mercoledì 25 febbraio 2026

Sin exámenes, sin conversión

Sin exámenes, sin conversión El Tribunal confirma la denegación del permiso de estudiante: sin un recorrido académico real y sin solicitud formal de conversión, no puede concederse un permiso de trabajo. En derecho de inmigración, el procedimiento es esencial. https://www.youtube.com/watch?v=3mvyZJVYRUk

Pas d’examens, pas de conversion


 

Quitter l’Italie peut coûter le titre de séjour

 Quitter l’Italie peut coûter le titre de séjour

En droit italien des étrangers, l’absence n’est jamais un fait neutre. Quitter le territoire alors qu’une procédure de titre de séjour est en cours peut avoir des conséquences décisives, allant jusqu’au refus du permis. Il ne s’agit pas d’un risque théorique, mais d’une réalité de plus en plus confirmée par la pratique administrative et par la jurisprudence.

Le titre de séjour n’est pas un simple document bureaucratique. Il matérialise un lien juridique continu entre l’étranger et l’État italien, fondé sur une présence effective et stable sur le territoire national. Lorsque cette continuité est rompue, les fondements mêmes du droit au séjour sont fragilisés.

Les autorités italiennes interprètent de manière constante une absence prolongée ou non régularisée comme une interruption du séjour. En pratique, cela signifie que même lorsque la demande de renouvellement a été correctement déposée, le fait de quitter l’Italie — en particulier sans un cadre clair de réadmission — peut conduire l’administration à considérer que les conditions légales du séjour ne sont plus réunies.

La jurisprudence administrative récente a consolidé cette approche. Les juges ont confirmé que, lorsqu’un ressortissant étranger demeure à l’étranger pendant une période significative et ne rentre pas en Italie dans le délai de validité du visa de retour, le refus du titre de séjour est juridiquement fondé. Dans ces situations, l’administration ne procède pas à une appréciation discrétionnaire : elle applique la loi de manière contraignante, en constatant la disparition d’un élément essentiel du séjour légal.

Ce qui rend la question particulièrement sensible, c’est la portée limitée des garanties procédurales une fois l’absence établie. Lorsque le refus repose sur l’absence objective des conditions requises — continuité du séjour ou retour régulier sur le territoire — la décision est souvent qualifiée d’acte obligatoire. Les arguments tardifs ou les irrégularités de procédure ont alors peu de chances d’influer sur l’issue.

Le message est clair et mérite d’être entendu. Quitter l’Italie pendant qu’une procédure de séjour est pendante est un choix à haut risque. Même une absence temporaire, si elle est mal évaluée ou insuffisamment justifiée, peut anéantir des années de séjour régulier et d’intégration.

En droit de l’immigration, la présence compte. Le temps compte. Le territoire compte. Et parfois, une seule absence suffit à transformer une situation régulière en un refus définitif.

La publication complète est consultable sur Calaméo au lien suivant :
https://www.calameo.com/books/0080797759e6d98d60004

Avv. Fabio Loscerbo

Pas de domicile, pas de titre ?


 

No Residence, No Permit?


 

No Residence, No Permit? The Court Decision That Changes Everything

https://ift.tt/WYxbqKA https://www.youtube.com/watch?v=mSIilUBpq7I

من دون عنوان سكن حقيقي… لا تجديد للإقامة: القضاء الإداري يؤكد النهج الصارم

 من دون عنوان سكن حقيقي… لا تجديد للإقامة: القضاء الإداري يؤكد النهج الصارم

أصدرت المحكمة الإدارية الإقليمية في لاتسيو حكماً جديداً يعزز توجهاً قضائياً صارماً في ما يتعلق بتجديد تصاريح الإقامة: غياب عنوان سكن حقيقي وقابل للتحقق قد يكون سبباً كافياً لرفض الطلب.

بموجب الحكم رقم 3262 الصادر في 20 فبراير 2026 (الدعوى رقم 16545 لسنة 2022)، أكدت الدائرة الأولى تير مشروعية قرار مديرية شرطة روما القاضي برفض تجديد تصريح إقامة لمواطن أجنبي كان يحمل تصريحاً للعمل لدى الغير.

