giovedì 8 ottobre 2026

Permesso unico lavoro 2026: i diritti del lavoratore oltre i termini del rinnovo

Permesso unico lavoro 2026: i diritti del lavoratore oltre i termini del rinnovo

Il decreto legislativo 16 aprile 2026, n. 83, in vigore dal 4 giugno 2026, recepisce la direttiva (UE) 2024/1233 sul permesso unico soggiorno e lavoro. La riforma va letta oltre il solo calendario dei rinnovi, già oggetto di un precedente approfondimento: interessa il rapporto tra titolo di soggiorno, posizione lavorativa e garanzie del cittadino di Paese terzo.

Il permesso unico mira a coordinare l'autorizzazione al soggiorno con l'accesso al lavoro e con un nucleo di diritti comuni. Rimane indispensabile distinguere il permesso unico dalle categorie speciali di soggiorno e dalle procedure per le quali la legge stabilisce regole differenti.

Le questioni operative riguardano l'esercizio dei diritti in pendenza della procedura, i cambiamenti del rapporto lavorativo e gli obblighi amministrativi collegati al titolo. La cessazione dell'attività o il passaggio a un diverso datore non possono essere valutati sulla base di formule generiche: occorre verificare la tipologia del titolo, le condizioni legali applicabili e la documentazione della nuova occupazione.

Per evitare equivoci, i termini procedimentali e le garanzie sostanziali vanno esaminati separatamente. La regolarità del soggiorno non coincide automaticamente con la continuità di un singolo contratto, né ogni modifica lavorativa comporta la stessa conseguenza sul permesso.

Fonte primaria: D.Lgs. n. 83/2026, Gazzetta Ufficiale.


Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: 0009-0004-7030-0428
Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore.

Tessera sanitaria e permesso per residenza elettiva: Corte costituzionale n. 97/2026

Tessera sanitaria e permesso per residenza elettiva: Corte costituzionale n. 97/2026

La sentenza n. 97 del 5 giugno 2026 della Corte costituzionale chiarisce quando lo straniero che abbia convertito un precedente permesso per lavoro o famiglia in residenza elettiva in seguito al riconoscimento della pensione di inabilità civile possa conservare l'iscrizione obbligatoria e gratuita al Servizio sanitario nazionale.

L'articolo 34 del Testo unico immigrazione distingue l'iscrizione obbligatoria da quella volontaria. Per la residenza elettiva l'iscrizione gratuita non è normalmente automatica, ma la Corte ha ritenuto praticabile un'interpretazione conforme alla Costituzione che evita un peggioramento della tutela sanitaria per chi, dopo un regolare percorso di soggiorno, sia divenuto inabile al lavoro.

La decisione non estende il beneficio a tutti i titolari di residenza elettiva. La questione è stata dichiarata non fondata nei sensi della motivazione. Per chiedere l'iscrizione all'ASL occorre quindi dimostrare il precedente titolo, la specifica conversione e il riconoscimento dell'inabilità.

Il provvedimento fornisce un argomento concreto nei confronti dei dinieghi che considerino esclusivamente la dicitura del nuovo permesso, ignorando la continuità della situazione personale e il diritto fondamentale alla salute.

Fonte: Corte costituzionale n. 97/2026.


Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
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Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
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Tribunale di Roma, 5 agosto 2026: permesso temporaneo durante il giudizio di cittadinanza o apolidia

Tribunale di Roma, 5 agosto 2026: permesso temporaneo durante il giudizio di cittadinanza o apolidia

Il Tribunale di Roma ha disposto, con ordinanza cautelare del 5 agosto 2026 adottata ai sensi dell'articolo 700 del codice di procedura civile, il rilascio di un permesso di soggiorno temporaneo a una donna impegnata in un giudizio sull'accertamento della cittadinanza italiana o, subordinatamente, dell'apolidia.

La ricorrente, madre di cittadine italiane, non aveva un passaporto né un permesso di soggiorno. L'assenza di documenti ostacolava l'accesso alla tessera sanitaria e ad altre fondamentali procedure amministrative. Il caso evidenzia come la durata di un giudizio sullo status possa produrre un danno immediato e concreto.

