lunedì 26 ottobre 2026

Secondo il TAR Milano, un'uscita eccezionale dall'Italia non esclude necessariamente l'emersione dal lavoro irregolare

Secondo il TAR Milano, un'uscita eccezionale dall'Italia non esclude necessariamente l'emersione dal lavoro irregolare

Un requisito temporale apparentemente chiaro può generare difficoltà quando gli eventi della vita rendono materialmente impossibile rispettarlo. Il TAR Lombardia, Milano, sezione III, con sentenza 3 novembre 2023, n. 2564, ha esaminato l'obbligo di non aver lasciato il territorio nazionale dall'8 marzo 2020 previsto, nell'ambito dell'emersione lavorativa, dall'articolo 103 del decreto-legge 34/2020.

Il fatto giuridicamente rilevante

La procedura straordinaria di emersione richiedeva il rispetto di requisiti specifici, fra i quali quello della permanenza nel territorio nazionale in una determinata finestra temporale. L'amministrazione aveva considerato l'allontanamento come elemento ostativo. La questione sottoposta al giudice era se la previsione dovesse operare in modo assolutamente inderogabile anche quando l'uscita fosse stata resa inevitabile da circostanze eccezionali.

La risposta del Tribunale amministrativo

Secondo il TAR Milano, la disposizione non deve essere interpretata come inderogabile in ogni situazione. Occorre ammettere eccezioni quando eventi concreti abbiano reso impossibile per lo straniero evitare l'allontanamento, tenendo conto degli interessi coinvolti. L'amministrazione deve quindi verificare se l'uscita dal territorio sia stata imposta da ragioni eccezionali, anziché limitarsi alla constatazione puramente formale del viaggio.

Una regola circoscritta alla fattispecie

Il principio non consente di ignorare genericamente i presupposti di ogni procedura di soggiorno. Si riferisce all'interpretazione dell'articolo 103 del decreto-legge 34/2020 nel contesto della sanatoria lavorativa e alla prova di eventi eccezionali. Non equivale ad affermare che ogni viaggio all'estero o qualunque esigenza personale impedisca l'applicazione della norma ostativa.

Quali prove cercare?

Una difesa dovrebbe ricostruire esattamente date, motivi dell'uscita e dell'eventuale rientro, documentazione di viaggio, comunicazioni e prove degli eventi che avrebbero imposto l'allontanamento. La sola affermazione di necessità non è sufficiente: occorre dimostrare concretamente perché una condotta alternativa non fosse praticabile.

Il significato per l'istruttoria amministrativa

Il caso rivela l'importanza di valutare il rapporto fra una prescrizione legale e la sua applicazione a circostanze non ordinarie. L'amministrazione deve considerare gli elementi potenzialmente decisivi, mentre il difensore deve distinguere i fatti documentati dalle semplici allegazioni. La richiesta di riesame e l'eventuale impugnazione devono essere costruite intorno alla norma specifica e alla cronologia del caso.

Indicazioni conclusive

La sentenza rappresenta un esempio di interpretazione non meccanica dei requisiti di emersione, senza trasformare l'eccezione in regola. La sua utilità per altri procedimenti è anzitutto metodologica: identificare l'obbligo applicabile, la ragione dell'inadempimento apparente e le prove che consentono di giudicarlo.

Fonte: TAR Lombardia, Milano, sez. III, sentenza 3 novembre 2023, n. 2564, Pres. Bignami, Est. Fornataro, riportata nella relazione ufficiale del TAR Milano per il 2024. Commento sulla sintesi ufficiale; per uso processuale è necessario verificare il testo integrale.

Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: 0009-0004-7030-0428
Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore.

domenica 25 ottobre 2026

Episodio 12 – Mon conjoint et mes enfants vivent en Italie _ l'administration doit prendre en compte ma famille

Questo episodio include contenuti generati dall’IA.

via Diritto dell'Immigrazione https://ift.tt/tCKvAJ6

Tribunale di Palermo: cautelare sull'obbligo di dimora nella procedura di frontiera

Un decreto cautelare del Tribunale di Palermo del 27 giugno 2026, segnalato dalla dottrina senza estremi numerici qui acquisiti, concerne una misura che imponeva a un richiedente asilo la permanenza presso il centro di Villa Sikania.

Il provvedimento viene descritto come una sospensione adottata inaudita altera parte. Non equivale a una decisione definitiva sulla validità di ogni obbligo di dimora nelle procedure di frontiera.

La difesa deve distinguere gli effetti materiali della restrizione, la base legale, l'informazione ricevuta e la tutela cautelare concretamente esperibile.

La pronuncia è utile quale spunto per approfondire il controllo urgente delle misure di limitazione della libertà. Il testo integrale non è stato acquisito e non è corretto attribuirle una ratio più ampia sulla base della sola ricostruzione secondaria.

Riferimento: https://www.dirittoimmigrazionecittadinanza.it/

Avv. Fabio Loscerbo

Avvocato Cassazionista

Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione

Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo

ORCID: 0009-0004-7030-0428

Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore.

Cassazione n. 1451/2026: termine per impugnare l'espulsione dopo l'allontanamento

La Cassazione civile, Prima Sezione, con ordinanza n. 1451 del 22 gennaio 2026, è richiamata in rassegne specialistiche sul termine di opposizione al decreto di espulsione.

La disciplina distingue il termine ordinario da quello più lungo applicabile quando il ricorrente si trova all'estero. La situazione concreta al momento dell'impugnazione deve essere provata, senza utilizzare in modo automatico la sola residenza anagrafica.

Per il difensore occorre ricostruire notifica dell'espulsione, data dell'allontanamento, luogo di presenza effettiva e modalità di deposito del ricorso.

I termini processuali vanno sempre calcolati sulla norma applicabile e sulla fattispecie individuale. Il testo integrale dell'ordinanza non è stato direttamente acquisito: la massima va verificata sul provvedimento prima di utilizzarla in giudizio.

Riferimento: https://www.dirittoimmigrazionecittadinanza.it/

Avv. Fabio Loscerbo

Avvocato Cassazionista

Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione

Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo

ORCID: 0009-0004-7030-0428

Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore.

Cassazione n. 11424/2026: interesse del minore ed espulsione del genitore

La Cassazione civile, Prima Sezione, ordinanza n. 11424 del 28 aprile 2026, è segnalata dalla rassegna specialistica per il rapporto fra procedimento ex articolo 31 del Testo unico immigrazione ed espulsione.

Il procedimento minorile valuta i gravi motivi connessi allo sviluppo psicofisico del minore e l'eventuale autorizzazione alla permanenza del familiare. La pendenza del giudizio può incidere sull'adozione di un provvedimento di allontanamento secondo le condizioni applicabili.

La difesa deve produrre prova del legame familiare, della pendenza del procedimento e delle ragioni concrete di tutela del minore, distinguendo domanda presentata e provvedimento già riconosciuto.

Non ogni domanda tardiva o generica produce necessariamente l'effetto invocato. Il testo integrale dell'ordinanza non è stato direttamente acquisito e occorre verificarne dispositivo e fattispecie.

Riferimento: https://www.dirittoimmigrazionecittadinanza.it/

Avv. Fabio Loscerbo

Avvocato Cassazionista

Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione

Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo

ORCID: 0009-0004-7030-0428

Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore.

Corte costituzionale n. 63/2026: cittadinanza per discendenza e regime transitorio

La Corte costituzionale, con sentenza n. 63/2026 depositata il 30 aprile 2026, ha affrontato la nuova disciplina della cittadinanza iure sanguinis introdotta nel 2025.

