martedì 24 febbraio 2026

Niente esami, niente conversione. Rinnovo del permesso di soggiorno per studio, conversione e limiti del sindacato giurisdizionale nella sentenza del TAR Emilia-Romagna n. 254/2026

 Niente esami, niente conversione.

Rinnovo del permesso di soggiorno per studio, conversione e limiti del sindacato giurisdizionale nella sentenza del TAR Emilia-Romagna n. 254/2026

La sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per l’Emilia-Romagna, Sezione Prima, n. 254 del 13 febbraio 2026 (ricorso iscritto al numero di ruolo generale 114 del 2026), offre l’occasione per tornare su un tema classico ma spesso frainteso del diritto dell’immigrazione: il rapporto tra rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di studio e conversione in permesso per lavoro subordinato.

La decisione è consultabile integralmente nella pubblicazione disponibile su Calaméo al seguente link:
https://www.calameo.com/books/0080797759fa26ea8a2c4

Il caso trae origine dalla posizione di uno straniero entrato regolarmente in Italia con visto per motivi di studio, il quale, alla scadenza del titolo, lamentava l’illegittimità del diniego opposto dalla Questura e sosteneva di aver richiesto la conversione del permesso in titolo per lavoro subordinato. L’amministrazione, tuttavia, aveva qualificato l’istanza come domanda di rinnovo del permesso per studio, negandola per carenza dei presupposti, e aveva adottato altresì un decreto di espulsione.

La pronuncia si articola lungo tre direttrici di particolare interesse sistematico.

In primo luogo, il TAR affronta il tema della corretta qualificazione della domanda. Dalla ricostruzione degli atti emerge l’assenza di una formale istanza di conversione. Il documento prodotto dal ricorrente era una mera ricevuta di pagamento del contributo, non una domanda espressa volta alla trasformazione del titolo. Inoltre, il rapporto di lavoro invocato risultava instaurato in epoca successiva alla richiesta di rinnovo. Il Collegio chiarisce, con argomentazione lineare, che la legittimità del provvedimento va valutata alla luce della domanda effettivamente proposta e dei presupposti esistenti al momento della sua presentazione. Non è consentito, in sede contenziosa, mutare la natura dell’istanza né valorizzare requisiti sopravvenuti.

In secondo luogo, la sentenza ribadisce un principio consolidato in materia di obblighi istruttori dell’amministrazione. Non sussiste un dovere generalizzato della Questura di verificare d’ufficio la sussistenza dei presupposti per il rilascio di un diverso titolo di soggiorno rispetto a quello richiesto. L’ordinamento configura il procedimento come attivato su istanza di parte; l’amministrazione è tenuta a pronunciarsi nei limiti dell’oggetto delineato dall’interessato. Ne discende che, in assenza di una domanda di conversione, non può imputarsi alla Questura l’omessa valutazione di tale possibilità.

In terzo luogo, la decisione affronta la questione della traduzione del provvedimento di diniego. Il ricorrente lamentava la violazione delle garanzie difensive per la mancata redazione dell’atto in lingua a lui comprensibile. Il TAR richiama l’orientamento giurisprudenziale secondo cui l’omessa traduzione non determina invalidità automatica del provvedimento qualora lo straniero abbia comunque potuto proporre ricorso nei termini e articolare compiutamente le proprie difese. Nel caso di specie, l’impugnazione tempestiva e la traduzione orale intervenuta al momento della notifica escludono ogni lesione effettiva del diritto di difesa.

Particolarmente significativo è, inoltre, il passaggio in cui il Collegio valorizza la mancanza di un percorso universitario effettivo. Il permesso per motivi di studio presuppone la frequenza e il superamento di esami secondo un iter coerente. L’assenza di prove in tal senso legittima il diniego del rinnovo, non potendo il titolo trasformarsi in uno strumento surrettizio di permanenza sganciato dalla finalità tipica.

La sentenza si colloca in un solco interpretativo rigoroso, coerente con la struttura del testo unico sull’immigrazione e con la logica della tipicità dei titoli di soggiorno. Essa riafferma che la procedura amministrativa non è un elemento meramente formale, bensì la sede in cui si cristallizzano diritti, oneri e presupposti. La conversione del permesso di soggiorno non può essere costruita ex post, né può fondarsi su situazioni lavorative sopravvenute rispetto alla domanda originaria.

