Benvenuti nel blog ufficiale dell'Avv. Fabio Loscerbo, uno spazio dedicato al diritto dell'immigrazione, alla protezione internazionale e complementare, e alla tutela dei diritti fondamentali. Questo blog nasce con l’obiettivo di offrire un punto di riferimento per chiunque sia interessato ad approfondire temi legati al diritto degli stranieri, sia in ambito giuridico che umano.
Relazione sull’attività di divulgazione giuridica svolta nel corso dell’anno 2025
Circa 172.000 fruizioni complessive nel periodo gennaio 2025 – gennaio 2026
Nel corso del 2025 la mia attività professionale di avvocato, svolta prevalentemente nell’ambito del diritto dell’immigrazione, si è accompagnata a un’intensa e continuativa attività di divulgazione giuridica, finalizzata a favorire una maggiore comprensione di istituti normativi, orientamenti giurisprudenziali e profili procedurali di particolare rilevanza pubblica.
L’attività di divulgazione ha affiancato l’esercizio della professione forense e si è sviluppata attraverso la produzione e diffusione di contenuti informativi e di approfondimento giuridico, con l’obiettivo di rendere accessibili temi complessi del diritto dell’immigrazione, mantenendo un approccio rigoroso alle fonti normative e giurisprudenziali e nel rispetto dei principi di correttezza e continenza propri della funzione dell’avvocato.
In un’ottica di trasparenza e correttezza informativa, ritengo opportuno rendere pubblici alcuni dati aggregati relativi alla fruizione dei contenuti divulgativi nel periodo gennaio 2025 – gennaio 2026.
Nel periodo considerato, i contenuti giuridici diffusi nell’ambito di tale attività hanno registrato circa 172.000 fruizioni complessive, intese come:
letture di articoli e contributi informativi;
visualizzazioni di contenuti video;
ascolti di contenuti audio e podcast.
Il dato si riferisce esclusivamente a forme di effettivo consumo dei contenuti e non include metriche di mera esposizione o visibilità, adottando un criterio prudenziale e metodologicamente rigoroso.
I contenuti hanno riguardato, in particolare:
profili normativi e giurisprudenziali del diritto dell’immigrazione;
chiarimenti di carattere procedurale;
riflessioni di ordine sistemico su istituti e politiche migratorie;
contributi informativi rivolti sia ai cittadini interessati sia agli operatori del settore.
All’attività di divulgazione si è affiancata una diffusione informativa sui canali social professionali, in particolare su LinkedIn, dove nel medesimo periodo i contenuti pubblicati hanno registrato oltre 112.000 impressioni, raggiungendo circa 47.000 utenti unici.
Tali dati sono indicati separatamente in quanto riferiti a metriche di diffusione, e non rientrano nel computo delle fruizioni sopra richiamate.
La presente relazione intende offrire una rappresentazione sintetica e verificabile dell’impatto informativo di un’attività di divulgazione giuridica strettamente connessa all’esercizio della professione forense, svolta nel rispetto dei doveri di correttezza, rigore e responsabilità che caratterizzano la funzione dell’avvocato.
L’attività di divulgazione proseguirà anche nel 2026, in continuità con il mio impegno professionale, con l’obiettivo di contribuire a una maggiore consapevolezza giuridica in materia di diritto dell’immigrazione e delle sue ricadute normative e sociali.
Il Tribunale di Firenze e la protezione complementare dopo il decreto-legge 20/2023: continuità costituzionale, radicamento e funzione sistemica dell’integrazione
Abstract
Il decreto emesso dal Tribunale ordinario di Firenze in data 24 dicembre 2025, nell’ambito di un procedimento in materia di protezione internazionale e complementare, offre un contributo di particolare rilievo all’attuale dibattito sull’ambito applicativo della protezione complementare dopo le modifiche introdotte dal decreto-legge 20/2023, convertito con legge 50/2023. La decisione si colloca in una fase di riassestamento dell’istituto, segnata dall’abrogazione parziale dell’articolo 19, comma 1.1, del testo unico immigrazione e dal conseguente ritorno a un modello interpretativo fortemente ancorato ai parametri costituzionali e convenzionali. L’analisi del provvedimento consente di mettere a fuoco il ruolo centrale del radicamento sociale e lavorativo e di interrogarsi sulle implicazioni sistemiche della protezione complementare nel quadro di una più ampia riflessione sul rapporto tra integrazione, permanenza sul territorio e politiche di rientro.
1. Inquadramento normativo e contesto della decisione
Il Tribunale di Firenze opera in un contesto normativo profondamente segnato dall’evoluzione discontinua della tutela umanitaria prima e della protezione speciale poi. Con la riforma del 2020, il legislatore aveva tipizzato una serie di criteri di valutazione della vita privata e familiare, successivamente ridimensionati dal decreto-legge 20/2023. Quest’ultimo intervento, pur incidendo sulla struttura dell’articolo 19, non ha tuttavia eliminato il nucleo essenziale della tutela derivante dagli obblighi costituzionali e internazionali, come chiaramente ribadito dalla giurisprudenza di legittimità.
Il decreto in esame si inserisce in questo solco, riaffermando che la protezione complementare continua a rappresentare uno strumento di salvaguardia dei diritti fondamentali, anche in assenza di una tipizzazione legislativa rigida dei criteri di comparazione. Il giudice fiorentino valorizza, in particolare, la continuità tra l’assetto previgente alla riforma del 2020 e l’assetto attuale, richiamando l’elaborazione giurisprudenziale maturata in epoca anteriore e riaffermata dalla Corte di cassazione nel 2025.
