sabato 10 ottobre 2026

Il silenzio della Questura non può lasciare lo straniero senza tutela

Il rinnovo del permesso non può restare senza risposta: come affrontare i ritardi della Questura

Il rinnovo del permesso non può restare senza risposta: come affrontare i ritardi della Questura

Chi attende il rinnovo del permesso di soggiorno conosce bene la distanza che può separare la presentazione della domanda dalla disponibilità del nuovo documento. Non è una semplice questione di attesa: il protrarsi del procedimento può creare problemi nel lavoro, nei rapporti con il datore, nei servizi e nella gestione dei documenti familiari. È però essenziale distinguere il ritardo amministrativo dalla perdita del diritto al soggiorno.

L'articolo 5, comma 9, del decreto legislativo 286/1998 prevede, nei casi disciplinati dalla disposizione, un termine di sessanta giorni per il rilascio, rinnovo o conversione del permesso. Questo termine non significa che il documento venga materialmente consegnato in ogni caso entro due mesi, né che il suo decorso comporti automaticamente il rigetto della domanda. Il ritardo va valutato nella specifica procedura e può richiedere iniziative formali per ottenere una decisione.

Il valore della ricevuta e la tutela del lavoro

Per il lavoratore straniero, l'articolo 5, comma 9-bis, riconosce, alle condizioni previste dalla norma, la possibilità di soggiornare legittimamente e continuare temporaneamente a lavorare in attesa del rilascio o rinnovo, anche oltre il termine di sessanta giorni. Sono centrali la tempestiva presentazione dell'istanza secondo le regole applicabili e la ricevuta rilasciata dall'ufficio competente. Non basta affermare genericamente che «la pratica è in corso»: bisogna dimostrare quale domanda è stata presentata, quando e con quali attestazioni.

La ricevuta va conservata insieme alla copia dell'istanza, al precedente titolo, alle comunicazioni della Questura e agli eventuali avvisi di convocazione. È prudente verificare che recapiti e domicilio indicati siano corretti e aggiornati, così da non perdere richieste istruttorie o provvedimenti.

Come intervenire quando non arriva alcuna decisione

In una prima fase è utile chiedere informazioni documentate sullo stato del procedimento, indicando numero pratica, data di deposito e recapiti. Se l'inerzia persiste, una diffida motivata può richiamare l'obbligo dell'amministrazione di concludere il procedimento e chiedere un riscontro espresso. Il rimedio giurisdizionale per il silenzio deve essere valutato secondo la natura della posizione azionata, la competenza del giudice e la disciplina specifica: non esiste una soluzione processuale unica per ogni pratica di soggiorno.

Quando il ritardo produce conseguenze concrete, conviene documentarle: contestazioni del datore, difficoltà di accesso a servizi, convocazioni mancate, necessità familiari comprovate. Questi elementi non sostituiscono i presupposti della domanda, ma consentono di rappresentare il pregiudizio e di formulare un'istanza più precisa.

Una buona pratica difensiva

Il punto decisivo è trasformare un'attesa indistinta in una vicenda amministrativa ricostruibile: data dell'istanza, ricevuta, eventuali integrazioni, richieste di informazioni e risposte ricevute. Il professionista deve inoltre verificare se sia stato notificato un preavviso di rigetto o un provvedimento espresso: in tali casi la strategia e i termini di tutela cambiano sensibilmente.

Il permesso di soggiorno è un documento amministrativo, ma le conseguenze della sua mancata definizione ricadono sulla vita quotidiana delle persone. Una gestione corretta del procedimento tutela l'interessato e rende verificabile l'azione dell'amministrazione. Il primo passo non è moltiplicare solleciti generici: è costruire una pratica completa, cronologica e giuridicamente leggibile.

Riferimenti: decreto legislativo 286/1998, art. 5, commi 4, 9 e 9-bis; legge 241/1990, art. 2 (obbligo di conclusione del procedimento), nei limiti della sua applicabilità.


Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: 0009-0004-7030-0428
Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore.

Accesso civico al Piano nazionale del Patto UE: TAR Lazio n. 4084/2026

Accesso civico al Piano nazionale del Patto UE: TAR Lazio n. 4084/2026

Con sentenza n. 4084/2026, pubblicata il 4 marzo, il TAR Lazio ha accolto il ricorso relativo alla richiesta di accesso civico generalizzato al Piano nazionale di attuazione del Patto europeo sulla migrazione e sull'asilo. Il Ministero dell'Interno aveva negato l'ostensione integrale richiamando sicurezza pubblica, ordine pubblico, relazioni internazionali e natura preparatoria del documento.