In prospettiva sistemica, la decisione richiama operatori e difensori alla centralità della corretta impostazione dell’istanza e della prova dei requisiti nel momento genetico del procedimento. Nel diritto dell’immigrazione, la forma è sostanza: la chiarezza dell’oggetto della domanda e la tempestiva dimostrazione dei presupposti rappresentano condizioni imprescindibili per la tutela giurisdizionale.

Avv. Fabio Loscerbo

Sin exámenes, sin conversión: por qué el procedimiento es esencial en el derecho de inmigración italiano

 Sin exámenes, sin conversión: por qué el procedimiento es esencial en el derecho de inmigración italiano

Una reciente sentencia del Tribunal Administrativo Regional de Emilia-Romaña vuelve a reafirmar un principio fundamental del derecho de inmigración en Italia: un permiso de residencia no puede transformarse de manera retroactiva, y el respeto del procedimiento no es una mera formalidad, sino el núcleo mismo de la tutela jurídica.

Mediante la sentencia número 254 de 13 de febrero de 2026 (recurso inscrito en el registro general con el número 114/2026), el tribunal examinó el caso de un ciudadano extranjero que había ingresado en Italia con un visado por estudios. Al expirar su permiso de residencia, el interesado afirmó haber solicitado la conversión a un permiso por trabajo subordinado. La Questura rechazó la solicitud y, además, emitió un decreto de expulsión.

La decisión íntegra puede consultarse aquí:
https://www.calameo.com/books/0080797759fa26ea8a2c4

La cuestión central analizada por el Tribunal fue si realmente se había presentado una solicitud formal de conversión. El demandante aportó únicamente el comprobante del pago de la tasa administrativa, pero no un documento que acreditara una petición expresa de cambio del tipo de permiso. Además, el contrato de trabajo invocado fue celebrado después de la presentación de la solicitud de renovación.

Este detalle resultó decisivo.

El Tribunal consideró que la administración actuó correctamente al calificar la petición como una simple solicitud de renovación del permiso de residencia por estudios. En el ordenamiento italiano, la legalidad del acto administrativo debe evaluarse en función de la solicitud efectivamente presentada y de los requisitos existentes en el momento de su presentación. Circunstancias posteriores — como la firma de un contrato de trabajo — no pueden legitimar retroactivamente una conversión que nunca fue formalmente solicitada.

La sentencia reafirma también otro principio consolidado: la Questura no está obligada a valorar de oficio la posibilidad de conceder un permiso distinto si el interesado no ha formulado una solicitud específica en tal sentido. El procedimiento administrativo en materia de inmigración se activa y se delimita por la iniciativa del solicitante. La administración debe pronunciarse sobre lo que se pide, no sobre lo que hipotéticamente podría haberse pedido.

El Tribunal abordó asimismo la cuestión de la traducción del acto administrativo. La resolución de denegación estaba redactada únicamente en italiano. Sin embargo, recordó que la falta de traducción escrita no implica automáticamente la invalidez del acto si el extranjero ha podido interponer recurso dentro del plazo legal y ejercer plenamente su derecho de defensa. En este caso, el recurso fue presentado oportunamente.

Finalmente, la sentencia pone de relieve la naturaleza propia del permiso de residencia por estudios. Este tipo de título exige un recorrido académico real y verificable. En el caso concreto, el solicitante no había aprobado ningún examen universitario, lo que hacía inviable la renovación del permiso.

Más allá del caso específico, la decisión confirma un principio estructural del derecho italiano de inmigración: el sistema se basa en la tipicidad de los permisos de residencia y en la coherencia entre la finalidad declarada y la situación concreta del interesado. Un permiso por estudios no puede convertirse, por simple conveniencia, en un permiso de trabajo. La conversión requiere una solicitud formal y la existencia efectiva de los requisitos legales en el momento de su presentación.

El procedimiento administrativo no es un obstáculo técnico; es el marco jurídico que define y protege los derechos.