يمكن الاطلاع على النص الكامل للحكم عبر الرابط التالي:
منشور على Calameo:
https://www.calameo.com/books/008079775ba09cea21301
(الرابط الكامل: https://www.calameo.com/books/008079775ba09cea21301)

في هذه القضية، تبين للإدارة أن مقدم الطلب لا يملك محل إقامة فعلياً يمكن التحقق منه. وقد أسفرت عمليات التحقق الميداني في العنوان المصرّح به عن محاضر تفيد بعدم العثور عليه، ما أدى إلى اعتباره في حالة تعذر الوصول إليه.

المحكمة اعتبرت أن قرار الرفض مشروع، مؤكدة أن وضوح واستقرار الوضع السكني يُعد شرطاً أساسياً لمنح أو تجديد تصريح الإقامة. وجود علاقة عمل لا يكفي وحده لضمان الاستمرار في الإقامة القانونية.

كما شدد الحكم على أن تقديم عنوان غير مطابق للحقيقة لا يُعد مجرد خطأ شكلي، بل يُعتبر عنصراً حاسماً يمكن أن يبرر رفض الطلب. وأكدت المحكمة أيضاً تطبيق مبدأ تقييم القرار وفق الظروف القائمة وقت صدوره، مما يعني أن أي تصريح سكن أو وثيقة لاحقة لا يمكن أن تعالج بأثر رجعي النقص الذي كان قائماً عند اتخاذ القرار.

هذا الحكم يعكس توجهاً واضحاً في القضاء الإداري الإيطالي: الاندماج لا يُقاس بالعمل فقط، بل يشمل الاستقرار السكني، والقدرة على تتبع مكان الإقامة، والالتزام الصارم بالقواعد الشكلية والموضوعية.

بالنسبة للمواطنين الأجانب ولممارسي القانون، الرسالة واضحة: قبل تقديم طلب تجديد الإقامة، يجب التأكد من أن الوضع السكني موثق بشكل دقيق وقابل للتحقق. ففي قانون الهجرة، التفاصيل الإدارية قد تكون حاسمة في تحديد المصير القانوني.

ملاحظة شفافية: يستند هذا المقال حصراً إلى النص الرسمي للحكم الصادر عن المحكمة الإدارية الإقليمية في لاتسيو، الدائرة الأولى تير، رقم 3262 بتاريخ 20 فبراير 2026، الدعوى رقم 16545 لسنة 2022، كما هو منشور في الرابط أعلاه.

Avv. Fabio Loscerbo

Precarietà abitativa e rinnovo del permesso di soggiorno: la residenza quale presupposto sostanziale tra ordine pubblico e integrazione

 Precarietà abitativa e rinnovo del permesso di soggiorno: la residenza quale presupposto sostanziale tra ordine pubblico e integrazione

La sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, Sezione Prima Ter, n. 3262 del 20 febbraio 2026 (ricorso iscritto al numero di ruolo generale 16545 del 2022), affronta con chiarezza un nodo strutturale del diritto dell’immigrazione: il rilievo della stabilità abitativa ai fini del rilascio e del rinnovo del permesso di soggiorno per lavoro subordinato.

Il testo integrale della decisione è consultabile al seguente link:
Calameo – Pubblicazione della sentenza
https://www.calameo.com/books/008079775ba09cea21301
(URL esteso: https://www.calameo.com/books/008079775ba09cea21301)

La vicenda sottoposta al vaglio del giudice amministrativo prende le mosse dal diniego opposto dalla Questura al rinnovo del titolo di soggiorno, motivato sulla base della ritenuta irreperibilità dell’istante e della mancanza di un domicilio effettivo e verificabile. In particolare, l’Amministrazione aveva accertato che l’indirizzo indicato non corrispondeva a una situazione abitativa concreta, con esito negativo delle verifiche effettuate.

