lunedì 7 settembre 2026

Discendenti di italiani: ingresso per lavoro fuori quota, chi può usarlo nel 2026 https://ift.tt/oigsmaU Dal 2026 esiste un canale di ingresso per lavoro subordinato che può essere particolarmente importante per molti discendenti di cittadini italiani residenti all’estero: in presenza dei requisiti previsti dalla legge, l’assunzione può avvenire al di fuori delle quote ordinarie del decreto flussi. Non si tratta di un riconoscimento della cittadinanza italiana, ma di una distinta possibilità di ingresso e soggiorno per lavoro. La novità deriva dall’articolo 27, comma 1-octies, del Testo Unico Immigrazione, introdotto nel 2025, e dal decreto interministeriale del 17 novembre 2025 che ha individuato i Paesi ai quali la disciplina si applica nella sua prima fase. Chi può utilizzare questo canale La norma riguarda lo straniero che si trova all’estero, è discendente di un cittadino italiano ed è cittadino di uno degli Stati individuati dal decreto ministeriale. I Paesi attualmente ricompresi sono Argentina, Brasile, Stati Uniti d’America, Australia, Canada, Venezuela e Uruguay. La misura nasce per favorire una forma di immigrazione di ritorno dei discendenti delle grandi comunità italiane formatesi storicamente fuori dall’Europa. Il presupposto essenziale è quindi l’esistenza di una discendenza da cittadino italiano, che dovrà essere adeguatamente documentata. Fuori quota non significa senza procedura L’aspetto più rilevante è che questi ingressi avvengono al di fuori delle quote numeriche stabilite annualmente per il lavoro subordinato. In concreto, ciò significa che la domanda non compete per una delle quote ordinarie del decreto flussi e non dipende dalla disponibilità numerica riservata ai tradizionali ingressi per lavoro. Restano però necessari gli adempimenti amministrativi previsti per l’ingresso lavorativo. La disciplina rinvia infatti alle procedure dell’articolo 22 del Testo Unico Immigrazione: occorre un datore di lavoro in Italia, la richiesta del nulla osta allo Sportello Unico per l’Immigrazione, la verifica dei requisiti del rapporto di lavoro e del datore, il successivo rilascio del visto e, dopo l’ingresso, il perfezionamento della procedura di soggiorno. Non è una domanda di cittadinanza È importante distinguere questa possibilità dalle procedure per il riconoscimento della cittadinanza italiana per discendenza. Le modifiche introdotte nel 2025 hanno profondamente cambiato le regole dello ius sanguinis per le persone nate all’estero, ma il nuovo articolo 27 del Testo Unico Immigrazione opera su un piano diverso. Una persona può quindi non essere in condizione di ottenere immediatamente il riconoscimento della cittadinanza italiana e, nello stesso tempo, possedere i requisiti per utilizzare il canale lavorativo riservato ai discendenti di cittadini italiani. L’ingresso per lavoro non trasforma automaticamente lo straniero in cittadino italiano e non sostituisce l’eventuale procedimento di cittadinanza. La documentazione sulla discendenza è decisiva Prima di avviare la procedura è opportuno ricostruire con precisione la linea familiare e verificare la documentazione di stato civile disponibile. Atti di nascita, matrimonio e altri documenti relativi all’ascendente italiano possono essere essenziali per dimostrare il presupposto richiesto dalla legge. Particolare attenzione deve essere dedicata alla corrispondenza dei dati anagrafici, alle eventuali variazioni dei nomi e dei cognomi, alle traduzioni, alle legalizzazioni o apostille quando necessarie e alla continuità documentale della linea di discendenza. Le irregolarità documentali che spesso emergono nelle pratiche di cittadinanza possono assumere rilievo anche in questo procedimento. Perché questa possibilità è importante Il nuovo canale offre una soluzione concreta soprattutto per famiglie di origine italiana residenti da generazioni in Paesi come Argentina, Brasile, Venezuela e Uruguay. La disciplina consente di valorizzare il legame familiare con l’Italia senza subordinare l’ingresso lavorativo alla disponibilità delle quote ordinarie. Per chi intende trasferirsi in Italia, tuttavia, la prima verifica non dovrebbe limitarsi all’esistenza di un avo italiano. Occorre valutare contemporaneamente la prova della discendenza, la cittadinanza del Paese di provenienza, la posizione del datore di lavoro, il tipo di contratto proposto e la corretta impostazione della procedura davanti allo Sportello Unico. La novità è quindi significativa, ma deve essere utilizzata come uno strumento giuridico autonomo e non confusa con una scorciatoia per ottenere la cittadinanza. Una corretta distinzione tra cittadinanza, ingresso per lavoro e successivo soggiorno evita errori procedurali e consente di individuare la soluzione più adatta alla situazione concreta. Avv. Fabio Loscerbo Avvocato Cassazionista Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo ORCID: 0009-0004-7030-0428 Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore. https://ift.tt/3XaeTi8

via Avv. Fabio Loscerbo https://ift.tt/2Te9ux0

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