L'articolo 11, lettera c), del DPR 394/1999 disciplina il permesso per attesa cittadinanza o apolidia e contempla ordinariamente la presenza di un altro titolo di soggiorno. Nel caso concreto la tutela giudiziale urgente è intervenuta per assicurare una posizione documentale temporanea.

Non esiste un diritto automatico al permesso per la sola pendenza del giudizio. La pronuncia è cautelare, fondata sulle particolari circostanze personali e sul pregiudizio allegato. È tuttavia un precedente utile quando la mancanza di documenti rischia di impedire l'esercizio dei diritti fondamentali prima della decisione finale.

Fonte: Ordinanza del 5 agosto 2026, ricostruzione Melting Pot.


Avv. Fabio Loscerbo
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Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
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TRGA Trento n. 154/2026: precedenti penali e rinnovo del permesso di soggiorno

TRGA Trento n. 154/2026: precedenti penali e rinnovo del permesso di soggiorno

Con sentenza n. 154 del 21 settembre 2026 il Tribunale regionale di giustizia amministrativa di Trento ha esaminato il diniego di rinnovo del permesso per lavoro nei confronti di un cittadino straniero presente in Italia dal 2009, dall'età di sei anni.

La Questura aveva valorizzato i precedenti penali. Secondo il Tribunale l'esercizio della discrezionalità amministrativa richiede, tuttavia, una valutazione individuale e attuale: occorre confrontare gli elementi negativi con l'occupazione, il reddito, i legami familiari, l'alloggio, la condotta successiva e il percorso di reinserimento sociale.

La presenza di precedenti penali non è irrilevante, ma non può sostituire un'istruttoria adeguata. La motivazione deve spiegare anche perché gli elementi favorevoli non siano sufficienti, specie se il titolo era stato rinnovato in precedenza.

Per il richiedente diventa importante produrre documenti aggiornati: contratti, buste paga, estratti previdenziali, stabilità abitativa, legami familiari e attestazioni del percorso personale. In caso di diniego, la mancata valutazione di questi elementi può costituire un motivo di impugnazione.

La decisione è di merito e non elimina i poteri della Questura, ma riafferma il dovere di motivare una valutazione concreta anziché astratta della pericolosità sociale.

Fonte: TRGA Trento n. 154/2026, commento e segnalazione.


Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
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Accesso agli atti nelle pratiche di immigrazione: sapere cosa contiene il fascicolo prima di contestare il provvedimento

Accesso agli atti nelle pratiche di immigrazione: sapere cosa contiene il fascicolo prima di contestare il provvedimento

Nelle pratiche di immigrazione capita spesso che il cliente arrivi dal difensore con un diniego, una comunicazione incompleta o una ricostruzione soltanto parziale di ciò che è accaduto davanti alla Questura, alla Prefettura o a un altro ufficio.

In questi casi, prima di contestare il provvedimento, considero essenziale capire cosa contenga realmente il fascicolo amministrativo. L’accesso agli atti non è un adempimento accessorio, ma uno strumento di ricostruzione del procedimento.

Occorre verificare quali documenti siano stati acquisiti, quali controlli siano stati effettuati, se vi siano note interne, comunicazioni tra uffici, richieste istruttorie, preavvisi di rigetto e risposte del richiedente.

Solo dopo questa ricostruzione è possibile comprendere se il problema dipenda da una valutazione giuridica contestabile, da un fatto ricostruito in modo errato, da un documento mancante o da un passaggio procedimentale non correttamente gestito.

La differenza pratica è notevole: un ricorso costruito senza conoscere il fascicolo rischia di contestare il provvedimento “al buio”, mentre l’accesso consente di individuare esattamente il punto debole della decisione amministrativa.

Anche quando l’obiettivo è risolvere la questione senza contenzioso, conoscere il fascicolo permette di formulare una richiesta più precisa e di evitare comunicazioni generiche che difficilmente modificano la posizione dell’ufficio.

Nel diritto dell’immigrazione, quindi, la difesa efficace comincia spesso prima del ricorso: comincia dalla conoscenza completa degli atti su cui l’amministrazione ha costruito la propria decisione.


Avv. Fabio Loscerbo
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Schengen visa refused: which State objected, and how can you challenge it?

You apply for a visa to one State, but the obstacle comes from another. Who must explain the refusal, and which court can review the objection? Understanding this situation requires separating the final decision from the consultation between States that precedes it.