Il Collegio ha ritenuto legittimo il provvedimento di diniego, valorizzando un orientamento giurisprudenziale consolidato secondo cui la certezza della situazione abitativa costituisce presupposto indispensabile per il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno. La decisione si colloca dunque nel solco di una lettura sostanziale dei requisiti di permanenza sul territorio nazionale, nella quale la dimora effettiva assume una funzione non meramente formale ma strutturale.

La pronuncia si fonda su un principio che merita attenzione sistematica: il titolo di soggiorno non è espressione di un automatismo legato al solo dato lavorativo, bensì il risultato di una valutazione complessiva della posizione dello straniero. In tale quadro, la precarietà alloggiativa – soprattutto quando si traduca in irreperibilità – incide direttamente sulla possibilità per l’Amministrazione di esercitare i propri poteri di controllo e di verifica, con evidenti riflessi in termini di ordine pubblico.

Particolarmente significativo è il passaggio in cui il giudice esclude che la falsa indicazione dell’indirizzo possa essere degradata a mera irregolarità formale. Essa viene qualificata come elemento dirimente, idoneo di per sé a giustificare il rigetto dell’istanza. Si tratta di un’affermazione che rafforza la centralità del principio di leale collaborazione e di correttezza nei rapporti tra amministrato e pubblica amministrazione, specialmente in un settore caratterizzato da un elevato tasso di discrezionalità tecnica.

La sentenza richiama inoltre il principio tempus regit actum, escludendo la possibilità di valorizzare dichiarazioni di ospitalità o documentazione sopravvenuta rispetto al momento di adozione del provvedimento. Ne deriva una concezione rigorosa del procedimento amministrativo in materia di immigrazione, nel quale la completezza e la veridicità della documentazione devono essere assicurate sin dall’origine.

Sul piano sistematico, la decisione sollecita una riflessione più ampia sul concetto di integrazione. La stabilità abitativa viene implicitamente elevata a indice di radicamento effettivo sul territorio. Non si tratta soltanto di un requisito tecnico, ma di un elemento che concorre a definire la qualità della presenza dello straniero nello Stato ospitante. L’integrazione, pertanto, non può essere ridotta al solo inserimento lavorativo, ma richiede una presenza reale, tracciabile e conforme alle regole dell’ordinamento.

In prospettiva futura, la pronuncia del TAR Lazio conferma una tendenza verso una crescente valorizzazione dei profili sostanziali della permanenza legale, rafforzando l’idea che la stabilità e la trasparenza della posizione anagrafica costituiscano condizioni imprescindibili per il mantenimento del titolo di soggiorno.

La pubblicazione su Calameo consente un’analisi diretta della motivazione, utile per la prassi forense, per l’attività amministrativa e per l’approfondimento scientifico del tema.

Dichiarazione di trasparenza sulle fonti: il presente contributo si basa esclusivamente sulla sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, Sezione Prima Ter, n. 3262 del 20 febbraio 2026, ricorso numero di ruolo generale 16545 del 2022, come pubblicata integralmente nel link sopra indicato. I riferimenti giurisprudenziali richiamati sono quelli contenuti nella motivazione della decisione.

Avv. Fabio Loscerbo

martedì 24 febbraio 2026

Conversion du permis saisonnier : la justice administrative confirme l’exigence des 39 journées de travail

 Conversion du permis saisonnier : la justice administrative confirme l’exigence des 39 journées de travail

Une récente décision du Tribunal administratif régional de Toscane apporte un éclairage important sur les conditions de conversion du permis de séjour saisonnier en permis pour travail salarié en Italie.

Le jugement, rendu par la Deuxième Section sous le numéro 329 de 2026 et publié le 11 février 2026, porte sur l’interprétation de l’article 24, paragraphe 10, du décret législatif n° 286 de 1998, disposition centrale en matière de conversion des titres de séjour saisonniers.

La loi italienne prévoit que le travailleur saisonnier peut demander la conversion de son permis s’il remplit deux conditions : avoir exercé une activité professionnelle régulière en Italie pendant au moins trois mois et disposer d’une offre de contrat de travail salarié, à durée déterminée ou indéterminée.