Il Tribunale ha ritenuto che tali ragioni non fossero state sostenute dall'indicazione di un pregiudizio concreto agli interessi protetti. La qualificazione del Piano come documento preparatorio non è bastata a giustificarne la sottrazione integrale all'accesso civico generalizzato disciplinato dall'articolo 5, comma 2, del decreto legislativo n. 33/2013.

Il principio operativo: quando l'Amministrazione rifiuta l'accesso, deve indicare perché la conoscenza del documento determinerebbe uno specifico pregiudizio a uno degli interessi tutelati, non limitandosi a richiamare categorie astratte. Il giudice ha annullato il diniego e disposto l'esibizione dei documenti nel termine assegnato.

La sentenza non comporta l'accessibilità illimitata a qualsiasi atto connesso alla sicurezza o all'immigrazione. Conferma invece la necessità di una motivazione concreta e verificabile. Per il professionista che presenta richieste di accesso, è un riferimento utile nella contestazione di dinieghi generici o motivati con formule standardizzate.

Fonte: TAR Lazio n. 4084/2026, ricostruzione e sentenza.


Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428
Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore.

Prosieguo amministrativo dopo i 18 anni: la Corte d’Appello dell’Aquila valorizza il percorso individuale

Prosieguo amministrativo dopo i 18 anni: la Corte d’Appello dell’Aquila valorizza il percorso individuale

Il raggiungimento della maggiore età costituisce un passaggio delicato per i minori stranieri non accompagnati. La Corte d'Appello dell'Aquila, con decreto del 14 luglio 2026, ha esaminato una richiesta di prosieguo amministrativo, riconoscendo la prosecuzione dell'accompagnamento fino al ventunesimo anno di età in favore di un giovane con un concreto percorso di integrazione.

La misura, disciplinata dall'articolo 13, comma 2, della legge n. 47/2017, consente al Tribunale per i minorenni di disporre, in presenza dei presupposti, l'affidamento ai servizi sociali anche dopo il compimento dei diciotto anni, quando sia necessario un sostegno prolungato al percorso verso l'autonomia.

Il provvedimento valorizza lingua italiana, formazione e orientamento lavorativo. Sono circostanze che permettono di dimostrare il carattere effettivo e non meramente dichiarato del percorso personale. Non si tratta di un'estensione automatica del soggiorno o dell'accoglienza per ogni neomaggiorenne: sono decisivi il progetto individuale e la valutazione del giudice.

La decisione è utile anche quando la richiesta venga proposta dopo il diciottesimo compleanno, poiché impedisce di considerare il dato anagrafico, di per sé, come ragione sempre ostativa. Dal punto di vista operativo, è opportuno raccogliere relazioni dei servizi sociali, attestati formativi, documenti scolastici e documentazione lavorativa che ricostruiscano l'effettivo percorso di autonomia.


Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
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Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore.

Cittadinanza del figlio minore: convivenza effettiva e genitori separati secondo il Tribunale di Palermo

Cittadinanza del figlio minore: convivenza effettiva e genitori separati secondo il Tribunale di Palermo

La sentenza dell'11 giugno 2026 del Tribunale di Palermo affronta la cittadinanza dei figli minorenni di genitori naturalizzati italiani ai sensi dell'articolo 14 della legge n. 91/1992. Il nodo riguarda la prova della convivenza quando i genitori non abbiano la medesima residenza anagrafica oppure la relazione familiare sia organizzata dopo una separazione.

La disposizione richiede la convivenza con il genitore che acquista la cittadinanza. Secondo il giudice, questo presupposto non deve essere ridotto a una verifica esclusivamente anagrafica: possono assumere rilievo l'affidamento condiviso, la continuità dei rapporti e l'effettiva partecipazione del genitore alla vita quotidiana del figlio.

Convivenza sostanziale non significa irrilevanza del requisito legale. La sentenza interpreta il criterio alla luce delle circostanze del caso concreto, senza eliminare la necessità di dimostrare un effettivo rapporto familiare. Si tratta inoltre di una decisione di merito, non di una modifica legislativa.

Nelle pratiche relative ai figli di genitori separati è utile allegare provvedimenti di affidamento, documenti scolastici, informazioni sulla gestione quotidiana, dichiarazioni e ulteriori elementi idonei a ricostruire la relazione. La presenza di residenze distinte non dovrebbe chiudere automaticamente l'istruttoria, ma richiede una prova particolarmente accurata dei rapporti effettivi.


Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
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Contratto di convivenza con cittadino italiano: il permesso non è requisito per la registrazione

Contratto di convivenza con cittadino italiano: il permesso non è requisito per la registrazione

Il Tribunale di Milano, con sentenza n. 3901 dell'11 maggio 2026, ha affrontato il rifiuto del Comune di Milano di registrare un contratto di convivenza tra una cittadina italiana e un cittadino marocchino, sul presupposto che quest'ultimo fosse privo di valido permesso di soggiorno.

La legge n. 76/2016 riconosce la convivenza di fatto come relazione stabile tra due persone maggiorenni unite da legami affettivi di coppia e reciproca assistenza morale e materiale. La dichiarazione anagrafica è uno strumento di prova, non un elemento che costituisce la relazione. La mancanza del titolo di soggiorno non può quindi essere trasformata, automaticamente, in una condizione ostativa alla registrazione del contratto.

Il giudice ha accolto il ricorso e ordinato di procedere all'iscrizione anagrafica e all'annotazione. Il provvedimento distingue lo status amministrativo dello straniero dalla sussistenza della relazione affettiva e dal diritto di documentarla secondo la disciplina civilistica applicabile.

Occorre comunque evitare un equivoco: la registrazione della convivenza non comporta di per sé il rilascio automatico di un permesso di soggiorno. Per ogni successiva istanza resta necessario verificare il titolo richiesto, i requisiti sostanziali e le norme applicabili al rapporto familiare. La sentenza è un riferimento per contestare dinieghi anagrafici basati esclusivamente sull'irregolarità del soggiorno.

Fonte: Diritto, Immigrazione e Cittadinanza, rassegna famiglia e minori.


Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
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تغيير عنوان السكن في إيطاليا: تحديث الإقامة والبيانات لدى الجهات المختصة https://ift.tt/bnDtQeH طلب الجنسية الإيطالية عبر الإنترنت: كيف تتجنب الأخطاء في إعداد الملف؟ التقدم بطلب للحصول على الجنسية الإيطالية ليس مجرد ملء استمارة إلكترونية. فالملف الجيد يبدأ بمراجعة الأساس القانوني للطلب، والوثائق الشخصية، وتطابق البيانات في المستندات الأجنبية والإيطالية. وقد تؤدي الاختلافات في كتابة الاسم أو تاريخ الميلاد إلى طلب توضيحات تؤخر دراسة الملف. تحديد نوع الطلب أولاً تختلف شروط الجنسية بحسب الأساس القانوني، مثل الإقامة أو الزواج، ولذلك لا يجوز افتراض أن الشروط أو المدد واحدة للجميع. قبل البدء ينبغي تحديد المسار المناسب والتحقق من المدة القانونية المطلوبة ومن توافر شروطه الفعلية. الدخول إلى البوابة والوثائق توضح وزارة الداخلية الإيطالية أن الشخص المقيم في إيطاليا يقدم الطلب عبر بوابة الخدمات الإلكترونية باستخدام الهوية الرقمية SPID أو بطاقة الهوية الإلكترونية CIE. ومن الوثائق التي تشير إليها الوزارة وثيقة الهوية، وشهادة الميلاد والسجل الجنائي الصادران عن سلطات بلد المنشأ، وإثبات اللغة الإيطالية بالمستوى المطلوب عند انطباقه. تخضع الوثائق الأجنبية لقواعد الترجمة والتصديق أو الإعفاء بحسب الدولة والاتفاقيات المعمول بها؛ لذلك يجب التحقق من المتطلبات الخاصة بكل وثيقة. قد تكون هناك حالات إعفاء من تقديم شهادة اللغة وفق الضوابط القانونية، ومنها بعض الحالات المرتبطة باتفاق الاندماج أو تصريح الإقامة الأوروبي طويل الأمد. لا يعني الإعفاء من تقديم الشهادة بالضرورة الإعفاء من سائر شروط الجنسية. ماذا تفعل قبل إرسال الطلب؟ راجع تطابق الاسم واللقب وتاريخ الميلاد في جواز السفر وشهادة الميلاد وتصاريح الإقامة ووثائق الأحوال المدنية. افحص وضوح الملفات المرفوعة وصلاحية المستندات، واحتفظ بنسخة من الطلب والمرفقات وإيصال التقديم. بعد الإرسال، تابع الإشعارات والطلبات الإضافية على القنوات الرسمية ولا تعتمد على الرسائل غير الموثقة. إذا طلبت الإدارة مستندات إضافية اقرأ الطلب بعناية وحدد المستند الناقص أو وجه الاختلاف، ثم قدم جواباً منظماً ضمن المدة المحددة في الإشعار. وإذا ظهرت مشكلة تتعلق بالهوية أو بوثيقة أجنبية، فقد يكون من الضروري الحصول على تصحيح رسمي بدلاً من إرسال تفسير غير موثق. وفي حالة التأخير أو الرفض، يجب تحليل وضع الملف وأسباب القرار قبل اختيار وسيلة الحماية الإدارية أو القضائية. مصادر رسمية: وزارة الداخلية الإيطالية، صفحة «Cittadinanza: invia la tua domanda»: الموقع الرسمي. القانون الإيطالي رقم 91 لسنة 1992 بشأن الجنسية، بصيغته السارية. المحامي Fabio Loscerbo محامٍ مخوّل بالمرافعة أمام محكمة النقض الإيطالية مسجل في سجل ممثلي المصالح لدى مجلس النواب الإيطالي في مجال الهجرة مسجل في سجل الشفافية للاتحاد الأوروبي رقم 280782895721-36 في مجال الهجرة واللجوء ORCID: 0009-0004-7030-0428 أُعد هذا المقال بمساعدة أدوات الذكاء الاصطناعي، تحت إشراف المؤلف ومراجعته ومسؤوليته التحريرية. https://ift.tt/WQ5BKLD