2. La centralità del radicamento e della vita privata
Il cuore motivazionale del decreto risiede nella valutazione del radicamento del richiedente sul territorio nazionale. Il Tribunale procede a un’analisi puntuale degli indici di integrazione sociale, lavorativa e abitativa, ponendoli in relazione con il diritto al rispetto della vita privata tutelato dall’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e dall’articolo 19 del testo unico immigrazione.
La decisione ribadisce che l’integrazione non è un dato meramente economico, ma un processo complesso che comprende la stabilità abitativa, la continuità lavorativa, la partecipazione alla vita sociale e la conoscenza della lingua. In tale prospettiva, il radicamento maturato anche nel tempo necessario all’esame delle domande di protezione maggiore non può essere considerato irrilevante o artificiale, ma costituisce un elemento strutturale della vita privata dello straniero.
3. Continuità giurisprudenziale e funzione sistemica della protezione complementare
Particolarmente significativa è la lettura che il Tribunale di Firenze offre dell’intervento del 2023. L’abrogazione di parte dell’articolo 19, comma 1.1, non viene interpretata come una compressione della tutela, bensì come una riduzione della tipizzazione normativa, che restituisce centralità al giudizio di proporzionalità e al bilanciamento caso per caso. In questo senso, la protezione complementare torna a svolgere una funzione di garanzia del sistema, assicurando l’effettività del diritto d’asilo costituzionale e degli obblighi convenzionali.
La decisione evidenzia come l’assenza di pericoli per l’ordine e la sicurezza pubblica e la dimostrata capacità di integrazione rendano sproporzionato l’allontanamento dello straniero, in quanto produttivo di una lesione grave e irreversibile della sua vita privata. Tale impostazione si colloca in linea di continuità con le pronunce delle Sezioni Unite del 2021 e con la più recente giurisprudenza di legittimità, confermando un orientamento interpretativo ormai consolidato.
4. Implicazioni prospettiche: integrazione, permanenza e politiche di rientro
Sul piano sistemico, il decreto di Firenze sollecita una riflessione più ampia sul rapporto tra protezione complementare e politiche migratorie. La tutela riconosciuta non si fonda su una logica emergenziale o assistenziale, ma sul riconoscimento di un percorso di integrazione effettiva. In questa prospettiva, la protezione complementare può essere letta come uno strumento che distingue tra chi ha costruito una vita privata stabile nel territorio nazionale e chi, al contrario, non ha intrapreso un reale percorso di inserimento.
Ne deriva un modello coerente con una visione orientata al futuro, nella quale l’integrazione diviene il discrimine giuridico per la permanenza, mentre il rientro nel paese di origine si configura come opzione legittima nei casi di mancato radicamento. Il decreto fiorentino, pur muovendosi nel perimetro strettamente giurisdizionale, contribuisce così a delineare un paradigma nel quale la protezione complementare non è in contraddizione con politiche di rientro ordinate, ma ne costituisce il necessario contrappeso garantista.
Conclusioni
Il decreto del Tribunale di Firenze del 24 dicembre 2025 rappresenta un tassello rilevante nella definizione dell’attuale fisionomia della protezione complementare. Esso conferma la perdurante centralità della tutela della vita privata e familiare, riafferma la continuità con la giurisprudenza precedente alle riforme più recenti e offre una chiave di lettura sistemica che valorizza l’integrazione come criterio giuridico fondamentale. La decisione si presta, pertanto, a essere assunta come riferimento per future applicazioni dell’istituto, in un quadro normativo che, pur mutato, continua a richiedere interpretazioni rigorose e coerenti con i principi costituzionali e convenzionali.
Pubblicato un nuovo episodio del podcast “Diritto dell’Immigrazione” in più lingue: la protezione complementare riconosciuta per integrazione lavorativa
È online un nuovo episodio del podcast Diritto dell’Immigrazione, dedicato a un decreto di particolare rilievo emesso dal Tribunale ordinario di Firenze in data 24 dicembre 2025, che ha riconosciuto la protezione complementare sulla base di un percorso di integrazione lavorativa effettiva.
Il provvedimento chiarisce in modo netto che, anche dopo le modifiche introdotte dal decreto-legge 20/2023, l’integrazione – in particolare quella lavorativa – continua a rappresentare un criterio giuridico centrale per la tutela della vita privata dello straniero ai sensi dell’articolo 19 del testo unico immigrazione e dell’articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
Nel podcast vengono analizzati i passaggi chiave della decisione, il ruolo del lavoro stabile, dell’autonomia economica e del radicamento sociale, nonché il principio secondo cui l’integrazione maturata durante il tempo dell’attesa procedimentale non può essere considerata irrilevante o artificiale.
L’episodio è stato pubblicato in cinque versioni linguistiche, per raggiungere un pubblico più ampio e favorire una corretta informazione giuridica anche a livello internazionale:
Il podcast Diritto dell’Immigrazione continua così il suo lavoro di analisi e divulgazione giuridica, con l’obiettivo di rendere accessibili decisioni giurisprudenziali complesse e di contribuire a un dibattito serio e informato sul diritto dell’immigrazione.