Le point litigieux concernait la définition concrète des « trois mois » dans le secteur agricole, marqué par une activité souvent discontinue et dépendante des conditions climatiques. Les circulaires administratives ont donc fixé un critère précis : une moyenne d’au moins treize journées de travail par mois, soit un total de trente-neuf journées sur trois mois.

Dans l’affaire examinée, le travailleur n’avait pas atteint ce seuil. Il soutenait que des conditions météorologiques défavorables l’avaient empêché de travailler suffisamment. L’administration avait rejeté sa demande, décision ensuite contestée devant le juge administratif.

Le Tribunal a confirmé la légitimité du refus. Selon la juridiction, la traduction des « trois mois » en un nombre minimal de journées ne viole pas la loi, mais en respecte la finalité : garantir une expérience professionnelle réelle avant l’octroi d’un titre de séjour plus stable.

La décision insiste également sur l’importance de la preuve. Les difficultés invoquées doivent être démontrées de manière précise et documentée. Des déclarations générales ne suffisent pas.

Le texte intégral de la décision est disponible sur Calaméo :
https://www.calameo.com/books/008079775c59a953c4ae6

Avv. Fabio Loscerbo

Converting a Seasonal Permit What Are the Legal Requirements

Converting a Seasonal Permit: What Are the Legal Requirements? Welcome to a new episode of the podcast Immigration Law. I am Attorney Fabio Loscerbo, and today we are discussing a very practical issue: the legal requirements for converting a seasonal residence permit into a standard work permit in Italy. We take inspiration from a recent judgment delivered by the Regional Administrative Court of Tuscany, Second Section, decision no. 329 of 2026, published on 11 February 2026, issued in proceedings registered under general register number 1670 of 2025. The case concerned an agricultural worker whose application to convert his seasonal permit into a subordinate work permit had been rejected because he had not reached the minimum number of working days required by administrative practice. The legal basis is Article 24, paragraph 10, of Legislative Decree no. 286 of 1998. The rule provides that a seasonal worker who has carried out regular work activity in Italy for at least three months, and who has received an offer of subordinate employment—either fixed-term or open-ended—may apply for the conversion of the permit. So the requirements are clear. First, a genuine job offer for subordinate employment. Second, proof of regular work activity for at least three months. However, in the agricultural sector, the concept of “three months” is translated into actual working days. Because agricultural work is often discontinuous and heavily dependent on weather conditions, administrative circulars have established a benchmark: an average of at least thirteen working days per month, for a total of thirty-nine days over the three-month period. The Regional Administrative Court considered this criterion lawful. It held that converting months into working days does not contradict the statute. On the contrary, it reflects the purpose of the law, which is to ensure that the worker has performed real and effective employment before obtaining a more stable residence status. The applicant argued that he failed to reach the required thirty-nine days due to adverse weather conditions. But the Court made an important clarification: such circumstances must be proven rigorously. Generic statements are not enough. Concrete and documented evidence is required. The message is straightforward. The conversion of a seasonal permit is not automatic. It requires real employment, properly documented and consistent with the administrative criteria. And above all, the administrative procedure must be carefully prepared before any litigation begins. In immigration law, substance matters. But evidence matters just as much. Thank you for listening, and I look forward to speaking with you in the next episode of Immigration Law. https://www.youtube.com/watch?v=BeAaVrhxvUc

Niente esami, niente conversione. Rinnovo del permesso di soggiorno per studio, conversione e limiti del sindacato giurisdizionale nella sentenza del TAR Emilia-Romagna n. 254/2026

 Niente esami, niente conversione.

Rinnovo del permesso di soggiorno per studio, conversione e limiti del sindacato giurisdizionale nella sentenza del TAR Emilia-Romagna n. 254/2026

La sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per l’Emilia-Romagna, Sezione Prima, n. 254 del 13 febbraio 2026 (ricorso iscritto al numero di ruolo generale 114 del 2026), offre l’occasione per tornare su un tema classico ma spesso frainteso del diritto dell’immigrazione: il rapporto tra rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di studio e conversione in permesso per lavoro subordinato.

