مرتبطة بجرائم تتعلق بالمخدرات.
قام صاحب الطلب بالطعن في القرار أمام المحكمة الإدارية، موضحاً أن الإدارة اكتفت بالإشارة إلى الإدانة الجنائية دون إجراء تقييم حقيقي لوضعه الشخصي.
وقد أيدت المحكمة موقفه.
وأكد القضاة أن الإدانة الجنائية لا يمكن أن تؤدي بشكل تلقائي إلى رفض أو سحب تصريح الإقامة. بل يجب على الإدارة إجراء تقييم فعلي ومحدد لمدى خطورة الشخص على المجتمع، مع الأخذ في الاعتبار تاريخه الشخصي، ومستوى اندماجه الاجتماعي والمهني، وخطورة الوقائع المنسوبة إليه، وجميع الظروف المتعلقة بالقضية.
كما ذكّرت المحكمة بالمبادئ التي أرستها المحكمة الدستورية الإيطالية والمحكمة الأوروبية لحقوق الإنسان، والتي تفرض تحقيق توازن بين متطلبات الأمن العام وحق الأجنبي في احترام حياته الخاصة والعائلية.
وفي هذه القضية، رأت المحكمة أن قرار الرفض الصادر عن مديرية الشرطة لم يتضمن أي تقييم حقيقي لمدى الخطورة الاجتماعية لمقدم الطلب. ولهذا السبب تم إلغاء القرار، وأُلزمت الإدارة بإعادة دراسة الملف وفقاً للمبادئ التي حددها الحكم.
ويؤكد هذا القرار مبدأً أساسياً في قانون الهجرة، وهو أن قضايا تصاريح الإقامة لا يمكن أن تُحسم من خلال إجراءات أو افتراضات تلقائية. فكل حالة يجب أن تُدرس بشكل فردي وعادل، مع مراعاة ظروف الشخص المعني.
شكراً لكم على الاستماع إلى هذه الحلقة من بودكاست قانون الهجرة.
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