Benvenuti nel blog ufficiale dell'Avv. Fabio Loscerbo, uno spazio dedicato al diritto dell'immigrazione, alla protezione internazionale e complementare, e alla tutela dei diritti fondamentali. Questo blog nasce con l’obiettivo di offrire un punto di riferimento per chiunque sia interessato ad approfondire temi legati al diritto degli stranieri, sia in ambito giuridico che umano.
venerdì 15 maggio 2026
Detained Foreigner and the Right to Renew a Residence Permit: the Decree of 7 April 2026 Welcome to a new episode of the podcast Immigration Law. I am attorney Fabio Loscerbo. Today we address a very practical issue with significant legal implications: the right of a detained foreign national to renew a residence permit. The case concerns decree number 2827 of 2026, issued on 7 April 2026 by the Surveillance Court of Bologna. The judge was asked to decide on a request for a temporary leave permit, allowing a detained foreign national to physically attend the Immigration Office in order to renew his residence permit for subsidiary protection. At the core of the matter is a simple but often overlooked point: administrative procedures require the personal presence of the applicant. However, detention makes this impossible without judicial authorization. This is where the surveillance judge intervenes, using the legal tool of a temporary leave permit under prison law. But importantly, the judge adopts a substantive, not merely formal, approach. The decision clarifies that the concept of a “relevant event” justifying such a permit cannot be interpreted rigidly. Even an administrative necessity—such as renewing a residence permit—can be sufficiently serious to affect the individual’s legal status and personal life. Failure to renew the permit would have serious and potentially irreversible consequences: loss of lawful stay, disruption of the integration path, and exposure to further administrative measures. For this reason, the decree allows the detainee to attend the Immigration Office in person, establishing specific conditions, including escort by law enforcement throughout the duration of the leave. This decision confirms a fundamental principle: immigration law does not stop at the prison gate. Administrative procedures continue to produce legal effects and must remain effectively accessible. Looking ahead, this ruling reinforces a substantive approach to the rights of foreign nationals—one that focuses not on formal status, but on the real possibility of exercising those rights. Thank you for listening. See you in the next episode of Immigration Law. Detained Foreigner and the Right to Renew a Residence Permit: the Decree of 7 April 2026 Welcome to a new episode of the podcast Immigration Law. I am attorney Fabio Loscerbo. Today we address a very practical issue with significant legal implications: the right of a detained foreign national to renew a residence permit. The case concerns decree number 2827 of 2026, issued on 7 April 2026 by the Surveillance Court of Bologna. The judge was asked to decide on a request for a temporary leave permit, allowing a detained foreign national to physically attend the Immigration Office in order to renew his residence permit for subsidiary protection. At the core of the matter is a simple but often overlooked point: administrative procedures require the personal presence of the applicant. However, detention makes this impossible without judicial authorization. This is where the surveillance judge intervenes, using the legal tool of a temporary leave permit under prison law. But importantly, the judge adopts a substantive, not merely formal, approach. The decision clarifies that the concept of a “relevant event” justifying such a permit cannot be interpreted rigidly. Even an administrative necessity—such as renewing a residence permit—can be sufficiently serious to affect the individual’s legal status and personal life. Failure to renew the permit would have serious and potentially irreversible consequences: loss of lawful stay, disruption of the integration path, and exposure to further administrative measures. For this reason, the decree allows the detainee to attend the Immigration Office in person, establishing specific conditions, including escort by law enforcement throughout the duration of the leave. This decision confirms a fundamental principle: immigration law does not stop at the prison gate. Administrative procedures continue to produce legal effects and must remain effectively accessible. Looking ahead, this ruling reinforces a substantive approach to the rights of foreign nationals—one that focuses not on formal status, but on the real possibility of exercising those rights. Thank you for listening. See you in the next episode of Immigration Law. https://ift.tt/AewZdoT https://p16-common-sign.tiktokcdn-eu.com/tos-no1a-p-0037-no/o0XyHijCiIDEgG4v1jfemABAVArMpBkzFAwwCD~tplv-tiktokx-cropcenter-q:300:400:q70.jpeg?dr=9232&refresh_token=7fc11ede&x-expires=1778925600&x-signature=Fe8J9ujLzCCdfLN892EF41uEook%3D&t=bacd0480&ps=933b5bde&shp=d05b14bd&shcp=8aecc5ac&idc=no1a&biz_tag=tt_video&s=TIKTOK_FOR_DEVELOPER&sc=cover