Para los estudiantes extranjeros en Italia, el mensaje es claro: el permiso por estudios exige un compromiso académico auténtico. Y quien aspire a trabajar debe seguir rigurosamente el camino legal previsto por la ley.

Avvocato Fabio Loscerbo
Abogado en Bolonia
Derecho de Inmigración

العنوان: بدون سكن ثابت، لا إقامة؟


 

العنوان: بدون سكن ثابت، لا إقامة؟

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lunedì 23 febbraio 2026

تحويل تصريح الإقامة الموسمي في إيطاليا: ليس إجراءً تلقائيًا

 تحويل تصريح الإقامة الموسمي في إيطاليا: ليس إجراءً تلقائيًا

أكد حكم حديث صادر عن المحكمة الإدارية الإقليمية في توسكانا أن تحويل تصريح الإقامة الموسمي إلى تصريح عمل في إيطاليا ليس أمرًا تلقائيًا.

يشترط القانون الإيطالي إثبات ثلاثة أشهر على الأقل من العمل المنتظم، بالإضافة إلى وجود عرض عمل صالح. وفي القطاع الزراعي، يُترجم ذلك إلى حد أدنى يبلغ 39 يوم عمل خلال ثلاثة أشهر.

في القضية محل الحكم (رقم 329 لسنة 2026)، لم يبلغ العامل هذا الحد، وادعى أن سوء الأحوال الجوية منعه من إكمال الأيام المطلوبة. غير أن المحكمة رفضت الطعن، مؤكدة أن مثل هذه الادعاءات يجب أن تكون مدعومة بأدلة ووثائق واضحة.

الخلاصة: عمل فعلي، مستندات دقيقة، والتزام صارم بالمعايير الإدارية.

النص الكامل للحكم متاح هنا:
https://www.calameo.com/books/008079775c59a953c4ae6

Avv. Fabio Loscerbo

تحويل تصريح الإقامة الموسمي: القضاء يؤكد شرط 39 يوم عمل

 تحويل تصريح الإقامة الموسمي: القضاء يؤكد شرط 39 يوم عمل

أصدرت المحكمة الإدارية الإقليمية في توسكانا حكمًا مهمًا يوضح الشروط القانونية لتحويل تصريح الإقامة الموسمي إلى تصريح إقامة للعمل لدى الغير في إيطاليا.

الحكم الصادر عن الدائرة الثانية برقم 329 لسنة 2026، والمنشور بتاريخ 11 فبراير 2026، يتناول تفسير المادة 24 الفقرة 10 من المرسوم التشريعي رقم 286 لسنة 1998، وهي المادة الأساسية المنظمة لتحويل التصاريح الموسمية.

ينص القانون الإيطالي على أنه يمكن للعامل الموسمي طلب التحويل إذا توافر شرطان أساسيان: أولًا، ممارسة نشاط مهني منتظم في إيطاليا لمدة لا تقل عن ثلاثة أشهر؛ وثانيًا، وجود عرض عمل صالح بعقد عمل لدى الغير، سواء كان محدد المدة أو غير محدد المدة.

وقد تمحور النقاش القانوني حول كيفية تفسير شرط “الثلاثة أشهر” في القطاع الزراعي، حيث يتسم العمل بطابع غير منتظم ويتأثر بشكل كبير بالظروف المناخية. ولهذا اعتمدت التعاميم الإدارية معيارًا محددًا يتمثل في متوسط لا يقل عن ثلاثة عشر يوم عمل شهريًا، بمجموع تسعة وثلاثين يومًا خلال ثلاثة أشهر.

في القضية محل الحكم، لم يبلغ العامل هذا الحد الأدنى، وادعى أن سوء الأحوال الجوية حال دون تحقيق العدد المطلوب من أيام العمل. إلا أن الإدارة رفضت طلبه، وتم الطعن أمام المحكمة الإدارية.

المحكمة أيدت قرار الرفض، واعتبرت أن تحويل شرط الثلاثة أشهر إلى عدد محدد من أيام العمل لا يتعارض مع النص القانوني، بل ينسجم مع هدفه، وهو ضمان وجود تجربة عمل فعلية وحقيقية قبل منح تصريح إقامة أكثر استقرارًا.