via Avv. Fabio Loscerbo https://ift.tt/htfe9Y4

Visado Schengen denegado: ¿qué Estado se opuso y cómo impugnarlo? https://ift.tt/kdg6VHi Avv. Fabio Loscerbo La solicitud de visado se presenta a un Estado, pero el obstáculo procede de otro. ¿Quién debe explicar la denegación? ¿Ante qué tribunal puede impugnarse la objeción? Para entender esta situación hay que separar la decisión final de la consulta entre Estados que la precede. Una referencia fundamental es la sentencia del Tribunal de Justicia, Gran Sala, de 24 de noviembre de 2020, asuntos acumulados C‑225/19 y C‑226/19, R.N.N.S. y K.A., ECLI:EU:C:2020:951. Este precedente de 2020 aclara las garantías del solicitante cuando la denegación depende de la oposición de otro Estado miembro. Dos solicitudes, dos objeciones Los litigios se referían a solicitudes de visado para visitas familiares presentadas a las autoridades neerlandesas por un ciudadano egipcio y una ciudadana siria. En la consulta previa prevista por el artículo 22 del Código de visados, Hungría se había opuesto en el primer caso y Alemania en el segundo. El formulario utilizado entonces agrupaba varios motivos en una misma casilla. Los solicitantes alegaban que no podían conocer e impugnar eficazmente las razones de la denegación. La autoridad neerlandesa sostenía, entre otras cosas, que no podía examinar el fondo de las objeciones de otros Estados. Esas eran las posiciones de las partes. El Tribunal interpretó el Derecho de la Unión: no expidió directamente los visados ni anuló por sí mismo las denegaciones nacionales. La información que debe acompañar a la denegación Al interpretar el artículo 32, apartados 2 y 3, del Reglamento n.º 810/2009, en la versión examinada, a la luz del artículo 47 de la Carta, el Tribunal exige indicar el Estado miembro que formuló la objeción, el motivo específico de denegación basado en ella y, en su caso, el contenido esencial de las razones de esa objeción. También debe indicarse la autoridad a la que el solicitante puede dirigirse para conocer los recursos disponibles en el Estado que se opuso. No se promete acceso ilimitado a cualquier documento: la fórmula del Tribunal se refiere a información que permita una tutela concreta. ¿Qué puede controlar el juez? Los tribunales del Estado que denegó el visado no pueden examinar la legalidad sustantiva de la objeción formulada por el otro Estado. Sin embargo, ese límite no convierte el control de la denegación en una mera formalidad. Según los apartados 48 a 54, el juez puede comprobar que la consulta se haya realizado correctamente, que el solicitante haya sido identificado con exactitud como destinatario de la objeción y que se respeten las garantías procedimentales, incluida la motivación. Las normas procesales deben ofrecer una posibilidad real de ejercer los derechos, teniendo en cuenta la vía distinta para impugnar el fondo de la objeción. Objeción y alerta SIS son cuestiones diferentes Esta sentencia trata de una objeción surgida durante la consulta previa, vinculada al artículo 32, apartado 1, letra a), inciso vi), del Código de visados. La alerta SIS a efectos de denegación de entrada se contempla separadamente en el inciso v). No deben confundirse ambas situaciones, aunque puedan aparecer en un mismo expediente Schengen. La sentencia no establece una regla general para cualquier visado nacional, permiso de residencia o procedimiento de regularización. Además, el propio Tribunal recuerda que el Reglamento 2019/1155 modificó el formulario: la antigua casilla mencionada en los hechos no debe presentarse como guía para leer todos los formularios actuales. Por dónde empezar en un caso concreto Un método útil consiste en separar cuatro elementos: la autoridad que denegó el visado, el Estado que se opuso, el motivo específico comunicado y la autoridad indicada para conocer los recursos. Deben relacionarse con las notificaciones, las fechas y los documentos sobre la identidad del solicitante. Es una propuesta de análisis del expediente, no una promesa de concesión del visado. Saber quién decidió cada cosa ayuda a identificar la impugnación pertinente y evita pedir a un juez un control que corresponde a otra jurisdicción. Avv. Fabio Loscerbo Avvocato Cassazionista Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo ORCID: 0009-0004-7030-0428 Artículo redactado con la ayuda de herramientas de IA, bajo la dirección, revisión y responsabilidad editorial del autor.