A key authority is the Court of Justice’s Grand Chamber judgment of 24 November 2020, joined Cases C‑225/19 and C‑226/19, R.N.N.S. and K.A., ECLI:EU:C:2020:951. This is a 2020 precedent, useful for explaining an applicant’s safeguards when a refusal follows another Member State’s objection.

Two applications, two objections

The disputes concerned applications for visas for family visits submitted to the Netherlands authorities by an Egyptian man and a Syrian woman. During the prior consultation under Article 22 of the Visa Code, Hungary objected in the first case and Germany in the second.

The form then in use grouped several grounds under a single box. The applicants argued that they could not effectively understand and challenge the refusal. The Dutch authority maintained, among other things, that it could not review the substance of the other States’ objections. Those were the parties’ positions. The Court interpreted EU law; it did not itself issue visas or annul the national refusals.

What information must accompany the refusal?

Interpreting Article 32(2) and (3) of Regulation No 810/2009, in the version examined, in the light of Article 47 of the Charter, the Court required identification of the Member State that objected, the specific ground of refusal based on that objection and, where appropriate, the essence of the reasons for the objection.

The applicant must also be told which authority to contact to find out about the remedies available in the objecting State. This does not promise unrestricted access to every document: the Court’s formulation concerns information that makes legal protection practical.

What can the court review?

The courts of the State refusing the visa cannot review the substantive legality of another State’s objection. That limit does not make review of the refusal a mere formality.

As paragraphs 48–54 explain, the court can check whether consultation was properly conducted, whether the applicant was correctly identified as the person concerned by the objection, and whether procedural safeguards, including reasons, were respected. Procedural rules must provide a concrete opportunity to exercise rights, taking account of the separate forum for challenging the substance of the objection.

An objection is not the same as a SIS alert

This judgment concerns an objection raised during prior consultation, linked to Article 32(1)(a)(vi) of the Visa Code. A SIS alert for refusal of entry is addressed separately under point (v). These situations should not be conflated, even though both may appear in a Schengen file.

The judgment does not establish a general rule for every national visa, residence permit or regularisation procedure. The Court also mentions the form’s amendment by Regulation 2019/1155: the old box discussed in the facts should not be presented as guidance for reading all current forms.

Where to start in an individual case

A useful method is to separate four elements: the authority that refused the visa, the State that objected, the specific ground communicated, and the authority identified for information about remedies. Link these to notifications, dates and documents concerning the applicant’s identity.

This is a way of analysing the file, not a promise that a visa will be granted. Knowing who decided what helps identify the relevant challenge and avoids asking a court to carry out a review that belongs elsewhere.


Avv. Fabio Loscerbo
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Rinnovo del permesso di soggiorno: come gestire una richiesta di documenti integrativi https://ift.tt/NtX8m5y Rinnovo del permesso di soggiorno: come gestire una richiesta di documenti integrativi Nel corso di una domanda di rilascio o rinnovo del permesso di soggiorno, la Questura può chiedere documenti aggiuntivi per chiarire uno specifico elemento della pratica. La richiesta non va trattata come un passaggio meramente formale. Occorre innanzitutto individuare con precisione ciò che l’amministrazione intende verificare: rapporto di lavoro, reddito, alloggio, situazione familiare, identità, residenza o altro requisito collegato al titolo richiesto. La risposta dovrebbe essere completa, coerente e facilmente leggibile. Quando opportuno, è utile accompagnare il documento richiesto con altri atti strettamente collegati che aiutino a ricostruire la situazione concreta. Particolare attenzione va prestata alla coerenza di nomi, date, indirizzi e dati lavorativi. Difformità non spiegate possono generare ulteriori richieste e allungare i tempi del procedimento. È fondamentale conservare prova dell’invio o del deposito. Qualunque sia il canale utilizzato, deve essere possibile dimostrare quando e come l’integrazione è stata trasmessa. Se dopo il deposito integrativo la pratica resta ferma per un periodo prolungato, può essere utile una richiesta formale sullo stato del procedimento, con indicazione della data della domanda e del numero di pratica. Una risposta istruttoria ben costruita riduce il rischio di ritardi evitabili e consente, in caso di successivo diniego, di ricostruire con precisione ciò che l’amministrazione aveva ricevuto. Avv. Fabio Loscerbo Avvocato Cassazionista Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo ORCID: 0009-0004-7030-0428 Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore. https://ift.tt/Td6QYnD

