La domanda di protezione internazionale non coincide necessariamente con il momento in cui viene compilato il modello C3. La Cassazione, con l’ordinanza n. 14851 del 18 maggio 2026, ha chiarito che il momento genetico della domanda può essere anteriore alla formalizzazione, purché vi sia una manifestazione di volontà sufficientemente chiara e rivolta a un’autorità appartenente all’apparato statale.
Il principio è particolarmente importante nell’attuale fase di transizione normativa. La data in cui la volontà di chiedere protezione viene validamente manifestata può infatti incidere sulla disciplina applicabile, sui termini procedimentali e sulle garanzie riconosciute al richiedente.
Non ogni dichiarazione generica, tuttavia, è sufficiente. Occorre che dal comportamento o dalle parole dello straniero emerga in modo riconoscibile la volontà di ottenere protezione e che tale volontà sia indirizzata a un soggetto istituzionale idoneo a mettere in moto il procedimento.
Nella pratica, assumono quindi rilievo documenti spesso considerati secondari: PEC, verbali di accesso in Questura, attestazioni di presentazione, richieste scritte, ricevute e comunicazioni che precedono il C3. Questi atti possono diventare decisivi per dimostrare quando la domanda è realmente sorta.
Il principio della Cassazione rafforza una lettura sostanziale della procedura di asilo. La formalizzazione resta essenziale, ma non può cancellare una manifestazione di volontà già validamente espressa e documentabile.
Per il difensore, la conseguenza è chiara: ricostruire con precisione la cronologia della domanda non è un adempimento meramente formale, ma può incidere direttamente sul regime giuridico applicabile al procedimento.
Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: 0009-0004-7030-0428
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