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Visado Schengen denegado: ¿qué Estado se opuso y cómo impugnarlo?

La solicitud de visado se presenta a un Estado, pero el obstáculo procede de otro. ¿Quién debe explicar la denegación? ¿Ante qué tribunal puede impugnarse la objeción? Para entender esta situación hay que separar la decisión final de la consulta entre Estados que la precede.

Una referencia fundamental es la sentencia del Tribunal de Justicia, Gran Sala, de 24 de noviembre de 2020, asuntos acumulados C‑225/19 y C‑226/19, R.N.N.S. y K.A., ECLI:EU:C:2020:951. Este precedente de 2020 aclara las garantías del solicitante cuando la denegación depende de la oposición de otro Estado miembro.

Dos solicitudes, dos objeciones

Los litigios se referían a solicitudes de visado para visitas familiares presentadas a las autoridades neerlandesas por un ciudadano egipcio y una ciudadana siria. En la consulta previa prevista por el artículo 22 del Código de visados, Hungría se había opuesto en el primer caso y Alemania en el segundo.

El formulario utilizado entonces agrupaba varios motivos en una misma casilla. Los solicitantes alegaban que no podían conocer e impugnar eficazmente las razones de la denegación. La autoridad neerlandesa sostenía, entre otras cosas, que no podía examinar el fondo de las objeciones de otros Estados. Esas eran las posiciones de las partes. El Tribunal interpretó el Derecho de la Unión: no expidió directamente los visados ni anuló por sí mismo las denegaciones nacionales.

La información que debe acompañar a la denegación

Al interpretar el artículo 32, apartados 2 y 3, del Reglamento n.º 810/2009, en la versión examinada, a la luz del artículo 47 de la Carta, el Tribunal exige indicar el Estado miembro que formuló la objeción, el motivo específico de denegación basado en ella y, en su caso, el contenido esencial de las razones de esa objeción.

También debe indicarse la autoridad a la que el solicitante puede dirigirse para conocer los recursos disponibles en el Estado que se opuso. No se promete acceso ilimitado a cualquier documento: la fórmula del Tribunal se refiere a información que permita una tutela concreta.

¿Qué puede controlar el juez?

Los tribunales del Estado que denegó el visado no pueden examinar la legalidad sustantiva de la objeción formulada por el otro Estado. Sin embargo, ese límite no convierte el control de la denegación en una mera formalidad.

Según los apartados 48 a 54, el juez puede comprobar que la consulta se haya realizado correctamente, que el solicitante haya sido identificado con exactitud como destinatario de la objeción y que se respeten las garantías procedimentales, incluida la motivación. Las normas procesales deben ofrecer una posibilidad real de ejercer los derechos, teniendo en cuenta la vía distinta para impugnar el fondo de la objeción.

Objeción y alerta SIS son cuestiones diferentes

Esta sentencia trata de una objeción surgida durante la consulta previa, vinculada al artículo 32, apartado 1, letra a), inciso vi), del Código de visados. La alerta SIS a efectos de denegación de entrada se contempla separadamente en el inciso v). No deben confundirse ambas situaciones, aunque puedan aparecer en un mismo expediente Schengen.