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mercoledì 7 ottobre 2026

تجديد تصريح الإقامة في إيطاليا: كيف تستعد لطلب استكمال المستندات من Questura https://ift.tt/gzW3wU7 تجديد تصريح الإقامة في إيطاليا: كيف تستعد لطلب استكمال المستندات من Questura أثناء تجديد تصريح الإقامة، قد تطلب Questura مستندات إضافية لتوضيح عنصر محدد في الملف. التعامل الصحيح مع هذا الطلب قد يمنع تأخيراً إضافياً أو قراراً سلبياً يمكن تجنبه. الخطوة الأولى هي قراءة الطلب بدقة وفهم ما الذي تريد الإدارة إثباته: العمل، الدخل، السكن، العلاقة الأسرية، الهوية أو أي شرط آخر مرتبط بنوع التصريح. يجب أن تكون الإجابة كاملة ومنظمة. إذا كان المستند المطلوب مرتبطاً بوثائق أخرى تشرح الوضع بشكل أفضل، فمن المفيد إرفاقها أيضاً ما دامت ذات صلة مباشرة. من المهم التأكد من تطابق الأسماء والتواريخ والعناوين وبيانات العمل في جميع المستندات. التناقضات غير المفسرة قد تؤدي إلى طلبات جديدة. احتفظ دائماً بإثبات الإرسال أو الإيداع. سواء تم التسليم عبر البريد الإلكتروني أو PEC أو بوابة إلكترونية أو بشكل مباشر، يجب أن يكون من الممكن إثبات تاريخ وطريقة تقديم الاستكمال. إذا استمر الإجراء دون قرار بعد إرسال المستندات، يمكن تقديم طلب رسمي لمعرفة حالة الملف وما إذا كانت هناك فحوصات أخرى قيد التنفيذ. Avv. Fabio Loscerbo محامٍ مخوّل بالمرافعة أمام محكمة النقض مسجل في سجل ممثلي المصالح لدى مجلس النواب الإيطالي في مجال الهجرة مسجل كجماعة ضغط في سجل الشفافية للاتحاد الأوروبي رقم 280782895721-36 في مجال الهجرة واللجوء ORCID: 0009-0004-7030-0428 تم إعداد هذا المقال بمساعدة أدوات الذكاء الاصطناعي، تحت إشراف المؤلف ومراجعته ومسؤوليته التحريرية. تجديد تصريح الإقامة في إيطاليا: كيف تستعد لطلب استكمال المستندات من Questura أثناء تجديد تصريح الإقامة، قد تطلب Questura مستندات إضافية لتوضيح عنصر محدد في الملف. التعامل الصحيح مع هذا الطلب قد يمنع تأخيراً إضافياً أو قراراً سلبياً يمكن تجنبه. الخطوة الأولى هي قراءة الطلب بدقة وفهم ما الذي تريد الإدارة إثباته: العمل، الدخل، السكن، العلاقة الأسرية، الهوية أو أي شرط آخر مرتبط بنوع التصريح. يجب أن تكون الإجابة كاملة ومنظمة. إذا كان المستند المطلوب مرتبطاً بوثائق أخرى تشرح الوضع بشكل أفضل، فمن المفيد إرفاقها أيضاً ما دامت ذات صلة مباشرة. من المهم التأكد من تطابق الأسماء والتواريخ والعناوين وبيانات العمل في جميع المستندات. التناقضات غير المفسرة قد تؤدي إلى طلبات جديدة. احتفظ دائماً بإثبات الإرسال أو الإيداع. سواء تم التسليم عبر البريد الإلكتروني أو PEC أو بوابة إلكترونية أو بشكل مباشر، يجب أن يكون من الممكن إثبات تاريخ وطريقة تقديم الاستكمال. إذا استمر الإجراء دون قرار بعد إرسال المستندات، يمكن تقديم طلب رسمي لمعرفة حالة الملف وما إذا كانت هناك فحوصات أخرى قيد التنفيذ. Avv. Fabio Loscerbo محامٍ مخوّل بالمرافعة أمام محكمة النقض مسجل في سجل ممثلي المصالح لدى مجلس النواب الإيطالي في مجال الهجرة مسجل كجماعة ضغط في سجل الشفافية للاتحاد الأوروبي رقم 280782895721-36 في مجال الهجرة واللجوء ORCID: 0009-0004-7030-0428 تم إعداد هذا المقال بمساعدة أدوات الذكاء الاصطناعي، تحت إشراف المؤلف ومراجعته ومسؤوليته التحريرية. https://ift.tt/Td6QYnD