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La revoca del nulla osta e i limiti del permesso per attesa occupazione: note a margine della sentenza del TAR Emilia-Romagna, Sez. I, 27 aprile 2026, n. 773 https://ift.tt/YepPJbF La revoca del nulla osta e i limiti del permesso per attesa occupazione: note a margine della sentenza del TAR Emilia-Romagna, Sez. I, 27 aprile 2026, n. 773 Abstract La sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per l’Emilia-Romagna, Sezione Prima, 27 aprile 2026, n. 773, offre l’occasione per riflettere su un nodo sistematico di particolare interesse nel diritto dell’immigrazione: il rapporto tra revoca del nulla osta al lavoro, ingresso legale dello straniero e possibilità di accesso al permesso di soggiorno per attesa occupazione. La pronuncia affronta il tema in una prospettiva restrittiva, escludendo che il permesso per attesa occupazione possa operare quale rimedio generalizzato nei casi in cui il titolo genetico dell’ingresso venga meno per originaria carenza dei presupposti. Il provvedimento assume rilievo non solo per la lettura rigorosa dell’articolazione tra fase autorizzatoria e fase del soggiorno, ma anche per le implicazioni che produce sul piano del legittimo affidamento dello straniero entrato regolarmente nel territorio dello Stato. La decisione trae origine dal ricorso di un cittadino straniero entrato in Italia con visto per lavoro subordinato rilasciato a seguito di nulla osta ottenuto nell’ambito del decreto flussi. L’elemento problematico nasce dalla successiva revoca del nulla osta per difetto originario dei presupposti richiesti dalla procedura, con conseguente diniego sia del permesso per lavoro sia del permesso per attesa occupazione. Il TAR respinge il ricorso valorizzando un passaggio concettuale netto: il permesso per attesa occupazione presuppone la cessazione di un rapporto di lavoro validamente costituito, non potendo essere utilizzato per sanare una vicenda in cui il rapporto non si sia mai perfezionato e, soprattutto, in cui il titolo abilitativo originario risulti caducato ab origine. Sotto il profilo sistematico, la sentenza si colloca nel solco di un’impostazione che concepisce il nulla osta non come mero presupposto procedimentale superabile una volta realizzato l’ingresso, ma come fondamento strutturale dell’intera sequenza che conduce al soggiorno per lavoro. In questa prospettiva, il venir meno retroattivo del nulla osta travolge la base stessa del titolo di soggiorno. Il punto è giuridicamente rilevante. Da tempo, parte della riflessione dottrinale ha evidenziato come l’ingresso legale dello straniero e il successivo affidamento maturato sulla regolarità del percorso amministrativo non possano essere considerati elementi neutri. Qui, tuttavia, il giudice amministrativo privilegia una lettura rigidamente ancorata alla legalità formale del titolo genetico, ritenendo recessivo il profilo dell’affidamento del lavoratore straniero, pur in presenza di una condotta non imputabile allo stesso. Ed è probabilmente questo il passaggio più problematico della decisione. La distinzione tracciata dal Collegio tra perdita sopravvenuta del lavoro e inesistenza originaria dei presupposti è certamente coerente con una lettura letterale della disciplina sul permesso per attesa occupazione. Tuttavia, essa apre interrogativi sulla posizione dello straniero che abbia fatto ingresso confidando in un provvedimento autorizzatorio formalmente valido e successivamente travolto per vicende riconducibili all’amministrazione o al datore. Il tema tocca il confine, sempre delicato, tra funzione autorizzatoria e tutela dell’affidamento. Se infatti il diritto dell’immigrazione non può essere letto esclusivamente come sistema di controlli sull’ingresso, ma anche come ordinamento che governa situazioni soggettive in formazione, allora l’ingresso regolare seguito da condotte diligenti dello straniero potrebbe richiedere strumenti di tutela non riducibili alla rigida alternativa tra piena validità del nulla osta o radicale inesistenza di ogni titolo. Anche il rigetto dell’argomento fondato sull’art. 8 CEDU si muove nella stessa logica di contenimento. Il TAR ritiene che, in assenza di un rapporto lavorativo effettivamente sorto, non vi siano elementi sufficienti per invocare la tutela della vita privata e lavorativa. Ma proprio qui emerge un ulteriore profilo di discussione. La giurisprudenza europea ha progressivamente ampliato la nozione di vita privata sino a ricomprendere percorsi di radicamento, relazioni sociali, progetti esistenziali e dimensione lavorativa in senso ampio. In questa prospettiva, non è privo di interesse interrogarsi se anche il percorso di inserimento avviato, pur non sfociato in un rapporto di lavoro formalizzato, potesse meritare una valutazione più penetrante in termini di proporzionalità. La pronuncia appare allora significativa non tanto perché chiuda il tema, quanto perché lo apre. Essa conferma, infatti, la tendenza a leggere il permesso per attesa occupazione come istituto eccezionale e non espansivo, circoscritto ai soli casi di cessazione di rapporti già validamente sorti. Ma, al tempo stesso, lascia emergere un vuoto di tutela per quelle ipotesi — tutt’altro che marginali nella prassi del decreto flussi — in cui il lavoratore subisce le conseguenze di irregolarità o inadempienze non proprie. Ed è qui che la decisione assume un rilievo che va oltre il caso concreto. Perché il problema non riguarda soltanto l’interpretazione di un titolo di soggiorno, ma il rapporto tra responsabilità del sistema amministrativo e posizione giuridica dello straniero che in quel sistema ha fatto ingresso legittimamente. La sentenza del TAR Emilia-Romagna n. 773 del 2026 sembra optare per una risposta rigorosa, fondata sulla centralità del presupposto autorizzatorio originario. Resta però aperta una domanda di fondo: se il diritto dell’immigrazione debba arrestarsi di fronte al venir meno del titolo genetico o se, invece, proprio in questi casi debba attivarsi una lettura capace di valorizzare affidamento, integrazione e proporzionalità. È su questo terreno che il dibattito, probabilmente, è destinato a svilupparsi. Avv. Fabio Loscerbo ORCID: https://ift.tt/NmEZTCX https://ift.tt/qksOwjo