كما شدد الحكم على أهمية الإثبات، مؤكدًا أن الادعاءات المتعلقة بظروف استثنائية، مثل سوء الطقس، يجب أن تكون مدعومة بأدلة دقيقة ووثائق واضحة، إذ لا تكفي التصريحات العامة.

النص الكامل للحكم متاح على منصة كالاميو عبر الرابط التالي:
https://www.calameo.com/books/008079775c59a953c4ae6

Avv. Fabio Loscerbo

Sin exámenes, sin conversión el Tribunal confirma la denegación del permiso de residencia

Sin exámenes, sin conversión: el Tribunal confirma la denegación del permiso de residencia Bienvenidos a un nuevo episodio del podcast Derecho de Inmigración, soy el Avvocato Fabio Loscerbo. Hoy analizamos una decisión muy clara del Tribunal Administrativo Regional de Emilia-Romaña, Sección Primera, sentencia número 254 de 2026, relativa al recurso inscrito en el registro general con el número 114 de 2026, publicada el 13 de febrero de 2026. El caso se refiere a un ciudadano extranjero que entró en Italia con un visado por motivos de estudio. Al expirar su permiso de residencia, afirmó haber solicitado la conversión en un permiso de trabajo por cuenta ajena. Sin embargo, la Questura rechazó la solicitud considerándola como una simple renovación del permiso por estudios, y además se emitió un decreto de expulsión. El punto clave es este: no existe prueba de que se haya presentado una solicitud formal de conversión. El documento aportado era únicamente el recibo del pago de la tasa administrativa, no una solicitud efectiva. Además, el contrato de trabajo comenzó en una fecha posterior a la solicitud de renovación. En otras palabras, en el momento de la solicitud no existían los requisitos legales para la conversión. El Tribunal afirma con claridad que la administración evaluó correctamente una solicitud de renovación del permiso por estudios. Y aquí surge un principio fundamental: si el permiso se concede por motivos de estudio, el interesado debe demostrar un recorrido académico real. En este caso, no se había aprobado ningún examen universitario. Este elemento resultó decisivo. También es interesante la cuestión del idioma del acto administrativo. La denegación estaba redactada únicamente en italiano. No obstante, el Tribunal recuerda un principio consolidado: la falta de traducción escrita no invalida el acto si el extranjero ha podido impugnarlo dentro del plazo legal y ejercer plenamente su derecho de defensa. En este caso, el recurso fue presentado a tiempo. Otro principio relevante es que la Questura no tiene la obligación de valorar de oficio la posibilidad de conceder un permiso diferente al solicitado. Si no se presenta una solicitud específica de conversión, la administración no está obligada a buscar alternativas. La conclusión es clara: el recurso fue desestimado y el demandante fue condenado al pago de las costas. Esta sentencia nos recuerda una verdad esencial: en el derecho de inmigración, el procedimiento administrativo es sustancia. Las solicitudes deben ser formales, claras y basadas en requisitos existentes en el momento de su presentación. No se puede construir una conversión después de los hechos. Si vienes a Italia para estudiar, debes estudiar de verdad. Y si quieres trabajar, debes solicitar la conversión cuando cumplas los requisitos legales. Nos escuchamos en el próximo episodio de Derecho de Inmigración. https://www.youtube.com/watch?v=cqsMzt8Myn8