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تجديد تصريح الإقامة في إيطاليا: كيف تستعد لطلب استكمال المستندات من Questura https://ift.tt/gzW3wU7 تجديد تصريح الإقامة في إيطاليا: كيف تستعد لطلب استكمال المستندات من Questura أثناء تجديد تصريح الإقامة، قد تطلب Questura مستندات إضافية لتوضيح عنصر محدد في الملف. التعامل الصحيح مع هذا الطلب قد يمنع تأخيراً إضافياً أو قراراً سلبياً يمكن تجنبه. الخطوة الأولى هي قراءة الطلب بدقة وفهم ما الذي تريد الإدارة إثباته: العمل، الدخل، السكن، العلاقة الأسرية، الهوية أو أي شرط آخر مرتبط بنوع التصريح. يجب أن تكون الإجابة كاملة ومنظمة. إذا كان المستند المطلوب مرتبطاً بوثائق أخرى تشرح الوضع بشكل أفضل، فمن المفيد إرفاقها أيضاً ما دامت ذات صلة مباشرة. من المهم التأكد من تطابق الأسماء والتواريخ والعناوين وبيانات العمل في جميع المستندات. التناقضات غير المفسرة قد تؤدي إلى طلبات جديدة. احتفظ دائماً بإثبات الإرسال أو الإيداع. سواء تم التسليم عبر البريد الإلكتروني أو PEC أو بوابة إلكترونية أو بشكل مباشر، يجب أن يكون من الممكن إثبات تاريخ وطريقة تقديم الاستكمال. إذا استمر الإجراء دون قرار بعد إرسال المستندات، يمكن تقديم طلب رسمي لمعرفة حالة الملف وما إذا كانت هناك فحوصات أخرى قيد التنفيذ. Avv. Fabio Loscerbo محامٍ مخوّل بالمرافعة أمام محكمة النقض مسجل في سجل ممثلي المصالح لدى مجلس النواب الإيطالي في مجال الهجرة مسجل كجماعة ضغط في سجل الشفافية للاتحاد الأوروبي رقم 280782895721-36 في مجال الهجرة واللجوء ORCID: 0009-0004-7030-0428 تم إعداد هذا المقال بمساعدة أدوات الذكاء الاصطناعي، تحت إشراف المؤلف ومراجعته ومسؤوليته التحريرية. https://ift.tt/Td6QYnD

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Espulsione e traduzione: quando la mancata comprensione rende illegittimo il provvedimento

Espulsione e traduzione: quando la mancata comprensione rende illegittimo il provvedimento

Una recente ordinanza della Cassazione, depositata l’8 settembre 2026, ribadisce un principio fondamentale nei procedimenti di espulsione: il provvedimento deve essere comunicato in modo effettivamente comprensibile allo straniero.

La questione non riguarda soltanto l’esistenza formale di una traduzione, ma la possibilità concreta per il destinatario di comprendere contenuto, motivazione ed effetti del decreto.

La comunicazione linguistica è parte integrante del diritto di difesa. Se la persona non viene posta in condizione di capire il provvedimento, diventa problematico anche pretendere che possa impugnarlo tempestivamente e in modo consapevole.

Per il difensore è quindi necessario controllare la lingua utilizzata, l’eventuale presenza dell’interprete, la documentazione allegata e ogni elemento utile a dimostrare se vi sia stata una reale comprensione dell’atto.

La traduzione non è un adempimento meramente formale. È una garanzia funzionale all’effettività del ricorso e alla possibilità di contestare la misura.

Il principio operativo è chiaro: quando la comprensione del provvedimento non è garantita, anche la legittimità dell’espulsione può essere messa in discussione.


Avv. Fabio Loscerbo
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CGUE, Ebilum C-440/25: il giudice dell’asilo deve svolgere un esame completo ed ex nunc

CGUE, Ebilum C-440/25: il giudice dell’asilo deve svolgere un esame completo ed ex nunc

La Corte di giustizia dell’Unione europea, nella causa C-440/25, Ebilum, ha chiarito la portata del controllo giurisdizionale sulle decisioni in materia di protezione internazionale.