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giovedì 14 maggio 2026
العنوان: الأجنبي المحتجز وحقه في تجديد تصريح الإقامة: قرار 7 أبريل 2026 مرحبًا بكم في حلقة جديدة من بودكاست قانون الهجرة. أنا المحامي فابيو لوسيربو. اليوم نتناول مسألة عملية للغاية، لكنها ذات أهمية قانونية كبيرة: حق الأجنبي المحتجز في تجديد تصريح الإقامة. تتعلق القضية بالقرار رقم 2827 لسنة 2026، الصادر في 7 أبريل 2026 عن قاضي تنفيذ العقوبات في بولونيا. وقد طُلب من القاضي النظر في طلب تصريح خروج مؤقت تقدم به مواطن أجنبي محتجز، من أجل التوجه شخصيًا إلى مقر الشرطة (الكويستورا) لتجديد تصريح إقامته للحماية الفرعية. المسألة الجوهرية بسيطة لكنها غالبًا ما تُهمل: الإجراءات الإدارية تتطلب الحضور الشخصي لصاحب الطلب. غير أن حالة الاحتجاز تجعل ذلك مستحيلاً دون تدخل قضائي. وهنا يتدخل القاضي مستخدمًا أداة التصريح بالخروج المؤقت المنصوص عليها في قانون السجون، لكنه يتبنى مقاربة جوهرية لا شكلية. حيث يوضح القاضي أن مفهوم “الحدث المهم” الذي يبرر منح هذا التصريح لا يمكن تفسيره بشكل ضيق. فحتى الحاجة الإدارية، مثل تجديد تصريح الإقامة، قد تكون ذات أثر بالغ على الوضع القانوني والحياة الشخصية للمحتجز. عدم تجديد التصريح سيؤدي إلى عواقب خطيرة وربما لا يمكن تداركها: فقدان الإقامة القانونية، تعطيل مسار الاندماج، والتعرض لإجراءات إدارية إضافية. ولهذا السبب، سمح القرار للمحتجز بالتوجه شخصيًا إلى الكويستورا، مع تحديد إجراءات واضحة، منها مرافقة أمنية طوال مدة التصريح. هذا القرار يؤكد مبدأً أساسياً: قانون الهجرة لا يتوقف عند باب السجن. فالإجراءات الإدارية تستمر في إنتاج آثارها، ويجب أن تكون متاحة بشكل فعلي. وفي منظور أوسع، يعزز هذا القرار نهجًا جوهريًا في حماية حقوق الأجانب، يقوم على إمكانية ممارسة الحقوق فعليًا، وليس فقط الاعتراف بها شكليًا. شكرًا لحسن الاستماع. نلتقي في الحلقة القادمة من بودكاست قانون الهجرة. العنوان: الأجنبي المحتجز وحقه في تجديد تصريح الإقامة: قرار 7 أبريل 2026 مرحبًا بكم في حلقة جديدة من بودكاست قانون الهجرة. أنا المحامي فابيو لوسيربو. اليوم نتناول مسألة عملية للغاية، لكنها ذات أهمية قانونية كبيرة: حق الأجنبي المحتجز في تجديد تصريح الإقامة. تتعلق القضية بالقرار رقم 2827 لسنة 2026، الصادر في 7 أبريل 2026 عن قاضي تنفيذ العقوبات في بولونيا. وقد طُلب من القاضي النظر في طلب تصريح خروج مؤقت تقدم به مواطن أجنبي محتجز، من أجل التوجه شخصيًا إلى مقر الشرطة (الكويستورا) لتجديد تصريح إقامته للحماية الفرعية. المسألة الجوهرية بسيطة لكنها غالبًا ما تُهمل: الإجراءات الإدارية تتطلب الحضور الشخصي لصاحب الطلب. غير أن حالة الاحتجاز تجعل ذلك مستحيلاً دون تدخل قضائي. وهنا يتدخل القاضي مستخدمًا أداة التصريح بالخروج المؤقت المنصوص عليها في قانون السجون، لكنه يتبنى مقاربة جوهرية لا شكلية. حيث يوضح القاضي أن مفهوم “الحدث المهم” الذي يبرر منح هذا التصريح لا يمكن تفسيره بشكل ضيق. فحتى الحاجة الإدارية، مثل تجديد تصريح الإقامة، قد تكون ذات أثر بالغ على الوضع القانوني والحياة الشخصية للمحتجز. عدم تجديد التصريح سيؤدي إلى عواقب خطيرة وربما لا يمكن تداركها: فقدان الإقامة القانونية، تعطيل مسار الاندماج، والتعرض لإجراءات إدارية إضافية. ولهذا السبب، سمح القرار للمحتجز بالتوجه شخصيًا إلى الكويستورا، مع تحديد إجراءات واضحة، منها مرافقة أمنية طوال مدة التصريح. هذا القرار يؤكد مبدأً أساسياً: قانون الهجرة لا يتوقف عند باب السجن. فالإجراءات الإدارية تستمر في إنتاج آثارها، ويجب أن تكون متاحة بشكل فعلي. وفي منظور أوسع، يعزز هذا القرار نهجًا جوهريًا في حماية حقوق الأجانب، يقوم على إمكانية ممارسة الحقوق فعليًا، وليس فقط الاعتراف بها شكليًا. شكرًا لحسن الاستماع. نلتقي في الحلقة القادمة من بودكاست قانون الهجرة. https://ift.tt/uF4kVcy https://p16-common-sign.tiktokcdn-eu.com/tos-no1a-p-0037-no/oEy7CAjEVkvfWBDeYgA2cIA4EAjpXmDXnXFFFC~tplv-tiktokx-cropcenter-q:300:400:q70.jpeg?dr=9232&refresh_token=32e84526&x-expires=1778842800&x-signature=JKSHeK2HUR3e%2FMcx%2FRNit9wzMz8%3D&t=bacd0480&ps=933b5bde&shp=d05b14bd&shcp=8aecc5ac&idc=no1a&biz_tag=tt_video&s=TIKTOK_FOR_DEVELOPER&sc=coverhttps://loscerbo.blogspot.com/2026/05/7-2026-2827-2026-7-2026-7-2026-2827.htmlvia Avv. Fabio Loscerbo https://ift.tt/Lu6Enzh Avv. Fabio Loscerbo https://ift.tt/YdOImzf Avv. Fabio Loscerbo https://ift.tt/VrcEoHF Avv. Fabio Loscerbo https://ift.tt/oHFXYKM