La sentencia no establece una regla general para cualquier visado nacional, permiso de residencia o procedimiento de regularización. Además, el propio Tribunal recuerda que el Reglamento 2019/1155 modificó el formulario: la antigua casilla mencionada en los hechos no debe presentarse como guía para leer todos los formularios actuales.

Por dónde empezar en un caso concreto

Un método útil consiste en separar cuatro elementos: la autoridad que denegó el visado, el Estado que se opuso, el motivo específico comunicado y la autoridad indicada para conocer los recursos. Deben relacionarse con las notificaciones, las fechas y los documentos sobre la identidad del solicitante.

Es una propuesta de análisis del expediente, no una promesa de concesión del visado. Saber quién decidió cada cosa ayuda a identificar la impugnación pertinente y evita pedir a un juez un control que corresponde a otra jurisdicción.


Avv. Fabio Loscerbo
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venerdì 9 ottobre 2026

Registering your residence in Italy while your permit is being renewed https://ift.tt/ZxscHOr Registering your residence in Italy while your permit is being renewed Registering your residence in Italy while your permit is being renewed For a foreign national living in Italy, registration with the municipal population register (anagrafe) is an important administrative step. It records habitual residence at an address and often makes everyday dealings with public offices easier. A common problem arises when a residence permit has expired but a renewal application is pending. An expired plastic card does not necessarily mean that registration must be refused. Residence registration and the immigration permit are different The Questura handles the residence permit, whereas the Comune is responsible for the municipal population register. Each office performs a different legal function. The municipality must check the conditions for registering the person, including the applicable evidence of lawful stay and actual habitual residence. It should not simply treat every pending renewal as an absence of lawful status. What to bring to the municipality The documents depend on the individual situation, but an applicant should generally be ready to present proof of identity, the existing permit if available, the receipt documenting the renewal request, and evidence of the address and entitlement to occupy the accommodation as required by the relevant rules. Where the application concerns first issuance rather than renewal, the applicable route may have additional requirements. Keep copies of the documents submitted and of the registration request. Can you remain registered during renewal? Official guidance explains that foreign nationals do not automatically lose their anagrafe registration while their residence permit is being renewed. In the circumstances covered by that guidance, a receipt for a timely renewal request can support the continuation of registration; the guidance refers to renewals requested no later than sixty days after expiry. Individual cases involving late filing, a different permit category, or other immigration proceedings require a closer assessment. It is safer to show the actual receipt and explain the procedural position than to rely on a verbal assurance. An obligation after the new permit arrives A foreign national already entered in the population register is generally required to renew the declaration of habitual residence with the municipality within sixty days of renewal of the residence permit. This is an administrative duty separate from the renewal procedure at the Questura. Retain evidence that the updated declaration was delivered. What if the office refuses your application? Ask the official to identify the precise legal reason and, where appropriate, request a written decision. A verbal statement that an expired card makes registration impossible may not take into account the receipt and the actual stage of the procedure. Gather the dates of permit expiry, renewal submission and municipal application, along with any written communications. These details allow a professional to assess whether to submit further evidence or challenge an unlawful refusal by the appropriate route. It is also important not to confuse registration of residence with the right to occupy a property or with the substantive immigration conditions for obtaining a permit. These matters intersect, but they are not interchangeable. A well-documented application helps the municipality decide on the correct facts and makes any later dispute easier to evaluate. Official reference: Italian government Integration Migrants portal — guidance on municipal residence registration. Avv. Fabio Loscerbo Lawyer admitted to practise before the Italian Court of Cassation Registered in the Chamber of Deputies' register of interest representatives for immigration matters Registered lobbyist in the European Union Transparency Register, No. 280782895721-36, for migration and asylum matters ORCID: 0009-0004-7030-0428 This article was prepared with the assistance of AI tools under the author's direction, review and editorial responsibility. https://ift.tt/XN7msoz

