mercoledì 7 ottobre 2026

Espulsione e traduzione: quando la mancata comprensione rende illegittimo il provvedimento

Espulsione e traduzione: quando la mancata comprensione rende illegittimo il provvedimento

Una recente ordinanza della Cassazione, depositata l’8 settembre 2026, ribadisce un principio fondamentale nei procedimenti di espulsione: il provvedimento deve essere comunicato in modo effettivamente comprensibile allo straniero.

La questione non riguarda soltanto l’esistenza formale di una traduzione, ma la possibilità concreta per il destinatario di comprendere contenuto, motivazione ed effetti del decreto.

La comunicazione linguistica è parte integrante del diritto di difesa. Se la persona non viene posta in condizione di capire il provvedimento, diventa problematico anche pretendere che possa impugnarlo tempestivamente e in modo consapevole.

Per il difensore è quindi necessario controllare la lingua utilizzata, l’eventuale presenza dell’interprete, la documentazione allegata e ogni elemento utile a dimostrare se vi sia stata una reale comprensione dell’atto.

La traduzione non è un adempimento meramente formale. È una garanzia funzionale all’effettività del ricorso e alla possibilità di contestare la misura.

Il principio operativo è chiaro: quando la comprensione del provvedimento non è garantita, anche la legittimità dell’espulsione può essere messa in discussione.


Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista

Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione

Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo

ORCID: 0009-0004-7030-0428

Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore.

Nessun commento:

Posta un commento