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العنوان: الأجنبي المحتجز وحقه في تجديد تصريح الإقامة: قرار 7 أبريل 2026 مرحبًا بكم في حلقة جديدة من بودكاست قانون الهجرة. أنا المحامي فابيو لوسيربو. اليوم نتناول مسألة عملية للغاية، لكنها ذات أهمية قانونية كبيرة: حق الأجنبي المحتجز في تجديد تصريح الإقامة. تتعلق القضية بالقرار رقم 2827 لسنة 2026، الصادر في 7 أبريل 2026 عن قاضي تنفيذ العقوبات في بولونيا. وقد طُلب من القاضي النظر في طلب تصريح خروج مؤقت تقدم به مواطن أجنبي محتجز، من أجل التوجه شخصيًا إلى مقر الشرطة (الكويستورا) لتجديد تصريح إقامته للحماية الفرعية. المسألة الجوهرية بسيطة لكنها غالبًا ما تُهمل: الإجراءات الإدارية تتطلب الحضور الشخصي لصاحب الطلب. غير أن حالة الاحتجاز تجعل ذلك مستحيلاً دون تدخل قضائي. وهنا يتدخل القاضي مستخدمًا أداة التصريح بالخروج المؤقت المنصوص عليها في قانون السجون، لكنه يتبنى مقاربة جوهرية لا شكلية. حيث يوضح القاضي أن مفهوم “الحدث المهم” الذي يبرر منح هذا التصريح لا يمكن تفسيره بشكل ضيق. فحتى الحاجة الإدارية، مثل تجديد تصريح الإقامة، قد تكون ذات أثر بالغ على الوضع القانوني والحياة الشخصية للمحتجز. عدم تجديد التصريح سيؤدي إلى عواقب خطيرة وربما لا يمكن تداركها: فقدان الإقامة القانونية، تعطيل مسار الاندماج، والتعرض لإجراءات إدارية إضافية. ولهذا السبب، سمح القرار للمحتجز بالتوجه شخصيًا إلى الكويستورا، مع تحديد إجراءات واضحة، منها مرافقة أمنية طوال مدة التصريح. هذا القرار يؤكد مبدأً أساسياً: قانون الهجرة لا يتوقف عند باب السجن. فالإجراءات الإدارية تستمر في إنتاج آثارها، ويجب أن تكون متاحة بشكل فعلي. وفي منظور أوسع، يعزز هذا القرار نهجًا جوهريًا في حماية حقوق الأجانب، يقوم على إمكانية ممارسة الحقوق فعليًا، وليس فقط الاعتراف بها شكليًا. شكرًا لحسن الاستماع. نلتقي في الحلقة القادمة من بودكاست قانون الهجرة. العنوان: الأجنبي المحتجز وحقه في تجديد تصريح الإقامة: قرار 7 أبريل 2026 مرحبًا بكم في حلقة جديدة من بودكاست قانون الهجرة. أنا المحامي فابيو لوسيربو. اليوم نتناول مسألة عملية للغاية، لكنها ذات أهمية قانونية كبيرة: حق الأجنبي المحتجز في تجديد تصريح الإقامة. تتعلق القضية بالقرار رقم 2827 لسنة 2026، الصادر في 7 أبريل 2026 عن قاضي تنفيذ العقوبات في بولونيا. وقد طُلب من القاضي النظر في طلب تصريح خروج مؤقت تقدم به مواطن أجنبي محتجز، من أجل التوجه شخصيًا إلى مقر الشرطة (الكويستورا) لتجديد تصريح إقامته للحماية الفرعية. المسألة الجوهرية بسيطة لكنها غالبًا ما تُهمل: الإجراءات الإدارية تتطلب الحضور الشخصي لصاحب الطلب. غير أن حالة الاحتجاز تجعل ذلك مستحيلاً دون تدخل قضائي. وهنا يتدخل القاضي مستخدمًا أداة التصريح بالخروج المؤقت المنصوص عليها في قانون السجون، لكنه يتبنى مقاربة جوهرية لا شكلية. حيث يوضح القاضي أن مفهوم “الحدث المهم” الذي يبرر منح هذا التصريح لا يمكن تفسيره بشكل ضيق. فحتى الحاجة الإدارية، مثل تجديد تصريح الإقامة، قد تكون ذات أثر بالغ على الوضع القانوني والحياة الشخصية للمحتجز. عدم تجديد التصريح سيؤدي إلى عواقب خطيرة وربما لا يمكن تداركها: فقدان الإقامة القانونية، تعطيل مسار الاندماج، والتعرض لإجراءات إدارية إضافية. ولهذا السبب، سمح القرار للمحتجز بالتوجه شخصيًا إلى الكويستورا، مع تحديد إجراءات واضحة، منها مرافقة أمنية طوال مدة التصريح. هذا القرار يؤكد مبدأً أساسياً: قانون الهجرة لا يتوقف عند باب السجن. فالإجراءات الإدارية تستمر في إنتاج آثارها، ويجب أن تكون متاحة بشكل فعلي. وفي منظور أوسع، يعزز هذا القرار نهجًا جوهريًا في حماية حقوق الأجانب، يقوم على إمكانية ممارسة الحقوق فعليًا، وليس فقط الاعتراف بها شكليًا. شكرًا لحسن الاستماع. نلتقي في الحلقة القادمة من بودكاست قانون الهجرة. https://ift.tt/uF4kVcy https://p16-common-sign.tiktokcdn-eu.com/tos-no1a-p-0037-no/oEy7CAjEVkvfWBDeYgA2cIA4EAjpXmDXnXFFFC~tplv-tiktokx-cropcenter-q:300:400:q70.jpeg?dr=9232&refresh_token=32e84526&x-expires=1778842800&x-signature=JKSHeK2HUR3e%2FMcx%2FRNit9wzMz8%3D&t=bacd0480&ps=933b5bde&shp=d05b14bd&shcp=8aecc5ac&idc=no1a&biz_tag=tt_video&s=TIKTOK_FOR_DEVELOPER&sc=coverhttps://loscerbo.blogspot.com/2026/05/7-2026-2827-2026-7-2026-7-2026-2827.htmlvia Avv. Fabio Loscerbo https://ift.tt/Lu6Enzh Avv. Fabio Loscerbo https://ift.tt/YdOImzf Avv. Fabio Loscerbo https://ift.tt/oHFXYKM
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العنوان: الأجنبي المحتجز وحقه في تجديد تصريح الإقامة: قرار 7 أبريل 2026 مرحبًا بكم في حلقة جديدة من بودكاست قانون الهجرة. أنا المحامي فابيو لوسيربو. اليوم نتناول مسألة عملية للغاية، لكنها ذات أهمية قانونية كبيرة: حق الأجنبي المحتجز في تجديد تصريح الإقامة. تتعلق القضية بالقرار رقم 2827 لسنة 2026، الصادر في 7 أبريل 2026 عن قاضي تنفيذ العقوبات في بولونيا. وقد طُلب من القاضي النظر في طلب تصريح خروج مؤقت تقدم به مواطن أجنبي محتجز، من أجل التوجه شخصيًا إلى مقر الشرطة (الكويستورا) لتجديد تصريح إقامته للحماية الفرعية. المسألة الجوهرية بسيطة لكنها غالبًا ما تُهمل: الإجراءات الإدارية تتطلب الحضور الشخصي لصاحب الطلب. غير أن حالة الاحتجاز تجعل ذلك مستحيلاً دون تدخل قضائي. وهنا يتدخل القاضي مستخدمًا أداة التصريح بالخروج المؤقت المنصوص عليها في قانون السجون، لكنه يتبنى مقاربة جوهرية لا شكلية. حيث يوضح القاضي أن مفهوم “الحدث المهم” الذي يبرر منح هذا التصريح لا يمكن تفسيره بشكل ضيق. فحتى الحاجة الإدارية، مثل تجديد تصريح الإقامة، قد تكون ذات أثر بالغ على الوضع القانوني والحياة الشخصية للمحتجز. عدم تجديد التصريح سيؤدي إلى عواقب خطيرة وربما لا يمكن تداركها: فقدان الإقامة القانونية، تعطيل مسار الاندماج، والتعرض لإجراءات إدارية إضافية. ولهذا السبب، سمح القرار للمحتجز بالتوجه شخصيًا إلى الكويستورا، مع تحديد إجراءات واضحة، منها مرافقة أمنية طوال مدة التصريح. هذا القرار يؤكد مبدأً أساسياً: قانون الهجرة لا يتوقف عند باب السجن. فالإجراءات الإدارية تستمر في إنتاج آثارها، ويجب أن تكون متاحة بشكل فعلي. وفي منظور أوسع، يعزز هذا القرار نهجًا جوهريًا في حماية حقوق الأجانب، يقوم على إمكانية ممارسة الحقوق فعليًا، وليس فقط الاعتراف بها شكليًا. شكرًا لحسن الاستماع. نلتقي في الحلقة القادمة من بودكاست قانون الهجرة. العنوان: الأجنبي المحتجز وحقه في تجديد تصريح الإقامة: قرار 7 أبريل 2026 مرحبًا بكم في حلقة جديدة من بودكاست قانون الهجرة. أنا المحامي فابيو لوسيربو. اليوم نتناول مسألة عملية للغاية، لكنها ذات أهمية قانونية كبيرة: حق الأجنبي المحتجز في تجديد تصريح الإقامة. تتعلق القضية بالقرار رقم 2827 لسنة 2026، الصادر في 7 أبريل 2026 عن قاضي تنفيذ العقوبات في بولونيا. وقد طُلب من القاضي النظر في طلب تصريح خروج مؤقت تقدم به مواطن أجنبي محتجز، من أجل التوجه شخصيًا إلى مقر الشرطة (الكويستورا) لتجديد