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هل يمكن مواصلة العمل أثناء انتظار تجديد تصريح الإقامة في إيطاليا؟ https://ift.tt/3CkNaEL هل يمكن مواصلة العمل أثناء انتظار تجديد تصريح الإقامة في إيطاليا؟ هل يمكن مواصلة العمل أثناء انتظار تجديد تصريح الإقامة في إيطاليا؟ انتهاء صلاحية بطاقة الإقامة لا يعني، في جميع الحالات، أن العامل الأجنبي أصبح ممنوعاً فوراً من العمل. فالقانون الإيطالي يميز بين صلاحية البطاقة المادية وبين الوضع القانوني لشخص قدم طلب التجديد بصورة صحيحة وينتظر قرار الإدارة. متى يسمح القانون بالاستمرار في العمل؟ تنص المادة 5، الفقرة 9-bis، من المرسوم التشريعي الإيطالي رقم 286 لسنة 1998 على إمكانية الإقامة والعمل بصفة مؤقتة أثناء انتظار إصدار أو تجديد تصريح الإقامة المرتبط بالعمل، مع مراعاة الشروط القانونية. وفي حالة التجديد، يشترط النص أن يكون الطلب قد قدم قبل انتهاء التصريح أو خلال الستين يوماً التالية لانتهائه، وأن تكون هناك وثيقة استلام رسمية تثبت تقديم الطلب. وتستمر هذه الحماية، وفقاً للنص، إلى حين تبليغ الأسباب المانعة من الإصدار أو التجديد من جانب سلطة الأمن العام. هذا الحكم لا يعني أن أي ورقة تحمل موعداً في مكتب الشرطة تعادل تلقائياً إيصال إيداع طلب التجديد. يجب النظر إلى طبيعة المستند، والمرحلة التي بلغها الإجراء، ونوع تصريح الإقامة المطلوب تجديده. الوثائق التي يُنصح بالاحتفاظ بها يُستحسن أن يحتفظ العامل بصورة من تصريح الإقامة السابق، وإيصال إيداع طلب التجديد الصادر عن الجهة المختصة أو البريد بحسب الإجراء، وجواز السفر، وأي استدعاء أو اتصال رسمي من مكتب الشرطة. كما ينبغي حفظ عقد العمل وكشوف الرواتب والمراسلات المتعلقة بالإجراء. ولا يجوز تفسير هذه القائمة على أنها بديل عن الشروط القانونية لكل فئة من فئات التصاريح. ماذا لو رفض صاحب العمل استمرار العلاقة الوظيفية؟ عندما يرفض صاحب العمل الاعتراف بوثيقة التجديد، قد يكون مفيداً تقديم شرح مكتوب للمادة 5، الفقرة 9-bis، مع المستندات التي تثبت انطباق شروطها على الحالة الشخصية. وإذا كان سبب الرفض هو الشك في نوع الوثيقة أو في صحة الطلب، ينبغي معالجة هذه النقطة أولاً بدلاً من الاكتفاء بالقول إن الإقامة «قيد التجديد». التأخر الإداري لا يساوي الرفض تذكر المادة 5، الفقرة 9، مدة الستين يوماً للإصدار أو التجديد إذا توافرت الشروط، لكن تجاوزها لا يؤدي بذاته إلى زوال الحماية الواردة في الفقرة 9-bis. في المقابل لا ينبغي الاستنتاج من التأخر أن التجديد قد قُبل تلقائياً. وإذا وصل إخطار بأسباب مانعة أو قرار رفض، يجب فحصه فوراً بسبب الآثار المحتملة والمواعيد الإجرائية المختلفة. المصدر القانوني: المادة 5، الفقرتان 9 و9-bis، من المرسوم التشريعي رقم 286/1998، النص على بوابة Normattiva. المعلومات عامة ولا تحل محل مراجعة الوثائق الفردية. Avv. Fabio Loscerbo محامٍ مخوّل بالترافع أمام محكمة النقض الإيطالية مسجّل في سجل ممثلي المصالح لدى مجلس النواب الإيطالي في مجال الهجرة مسجّل في سجل الشفافية للاتحاد الأوروبي رقم 280782895721-36 في مجال الهجرة واللجوء ORCID: 0009-0004-7030-0428 أُعدّ هذا المقال بمساعدة أدوات الذكاء الاصطناعي، تحت إشراف المؤلف ومراجعته ومسؤوليته التحريرية. https://ift.tt/XN7msoz

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Il fascicolo amministrativo come strumento di prevenzione del contenzioso

Il fascicolo amministrativo come strumento di prevenzione del contenzioso

Una parte significativa dei problemi che incontro nelle pratiche di immigrazione nasce prima del ricorso, quando il fascicolo amministrativo non è stato seguito con sufficiente continuità.

Domande, integrazioni, ricevute, comunicazioni della Questura, cambi di indirizzo, nuovi contratti di lavoro e documenti familiari dovrebbero essere raccolti in ordine cronologico fin dall’inizio.

Questo consente di verificare rapidamente se l’amministrazione dispone di informazioni aggiornate e se esistono passaggi rimasti senza risposta. Quando il procedimento si blocca, la ricostruzione documentale permette di capire dove intervenire.