Conversion du permis saisonnier quelles sont les conditions juridiques

Conversion du permis saisonnier : quelles sont les conditions juridiques ? Bienvenue dans un nouvel épisode du podcast Droit de l’Immigration. Je suis l’avocat Fabio Loscerbo et aujourd’hui nous abordons une question très concrète : les conditions requises pour convertir un titre de séjour saisonnier en permis de séjour pour travail salarié en Italie. Nous prenons comme point de départ un arrêt récent du Tribunal Administratif Régional de Toscane, Deuxième Section, jugement numéro 329 de 2026, publié le 11 février 2026, rendu dans la procédure inscrite au rôle général numéro 1670 de 2025. L’affaire concernait un travailleur agricole dont la demande de conversion avait été rejetée parce qu’il n’avait pas atteint le nombre minimal de journées de travail exigé par la pratique administrative. La base juridique se trouve à l’article 24, paragraphe 10, du décret législatif numéro 286 de 1998. Cette disposition prévoit que le travailleur saisonnier qui a exercé une activité professionnelle régulière sur le territoire italien pendant au moins trois mois et qui dispose d’une offre de contrat de travail salarié, à durée déterminée ou indéterminée, peut demander la conversion de son titre de séjour. Les conditions sont donc claires. Premièrement, une offre réelle de travail salarié. Deuxièmement, l’exercice d’une activité professionnelle régulière pendant au moins trois mois. Dans le secteur agricole, toutefois, la notion de « trois mois » est traduite en journées de travail effectives. En raison du caractère souvent discontinu du travail agricole, dépendant des conditions météorologiques, les circulaires administratives ont fixé un critère précis : une moyenne d’au moins treize journées de travail par mois, soit un total de trente-neuf journées sur le trimestre. Le Tribunal Administratif Régional a jugé ce critère légitime. Selon la juridiction, la conversion des mois en journées ne contredit pas la loi, mais en assure une application raisonnable et conforme à son objectif : garantir que le travailleur ait effectivement exercé une activité réelle et non purement formelle avant d’obtenir un statut plus stable. Le requérant soutenait que le nombre insuffisant de journées était dû aux mauvaises conditions météorologiques. Toutefois, le Tribunal a rappelé un principe fondamental : de telles circonstances doivent être prouvées de manière rigoureuse. Des déclarations générales ou imprécises ne suffisent pas. Il faut des éléments concrets et documentés. Le message est clair. La conversion d’un permis saisonnier n’est pas automatique. Elle exige une activité professionnelle réelle, documentée et conforme aux critères administratifs. Et surtout, la procédure administrative doit être préparée avec soin, bien avant toute éventuelle action contentieuse. En droit de l’immigration, la réalité des faits compte. Mais la preuve compte tout autant. Merci de votre attention et à très bientôt pour un nouvel épisode du podcast Droit de l’Immigration. https://www.youtube.com/watch?v=Q2o2TjB_ilw

مغادرة إيطاليا ورفض تصريح الإقامة


 

Trabajo estacional y permiso de residencia: cuando la “espera de empleo” no es posible

 Trabajo estacional y permiso de residencia: cuando la “espera de empleo” no es posible

Mediante una sentencia dictada el 5 de febrero de 2026 (n.º 217), el Tribunal Administrativo Regional de Emilia‑Romaña ha vuelto a reafirmar un principio fundamental del derecho italiano de extranjería, que con frecuencia genera confusión y expectativas erróneas: el ciudadano extranjero que entra en Italia con un visado de trabajo estacional no tiene derecho a obtener un permiso de residencia por “espera de empleo”.

El caso analizado se refería a un trabajador extranjero que había ingresado legalmente en Italia en virtud de una autorización para trabajo estacional. Sin embargo, por razones de carácter procedimental, la relación laboral no llegó a consolidarse conforme a los requisitos legales. Ante esta situación, el interesado solicitó un permiso de residencia que le permitiera permanecer en el país mientras buscaba un nuevo empleo.

La Administración rechazó la solicitud y el juez administrativo confirmó sin ambigüedades la legitimidad de dicho rechazo.

El núcleo de la decisión reside en una distinción que a menudo se pasa por alto en la práctica: el trabajo estacional está sometido a un régimen jurídico específico y diferenciado respecto del trabajo subordinado ordinario. La legislación italiana prevé, con carácter general, que la pérdida del empleo no comporte automáticamente la pérdida del derecho de residencia y pueda dar lugar a un permiso temporal para la búsqueda de un nuevo trabajo. No obstante, esta posibilidad queda expresamente excluida en el caso del trabajo estacional.

Esta exclusión no es casual. El trabajo estacional es, por definición, temporal y está vinculado a ciclos productivos concretos y a sectores económicos determinados. Precisamente por esta razón, el legislador ha decidido excluir a los trabajadores estacionales del ámbito de aplicación del permiso de residencia por espera de empleo. Cuando la relación laboral estacional no se establece correctamente o se interrumpe, el visado de entrada y la autorización de trabajo pierden su eficacia jurídica, desapareciendo así el fundamento mismo de la estancia legal.

