Con la sentenza del 4 giugno 2026 nella causa C-147/24, Safi, la Corte di giustizia dell’Unione europea ha chiarito un punto importante sul diritto di soggiorno del genitore straniero di un minore cittadino dell’Unione. Il fatto che il genitore disponga già di un titolo di soggiorno in un altro Stato membro non consente automaticamente all’amministrazione di negargli il diritto di restare nello Stato nel quale vive con il figlio.
La Corte impone una valutazione concreta della relazione di dipendenza tra il minore e il genitore, dell’unità familiare e del superiore interesse del bambino. La questione non può essere risolta limitandosi a osservare che il genitore, astrattamente, potrebbe trasferirsi altrove grazie a un diverso titolo di soggiorno.
Occorre invece chiedersi cosa accadrebbe realmente al minore cittadino dell’Unione. Se l’allontanamento del genitore compromette in modo sostanziale la vita familiare, l’equilibrio educativo o la possibilità del minore di godere effettivamente dei diritti connessi alla cittadinanza europea, la situazione deve essere esaminata con particolare attenzione.
Nel caso Safi la Corte ha considerato anche il rischio di separazione dal padre e le specifiche esigenze educative del bambino. Questo conferma che il giudizio deve essere individuale e non può ridursi a una verifica documentale sul titolo posseduto dal genitore.
Per la pratica amministrativa e giudiziaria il principio è molto utile. Quando una Questura o altra autorità sostiene che il genitore possa semplicemente trasferirsi nello Stato che gli ha già rilasciato un permesso, il difensore deve riportare il procedimento sulla situazione concreta del figlio: convivenza, cura quotidiana, dipendenza materiale ed emotiva, percorso scolastico, presenza dell’altro genitore e conseguenze effettive di una separazione.
La cittadinanza dell’Unione del minore non attribuisce automaticamente un diritto assoluto al soggiorno di ogni familiare. Ma impone che le decisioni amministrative non svuotino di contenuto i diritti del minore attraverso soluzioni soltanto teoricamente praticabili.
La sentenza Safi conferma quindi una linea ormai consolidata del diritto europeo: nei procedimenti che coinvolgono figli cittadini UE, la posizione del genitore straniero deve essere valutata partendo dalla vita reale del minore, non dalla semplice esistenza di un altro documento di soggiorno.
Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: 0009-0004-7030-0428
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