Il fascicolo ordinato è utile anche per evitare comunicazioni generiche. Una diffida o una richiesta di stato della pratica è molto più efficace quando indica con precisione date, protocolli, documenti già depositati e attività ancora attese.

Se poi si arriva al contenzioso, il vantaggio è ancora maggiore: il difensore dispone già di una cronologia completa e può distinguere più facilmente tra errore di fatto, carenza istruttoria e valutazione giuridica contestabile.

Per questo ritengo che la tutela più efficace cominci spesso prima della controversia, con una gestione metodica e continua del fascicolo amministrativo.


Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: 0009-0004-7030-0428
Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore.

Visa Schengen refusé : quel État s’est opposé et comment le contester ?

La demande de visa est présentée à un État, mais l’obstacle vient d’un autre. Qui doit expliquer le refus ? Devant quel juge peut-on contester l’objection ? Pour comprendre cette situation, il faut distinguer la décision finale de la consultation entre États qui la précède.

Une référence essentielle est l’arrêt de la Cour de justice, grande chambre, du 24 novembre 2020, affaires jointes C‑225/19 et C‑226/19, R.N.N.S. et K.A., ECLI:EU:C:2020:951. Ce précédent de 2020 éclaire les garanties du demandeur lorsque le refus découle de l’objection d’un autre État membre.

Deux demandes, deux objections

Les litiges concernaient des demandes de visa pour des visites familiales présentées aux autorités néerlandaises par un ressortissant égyptien et une ressortissante syrienne. Lors de la consultation préalable prévue à l’article 22 du code des visas, la Hongrie s’était opposée dans le premier cas et l’Allemagne dans le second.

Le formulaire alors utilisé regroupait plusieurs motifs dans une même case. Les demandeurs soutenaient ne pas pouvoir connaître et contester efficacement les raisons du refus. L’autorité néerlandaise faisait notamment valoir qu’elle ne pouvait examiner au fond les objections des autres États. Il s’agissait des positions des parties. La Cour a interprété le droit de l’Union ; elle n’a ni délivré elle-même les visas ni annulé directement les refus nationaux.

Les informations devant accompagner le refus

En interprétant l’article 32, paragraphes 2 et 3, du règlement n° 810/2009, dans la version examinée, à la lumière de l’article 47 de la Charte, la Cour exige l’indication de l’État membre ayant soulevé l’objection, du motif spécifique de refus fondé sur celle-ci et, le cas échéant, de la substance des raisons de cette objection.

Il faut également indiquer l’autorité à laquelle le demandeur peut s’adresser pour connaître les voies de recours disponibles dans l’État ayant objecté. Il ne s’agit pas de promettre un accès illimité à tout document : la formulation de la Cour porte sur les informations permettant une protection concrète.

Que peut contrôler le juge ?

Les juridictions de l’État ayant refusé le visa ne peuvent examiner la légalité au fond de l’objection formulée par l’autre État. Cette limite ne réduit toutefois pas le contrôle du refus à une simple formalité.

Selon les points 48 à 54 de l’arrêt, le juge peut vérifier le bon déroulement de la consultation, l’identification correcte du demandeur comme personne visée par l’objection et le respect des garanties procédurales, notamment la motivation. Les règles de procédure doivent permettre d’exercer concrètement les droits, en tenant compte de la juridiction distincte compétente pour contester le fond de l’objection.

Objection et signalement SIS : deux questions distinctes

Cet arrêt concerne l’objection émise lors de la consultation préalable, liée à l’article 32, paragraphe 1, sous a), vi), du code des visas. Le signalement SIS aux fins de non-admission relève séparément du point v). Ces situations ne doivent pas être confondues, même si elles peuvent toutes deux apparaître dans un dossier Schengen.

L’arrêt ne pose pas une règle générale applicable à tout visa national, titre de séjour ou procédure de régularisation. La Cour rappelle aussi la modification du formulaire par le règlement 2019/1155 : l’ancienne case évoquée dans les faits ne doit pas servir de mode d’emploi pour tous les formulaires actuels.

Par où commencer dans un cas concret ?

Une méthode utile consiste à distinguer quatre éléments : l’autorité ayant adopté le refus, l’État ayant objecté, le motif spécifique communiqué et l’autorité indiquée pour connaître les recours. Il faut les relier aux notifications, aux dates et aux documents concernant l’identité du demandeur.

C’est une proposition de lecture du dossier, pas une promesse de délivrance du visa. Savoir qui a décidé quoi aide à identifier la contestation pertinente, sans demander à un juge un contrôle relevant d’une autre juridiction.


Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista

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