La decisione è consultabile integralmente nella pubblicazione disponibile su Calaméo al seguente link:
https://www.calameo.com/books/0080797759fa26ea8a2c4

Il caso trae origine dalla posizione di uno straniero entrato regolarmente in Italia con visto per motivi di studio, il quale, alla scadenza del titolo, lamentava l’illegittimità del diniego opposto dalla Questura e sosteneva di aver richiesto la conversione del permesso in titolo per lavoro subordinato. L’amministrazione, tuttavia, aveva qualificato l’istanza come domanda di rinnovo del permesso per studio, negandola per carenza dei presupposti, e aveva adottato altresì un decreto di espulsione.

La pronuncia si articola lungo tre direttrici di particolare interesse sistematico.

In primo luogo, il TAR affronta il tema della corretta qualificazione della domanda. Dalla ricostruzione degli atti emerge l’assenza di una formale istanza di conversione. Il documento prodotto dal ricorrente era una mera ricevuta di pagamento del contributo, non una domanda espressa volta alla trasformazione del titolo. Inoltre, il rapporto di lavoro invocato risultava instaurato in epoca successiva alla richiesta di rinnovo. Il Collegio chiarisce, con argomentazione lineare, che la legittimità del provvedimento va valutata alla luce della domanda effettivamente proposta e dei presupposti esistenti al momento della sua presentazione. Non è consentito, in sede contenziosa, mutare la natura dell’istanza né valorizzare requisiti sopravvenuti.

In secondo luogo, la sentenza ribadisce un principio consolidato in materia di obblighi istruttori dell’amministrazione. Non sussiste un dovere generalizzato della Questura di verificare d’ufficio la sussistenza dei presupposti per il rilascio di un diverso titolo di soggiorno rispetto a quello richiesto. L’ordinamento configura il procedimento come attivato su istanza di parte; l’amministrazione è tenuta a pronunciarsi nei limiti dell’oggetto delineato dall’interessato. Ne discende che, in assenza di una domanda di conversione, non può imputarsi alla Questura l’omessa valutazione di tale possibilità.

In terzo luogo, la decisione affronta la questione della traduzione del provvedimento di diniego. Il ricorrente lamentava la violazione delle garanzie difensive per la mancata redazione dell’atto in lingua a lui comprensibile. Il TAR richiama l’orientamento giurisprudenziale secondo cui l’omessa traduzione non determina invalidità automatica del provvedimento qualora lo straniero abbia comunque potuto proporre ricorso nei termini e articolare compiutamente le proprie difese. Nel caso di specie, l’impugnazione tempestiva e la traduzione orale intervenuta al momento della notifica escludono ogni lesione effettiva del diritto di difesa.

Particolarmente significativo è, inoltre, il passaggio in cui il Collegio valorizza la mancanza di un percorso universitario effettivo. Il permesso per motivi di studio presuppone la frequenza e il superamento di esami secondo un iter coerente. L’assenza di prove in tal senso legittima il diniego del rinnovo, non potendo il titolo trasformarsi in uno strumento surrettizio di permanenza sganciato dalla finalità tipica.

La sentenza si colloca in un solco interpretativo rigoroso, coerente con la struttura del testo unico sull’immigrazione e con la logica della tipicità dei titoli di soggiorno. Essa riafferma che la procedura amministrativa non è un elemento meramente formale, bensì la sede in cui si cristallizzano diritti, oneri e presupposti. La conversione del permesso di soggiorno non può essere costruita ex post, né può fondarsi su situazioni lavorative sopravvenute rispetto alla domanda originaria.

In prospettiva sistemica, la decisione richiama operatori e difensori alla centralità della corretta impostazione dell’istanza e della prova dei requisiti nel momento genetico del procedimento. Nel diritto dell’immigrazione, la forma è sostanza: la chiarezza dell’oggetto della domanda e la tempestiva dimostrazione dei presupposti rappresentano condizioni imprescindibili per la tutela giurisdizionale.