تصريح إقامته للحماية الفرعية. المسألة الجوهرية بسيطة لكنها غالبًا ما تُهمل: الإجراءات الإدارية تتطلب الحضور الشخصي لصاحب الطلب. غير أن حالة الاحتجاز تجعل ذلك مستحيلاً دون تدخل قضائي. وهنا يتدخل القاضي مستخدمًا أداة التصريح بالخروج المؤقت المنصوص عليها في قانون السجون، لكنه يتبنى مقاربة جوهرية لا شكلية. حيث يوضح القاضي أن مفهوم “الحدث المهم” الذي يبرر منح هذا التصريح لا يمكن تفسيره بشكل ضيق. فحتى الحاجة الإدارية، مثل تجديد تصريح الإقامة، قد تكون ذات أثر بالغ على الوضع القانوني والحياة الشخصية للمحتجز. عدم تجديد التصريح سيؤدي إلى عواقب خطيرة وربما لا يمكن تداركها: فقدان الإقامة القانونية، تعطيل مسار الاندماج، والتعرض لإجراءات إدارية إضافية. ولهذا السبب، سمح القرار للمحتجز بالتوجه شخصيًا إلى الكويستورا، مع تحديد إجراءات واضحة، منها مرافقة أمنية طوال مدة التصريح. هذا القرار يؤكد مبدأً أساسياً: قانون الهجرة لا يتوقف عند باب السجن. فالإجراءات الإدارية تستمر في إنتاج آثارها، ويجب أن تكون متاحة بشكل فعلي. وفي منظور أوسع، يعزز هذا القرار نهجًا جوهريًا في حماية حقوق الأجانب، يقوم على إمكانية ممارسة الحقوق فعليًا، وليس فقط الاعتراف بها شكليًا. شكرًا لحسن الاستماع. نلتقي في الحلقة القادمة من بودكاست قانون الهجرة. https://ift.tt/uF4kVcy https://p16-common-sign.tiktokcdn-eu.com/tos-no1a-p-0037-no/oEy7CAjEVkvfWBDeYgA2cIA4EAjpXmDXnXFFFC~tplv-tiktokx-cropcenter-q:300:400:q70.jpeg?dr=9232&refresh_token=32e84526&x-expires=1778842800&x-signature=JKSHeK2HUR3e%2FMcx%2FRNit9wzMz8%3D&t=bacd0480&ps=933b5bde&shp=d05b14bd&shcp=8aecc5ac&idc=no1a&biz_tag=tt_video&s=TIKTOK_FOR_DEVELOPER&sc=coverhttps://loscerbo.blogspot.com/2026/05/7-2026-2827-2026-7-2026-7-2026-2827.htmlvia Avv. Fabio Loscerbo https://ift.tt/Lu6Enzh Avv. Fabio Loscerbo https://ift.tt/oHFXYKM
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mercoledì 13 maggio 2026
Quand le tribunal accorde la protection mais que l’État refuse le séjour : l’affaire de Brescia et le conflit entre jugement et signalement SIShttps://loscerbo.blogspot.com/2026/05/quand-le-tribunal-accorde-la-protection.html Quand le tribunal accorde la protection mais que l’État refuse le séjour : l’affaire de Brescia et le conflit entre jugement et signalement SIS Une récente décision du Tribunal administratif régional de Brescia attire l’attention bien au-delà du droit italien de l’immigration. En cause, une question aussi technique que fondamentale : que se passe-t-il lorsqu’un juge reconnaît le droit à la protection internationale, mais que l’administration refuse malgré tout de délivrer le titre de séjour ? C’est le paradoxe juridique mis en lumière par la décision rendue le 23 avril 2026 par le Tribunal administratif régional de Brescia. L’affaire concerne un ressortissant étranger ayant obtenu, par décret définitif du Tribunal de Brescia, la reconnaissance de la protection subsidiaire. En principe, cette décision devait conduire à la délivrance du titre de séjour. Pourtant, la Questura a opposé un refus fondé sur un signalement dans le Système d’Information Schengen, le SIS, signalement maintenu même après la décision judiciaire. Le contraste est saisissant. D’un côté, une décision juridictionnelle définitive reconnaissant un droit fondamental. De l’autre, un refus administratif fondé sur un mécanisme européen de sécurité. La question dépasse largement ce dossier : un signalement sécuritaire peut-il neutraliser, dans les faits, les effets concrets d’un jugement définitif ? Certes, le tribunal a tranché le litige sur un terrain procédural, en déclarant irrecevable l’action en exécution. Mais la question de fond demeure entière. Et c’est précisément pour cela que cette affaire est importante. L’enjeu n’est pas seulement procédural. Il touche à l’effectivité des droits. En droit des étrangers, un droit reconnu mais impossible à mettre en œuvre peut se transformer en protection purement théorique. Cette affaire résonne bien au-delà de l’Italie, car elle illustre les tensions croissantes entre contrôle migratoire, coopération européenne et garanties juridictionnelles. Le système SIS a été conçu comme un instrument de coopération entre États membres. Mais ce dossier montre que ces mécanismes peuvent entrer en collision avec les protections reconnues par les juges. L’affaire de Brescia ouvre ainsi un débat plus vaste sur l’équilibre entre autorité judiciaire et pouvoir administratif. Elle interroge une question simple mais décisive : une personne reconnue protégée par un tribunal peut-elle néanmoins demeurer enfermée dans une zone d’incertitude juridique à cause d’un signalement administratif ? C’est aussi une question très concrète pour les praticiens du droit : gagner un recours suffit-il si son exécution peut encore être bloquée ? Pour certains, cette affaire révèle le risque que des dispositifs sécuritaires puissent vider indirectement de sa substance la protection juridictionnelle. Pour d’autres, elle met en évidence une tension non résolue au cœur même de l’ordre juridique Schengen. Dans tous les cas, cette décision importe parce qu’elle révèle un problème structurel, et non une anomalie isolée. En droit de l’immigration, le plus difficile n’est souvent pas d’obtenir la reconnaissance d’un droit, mais d’en assurer l’effectivité. Et c’est pourquoi l’affaire de Brescia mérite d’être suivie avec attention bien au-delà des frontières italiennes. Fabio Loscerbo Avocat en droit de l’immigration ORCID : https://ift.tt/43Kct7l https://ift.tt/WfzaySI Avv. Fabio Loscerbo https://ift.tt/VKzbmRS https://ift.tt/7sxz0QN via Avv. Fabio Loscerbo https://ift.tt/JabeCkq https://ift.tt/psYQgiF https://ift.tt/KX8U92G via Avv. Fabio Loscerbo https://ift.tt/JabeCkq https://ift.tt/psYQgiF https://ift.tt/CTLg1Ai via Avv. Fabio Loscerbo https://ift.tt/JabeCkq https://ift.tt/psYQgiF