Il giudice di primo grado non può limitarsi a verificare in modo deferente la correttezza formale dell’operato dell’autorità amministrativa. Deve poter svolgere un esame completo ed ex nunc della situazione del richiedente.

Questo significa che la valutazione deve tener conto anche degli elementi sopravvenuti e consentire al giudice di formulare una propria valutazione sulla credibilità, sul rischio e sul bisogno di protezione.

La Corte precisa inoltre che la fondatezza del timore di persecuzione richiede una probabilità ragionevole, da verificare in modo concreto e individualizzato alla luce delle circostanze personali e del contesto del Paese d’origine.

Per la difesa, la decisione rafforza l’importanza di aggiornare il fascicolo anche durante il giudizio con nuova documentazione, fonti sul Paese di origine, elementi personali sopravvenuti e ogni circostanza utile a una valutazione attuale.

Il principio è particolarmente importante perché conferma che il ricorso in materia di asilo non è un controllo puramente cartolare della decisione amministrativa, ma un vero riesame della domanda.

In sintesi: il giudice deve poter decidere sulla situazione attuale della persona, non soltanto controllare ciò che la Commissione aveva davanti al momento del rigetto.


Avv. Fabio Loscerbo
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CGUE, Ebilum C-440/25: il giudice dell’asilo deve svolgere un esame completo ed ex nunc

CGUE, Ebilum C-440/25: il giudice dell’asilo deve svolgere un esame completo ed ex nunc

La Corte di giustizia dell’Unione europea, nella causa C-440/25, Ebilum, ha chiarito la portata del controllo giurisdizionale sulle decisioni in materia di protezione internazionale.

Il giudice di primo grado non può limitarsi a verificare in modo deferente la correttezza formale dell’operato dell’autorità amministrativa. Deve poter svolgere un esame completo ed ex nunc della situazione del richiedente.

Questo significa che la valutazione deve tener conto anche degli elementi sopravvenuti e consentire al giudice di formulare una propria valutazione sulla credibilità, sul rischio e sul bisogno di protezione.

La Corte precisa inoltre che la fondatezza del timore di persecuzione richiede una probabilità ragionevole, da verificare in modo concreto e individualizzato alla luce delle circostanze personali e del contesto del Paese d’origine.

Per la difesa, la decisione rafforza l’importanza di aggiornare il fascicolo anche durante il giudizio con nuova documentazione, fonti sul Paese di origine, elementi personali sopravvenuti e ogni circostanza utile a una valutazione attuale.

Il principio è particolarmente importante perché conferma che il ricorso in materia di asilo non è un controllo puramente cartolare della decisione amministrativa, ma un vero riesame della domanda.

In sintesi: il giudice deve poter decidere sulla situazione attuale della persona, non soltanto controllare ciò che la Commissione aveva davanti al momento del rigetto.


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CGUE, Jilin C-249/25: protezione temporanea e domanda d’asilo possono coesistere

CGUE, Jilin C-249/25: protezione temporanea e domanda d’asilo possono coesistere

La Corte di giustizia dell’Unione europea, con sentenza del 1° ottobre 2026 nella causa C-249/25, Jilin, ha chiarito il rapporto tra protezione temporanea e domanda di protezione internazionale.

Secondo la Corte, il fatto che una persona benefici già della protezione temporanea non consente allo Stato di sospendere automaticamente e indefinitamente l’esame della sua domanda d’asilo.

I due strumenti rispondono infatti a logiche diverse: la protezione temporanea è una misura collettiva e immediata, mentre la protezione internazionale richiede una valutazione individuale della situazione personale.

Per gli Stati membri, la decisione impone di evitare che il beneficio temporaneo diventi un motivo per congelare per anni il procedimento individuale.

Per la difesa, il principio è particolarmente utile nei casi in cui l’Amministrazione abbia rinviato o sospeso l’esame della domanda proprio perché la persona era già coperta da un regime temporaneo.

La sentenza riafferma quindi una regola importante: la protezione temporanea non sostituisce il diritto a ottenere una decisione individuale sulla domanda d’asilo.


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