lunedì 7 settembre 2026

Permessi di soggiorno via kit postale: il TAR Veneto misura i ritardi del sistema

Con l’ordinanza n. 1487 del 3 luglio 2026, il TAR Veneto ha disposto un’istruttoria nell’ambito della class action promossa da undici cittadini stranieri e da alcune associazioni contro il Ministero dell’Interno e la Questura di Vicenza per i ritardi sistematici nei procedimenti di rilascio e rinnovo dei permessi di soggiorno richiesti mediante kit postale.

Non si tratta ancora di una decisione definitiva sul merito: l’udienza pubblica è fissata al 10 febbraio 2027. L’ordinanza, tuttavia, è già molto significativa perché impone all’Amministrazione di descrivere in modo analitico il funzionamento concreto del procedimento.

Il TAR chiede infatti informazioni sul procedimento tipo, sul personale e sui mezzi disponibili, sui sistemi informatici, sul numero delle domande presentate e definite, sui procedimenti pendenti da oltre sessanta giorni, sei mesi e dodici mesi, nonché sui tempi intercorrenti tra domanda, fotosegnalamento e consegna del titolo.

Il punto è particolarmente importante perché consente di spostare l’attenzione dal singolo ritardo alla struttura complessiva del sistema. Una pratica ferma per molti mesi può dipendere da una disfunzione individuale; centinaia o migliaia di pratiche ferme oltre i termini indicano invece un problema organizzativo dell’ufficio.

L’articolo 5, comma 9, del Testo unico immigrazione continua a indicare il termine di sessanta giorni per il rilascio o il rinnovo del permesso. Il superamento di tale termine non comporta automaticamente il rilascio del titolo, ma il protrarsi sistematico dei procedimenti può incidere in modo rilevante sulla vita dello straniero: lavoro, viaggi, rapporti con la pubblica amministrazione, accesso a servizi e possibilità di dimostrare stabilmente la propria posizione giuridica.

Per il singolo interessato restano centrali gli strumenti ordinari: sollecito, diffida, accesso agli atti e, quando necessario, tutela contro il silenzio o l’inerzia amministrativa. Ma il contenzioso collettivo mostra un livello ulteriore: quando il ritardo non riguarda più un fascicolo, bensì l’organizzazione stessa dell’Ufficio Immigrazione, il problema può essere affrontato anche sul piano dell’efficienza amministrativa generale.

Il dato più interessante dell’ordinanza è quindi metodologico. Non basta dire che una Questura è lenta: occorre capire dove si forma il collo di bottiglia, quanti procedimenti superano certe soglie temporali e quali risorse sono disponibili per smaltirli.

La gestione dell’immigrazione passa anche da questo: misurare i tempi reali dell’amministrazione e pretendere che siano coerenti con i diritti riconosciuti dalla legge.

Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista

Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione

Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo

ORCID: 0009-0004-7030-0428

Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore.

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