La decisione ha dichiarato non fondate alcune questioni e inammissibili altre, nei limiti della specifica controversia. Non equivale alla soluzione definitiva di ogni problema relativo agli effetti della riforma nel tempo.

Per la ricostruzione della posizione del richiedente assumono rilievo data e luogo di nascita, linea di discendenza, eventuali ulteriori cittadinanze, istanze già presentate e condizioni transitorie.

Il difensore deve distinguere l'orientamento della sentenza dalle questioni ancora sottoposte al vaglio giurisdizionale e dai rinvii pregiudiziali successivi. Solo il dispositivo e la motivazione integrale consentono di valutare la sua portata.

Riferimento: https://www.cortecostituzionale.it/scheda-pronuncia/2026/63

Avv. Fabio Loscerbo

Avvocato Cassazionista

Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione

Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo

ORCID: 0009-0004-7030-0428

Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore.

La ricevuta del permesso di soggiorno non è un provvedimento: perché bisogna distinguere deposito, istruttoria e decisione

La ricevuta del permesso di soggiorno non è un provvedimento: perché bisogna distinguere deposito, istruttoria e decisione

Una delle difficoltà ricorrenti nella tutela degli stranieri è l'equivoco sul significato della ricevuta rilasciata dopo la presentazione di una domanda di permesso di soggiorno. Il documento è importante: consente di dimostrare l'avvio dell'iter amministrativo e, nei casi stabiliti dalla legge, concorre a garantire la continuità di determinate facoltà durante l'attesa. Non equivale, però, alla decisione dell'autorità competente.

Tre momenti distinti

Il deposito dell'istanza, lo svolgimento dell'istruttoria e l'adozione del provvedimento finale sono momenti giuridicamente differenti. L'istanza può essere ricevuta senza che siano già stati verificati tutti i requisiti. La Questura può richiedere integrazioni o compiere accertamenti e, alla fine, adottare un provvedimento favorevole o negativo. Conoscere questa sequenza evita aspettative improprie.

Il valore della ricevuta

La ricevuta ufficiale costituisce una prova documentale della presentazione di una determinata domanda, nei limiti del suo contenuto. In materia di lavoro, l'articolo 5, comma 9-bis, del d.lgs. 286/1998 prevede garanzie specifiche, soggette alle condizioni stabilite dalla disposizione. Non ogni semplice appuntamento o schermata di prenotazione equivale alla presentazione dell'istanza, né tutte le categorie di permesso producono effetti identici.

La necessità di conoscere il tipo di domanda

La posizione di chi rinnova un titolo per lavoro è diversa da quella di chi presenta una richiesta iniziale o chiede un titolo sulla base di ragioni familiari o di protezione. Ogni procedura richiede di individuare la disposizione che consente il rilascio, l'autorità competente e gli effetti della pendenza. È pericoloso trasferire automaticamente la soluzione adottata per una categoria alle altre.

Quando il procedimento si arresta

Il mero trascorrere del tempo non spiega perché non sia stata emessa una decisione. È opportuno ricostruire data e modalità della domanda, ricevuta, eventuale fotosegnalamento, documenti prodotti e richieste dell'ufficio. Il difensore può chiedere notizie sullo stato del procedimento e, qualora sussistano le condizioni, esercitare l'accesso documentale previsto dalla legge n. 241/1990. Una comunicazione precisa deve identificare la pratica e indicare ciò che concretamente si domanda all'amministrazione.

L'errore di considerare il silenzio un assenso

Nel sistema dei titoli di soggiorno non è corretto presumere che ogni istanza non decisa entro il termine sia stata accolta per silenzio. Il termine ordinariamente indicato dall'articolo 5, comma 9, del Testo unico non coincide con un automatismo generalizzato di approvazione. Gli effetti dell'inerzia e gli strumenti di tutela devono essere verificati in rapporto alla specifica fattispecie.