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Quand le tribunal accorde la protection mais que l’État refuse le séjour : l’affaire de Brescia et le conflit entre jugement et signalement SIShttps://loscerbo.blogspot.com/2026/05/quand-le-tribunal-accorde-la-protection.html Quand le tribunal accorde la protection mais que l’État refuse le séjour : l’affaire de Brescia et le conflit entre jugement et signalement SIS Une récente décision du Tribunal administratif régional de Brescia attire l’attention bien au-delà du droit italien de l’immigration. En cause, une question aussi technique que fondamentale : que se passe-t-il lorsqu’un juge reconnaît le droit à la protection internationale, mais que l’administration refuse malgré tout de délivrer le titre de séjour ? C’est le paradoxe juridique mis en lumière par la décision rendue le 23 avril 2026 par le Tribunal administratif régional de Brescia. L’affaire concerne un ressortissant étranger ayant obtenu, par décret définitif du Tribunal de Brescia, la reconnaissance de la protection subsidiaire. En principe, cette décision devait conduire à la délivrance du titre de séjour. Pourtant, la Questura a opposé un refus fondé sur un signalement dans le Système d’Information Schengen, le SIS, signalement maintenu même après la décision judiciaire. Le contraste est saisissant. D’un côté, une décision juridictionnelle définitive reconnaissant un droit fondamental. De l’autre, un refus administratif fondé sur un mécanisme européen de sécurité. La question dépasse largement ce dossier : un signalement sécuritaire peut-il neutraliser, dans les faits, les effets concrets d’un jugement définitif ? Certes, le tribunal a tranché le litige sur un terrain procédural, en déclarant irrecevable l’action en exécution. Mais la question de fond demeure entière. Et c’est précisément pour cela que cette affaire est importante. L’enjeu n’est pas seulement procédural. Il touche à l’effectivité des droits. En droit des étrangers, un droit reconnu mais impossible à mettre en œuvre peut se transformer en protection purement théorique. Cette affaire résonne bien au-delà de l’Italie, car elle illustre les tensions croissantes entre contrôle migratoire, coopération européenne et garanties juridictionnelles. Le système SIS a été conçu comme un instrument de coopération entre États membres. Mais ce dossier montre que ces mécanismes peuvent entrer en collision avec les protections reconnues par les juges. L’affaire de Brescia ouvre ainsi un débat plus vaste sur l’équilibre entre autorité judiciaire et pouvoir administratif. Elle interroge une question simple mais décisive : une personne reconnue protégée par un tribunal peut-elle néanmoins demeurer enfermée dans une zone d’incertitude juridique à cause d’un signalement administratif ? C’est aussi une question très concrète pour les praticiens du droit : gagner un recours suffit-il si son exécution peut encore être bloquée ? Pour certains, cette affaire révèle le risque que des dispositifs sécuritaires puissent vider indirectement de sa substance la protection juridictionnelle. Pour d’autres, elle met en évidence une tension non résolue au cœur même de l’ordre juridique Schengen. Dans tous les cas, cette décision importe parce qu’elle révèle un problème structurel, et non une anomalie isolée. En droit de l’immigration, le plus difficile n’est souvent pas d’obtenir la reconnaissance d’un droit, mais d’en assurer l’effectivité. Et c’est pourquoi l’affaire de Brescia mérite d’être suivie avec attention bien au-delà des frontières italiennes. Fabio Loscerbo Avocat en droit de l’immigration ORCID : https://ift.tt/43Kct7l https://ift.tt/WfzaySI Avv. Fabio Loscerbo https://ift.tt/WeAZNcd Avv. Fabio Loscerbo https://ift.tt/VKzbmRS https://ift.tt/aqQGF3m via Avv. Fabio Loscerbo https://ift.tt/JabeCkq https://ift.tt/XlfgxAq Avv. Fabio Loscerbo https://ift.tt/VKzbmRS
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Quand le tribunal accorde la protection mais que l’État refuse le séjour : l’affaire de Brescia et le conflit entre jugement et signalement SIShttps://loscerbo.blogspot.com/2026/05/quand-le-tribunal-accorde-la-protection.html Quand le tribunal accorde la protection mais que l’État refuse le séjour : l’affaire de Brescia et le conflit entre jugement et signalement SIS Une récente décision du Tribunal administratif régional de Brescia attire l’attention bien au-delà du droit italien de l’immigration. En cause, une question aussi technique que fondamentale : que se passe-t-il lorsqu’un juge reconnaît le droit à la protection internationale, mais que l’administration refuse malgré tout de délivrer le titre de séjour ? C’est le paradoxe juridique mis en lumière par la décision rendue le 23 avril 2026 par le Tribunal administratif régional de Brescia. L’affaire concerne un ressortissant étranger ayant obtenu, par décret définitif du Tribunal de Brescia, la reconnaissance de la protection subsidiaire. En principe, cette