La sentencia resulta especialmente relevante también en relación con el valor de las circulares ministeriales. El Tribunal recordó que este tipo de actos administrativos no puede prevalecer sobre la ley ni ampliar su ámbito de aplicación cuando la norma es clara. En materia de inmigración, donde el acceso y la permanencia en el territorio están estrictamente regulados, el principio de seguridad jurídica y el respeto de los procedimientos administrativos deben prevalecer.

El mensaje que se desprende de la decisión es claro: el trabajo estacional no puede utilizarse como una vía indirecta para estabilizar la residencia en Italia. Cualquier posibilidad de permanecer en el país debe basarse exclusivamente en disposiciones legales expresas, como las que regulan la conversión de los permisos de residencia, y no en soluciones construidas a posteriori.

Esta sentencia se inscribe en una línea jurisprudencial ya consolidada y constituye un punto de referencia importante para abogados, empleadores y trabajadores extranjeros. Confundir el trabajo estacional con el trabajo ordinario solo contribuye a alimentar expectativas que el ordenamiento jurídico no está en condiciones de satisfacer, con consecuencias a menudo relevantes en el plano personal y jurídico.

El texto íntegro de la sentencia puede consultarse en la publicación disponible en Calaméo en el siguiente enlace:
https://www.calameo.com/books/008079775493de16d3a2d

Avv. Fabio Loscerbo

Quitter l’Italie et refus du titre de séjour


 

L’assenza dal territorio nazionale e il diniego del permesso di soggiorno: continuità del soggiorno e limiti della tutela amministrativa

 L’assenza dal territorio nazionale e il diniego del permesso di soggiorno: continuità del soggiorno e limiti della tutela amministrativa

Abstract
Il contributo analizza il rilievo giuridico dell’assenza dal territorio italiano nel corso di una procedura amministrativa in materia di immigrazione, con particolare riferimento al rinnovo del permesso di soggiorno. Muovendo dall’esame della normativa vigente e della più recente giurisprudenza amministrativa, il lavoro approfondisce il nesso tra continuità del soggiorno, regolarità dell’ingresso e permanenza dei requisiti richiesti per il titolo di soggiorno, evidenziando come l’assenza possa assumere valore dirimente ai fini del diniego.


Nel diritto dell’immigrazione, il tema dell’assenza dal territorio nazionale rappresenta uno snodo centrale, spesso sottovalutato nella prassi ma decisivo sul piano giuridico. La disciplina del permesso di soggiorno, infatti, non si esaurisce nella presentazione formale di un’istanza o nel rispetto dei termini procedimentali, ma presuppone la permanenza effettiva e continuativa dello straniero sul territorio dello Stato.

Il quadro normativo delineato dal Testo Unico sull’Immigrazione e dal relativo regolamento di attuazione costruisce il titolo di soggiorno come espressione di un rapporto giuridico che si fonda sulla presenza. L’ingresso regolare e la continuità del soggiorno non costituiscono meri presupposti iniziali, ma requisiti che devono permanere nel tempo. Ne consegue che l’interruzione del soggiorno, specie se prolungata o non assistita da un valido titolo di reingresso, incide direttamente sulla legittimità del rinnovo.

La giurisprudenza amministrativa ha progressivamente chiarito questo aspetto, affermando che l’assenza dall’Italia durante la pendenza di una procedura non è un fatto neutro. Al contrario, essa può determinare la perdita dei requisiti richiesti per il soggiorno e condurre a un diniego che assume natura sostanzialmente vincolata. In tali ipotesi, l’Amministrazione non è chiamata a una valutazione comparativa o discrezionale, ma prende atto del venir meno di un presupposto normativo essenziale.

Particolarmente significativa è la ricostruzione offerta da una recente pronuncia del giudice amministrativo, che ha ritenuto legittimo il rifiuto del rinnovo del permesso di soggiorno in presenza di un’assenza protratta all’estero e del mancato rientro nel periodo di validità del visto di reingresso. La decisione valorizza il principio secondo cui il titolo di soggiorno non può sopravvivere a una cesura del rapporto territoriale, poiché la continuità della presenza costituisce elemento strutturale della fattispecie.