Un metodo di lavoro per la difesa

Nella gestione professionale considero utile formare fin dall'inizio un fascicolo cronologico: copia completa dell'istanza, documento precedente, ricevuta, comunicazioni e attestazioni di consegna. Quando emergono criticità, occorre distinguere i fatti provati da quelli soltanto riferiti. La richiesta all'amministrazione dovrebbe essere finalizzata a far emergere l'eventuale passaggio mancante, invece di limitarsi a un generico invito a procedere.

Le conseguenze pratiche per la persona

L'attesa può incidere su lavoro, organizzazione familiare e rapporti con gli uffici. Proprio per questo è necessario comunicare al richiedente con precisione quali effetti siano riconducibili alla ricevuta e quali, invece, richiedano un titolo effettivamente rilasciato o ulteriori verifiche. Per i viaggi internazionali, in particolare, devono essere esaminate separatamente le regole applicabili: la disponibilità di una ricevuta non garantisce di per sé qualsiasi attraversamento di frontiera.

La certezza giuridica comincia dalla corretta qualificazione dei documenti. La ricevuta dimostra un passaggio procedimentale importante; la decisione finale determina l'esito della domanda. Tra i due momenti opera l'istruttoria, ed è lì che la difesa deve poter intervenire con metodo e documenti attendibili.

Riferimenti normativi: decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, art. 5, commi 9 e 9-bis; legge 7 agosto 1990, n. 241, art. 2 e disposizioni sull'accesso documentale. Normattiva.

Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: 0009-0004-7030-0428
Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore.

sabato 24 ottobre 2026

L'elezione di domicilio presso l'avvocato nelle pratiche di immigrazione: come verificare la regolarità di una notifica

L'elezione di domicilio presso l'avvocato nelle pratiche di immigrazione: come verificare la regolarità di una notifica

Quando il cittadino straniero indica formalmente il proprio difensore quale domiciliatario di una pratica amministrativa, la gestione delle comunicazioni assume rilievo essenziale per l'effettività del diritto di difesa. Può accadere che un ufficio consideri già comunicata una decisione senza che il professionista ne abbia ricevuto copia. In tali situazioni occorre prima ricostruire i documenti e le modalità di comunicazione, senza trarre conclusioni automatiche.

Distinguere i procedimenti

Le domande relative ai permessi di soggiorno, le procedure di protezione internazionale e le controversie giudiziarie seguono discipline differenti. Perciò la validità di un'elezione di domicilio e le modalità di notificazione vanno esaminate in relazione allo specifico procedimento, alla normativa temporalmente applicabile e agli atti depositati.

La documentazione da ricostruire

È necessario conservare l'istanza originaria, la procura o l'incarico professionale, l'eventuale dichiarazione di elezione di domicilio, le attestazioni di ricezione, le successive comunicazioni e ogni variazione del recapito. Occorre accertare quale indirizzo fosse stato effettivamente comunicato all'ufficio e se vi siano state successive modifiche.

Chiedere prova della comunicazione

Se l'amministrazione afferma di aver notificato il provvedimento, il difensore può richiedere copia dell'atto e degli elementi che documentano le modalità di notificazione: destinatario, recapito utilizzato, data, ricevute e altri documenti pertinenti. L'accesso documentale, ove ne sussistano i presupposti, trova il proprio riferimento negli articoli 22 e seguenti della legge 7 agosto 1990, n. 241. Il confronto tra gli atti del fascicolo e il domicilio validamente eletto consente di valutare se vi siano contestazioni fondate.

Le conseguenze non sono automatiche

Un possibile vizio nella notificazione non equivale, da solo, a una illegittimità sostanziale del provvedimento. Occorre distinguere gli effetti sulla comunicazione e sull'eventuale decorrenza dei termini da quelli che riguardano l'istruttoria e la motivazione del diniego. In particolare, non si può presumere che i termini di ricorso restino indefinitamente aperti: la verifica dipende dalle norme applicabili e dalle concrete modalità con cui l'interessato ha avuto conoscenza dell'atto.