décision devait conduire à la délivrance du titre de séjour. Pourtant, la Questura a opposé un refus fondé sur un signalement dans le Système d’Information Schengen, le SIS, signalement maintenu même après la décision judiciaire. Le contraste est saisissant. D’un côté, une décision juridictionnelle définitive reconnaissant un droit fondamental. De l’autre, un refus administratif fondé sur un mécanisme européen de sécurité. La question dépasse largement ce dossier : un signalement sécuritaire peut-il neutraliser, dans les faits, les effets concrets d’un jugement définitif ? Certes, le tribunal a tranché le litige sur un terrain procédural, en déclarant irrecevable l’action en exécution. Mais la question de fond demeure entière. Et c’est précisément pour cela que cette affaire est importante. L’enjeu n’est pas seulement procédural. Il touche à l’effectivité des droits. En droit des étrangers, un droit reconnu mais impossible à mettre en œuvre peut se transformer en protection purement théorique. Cette affaire résonne bien au-delà de l’Italie, car elle illustre les tensions croissantes entre contrôle migratoire, coopération européenne et garanties juridictionnelles. Le système SIS a été conçu comme un instrument de coopération entre États membres. Mais ce dossier montre que ces mécanismes peuvent entrer en collision avec les protections reconnues par les juges. L’affaire de Brescia ouvre ainsi un débat plus vaste sur l’équilibre entre autorité judiciaire et pouvoir administratif. Elle interroge une question simple mais décisive : une personne reconnue protégée par un tribunal peut-elle néanmoins demeurer enfermée dans une zone d’incertitude juridique à cause d’un signalement administratif ? C’est aussi une question très concrète pour les praticiens du droit : gagner un recours suffit-il si son exécution peut encore être bloquée ? Pour certains, cette affaire révèle le risque que des dispositifs sécuritaires puissent vider indirectement de sa substance la protection juridictionnelle. Pour d’autres, elle met en évidence une tension non résolue au cœur même de l’ordre juridique Schengen. Dans tous les cas, cette décision importe parce qu’elle révèle un problème structurel, et non une anomalie isolée. En droit de l’immigration, le plus difficile n’est souvent pas d’obtenir la reconnaissance d’un droit, mais d’en assurer l’effectivité. Et c’est pourquoi l’affaire de Brescia mérite d’être suivie avec attention bien au-delà des frontières italiennes. Fabio Loscerbo Avocat en droit de l’immigration ORCID : https://ift.tt/43Kct7l https://ift.tt/WfzaySI Avv. Fabio Loscerbo https://ift.tt/VKzbmRS https://ift.tt/7sxz0QN via Avv. Fabio Loscerbo https://ift.tt/JabeCkq https://ift.tt/S7woiTV Avv. Fabio Loscerbo https://ift.tt/DEG9qHa Avv. Fabio Loscerbo https://ift.tt/VKzbmRS
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Quand le tribunal accorde la protection mais que l’État refuse le séjour : l’affaire de Brescia et le conflit entre jugement et signalement SIShttps://loscerbo.blogspot.com/2026/05/quand-le-tribunal-accorde-la-protection.html Quand le tribunal accorde la protection mais que l’État refuse le séjour : l’affaire de Brescia et le conflit entre jugement et signalement SIS Une récente décision du Tribunal administratif régional de Brescia attire l’attention bien au-delà du droit italien de l’immigration. En cause, une question aussi technique que fondamentale : que se passe-t-il lorsqu’un juge reconnaît le droit à la protection internationale, mais que l’administration refuse malgré tout de délivrer le titre de séjour ? C’est le paradoxe juridique mis en lumière par la décision rendue le 23 avril 2026 par le Tribunal administratif régional de Brescia. L’affaire concerne un ressortissant étranger ayant obtenu, par décret définitif du Tribunal de Brescia, la reconnaissance de la protection subsidiaire. En principe, cette décision devait conduire à la délivrance du titre de séjour. Pourtant, la Questura a opposé un refus fondé sur un signalement dans le Système d’Information Schengen, le SIS, signalement maintenu même après la décision judiciaire. Le contraste est saisissant. D’un côté, une décision juridictionnelle définitive reconnaissant un droit fondamental. De l’autre, un refus administratif fondé sur un mécanisme européen de sécurité. La question dépasse largement ce dossier : un signalement sécuritaire peut-il neutraliser, dans les faits, les effets concrets d’un jugement définitif ? Certes, le tribunal a tranché le litige sur un terrain procédural, en déclarant irrecevable l’action en exécution. Mais la question de fond demeure entière. Et c’est précisément pour cela que cette affaire est importante. L’enjeu n’est pas seulement procédural. Il touche à l’effectivité des droits. En droit des étrangers, un droit reconnu mais impossible à mettre en œuvre peut se transformer en protection purement théorique. Cette affaire résonne bien au-delà de l’Italie, car elle illustre les tensions croissantes entre contrôle migratoire, coopération européenne et garanties juridictionnelles. Le système SIS a été conçu comme un instrument de coopération entre États membres. Mais ce dossier montre que ces mécanismes peuvent entrer en collision avec les protections reconnues par les juges. L’affaire de Brescia ouvre ainsi un débat plus vaste