Avv. Fabio Loscerbo

Sin exámenes, sin conversión: por qué el procedimiento es esencial en el derecho de inmigración italiano

 Sin exámenes, sin conversión: por qué el procedimiento es esencial en el derecho de inmigración italiano

Una reciente sentencia del Tribunal Administrativo Regional de Emilia-Romaña vuelve a reafirmar un principio fundamental del derecho de inmigración en Italia: un permiso de residencia no puede transformarse de manera retroactiva, y el respeto del procedimiento no es una mera formalidad, sino el núcleo mismo de la tutela jurídica.

Mediante la sentencia número 254 de 13 de febrero de 2026 (recurso inscrito en el registro general con el número 114/2026), el tribunal examinó el caso de un ciudadano extranjero que había ingresado en Italia con un visado por estudios. Al expirar su permiso de residencia, el interesado afirmó haber solicitado la conversión a un permiso por trabajo subordinado. La Questura rechazó la solicitud y, además, emitió un decreto de expulsión.

La decisión íntegra puede consultarse aquí:
https://www.calameo.com/books/0080797759fa26ea8a2c4

La cuestión central analizada por el Tribunal fue si realmente se había presentado una solicitud formal de conversión. El demandante aportó únicamente el comprobante del pago de la tasa administrativa, pero no un documento que acreditara una petición expresa de cambio del tipo de permiso. Además, el contrato de trabajo invocado fue celebrado después de la presentación de la solicitud de renovación.

Este detalle resultó decisivo.

El Tribunal consideró que la administración actuó correctamente al calificar la petición como una simple solicitud de renovación del permiso de residencia por estudios. En el ordenamiento italiano, la legalidad del acto administrativo debe evaluarse en función de la solicitud efectivamente presentada y de los requisitos existentes en el momento de su presentación. Circunstancias posteriores — como la firma de un contrato de trabajo — no pueden legitimar retroactivamente una conversión que nunca fue formalmente solicitada.

La sentencia reafirma también otro principio consolidado: la Questura no está obligada a valorar de oficio la posibilidad de conceder un permiso distinto si el interesado no ha formulado una solicitud específica en tal sentido. El procedimiento administrativo en materia de inmigración se activa y se delimita por la iniciativa del solicitante. La administración debe pronunciarse sobre lo que se pide, no sobre lo que hipotéticamente podría haberse pedido.

El Tribunal abordó asimismo la cuestión de la traducción del acto administrativo. La resolución de denegación estaba redactada únicamente en italiano. Sin embargo, recordó que la falta de traducción escrita no implica automáticamente la invalidez del acto si el extranjero ha podido interponer recurso dentro del plazo legal y ejercer plenamente su derecho de defensa. En este caso, el recurso fue presentado oportunamente.

Finalmente, la sentencia pone de relieve la naturaleza propia del permiso de residencia por estudios. Este tipo de título exige un recorrido académico real y verificable. En el caso concreto, el solicitante no había aprobado ningún examen universitario, lo que hacía inviable la renovación del permiso.

Más allá del caso específico, la decisión confirma un principio estructural del derecho italiano de inmigración: el sistema se basa en la tipicidad de los permisos de residencia y en la coherencia entre la finalidad declarada y la situación concreta del interesado. Un permiso por estudios no puede convertirse, por simple conveniencia, en un permiso de trabajo. La conversión requiere una solicitud formal y la existencia efectiva de los requisitos legales en el momento de su presentación.

El procedimiento administrativo no es un obstáculo técnico; es el marco jurídico que define y protege los derechos.

Para los estudiantes extranjeros en Italia, el mensaje es claro: el permiso por estudios exige un compromiso académico auténtico. Y quien aspire a trabajar debe seguir rigurosamente el camino legal previsto por la ley.

Avvocato Fabio Loscerbo
Abogado en Bolonia
Derecho de Inmigración

العنوان: بدون سكن ثابت، لا إقامة؟