La tutela professionale richiede tempestività

Quando emerge un problema di notificazione, è prudente verificare immediatamente gli atti e il rimedio giurisdizionale pertinente. Nelle procedure di protezione internazionale devono essere considerate le regole speciali del decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25, mentre le controversie sui titoli di soggiorno possono presentare differenti criteri di giurisdizione e di impugnazione. Anche la possibilità di misure cautelari deve essere valutata nel singolo caso.

Prevenire il contenzioso

Nella pratica professionale è opportuno indicare con chiarezza il domicilio eletto nella prima istanza, documentare l'avvenuta ricezione della dichiarazione e richiamarla nelle successive interlocuzioni. Le amministrazioni, a loro volta, dovrebbero mantenere fascicoli coerenti e comunicazioni verificabili. La precisione documentale tutela la persona interessata e consente all'ufficio di individuare e correggere eventuali disallineamenti.

Il rispetto delle garanzie procedimentali non è un adempimento marginale. È la condizione perché una decisione amministrativa possa essere conosciuta e, quando necessario, contestata nelle forme e nei tempi previsti dall'ordinamento.

Riferimenti normativi: legge 7 agosto 1990, n. 241, artt. 3 e 22 e seguenti; decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25, nelle disposizioni applicabili al procedimento concreto.

Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: 0009-0004-7030-0428
Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore.

venerdì 23 ottobre 2026

Clausola discrezionale Dublino: la CGUE nella causa C-511/25

La Corte di giustizia ha deciso il 24 settembre 2026 la causa C-511/25, Ministerstvo vnitra contro E.K., sulla portata della clausola discrezionale dell'articolo 17 del regolamento Dublino III.

Secondo il principio richiamato nella rassegna, la facoltà di uno Stato membro di esaminare una domanda può assumere rilievo anche quando la competenza sia stata individuata in base al criterio residuale dell'articolo 3, paragrafo 2.

Si tratta di un potere discrezionale e non di una regola che permette automaticamente al richiedente di scegliere lo Stato competente. Nella pratica occorre documentare i fatti invocati e distinguere i criteri obbligatori dalla possibile applicazione della clausola.

Per la difesa è essenziale ricostruire il percorso procedurale Dublino, le decisioni sulla competenza e le specifiche ragioni poste a sostegno della richiesta di esame da parte dello Stato.

Fonte: https://curia.europa.eu/

Avv. Fabio Loscerbo

Avvocato Cassazionista

Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione

Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo

ORCID: 0009-0004-7030-0428

Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore.

Protezione temporanea e asilo: la sentenza Jilin esclude la sospensione automatica

La CGUE, Terza Sezione, con sentenza del 1° ottobre 2026 nella causa C-249/25, Jilin, ECLI:EU:C:2026:806, ha esaminato la sospensione automatica dell'istruttoria d'asilo di una persona già beneficiaria della protezione temporanea.

Il caso riguarda un cittadino cinese di origine uigura che aveva ottenuto la protezione temporanea in qualità di familiare di una cittadina ucraina. L'amministrazione olandese aveva rinviato l'esame della sua domanda di asilo fino alla conclusione del periodo di protezione.

La Corte ha chiarito che la protezione temporanea non giustifica una sospensione generalizzata della procedura ordinaria incompatibile con i termini europei. Le eventuali deroghe organizzative devono rispettare le condizioni previste dalla disciplina UE.

Il difensore deve verificare quando la domanda sia stata presentata, quali atti siano stati notificati e quale motivazione giustifichi il mancato esame. Il diritto alla decisione sulla protezione internazionale resta distinto dalla temporanea legittimazione al soggiorno.

Fonte: https://curia.europa.eu/site/upload/docs/application/pdf/2026-10/cp260137it.pdf

Avv. Fabio Loscerbo

Avvocato Cassazionista

Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione

Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo

ORCID: 0009-0004-7030-0428

Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore.