Sotto il profilo procedimentale, tale impostazione produce conseguenze rilevanti anche in relazione alle garanzie partecipative. Quando il diniego discende automaticamente dal venir meno dei requisiti di ingresso e soggiorno, la giurisprudenza tende a qualificare il provvedimento come vincolato, ridimensionando l’incidenza di eventuali vizi procedimentali. Ciò rafforza ulteriormente il peso attribuito al dato fattuale dell’assenza, che finisce per assorbire ogni ulteriore profilo difensivo.

In termini sistematici, emerge una concezione rigorosa del soggiorno dello straniero, inteso come relazione giuridica dinamica ma ancorata alla presenza fisica sul territorio. L’assenza, soprattutto se non giustificata o non regolarizzata attraverso gli strumenti previsti dall’ordinamento, segna una discontinuità che l’ordinamento non è tenuto a colmare.

Da qui l’importanza, sul piano applicativo, di una valutazione preventiva e consapevole di ogni spostamento fuori dall’Italia durante una procedura amministrativa. Nel diritto dell’immigrazione, il fattore temporale e territoriale assume un valore che travalica la dimensione meramente fattuale, traducendosi in un vero e proprio criterio di legittimità del titolo di soggiorno.

Il presente contributo è pubblicato e consultabile integralmente su Calaméo al seguente link:
https://www.calameo.com/books/0080797759e6d98d60004


Avv. Fabio Loscerbo

No Exams, No Conversion: Why Procedure Matters in Italian Immigration Law

 No Exams, No Conversion: Why Procedure Matters in Italian Immigration Law

A recent decision of the Regional Administrative Court of Emilia-Romagna has once again clarified a crucial principle in Italian immigration law: a residence permit cannot be transformed retroactively, and procedural accuracy is not a mere formality — it is the substance of legal protection.

In judgment no. 254 of 13 February 2026 (general register no. 114/2026), the Court addressed the case of a foreign national who had entered Italy with a student visa. Upon expiration of his residence permit, he claimed that he had applied for conversion into a work residence permit. The Police Headquarters rejected the request and also issued an expulsion decree.

The full decision is available here:
https://www.calameo.com/books/0080797759fa26ea8a2c4

The core issue examined by the Court was whether a formal application for conversion had actually been submitted. The applicant produced only proof of payment of the administrative fee, not a documented request expressly asking for the conversion of the permit. Furthermore, the employment contract relied upon began after the renewal request had been filed.

This detail proved decisive.

The Court clarified that the administration had correctly treated the case as a request to renew the student residence permit. Under Italian law, the legality of an administrative decision must be assessed on the basis of the request effectively submitted and the requirements existing at the time of that request. Subsequent developments — such as a later employment contract — cannot retroactively validate a conversion that was never formally requested.

Equally important is the Court’s reaffirmation of another well-established principle: the Police Headquarters is not obliged to evaluate, on its own initiative, whether the applicant might qualify for a different type of residence permit if no specific request has been made. Immigration procedures are driven by the individual’s application. Authorities must decide on what is requested — not on what might hypothetically have been requested.

The judgment also addressed the argument concerning the lack of written translation of the refusal into a language understood by the applicant. The Court reiterated that the absence of written translation does not automatically invalidate an administrative act if the foreign national has been able to challenge the decision within the legal deadline and fully exercise the right of defense. In this case, the appeal was filed in time.

Perhaps the most substantive aspect of the decision concerns the nature of the student residence permit itself. A permit granted for study purposes presupposes a genuine academic path. In the case at hand, no university exams had been passed. Without demonstrable academic progress, the renewal of the student permit could not be justified.

This ruling sends a clear message: immigration law is built upon typified residence titles, each linked to specific purposes and concrete requirements. A student permit cannot become, by inertia or convenience, a work permit. Conversion requires a formal request and the existence of legal conditions at the time of application.

Administrative procedure, therefore, is not a technical obstacle. It is the legal framework within which rights are formed and protected.

For foreign students in Italy, the lesson is straightforward: study permits require real academic engagement. And if the objective is employment, the legal pathway must be formally and correctly followed.

Avvocato Fabio Loscerbo
Lawyer in Bologna
Immigration Law