sur l’équilibre entre autorité judiciaire et pouvoir administratif. Elle interroge une question simple mais décisive : une personne reconnue protégée par un tribunal peut-elle néanmoins demeurer enfermée dans une zone d’incertitude juridique à cause d’un signalement administratif ? C’est aussi une question très concrète pour les praticiens du droit : gagner un recours suffit-il si son exécution peut encore être bloquée ? Pour certains, cette affaire révèle le risque que des dispositifs sécuritaires puissent vider indirectement de sa substance la protection juridictionnelle. Pour d’autres, elle met en évidence une tension non résolue au cœur même de l’ordre juridique Schengen. Dans tous les cas, cette décision importe parce qu’elle révèle un problème structurel, et non une anomalie isolée. En droit de l’immigration, le plus difficile n’est souvent pas d’obtenir la reconnaissance d’un droit, mais d’en assurer l’effectivité. Et c’est pourquoi l’affaire de Brescia mérite d’être suivie avec attention bien au-delà des frontières italiennes. Fabio Loscerbo Avocat en droit de l’immigration ORCID : https://ift.tt/43Kct7l https://ift.tt/psYQgiF https://ift.tt/34L2wq9 via Avv. Fabio Loscerbo https://ift.tt/JabeCkq https://ift.tt/OSFt4nk Avv. Fabio Loscerbo https://ift.tt/HIvera5 Avv. Fabio Loscerbo https://ift.tt/XVj8RW9 Avv. Fabio Loscerbo https://ift.tt/VKzbmRS
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Quand le tribunal accorde la protection mais que l’État refuse le séjour : l’affaire de Brescia et le conflit entre jugement et signalement SIShttps://loscerbo.blogspot.com/2026/05/quand-le-tribunal-accorde-la-protection.html Quand le tribunal accorde la protection mais que l’État refuse le séjour : l’affaire de Brescia et le conflit entre jugement et signalement SIS Une récente décision du Tribunal administratif régional de Brescia attire l’attention bien au-delà du droit italien de l’immigration. En cause, une question aussi technique que fondamentale : que se passe-t-il lorsqu’un juge reconnaît le droit à la protection internationale, mais que l’administration refuse malgré tout de délivrer le titre de séjour ? C’est le paradoxe juridique mis en lumière par la décision rendue le 23 avril 2026 par le Tribunal administratif régional de Brescia. L’affaire concerne un ressortissant étranger ayant obtenu, par décret définitif du Tribunal de Brescia, la reconnaissance de la protection subsidiaire. En principe, cette décision devait conduire à la délivrance du titre de séjour. Pourtant, la Questura a opposé un refus fondé sur un signalement dans le Système d’Information Schengen, le SIS, signalement maintenu même après la décision judiciaire. Le contraste est saisissant. D’un côté, une décision juridictionnelle définitive reconnaissant un droit fondamental. De l’autre, un refus administratif fondé sur un mécanisme européen de sécurité. La question dépasse largement ce dossier : un signalement sécuritaire peut-il neutraliser, dans les faits, les effets concrets d’un jugement définitif ? Certes, le tribunal a tranché le litige sur un terrain procédural, en déclarant irrecevable l’action en exécution. Mais la question de fond demeure entière. Et c’est précisément pour cela que cette affaire est importante. L’enjeu n’est pas seulement procédural. Il touche à l’effectivité des droits. En droit des étrangers, un droit reconnu mais impossible à mettre en œuvre peut se transformer en protection purement théorique. Cette affaire résonne bien au-delà de l’Italie, car elle illustre les tensions croissantes entre contrôle migratoire, coopération européenne et garanties juridictionnelles. Le système SIS a été conçu comme un instrument de coopération entre États membres. Mais ce dossier montre que ces mécanismes peuvent entrer en collision avec les protections reconnues par les juges. L’affaire de Brescia ouvre ainsi un débat plus vaste sur l’équilibre entre autorité judiciaire et pouvoir administratif. Elle interroge une question simple mais décisive : une personne reconnue protégée par un tribunal peut-elle néanmoins demeurer enfermée dans une zone d’incertitude juridique à cause d’un signalement administratif ? C’est aussi une question très concrète pour les praticiens du droit : gagner un recours suffit-il si son exécution peut encore être bloquée ? Pour certains, cette affaire révèle le risque que des dispositifs sécuritaires puissent vider indirectement de sa substance la protection juridictionnelle. Pour d’autres, elle met en évidence une tension non résolue au cœur même de l’ordre juridique Schengen. Dans tous les cas, cette décision importe parce qu’elle révèle un problème structurel, et non une anomalie isolée. En droit de l’immigration, le plus difficile n’est souvent pas d’obtenir la reconnaissance d’un droit, mais d’en assurer l’effectivité. Et c’est pourquoi l’affaire de Brescia mérite d’être suivie avec attention bien au-delà des frontières italiennes. Fabio Loscerbo Avocat en droit de l’immigration ORCID : https://ift.tt/43Kct7l https://ift.tt/WfzaySI Avv. Fabio Loscerbo https://ift.tt/VKzbmRS https://ift.tt/7sxz0QN via Avv. Fabio Loscerbo https://ift.tt/JabeCkq https://ift.tt/psYQgiF https://ift.tt/KX8U92G via Avv. Fabio Loscerbo https://ift.tt/JabeCkq https://ift.tt/psYQgiF
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