Misure alternative all'espulsione sospesa: Cassazione n. 6374/2026

La Cassazione civile, Prima Sezione, nell'ordinanza n. 6374 del 18 febbraio 2026, è richiamata in una rassegna specialistica per i rapporti tra sospensione dell'efficacia esecutiva del decreto di espulsione e misure alternative al trattenimento.

Secondo la ricostruzione disponibile, la sospensione dell'atto presupposto comporta conseguenze sulle misure adottate per garantirne l'esecuzione. Occorre leggere integralmente il provvedimento per ricostruire il contenuto della statuizione e i suoi limiti.

Sul piano operativo il difensore deve accertare quale provvedimento sia stato sospeso, la data e l'efficacia della sospensione, le misure in corso e l'autorità competente alla loro revoca.

Il tema riguarda la coerenza degli atti amministrativi e giurisdizionali: non è sufficiente considerare isolatamente una misura accessoria quando cambia l'efficacia del provvedimento cui essa è collegata.

Fonte: https://www.dirittoimmigrazionecittadinanza.it/

Avv. Fabio Loscerbo

Avvocato Cassazionista

Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione

Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo

ORCID: 0009-0004-7030-0428

Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore.

Opposizione all'espulsione e legami familiari: Cassazione n. 1428/2026

La Cassazione civile, Prima Sezione, ordinanza n. 1428 del 22 gennaio 2026, viene segnalata dalle rassegne specialistiche in materia di espulsione e tutela della vita familiare.

La valutazione dell'allontanamento non può essere ridotta, nella fattispecie esaminata, a una presunzione assoluta ricavata dall'esistenza di precedenti penali. Occorre esaminare l'attualità della pericolosità e la condizione familiare, nei limiti stabiliti dalla disciplina applicabile.

Ai fini della difesa è fondamentale documentare convivenza, cura dei figli, durata del soggiorno, rapporti familiari effettivi ed eventuali condotte sopravvenute. Le circostanze individuali vanno collegate ai motivi d'opposizione e al quadro dell'articolo 8 della CEDU.

Il precedente non preclude ogni espulsione di persone con legami familiari in Italia. Richiede una motivazione e un bilanciamento fondati sui fatti, da verificare mediante lettura integrale dell'ordinanza.

Fonte: https://www.dirittoimmigrazionecittadinanza.it/

Avv. Fabio Loscerbo

Avvocato Cassazionista

Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione

Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo

ORCID: 0009-0004-7030-0428

Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore.

Ricongiungimento da Gaza: un caso del Tribunale di Bologna sui figli maggiorenni

Una sentenza del Tribunale di Bologna dell'11 maggio 2026, segnalata da una rassegna specialistica senza numero qui disponibile, riguarda il ricongiungimento di una rifugiata palestinese con figli maggiorenni rimasti nella Striscia di Gaza.

Il problema centrale è l'interpretazione del requisito dell'invalidità totale e dell'impossibilità di provvedere ai bisogni essenziali, in presenza di condizioni umanitarie eccezionali. Secondo la ricostruzione della rassegna, il Tribunale ha adottato una lettura attenta alla situazione concreta dei familiari.

Non si tratta di un riconoscimento automatico del ricongiungimento di ogni figlio maggiorenne proveniente da una zona di conflitto. La ratio va verificata nel testo integrale, distinguendo condizioni personali, documenti disponibili e disposizioni applicate.

È una questione importante per le iniziative urgenti a tutela dell'unità familiare: il ricorso deve documentare puntualmente il rischio, il legame familiare, gli ostacoli alla sopravvivenza autonoma e le condizioni della domanda.

Fonte: https://www.dirittoimmigrazionecittadinanza.it/

Avv. Fabio Loscerbo

Avvocato Cassazionista

Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione

Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo

ORCID: 0009-0004-7030-0428

Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore.