mercoledì 26 agosto 2026

Cittadinanza iure sanguinis: il Viminale cambia linea dopo le Sezioni Unite

La circolare n. 65050 del 10 agosto 2026, pubblicata dal Ministero dell’Interno il 26 agosto, segna un passaggio importante nella gestione amministrativa delle pratiche di cittadinanza iure sanguinis. Il Viminale adegua infatti la propria linea alla sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione n. 24045 del 26 luglio 2026, superando per una parte rilevante dei casi il precedente indirizzo amministrativo.

Il punto centrale riguarda il minore nato all’estero che abbia acquisito fin dalla nascita una cittadinanza straniera iure soli e, contemporaneamente, quella italiana iure sanguinis. Le Sezioni Unite hanno chiarito l’autonomia dell’art. 7 della legge n. 555/1912 rispetto all’art. 12: il minore bipolide non perde automaticamente la cittadinanza italiana per effetto della successiva naturalizzazione straniera del genitore convivente.

La nuova circolare ministeriale recepisce questo principio e precisa che il mutato orientamento riguarda le naturalizzazioni del genitore intervenute tra il 1° luglio 1912 e il 15 agosto 1992. Si tratta di una precisazione destinata ad incidere su un numero significativo di procedimenti, soprattutto nelle pratiche relative alla cosiddetta “minor issue”.

La conseguenza pratica più importante riguarda però i dinieghi già adottati. Il Ministero chiarisce che, quando il rigetto sia stato fondato esclusivamente sulla precedente interpretazione oggi superata, l’interessato non deve necessariamente presentare una nuova domanda, ma può chiedere il riesame dell’istanza originaria.

Questo aspetto è decisivo perché il procedimento riesaminato continua ad essere valutato alla luce del quadro normativo applicabile al momento della domanda originaria. Se la domanda era stata presentata prima del 27 marzo 2025, oppure in base ad un appuntamento comunicato dall’ufficio entro quella data, possono quindi non trovare applicazione le nuove limitazioni introdotte dall’art. 3-bis della legge n. 91/1992.

Per chi abbia già ricevuto un diniego, la prima verifica da compiere è quindi documentale: data della domanda, eventuale appuntamento, motivazione del rigetto e periodo in cui avvenne la naturalizzazione del genitore. Presentare automaticamente una nuova domanda potrebbe essere controproducente quando esista invece la possibilità di far riesaminare quella originaria.

La richiesta di riesame va indirizzata all’autorità che aveva adottato il diniego, anche se nel frattempo l’interessato ha cambiato residenza. La nuova circolare non elimina la necessità di una verifica puntuale del singolo caso, ma offre finalmente un quadro amministrativo coerente con il principio affermato dalle Sezioni Unite.

La novità dimostra ancora una volta quanto, nella materia della cittadinanza, il profilo intertemporale possa essere decisivo quanto il merito della domanda. Prima di ripresentare un’istanza, occorre quindi stabilire se sia possibile riaprire correttamente il procedimento già definito.

Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: 0009-0004-7030-0428

Trattenimento e non-refoulement: il giudice deve verificare se il rimpatrio è davvero possibile

La sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea del 25 giugno 2026, causa C-182/26 PPU, Hardeker, offre un chiarimento importante sul rapporto tra trattenimento, decisione di rimpatrio e principio di non-refoulement.

Il caso riguardava una decisione di rimpatrio che indicava più possibili Paesi di destinazione e il successivo trattenimento dello straniero finalizzato all’allontanamento. La questione era stabilire fino a che punto il giudice chiamato a controllare la legittimità della privazione della libertà dovesse riesaminare anche il rischio derivante dall’esecuzione del rimpatrio.

La Corte distingue due piani. Da un lato, il giudice del trattenimento non deve riaprire automaticamente il giudizio sulla validità definitiva della decisione di rimpatrio. Dall’altro, non può limitarsi a constatare che quel provvedimento esiste formalmente. Deve verificare se, alla luce della situazione attuale, esista ancora una prospettiva ragionevole e giuridicamente lecita di allontanamento.

Questo significa che il principio di non-refoulement continua ad avere un ruolo decisivo anche nella fase del trattenimento. Se l’amministrazione intende eseguire il rimpatrio verso un determinato Paese, il giudice deve verificare che quella destinazione sia concretamente utilizzabile senza esporre l’interessato a persecuzioni, trattamenti inumani o altri rischi vietati dal diritto europeo e internazionale.

La questione diventa ancora più delicata quando il provvedimento indichi più Stati di possibile destinazione. Non basta un elenco astratto: occorre capire verso quale Paese l’amministrazione stia realmente orientando l’allontanamento e se, rispetto a quella destinazione, esistano ostacoli giuridici o fattuali.

Per la difesa nei procedimenti di convalida o proroga del trattenimento, la conseguenza è pratica. Devono essere prodotti elementi aggiornati sul Paese di destinazione, eventuali COI, documentazione individuale e tutto ciò che consenta di dimostrare l’esistenza di un rischio attuale o l’assenza di una concreta possibilità di rimpatrio.

Un decreto di rimpatrio definitivo, quindi, non basta da solo a giustificare indefinitamente il trattenimento. La privazione della libertà resta legittima soltanto finché esiste una prospettiva reale di esecuzione dell’allontanamento nel rispetto del diritto.

È un principio destinato ad incidere concretamente sul contenzioso nei CPR: la verifica giudiziale deve guardare alla situazione presente, non soltanto alla storia amministrativa della posizione dello straniero.

Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: 0009-0004-7030-0428

Minori ucraini rifugiati: la protezione internazionale prevale sul piano di rientro

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24044 del 26 luglio 2026, hanno chiarito un principio di particolare rilievo per i minori ucraini presenti in Italia nell’ambito di percorsi temporanei di protezione e successivamente riconosciuti come rifugiati.

La Corte ha affermato che, una volta riconosciuto lo status di rifugiato, la protezione internazionale prevale sulle misure nazionali precedentemente predisposte dal Paese d’origine per la permanenza temporanea del minore e il suo successivo rientro. Il progetto di ritorno, quindi, non può continuare ad operare come se la successiva concessione della protezione internazionale non fosse intervenuta.

Il principio è importante perché chiarisce la gerarchia tra strumenti diversi. La tutela consolare e gli accordi temporanei possono organizzare la permanenza all’estero di un minore in una fase emergenziale, ma quando lo Stato ospitante riconosce formalmente che quel minore necessita di protezione internazionale, la sua posizione giuridica cambia radicalmente.

Le Sezioni Unite affrontano inoltre la questione della rappresentanza del minore. In presenza di un tutore nominato dall’autorità consolare ucraina, può emergere un conflitto di interessi rispetto alle scelte da assumere nell’interesse del minore. In questi casi occorre valutare la nomina di un curatore e verificare quale autorità sia competente secondo la Convenzione dell’Aja del 1996 e il diritto interno.

Il punto di fondo resta il superiore interesse del minore. La sua posizione non può essere risolta applicando automaticamente un programma predisposto in precedenza, senza considerare gli sviluppi successivi, il radicamento, le condizioni personali e il titolo di protezione ottenuto.

Dal punto di vista pratico, la sentenza è rilevante nei procedimenti relativi a rientro, consenso sanitario, rappresentanza processuale e conflitti tra tutore consolare e interessi attuali del minore.

La protezione internazionale non è quindi un elemento accessorio rispetto al piano di rientro: quando viene riconosciuta, diventa il nuovo punto di riferimento giuridico della posizione del minore.

Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: 0009-0004-7030-0428

Italy: Court Upholds Closure of Residence Permit Renewal After Four Missed Appointments https://ift.tt/I4Ev6Wu Italy: Court Upholds Closure of Residence Permit Renewal After Four Missed Appointments An Italian administrative court has upheld the closure of a residence permit renewal procedure after the applicant failed to attend four separate appointments for identification and fingerprinting. In judgment no. 1315 of 10 July 2026, the Regional Administrative Court of Emilia-Romagna rejected the appeal brought by a Moroccan national against the Bologna Police Headquarters’ decision to close his application for the renewal of a residence permit for subordinate employment. The ruling draws a clear line between the rights of foreign nationals in immigration procedures and their duty to cooperate with the authorities. According to the court, an applicant cannot expect a procedure to remain open indefinitely when repeated official appointments are ignored without explanation. Four appointments were missed The applicant had submitted his renewal request through the postal kit procedure. He was first called to the Immigration Office in Bologna on 18 June 2024 for identification and fingerprinting. After he failed to attend, the authorities scheduled three further appointments: 6 August 2024, 18 September 2024 and 21 January 2026. The applicant did not appear on any of those dates. The Police Headquarters therefore decided to close the case, stating that the procedure could not be postponed indefinitely and that the absence of identification made it impossible to continue processing the application. The applicant challenged the decision, arguing that closure was disproportionate and that a new appointment could still have been arranged. He also claimed that he had not received a formal prior notice of refusal and asked the authorities to take account of his personal and family circumstances. The court rejected those arguments. Fingerprinting is not a minor formality The judgment emphasises that identification and fingerprinting are essential stages in residence permit procedures. Submitting a postal application is only the first step. The foreign national must later appear in person so that the authorities can verify identity, collect biometric data and carry out the checks required for the electronic permit. Without the applicant’s presence, the procedure cannot be completed. A single missed appointment may be explained by illness, a communication error or another temporary difficulty. In this case, however, the applicant missed four appointments over a period of approximately eighteen months and gave no valid reason for his absence. For the court, this was no longer a minor procedural irregularity. It amounted to a prolonged failure to cooperate. The decision was considered proportionate The applicant argued that closing the file was too severe because the authorities could simply have arranged another appointment. The court noted, however, that this had already happened three times. After the first absence, the Police Headquarters did not immediately reject the application. It repeatedly rescheduled the appointment, giving the applicant several further opportunities to complete the required formalities. The final decision was therefore considered proportionate. The principle of proportionality requires public authorities to choose measures that are suitable and not excessively burdensome. It does not, however, require them to repeat the same administrative step without limit when the person concerned remains inactive. According to the judgment, the authorities had already used the less restrictive solution several times before deciding to close the case. The procedure could not remain open forever The court also relied on the general duty of public authorities to bring administrative procedures to a conclusion. Under Italian administrative law, an authority must adopt an express decision rather than leave an application pending indefinitely. Where a request becomes impossible to process because an essential requirement is missing, the administration may close the procedure through a simplified decision. In this case, the missing element was not merely a document. It was the applicant’s personal appearance, which was necessary to confirm his identity and take fingerprints. The Police Headquarters was therefore entitled to conclude that the case could no longer be processed. No special requirement for personal service The applicant also argued that only a notice personally delivered into his hands could guarantee actual knowledge of the appointments. The court rejected this argument because no legal rule requires summonses for fingerprinting to be served personally. In the absence of a specific exception, ordinary rules on administrative communications apply. The applicant did not prove that the notices had been sent to the wrong address or that he had not received them. The challenge concerned only the method of communication. The court therefore considered all four appointments to have been properly notified. The repeated appointments were enough to ensure participation Another issue concerned the lack of a formal prior notice before the file was closed. The court held that the four summonses had already provided the applicant with sufficient opportunities to participate in the procedure. A fingerprinting appointment is not exactly the same as a formal notice of refusal. However, in the circumstances of the case, the court adopted a practical approach. The applicant had been repeatedly invited to complete the essential step required for the renewal. He had ignored all four invitations and had never contacted the authorities to explain his absence or request a postponement. For this reason, the court concluded that the authorities had already exhausted every reasonable form of dialogue with him. Cooperation and good faith apply to foreign nationals too One of the most important parts of the judgment concerns the principles of cooperation and good faith. Italian administrative law provides that relations between individuals and public authorities must be based on cooperation and good faith. The court stated that this principle also applies to foreign nationals requesting residence documents. The rule works in both directions. Authorities must act correctly, provide clear information, properly notify appointments and consider genuine difficulties. At the same time, applicants must keep their contact details updated, attend scheduled appointments, communicate any obstacles and provide the information needed to complete the procedure. In this case, the court found that the applicant had failed to meet that duty of cooperation. Personal and family circumstances were not enough The applicant asked the court to consider that he had lived in Italy for years, was a father and had found a new employment opportunity after a period of unemployment. The court did not consider those factors sufficient to overcome the procedural problem. Employment, family ties and social integration may be relevant when the authorities assess whether the substantive requirements for renewal are satisfied. They do not, however, eliminate the need for personal identification. The administration cannot properly examine the merits of an application when the applicant repeatedly fails to complete an essential step in the procedure. The ruling does not mean that personal circumstances are always irrelevant. They could be important where an appointment is missed because of illness, a serious family emergency or a genuine notification problem. No such explanation was provided in this case. A warning for residence permit applicants The judgment sends a direct message to foreign nationals involved in residence permit procedures. Rights must be protected, but applicants must also actively cooperate. A single missed appointment should not automatically lead to the loss of a residence procedure. Repeated absences without explanation, however, can justify closure of the file. Anyone unable to attend an appointment should immediately contact the Immigration Office, explain the reason and provide supporting evidence where possible. Remaining silent is the worst option. The ruling confirms that immigration procedures cannot be managed as if the entire burden rested on the administration. The authorities must respect legal guarantees, but applicants must also do what is necessary to allow the procedure to continue. Avv. Fabio Loscerbo ORCID: https://ift.tt/jUhQE71 https://ift.tt/rjh5gxe

via Avv. Fabio Loscerbo https://ift.tt/rt6qBQR

Italia: una alerta Schengen bloquea una solicitud de regularización y el tribunal confirma la denegación

 

Italia: una alerta Schengen bloquea una solicitud de regularización y el tribunal confirma la denegación

Un tribunal administrativo italiano ha confirmado la denegación de una solicitud de regularización laboral porque el solicitante figuraba en el Sistema de Información de Schengen con una alerta a efectos de no admisión.

Mediante la sentencia n.º 1265, de 1 de julio de 2026, el Tribunal Administrativo Regional de Emilia-Romaña rechazó el recurso presentado contra una decisión de la Jefatura de Policía de Módena.

El tribunal consideró que la alerta Schengen constituía un obstáculo jurídico para acceder al procedimiento de regularización y que las autoridades italianas no estaban obligadas a volver a valorar la peligrosidad personal del solicitante ni a revisar la legalidad de la decisión adoptada por Francia.

La alerta había sido introducida por Francia

El caso se refería a una solicitud presentada en el marco del procedimiento italiano de regularización del trabajo irregular previsto en 2020.

La Jefatura de Policía rechazó la solicitud después de comprobar que Francia había introducido, el 19 de marzo de 2021, una alerta relativa al interesado en el Sistema de Información de Schengen.

La alerta tenía por finalidad impedir su admisión en el espacio Schengen y había sido confirmada por la autoridad francesa competente.

El solicitante impugnó la denegación alegando que la alerta derivaba únicamente de una irregularidad administrativa relacionada con una entrada ilegal en Francia.

También sostuvo que las autoridades italianas deberían haber examinado su situación personal, el cumplimiento de los requisitos exigidos para la regularización y la posible existencia de motivos serios que justificaran la expedición de un permiso de residencia.

El tribunal rechazó estos argumentos.

La alerta Schengen fue considerada un obstáculo jurídico automático

Los jueces se apoyaron en las normas especiales que regulaban el procedimiento de regularización de 2020.

El artículo 103 del Decreto-Ley italiano n.º 34 de 2020 excluía de dicho procedimiento a los ciudadanos extranjeros señalados a efectos de no admisión sobre la base de acuerdos o convenios internacionales aplicables en Italia.

Por tanto, para el tribunal, la alerta constituía un impedimento directamente previsto por la ley.

Una vez comprobadas la existencia y la vigencia de la señalización, la Administración no disponía de una facultad discrecional ordinaria para admitir la solicitud.

La denegación debía considerarse una decisión obligatoria y no el resultado de una valoración administrativa más amplia.

Italia no tenía que revisar la decisión francesa

Una de las cuestiones principales era determinar si las autoridades italianas debían examinar las razones que habían originado la alerta francesa.

El tribunal respondió negativamente.

El sistema Schengen se basa en la cooperación y en la confianza mutua entre los Estados participantes. Una alerta introducida por un país produce efectos en todo el espacio Schengen.

Por ello, la Jefatura de Policía italiana no estaba obligada a determinar de forma autónoma si el solicitante representaba todavía una amenaza actual para el orden público.

Tampoco era competente para comprobar si la medida francesa había sido correcta o proporcionada.

Esa valoración corresponde principalmente a las autoridades y a los tribunales del Estado que introdujo la alerta.

Una alerta no implica siempre peligrosidad penal

La sentencia es relevante porque una alerta Schengen puede derivar de situaciones muy distintas.

No significa necesariamente que la persona haya sido condenada por un delito o que constituya una grave amenaza para la seguridad.

También puede derivar de una decisión de retorno, una prohibición de entrada o una infracción de las normas de inmigración.

En este caso, el solicitante sostenía que la alerta estaba relacionada con una entrada irregular en Francia.

Sin embargo, el tribunal consideró que el efecto jurídico dependía de la naturaleza y de la validez de la alerta, y no de que la conducta que la originó tuviera carácter penal o meramente administrativo.

Mientras la señalización siguiera activa, las autoridades italianas estaban obligadas a reconocer sus efectos.

Todavía puede expedirse un permiso por motivos serios

El tribunal también precisó que el obstáculo no es absoluto en todas las situaciones.

Un Estado Schengen puede decidir expedir un permiso de residencia pese a la existencia de una alerta, pero únicamente cuando concurran motivos serios, especialmente de carácter humanitario, o cuando lo impongan obligaciones derivadas del Derecho internacional.

Esos motivos deben ser concretos y de especial relevancia.

Pueden referirse, según las circunstancias, a la protección de la vida familiar, al interés superior de los menores, a graves problemas de salud o a obligaciones vinculadas al principio de no devolución.

Sin embargo, el Estado no puede ignorar unilateralmente la alerta.

Debe consultar previamente al país que la introdujo.

Este procedimiento permite conciliar la decisión del Estado que efectuó la señalización con la eventual obligación jurídica de otro Estado Schengen de reconocer un derecho de residencia.

En el caso examinado, no se había demostrado la existencia de motivos suficientemente serios.

La Administración no tenía que demostrar una peligrosidad actual

El solicitante reprochaba también a la Jefatura de Policía que no hubiera valorado si seguía siendo actualmente peligroso.

El tribunal consideró que esa valoración no era necesaria en este procedimiento concreto.

La denegación no se basaba en una nueva declaración de peligrosidad, sino en la existencia de una causa legal que excluía directamente el acceso al programa de regularización.

La diferencia es importante.

Cuando la ley atribuye directamente a una alerta Schengen el valor de causa de exclusión, la Administración no está obligada a reconstruir toda la historia personal del solicitante ni a efectuar una nueva valoración de orden público.

Las cuestiones decisivas son si la alerta existe, si sigue vigente y si concurren razones excepcionales que justifiquen la consulta y una posible excepción.

La alerta debe impugnarse ante el Estado competente

La sentencia no significa que las alertas Schengen no puedan ser impugnadas.

La persona que considere que una señalización es inexacta, antigua o ilegal puede solicitar el acceso a los datos y pedir su rectificación o supresión.

Sin embargo, la impugnación debe dirigirse, en principio, a las autoridades competentes del Estado que introdujo la alerta.

En este caso, el solicitante tendría que haberse dirigido a las autoridades francesas si pretendía cuestionar el fundamento o la permanencia de la medida.

La Administración italiana podía comprobar la existencia de la alerta, pero no podía anular ni modificar una decisión registrada por Francia.

Una cuestión práctica importante para los abogados de extranjería

La sentencia tiene consecuencias prácticas relevantes.

Cuando una solicitud de residencia o regularización es denegada por una alerta Schengen, puede no ser suficiente impugnar únicamente la decisión italiana.

La defensa debe determinar, ante todo:

  • qué Estado introdujo la alerta;

  • en qué fecha y sobre qué fundamento;

  • cuál es su naturaleza exacta;

  • si continúa vigente;

  • si existen motivos para solicitar su rectificación o supresión;

  • si concurren razones humanitarias u obligaciones internacionales que justifiquen la expedición de un permiso.

La estrategia jurídica suele tener que desarrollarse en dos niveles.

Por una parte, debe impugnarse o eliminarse la alerta en el Estado que la introdujo. Por otra, deben documentarse ante las autoridades italianas los eventuales motivos excepcionales que permitan expedir un título pese a la señalización.

La confianza mutua no puede eliminar los derechos individuales

La sentencia confirma la fuerza del Sistema de Información de Schengen dentro del Derecho europeo de inmigración.

Una autoridad nacional no puede ignorar libremente una alerta introducida por otro Estado. De lo contrario, el sistema común de control de fronteras perdería eficacia.

Pero la confianza mutua tampoco puede transformar un dato informático en un hecho intocable.

Las alertas deben ser exactas, actuales y proporcionadas. Las personas afectadas deben disponer de procedimientos efectivos para comprobar los datos y solicitar su corrección o supresión.

La decisión pone de manifiesto, por tanto, dos exigencias concurrentes.

La primera es la cooperación entre los Estados Schengen. La segunda es el derecho individual a impugnar una medida capaz de impedir la entrada, la residencia o la regularización en una parte muy amplia de Europa.

En el caso resuelto por el tribunal, prevaleció la alerta francesa todavía vigente. Por ello, las autoridades italianas estaban legitimadas para rechazar la solicitud de regularización.

Avv. Fabio Loscerbo
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

La revoca del nulla osta al lavoro tra decadenza, imputabilità dell’inadempimento e tutela del lavoratore straniero

 

La revoca del nulla osta al lavoro tra decadenza, imputabilità dell’inadempimento e tutela del lavoratore straniero

Osservazioni a margine di TAR Emilia-Romagna, Bologna, Sez. I, 1° luglio 2026, n. 1263

Abstract

Con la sentenza 1° luglio 2026, n. 1263, il Tribunale amministrativo regionale per l’Emilia-Romagna ha respinto il ricorso proposto da un lavoratore straniero contro la revoca del nulla osta al lavoro subordinato, disposta a seguito della mancata sottoscrizione e trasmissione del contratto di soggiorno entro il termine previsto dall’art. 22, commi 5-ter e 6, del d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286.

La pronuncia si colloca nel consolidato orientamento che qualifica la revoca del nulla osta come misura vincolata, riconducibile non all’autotutela amministrativa in senso proprio, ma alla decadenza dal beneficio originariamente riconosciuto. La vicenda, tuttavia, solleva questioni più ampie concernenti l’imputabilità al lavoratore delle omissioni del datore di lavoro, la posizione dello straniero entrato regolarmente nel territorio nazionale, la possibilità di sostituzione del datore originario e l’effettività delle garanzie partecipative previste dalla legge n. 241 del 1990.

1. La vicenda esaminata dal TAR Emilia-Romagna

La controversia trae origine da una procedura di ingresso per lavoro subordinato avviata nell’ambito della programmazione dei flussi migratori. Il nulla osta era stato rilasciato dalla Prefettura di Rimini il 1° febbraio 2024 e il lavoratore aveva fatto ingresso in Italia il 26 marzo successivo.

Il rapporto di lavoro, tuttavia, non veniva formalizzato. Nel corso del procedimento la Prefettura fissava diversi appuntamenti destinati alla sottoscrizione del contratto di soggiorno, ma il datore di lavoro non si presentava e, successivamente, si rendeva irreperibile. Dalla ricostruzione contenuta nella sentenza emergeva inoltre che il medesimo datore avrebbe presentato quarantadue domande di nulla osta, pur non disponendo di una capacità economica e di un fatturato adeguati a sostenere un numero così elevato di assunzioni.

Dopo ulteriori interlocuzioni, la Prefettura disponeva la revoca del nulla osta, motivandola con la mancata trasmissione del contratto di soggiorno entro quindici giorni dall’ingresso del lavoratore. Il ricorrente lamentava, tra l’altro, che la mancata stipulazione del contratto non fosse a lui imputabile, che il preavviso di revoca non fosse stato correttamente comunicato al difensore e che l’Amministrazione avesse omesso di considerare la possibilità di sostituire il datore di lavoro originario.

Il TAR ha respinto il ricorso, ritenendo che la procedura non potesse rimanere indefinitamente aperta in attesa che il lavoratore individuasse un nuovo datore disposto a subentrare. Secondo il Collegio, l’irreperibilità del datore originario e la mancata sottoscrizione del contratto rendevano la revoca un atto sostanzialmente vincolato.

2. Il quadro normativo: la sottoscrizione del contratto di soggiorno

Il punto di partenza dell’analisi è rappresentato dall’art. 22 del d.lgs. n. 286 del 1998.

Il comma 5-ter stabilisce che il nulla osta al lavoro deve essere rifiutato o, qualora già rilasciato, revocato quando il contratto di soggiorno previsto dall’art. 5-bis non venga trasmesso allo Sportello unico per l’immigrazione nel termine stabilito dal successivo comma 6. La stessa disposizione introduce, tuttavia, una clausola di salvaguardia, escludendo la revoca quando il ritardo sia dipeso da cause di forza maggiore o, comunque, da circostanze non imputabili al lavoratore.

Il comma 6 dispone che, entro quindici giorni dall’ingresso dello straniero nel territorio nazionale, il datore di lavoro e il lavoratore sottoscrivano il contratto di soggiorno, mediante firma digitale, firma elettronica qualificata oppure, per il lavoratore, anche mediante firma autografa. Il documento deve essere successivamente trasmesso in via telematica allo Sportello unico a cura del datore di lavoro. La disciplina vigente conferma, pertanto, che la trasmissione materiale del contratto è un adempimento posto principalmente a carico del datore di lavoro.

La disposizione contiene una tensione evidente. Da un lato, la mancata trasmissione determina la revoca del titolo che ha consentito l’ingresso; dall’altro, il legislatore impone di verificare se l’inadempimento sia effettivamente imputabile al lavoratore. Tale clausola non può essere ridotta a una formula meramente residuale, poiché rappresenta il principale correttivo contro il rischio che lo straniero subisca conseguenze pregiudizievoli per condotte riconducibili esclusivamente al datore di lavoro.

3. La revoca come decadenza accertativa

Uno degli aspetti centrali della sentenza riguarda la qualificazione giuridica del provvedimento prefettizio.

Il TAR esclude che la revoca in esame costituisca esercizio dell’autotutela amministrativa disciplinata dagli artt. 21-quinquies e 21-nonies della legge n. 241 del 1990. Non sarebbe quindi necessario verificare la sopravvenienza di un nuovo interesse pubblico, comparare tale interesse con l’affidamento del destinatario o rispettare i limiti temporali propri dell’annullamento d’ufficio.

La revoca sarebbe piuttosto una forma di decadenza accertativa o, secondo una terminologia utilizzata dalla giurisprudenza, una “revoca sanzionatoria”. L’Amministrazione non riconsidera discrezionalmente un precedente provvedimento legittimo, ma accerta che i presupposti necessari per il perfezionamento o il mantenimento del beneficio non esistono oppure sono venuti meno.

La sentenza richiama espressamente il precedente del TAR Lazio, Roma, Sez. I-ter, 24 ottobre 2025, n. 18549, secondo il quale la revoca del nulla osta adottata nell’ambito delle procedure semplificate di ingresso costituisce esercizio di un potere vincolato di controllo. Il medesimo indirizzo è stato ricondotto dal portale istituzionale della Giustizia amministrativa alla categoria della decadenza accertativa, con richiamo, tra le altre, a TAR Liguria, Sez. I, n. 322 del 2024, TAR Emilia-Romagna, Sez. I, n. 65 del 2025 e Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione Siciliana n. 376 del 2025.

La qualificazione non è puramente nominalistica. Essa produce conseguenze rilevanti sul piano delle garanzie sostanziali. Se il potere è interamente vincolato, l’Amministrazione non deve valutare l’integrazione raggiunta dallo straniero, la sua condotta successiva all’ingresso, l’assenza di precedenti penali o la disponibilità di un nuovo rapporto di lavoro, salvo che tali elementi assumano rilievo all’interno della specifica disciplina normativa applicabile.

4. L’imputabilità al lavoratore dell’omessa formalizzazione

Il passaggio maggiormente problematico della pronuncia riguarda il rapporto tra l’irreperibilità del datore di lavoro e la clausola di non imputabilità prevista dall’art. 22, comma 5-ter.

Nel caso esaminato, il contratto non era stato sottoscritto principalmente perché il datore di lavoro non si era presentato agli appuntamenti e si era infine reso irreperibile. La sentenza riconosce espressamente tale circostanza, ma ritiene ugualmente legittima la revoca, osservando che la Prefettura aveva fissato numerosi appuntamenti e che non poteva mantenere indefinitamente aperta la procedura.

L’argomentazione risponde a un’esigenza amministrativa comprensibile: una procedura di ingresso non può restare sospesa senza limiti temporali, soprattutto quando emergano indici di inattendibilità del datore originario. Tuttavia, la necessità di concludere il procedimento non risolve integralmente la questione dell’imputabilità.

La norma non si limita infatti a stabilire che il contratto debba essere trasmesso entro quindici giorni, ma esclude espressamente la revoca quando il ritardo dipenda da cause non imputabili al lavoratore. L’irreperibilità del datore costituisce, almeno in linea astratta, una circostanza estranea alla sfera di controllo dello straniero. La soluzione dovrebbe quindi passare attraverso una rigorosa verifica della condotta del lavoratore: se questi abbia tempestivamente segnalato l’inadempimento datoriale, si sia presentato agli appuntamenti, abbia sollecitato l’Amministrazione e abbia concretamente tentato di individuare una soluzione alternativa.

Nella vicenda concreta il TAR valorizza anche alcune assenze del lavoratore. Tuttavia, la stessa ricostruzione in fatto riferisce che almeno una mancata presentazione era stata giustificata da ragioni di salute e che il difensore aveva chiesto un nuovo appuntamento. Il dato dimostra quanto sia necessario evitare automatismi e distinguere le omissioni effettivamente imputabili allo straniero dalle circostanze documentate o riconducibili al comportamento del datore.

5. L’originaria inaffidabilità del datore di lavoro

La decisione attribuisce particolare rilievo alla posizione economica e organizzativa del datore.

Secondo quanto rappresentato nel giudizio, il datore originario avrebbe presentato quarantadue richieste di nulla osta senza possedere una capacità economico-finanziaria adeguata. Tale elemento viene utilizzato dal TAR per sostenere che non si fosse verificato soltanto un successivo disinteresse all’assunzione, ma una più radicale carenza dei presupposti sostanziali dell’intera operazione.

La giurisprudenza amministrativa ha progressivamente esteso il controllo prefettizio oltre le ipotesi espressamente tipizzate di documentazione falsa o contraffatta. La revoca può riguardare, secondo tale orientamento, tutti i casi in cui manchino i requisiti richiesti per l’ingresso, compresa la capacità economica del datore, la reale operatività dell’impresa, la disponibilità di una posizione lavorativa effettiva e la compatibilità dell’assunzione con il settore produttivo indicato nella domanda.

La sentenza n. 18549 del 2025 del TAR Lazio aveva esaminato una vicenda nella quale la società datoriale, inattiva da anni, aveva presentato centinaia di domande di nulla osta. Il giudice amministrativo aveva qualificato la successiva revoca come atto dovuto, volto a impedire che il sistema delle quote venisse eluso mediante domande prive di un reale progetto occupazionale.

Questa impostazione appare condivisibile nella misura in cui evita che il decreto flussi si trasformi in un meccanismo meramente formale di ingresso. Resta però da chiarire perché le conseguenze delle carenze economiche del datore debbano ricadere integralmente sul lavoratore, soprattutto quando tali carenze avrebbero potuto essere accertate dall’Amministrazione prima del rilascio del nulla osta o del visto.

6. Il problema della sostituzione del datore di lavoro

Il TAR esclude che la Prefettura fosse tenuta a mantenere aperta la pratica fino al reperimento di un nuovo datore. Tale affermazione rappresenta uno dei nuclei più rilevanti della sentenza.

La procedura per lavoro subordinato è strutturalmente collegata alla domanda presentata da uno specifico datore, per una determinata posizione lavorativa e nell’ambito di una quota individuata. La sostituzione del datore non costituisce pertanto, secondo l’impostazione più rigorosa, un diritto automaticamente riconoscibile al lavoratore.

Una simile conclusione non esclude però che, in presenza di circostanze eccezionali, l’Amministrazione possa o debba valutare forme di subentro. Ciò vale soprattutto quando il lavoratore sia già entrato legittimamente in Italia e il venir meno dell’assunzione dipenda da una condotta fraudolenta, abusiva o comunque non imputabile allo straniero.

La giurisprudenza non appare del tutto uniforme. Accanto all’orientamento rigoroso seguito dalla sentenza in commento, sono emerse decisioni cautelari favorevoli a lavoratori rimasti privi dell’assunzione promessa per il comportamento del datore originario. In alcuni casi è stata riconosciuta la necessità di una tutela sostanziale del lavoratore quando i requisiti occupazionali risultavano concretamente ricostituibili o quando lo straniero aveva reperito un nuovo datore disponibile all’assunzione.

La questione richiederebbe un intervento normativo espresso. Affidare la soluzione alla sola prassi delle Prefetture o a orientamenti giurisprudenziali territorialmente differenziati determina un livello di incertezza incompatibile con la rilevanza degli interessi coinvolti.

7. Le garanzie partecipative e l’art. 21-octies della legge n. 241 del 1990

Il ricorrente aveva denunciato anche la violazione delle garanzie partecipative, sostenendo che il preavviso di revoca fosse stato trasmesso a un recapito non più attuale, nonostante il difensore avesse già comunicato il proprio intervento nel procedimento.

Il TAR ritiene la censura non decisiva. Da un lato, osserva che la comunicazione era stata inviata al recapito indicato nella domanda originaria; dall’altro, applica sostanzialmente il principio espresso dall’art. 21-octies, comma 2, della legge n. 241 del 1990: trattandosi di attività vincolata, l’omessa partecipazione non comporta l’annullamento qualora sia evidente che il contenuto del provvedimento non avrebbe potuto essere diverso.

Nel caso concreto, secondo il Collegio, il lavoratore non avrebbe potuto offrire alcun contributo idoneo a superare l’irreperibilità del datore e la mancata conclusione della procedura.

Anche questo passaggio merita una lettura prudente. Il contraddittorio procedimentale non serve esclusivamente a contestare materialmente il fatto dell’irreperibilità, ma anche a rappresentare circostanze ulteriori: la non imputabilità dell’inadempimento, le giustificazioni relative agli appuntamenti, l’eventuale disponibilità di un nuovo datore, l’esistenza di una denuncia contro il datore originario o l’adozione di iniziative tempestive per regolarizzare la posizione.

Quanto più la disciplina richiede di distinguere tra condotte imputabili e non imputabili al lavoratore, tanto meno può considerarsi irrilevante la partecipazione dell’interessato. L’art. 21-octies non dovrebbe diventare uno strumento per neutralizzare sistematicamente le garanzie procedimentali nei procedimenti migratori.

8. Il legittimo affidamento del lavoratore entrato regolarmente

La sentenza esclude che il lavoratore potesse invocare un affidamento giuridicamente tutelabile alla permanenza nel territorio nazionale.

Il nulla osta, il visto e l’ingresso non determinano infatti il definitivo consolidamento del diritto al soggiorno. La procedura è destinata a perfezionarsi con la sottoscrizione del contratto e con il rilascio del relativo permesso. Quando i controlli siano stati differiti a un momento successivo, il titolo inizialmente rilasciato resta esposto alla verifica della sussistenza dei requisiti.

Ciò non significa, tuttavia, che l’affidamento sia sempre giuridicamente irrilevante. Lo straniero che abbia ottenuto il visto, sostenuto costi rilevanti, lasciato il Paese di origine ed effettuato regolarmente l’ingresso si trova in una posizione sensibilmente diversa rispetto a chi non abbia ancora avviato il percorso migratorio.

Il sistema dovrebbe quindi distinguere tra il lavoratore che abbia partecipato consapevolmente a una procedura fittizia e quello che sia stato indotto a confidare nell’effettività di una proposta di lavoro successivamente disattesa. Trattare allo stesso modo situazioni tanto diverse rischia di compromettere il principio di proporzionalità e di indebolire la funzione garantista della clausola di non imputabilità.

9. Considerazioni conclusive

La sentenza n. 1263 del 2026 consolida un orientamento rigoroso: quando il contratto di soggiorno non viene sottoscritto e il datore originario risulta irreperibile o privo dei requisiti economici, la Prefettura può concludere la procedura mediante la revoca del nulla osta. Il provvedimento ha natura vincolata e non richiede le valutazioni comparative proprie dell’autotutela amministrativa.

La decisione appare coerente con l’esigenza di preservare la serietà del sistema dei flussi e di impedire che il rilascio anticipato del nulla osta si trasformi in un canale di ingresso svincolato dall’esistenza di un’effettiva opportunità lavorativa.

Resta, tuttavia, irrisolto il problema della tutela del lavoratore incolpevole. L’art. 22, comma 5-ter, del d.lgs. n. 286 del 1998 impone espressamente di verificare se il ritardo o l’inadempimento siano imputabili allo straniero. Tale verifica dovrebbe essere effettiva, individualizzata e preceduta da un contraddittorio reale.

L’irreperibilità del datore di lavoro non può essere automaticamente trasformata in una responsabilità del lavoratore. Quando lo straniero abbia collaborato con l’Amministrazione, si sia presentato agli appuntamenti, abbia tempestivamente denunciato il comportamento datoriale o abbia reperito una nuova e concreta opportunità occupazionale, la chiusura della procedura dovrebbe costituire l’esito di una valutazione puntuale e non la semplice conseguenza dell’originaria scelta di un datore rivelatosi inaffidabile.

Il vero punto debole del sistema rimane il differimento dei controlli. Consentire l’ingresso prima di avere verificato la capacità economica e la reale operatività del datore trasferisce sul lavoratore il rischio dell’inefficienza amministrativa e delle condotte abusive dei soggetti che presentano le domande.

Una disciplina equilibrata dovrebbe rafforzare i controlli preventivi e, al tempo stesso, introdurre una procedura uniforme di sostituzione del datore nei casi di sopravvenuta indisponibilità, frode o irreperibilità non imputabili al lavoratore. Solo in questo modo il contrasto agli abusi potrebbe convivere con la tutela della persona che abbia fatto ingresso regolarmente e in buona fede.


Avv. Fabio Loscerbo
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428

Italy: Court Overturns Automatic Closure of Seasonal Work Permit Procedure https://ift.tt/zXw1D3W Italy: Court Overturns Automatic Closure of Seasonal Work Permit Procedure An Italian administrative court has overturned the closure of a seasonal work immigration procedure after authorities failed to give the employer and the worker an opportunity to explain why the residence contract had not been received within the statutory deadline. In judgment no. 1318 of 10 July 2026, the Regional Administrative Court of Emilia-Romagna ruled that the Immigration Office in Rimini could not automatically close the case solely because the digitally signed residence contract did not appear in the ministerial system within fifteen days. The decision strengthens procedural safeguards for foreign workers admitted to Italy under the labour quota system and makes one point particularly clear: technical shortcomings in an administrative platform cannot cancel rights expressly guaranteed by law. The worker had entered Italy legally and had already been hired The case concerned an Egyptian national who had obtained authorisation to enter Italy for seasonal employment in the hotel sector. After receiving the work clearance, the Italian Embassy in Cairo issued the relevant visa. The worker entered Italy on 23 March 2026 and informed the employer of his arrival. On 30 March, the parties signed the residence contract in paper form. The employer then entrusted the documentation to an employers’ association responsible for handling the remaining formalities under the migrant labour quota procedure. The worker was formally hired on 1 April 2026. Despite this, the Immigration Office closed the procedure on 12 April, arguing that the digitally signed contract had not been transmitted within the fifteen-day deadline established by Italian immigration law. No prior notice was sent to the employer or the worker before the file was closed. The court: prior notice was essential The court annulled the closure decision. Under Article 22 of Legislative Decree no. 286 of 1998, a work authorisation may be refused or revoked if the residence contract is not transmitted within the required period. However, the same provision contains an important exception: the negative consequence does not apply when the delay is caused by force majeure or by circumstances not attributable to the worker. For the court, this exception changes the nature of the procedure. The authorities cannot simply check whether the contract appears in the computer system and then close the file. They must first inform the parties that the document has not been received and allow them to explain what happened. Without that communication, the worker has no real opportunity to demonstrate that the delay was not his fault. Procedural guarantees are not empty formalities The ruling gives substantial importance to the right to participate in administrative proceedings. Italian administrative law normally requires the authorities to notify the parties before adopting a decision that may negatively affect an application. This allows those concerned to submit observations, documents and explanations. In this case, prior notice could have allowed the parties to show that the contract had been signed on time, that the worker had already been hired and that the transmission had been entrusted to an intermediary. The court therefore rejected the idea that the lack of prior notice was a minor procedural defect. The right to explain the delay was directly connected to the exception contained in the immigration law. The communication was therefore necessary to ensure that the legal protection against delays not attributable to the worker was effective in practice. A ministerial computer system cannot override the law One of the most significant aspects of the judgment concerns the digital platform used by the authorities. The Prefecture argued that the ministerial system did not provide for the automatic notification of a warning before closing cases of this type. The court found that argument irrelevant. Administrative software must comply with the law. The law cannot be set aside simply because the digital system was not designed to manage a particular procedural guarantee. This principle has wider implications. As immigration procedures become increasingly digital, there is a risk that automated systems will turn complex legal assessments into rigid technical outcomes. A missing upload, an incomplete digital signature or an error by an intermediary may produce consequences far more serious than the underlying mistake. The judgment rejects that approach. Technology may support the administration, but it cannot replace the legal assessment required by statute. The worker cannot be held responsible for every technical failure The decision also addresses a basic problem of responsibility. The electronic transmission of the residence contract is normally handled by the employer or by an intermediary acting on the employer’s behalf. The foreign worker often has no direct control over this stage of the procedure. It would therefore be unreasonable to make the worker automatically bear the consequences of an error committed by an employer, consultant, trade association or digital platform. The authorities must examine the individual circumstances. They must verify whether the worker signed the contract on time, informed the employer of his arrival, made himself available for employment and cooperated with the procedure. Where these obligations have been fulfilled, the absence of the document from the system should not automatically lead to the loss of the immigration procedure. The job was real, not fictitious The court’s ruling is particularly important because the employment relationship had actually begun. This was not a case involving a fictitious employer, a false job offer or an employment relationship that never existed. The worker had entered Italy with a valid visa, signed the residence contract and started working in accordance with the original authorisation. The only problem concerned the transmission of the document. Closing the entire procedure in those circumstances would have produced a result inconsistent with the purpose of the labour quota system: a legally admitted worker, already employed in the authorised position, would have been prevented from obtaining the residence permit because of a potentially correctable administrative failure. The administration must reopen the procedure The judgment does not automatically grant the residence permit. Instead, it requires the Immigration Office to reopen the procedure and exercise its powers again in accordance with the principles set out by the court. The administration must give both parties a clear deadline to submit a properly signed contract and must then complete the procedure if all legal requirements are satisfied. The court therefore preserved the authorities’ power to carry out the necessary checks. What it rejected was the automatic closure of the file without prior notice and without any assessment of whether the delay was attributable to the worker. A broader warning for Italy’s immigration system The judgment confirms an approach already adopted by the same court in earlier cases during 2026. It sends a clear message to Immigration Offices: cases cannot be closed automatically when the law expressly allows the worker to prove that a delay was beyond his control. The decision also highlights a wider challenge for Italy’s immigration administration. Digitalisation can make procedures faster, but it can also create rigid and unfair outcomes when systems are designed without adequate procedural safeguards. The correct solution is not to reduce legal guarantees to match the limitations of administrative software. The systems must instead be redesigned to respect the rights recognised by law. For foreign workers, the ruling is an important affirmation of a basic principle: a technical omission should not destroy an otherwise lawful employment and immigration process without first giving the person concerned a real opportunity to explain what happened. Avv. Fabio Loscerbo ORCID: https://ift.tt/lt8s4xG https://ift.tt/rjh5gxe

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Italia: un tribunal confirma el archivo de la renovación del permiso de residencia tras cuatro citas incumplidas https://ift.tt/tWI7Qvm Italia: un tribunal confirma el archivo de la renovación del permiso de residencia tras cuatro citas incumplidas Un tribunal administrativo italiano ha confirmado el archivo de un procedimiento de renovación del permiso de residencia después de que el solicitante no acudiera a cuatro citas distintas para su identificación y la toma de huellas dactilares. Mediante la sentencia n.º 1315, de 10 de julio de 2026, el Tribunal Administrativo Regional de Emilia-Romaña rechazó el recurso presentado por un ciudadano marroquí contra la decisión de la Jefatura de Policía de Bolonia de archivar su solicitud de renovación del permiso de residencia por trabajo por cuenta ajena. La resolución establece una línea clara entre los derechos de los ciudadanos extranjeros dentro de los procedimientos migratorios y su deber de colaborar con la Administración. Según el tribunal, el solicitante no puede pretender que el procedimiento permanezca abierto indefinidamente cuando ignora varias convocatorias oficiales sin ofrecer ninguna explicación. Cuatro citas incumplidas El interesado había presentado la solicitud de renovación mediante el kit postal previsto para este tipo de trámites. Fue convocado por primera vez en la Oficina de Inmigración de Bolonia el 18 de junio de 2024 para completar su identificación y someterse a la toma de huellas dactilares. Al no presentarse, la Administración fijó otras tres citas: el 6 de agosto de 2024, el 18 de septiembre de 2024 y el 21 de enero de 2026. El solicitante no acudió a ninguna de ellas. La Jefatura de Policía decidió entonces archivar el expediente, al considerar que el procedimiento no podía aplazarse indefinidamente y que la falta de identificación impedía continuar con la tramitación. El interesado recurrió la decisión alegando que el archivo era desproporcionado y que todavía podía haberse fijado una nueva cita. También sostuvo que no había recibido un preaviso formal de denegación y pidió que se valoraran sus circunstancias personales y familiares. El tribunal rechazó todos estos argumentos. La toma de huellas no es una mera formalidad La sentencia subraya que la identificación personal y la toma de huellas dactilares son fases esenciales en los procedimientos de expedición o renovación del permiso de residencia. La presentación de la solicitud por vía postal constituye solo el primer paso. Posteriormente, el ciudadano extranjero debe comparecer personalmente para que la Administración pueda comprobar su identidad, recoger los datos biométricos y realizar las verificaciones necesarias para expedir el permiso electrónico. Sin la presencia del solicitante, el procedimiento no puede completarse. Una única ausencia puede estar justificada por enfermedad, un problema de comunicación o una dificultad temporal. En este caso, sin embargo, el interesado faltó a cuatro citas distribuidas a lo largo de aproximadamente dieciocho meses y no ofreció ninguna razón válida. Para el tribunal, ya no se trataba de una irregularidad menor, sino de una falta prolongada de colaboración. Una decisión considerada proporcionada El solicitante sostenía que archivar el expediente era una medida excesiva porque la Administración podía haber programado otra cita. El tribunal observó, sin embargo, que esa posibilidad ya había sido ofrecida en tres ocasiones. Tras la primera ausencia, la Jefatura de Policía no rechazó inmediatamente la solicitud. Volvió a convocar al interesado varias veces y le dio nuevas oportunidades para completar los trámites necesarios. Por ello, la decisión final fue considerada proporcionada. El principio de proporcionalidad obliga a la Administración a adoptar medidas adecuadas, necesarias y no excesivamente gravosas. Sin embargo, no la obliga a repetir indefinidamente el mismo trámite cuando el interesado permanece inactivo. Según la sentencia, la Administración ya había aplicado varias veces la solución menos perjudicial antes de decidir el archivo. El procedimiento no podía quedar abierto para siempre El tribunal también se apoyó en el deber general de la Administración de concluir los procedimientos mediante una decisión expresa. El Derecho administrativo italiano impide que una solicitud permanezca pendiente durante un tiempo indefinido. Cuando un expediente no puede seguir tramitándose porque falta un requisito esencial, la Administración puede cerrarlo mediante una resolución simplificada. En este caso, lo que faltaba no era un simple documento. Faltaba la comparecencia personal del solicitante, indispensable para verificar su identidad y obtener sus datos biométricos. Por tanto, la Jefatura de Policía podía legítimamente concluir que la solicitud ya no podía ser tramitada. No existe obligación de notificación personal El interesado también alegó que solo una notificación entregada personalmente podía garantizar que hubiera tenido conocimiento efectivo de las citas. El tribunal rechazó esta tesis porque ninguna norma exige que las convocatorias para la toma de huellas se notifiquen en mano. En ausencia de una disposición especial, se aplican las reglas ordinarias sobre comunicaciones administrativas. El solicitante no demostró que los avisos hubieran sido enviados a una dirección incorrecta ni que no los hubiera recibido. Su objeción se refería únicamente al modo de notificación. El tribunal consideró, por tanto, que las cuatro convocatorias habían sido correctamente comunicadas. Las convocatorias repetidas garantizaron suficientemente la participación Otro de los motivos del recurso era la falta de un preaviso formal antes del archivo. El tribunal consideró que las cuatro convocatorias ya habían ofrecido al interesado suficientes oportunidades para participar en el procedimiento. Una cita para la toma de huellas no equivale exactamente a un preaviso de denegación. Sin embargo, en las circunstancias concretas del caso, el tribunal adoptó un enfoque práctico. El solicitante había sido invitado varias veces a cumplir el trámite esencial para la renovación. Ignoró las cuatro convocatorias y nunca contactó con la Administración para justificar su ausencia ni para pedir un aplazamiento. Por ello, el tribunal concluyó que la Administración ya había agotado toda forma razonable de diálogo con el interesado. La cooperación y la buena fe también obligan a los ciudadanos extranjeros Uno de los aspectos más relevantes de la sentencia se refiere a los principios de colaboración y buena fe. El Derecho administrativo italiano establece que las relaciones entre los particulares y la Administración deben regirse por la cooperación y la buena fe. El tribunal precisó que este principio también se aplica a los ciudadanos extranjeros que solicitan permisos de residencia. La obligación funciona en ambas direcciones. La Administración debe actuar correctamente, proporcionar información comprensible, comunicar las citas de forma adecuada y valorar las dificultades reales alegadas por el solicitante. Al mismo tiempo, el interesado debe mantener actualizados sus datos de contacto, acudir a las citas, comunicar cualquier impedimento y facilitar la información necesaria para completar el procedimiento. En este caso, el tribunal consideró que el solicitante había incumplido ese deber de colaboración. Las circunstancias personales y familiares no fueron suficientes El interesado pidió también que se tuviera en cuenta que llevaba años en Italia, era padre de familia y había encontrado una nueva oportunidad laboral después de un periodo de desempleo. El tribunal no consideró que esos elementos permitieran superar el problema procedimental. El empleo, los vínculos familiares y la integración social pueden ser relevantes para valorar si se cumplen los requisitos sustanciales de la renovación. Sin embargo, no eliminan la obligación de comparecer personalmente para la identificación. La Administración no puede examinar de manera completa una solicitud cuando el interesado se niega reiteradamente a realizar una fase esencial del procedimiento. La sentencia no significa que las circunstancias personales sean siempre irrelevantes. Podrían resultar decisivas cuando una cita se pierde por enfermedad, una urgencia familiar grave o un problema real de notificación. En este caso, no se acreditó ninguna circunstancia de ese tipo. Una advertencia para quienes solicitan permisos de residencia La resolución envía un mensaje directo a los ciudadanos extranjeros implicados en procedimientos de residencia. Los derechos deben ser protegidos, pero los solicitantes también deben colaborar activamente. Una sola ausencia no debería provocar automáticamente la pérdida del procedimiento. Sin embargo, las ausencias repetidas e injustificadas pueden legitimar el archivo del expediente. Quien no pueda acudir a una cita debe contactar inmediatamente con la Oficina de Inmigración, explicar el motivo y, cuando sea posible, aportar documentación justificativa. El silencio es la peor opción. La sentencia confirma que los procedimientos migratorios no pueden gestionarse como si toda la responsabilidad recayera exclusivamente sobre la Administración. Las autoridades deben respetar las garantías legales, pero el solicitante también debe hacer lo necesario para permitir que el procedimiento continúe. Avv. Fabio Loscerbo ORCID: https://ift.tt/lt8s4xG https://ift.tt/rjh5gxe

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İtalya: Schengen kaydı düzenleme başvurusunu engelledi, mahkeme ret kararını onadı https://ift.tt/SeJRENy Avv. Fabio Loscerbo İtalya: Schengen kaydı düzenleme başvurusunu engelledi, mahkeme ret kararını onadı İtalya’da bir idare mahkemesi, başvuru sahibinin Schengen Bilgi Sistemi’nde ülkeye kabul edilmeme amacıyla kayıtlı olması nedeniyle, kayıt dışı çalışmanın düzenlenmesine yönelik başvurunun reddedilmesini hukuka uygun buldu. Emilia-Romagna Bölge İdare Mahkemesi, 1 Temmuz 2026 tarihli ve 1265 sayılı kararıyla, Modena Emniyet Müdürlüğü tarafından verilen ret kararına karşı açılan davayı reddetti. Mahkeme, Schengen kaydının düzenleme prosedürüne erişim bakımından doğrudan bir hukuki engel oluşturduğunu ve İtalyan makamlarının başvuru sahibinin kişisel tehlikeliliğini yeniden değerlendirmek ya da Fransa tarafından alınan kararın hukuka uygunluğunu incelemek zorunda olmadığını belirtti. Kayıt Fransa tarafından girilmişti Dava, İtalya’da 2020 yılında yürürlüğe konulan kayıt dışı çalışmanın düzenlenmesine ilişkin prosedür kapsamında yapılan bir başvuruyla ilgiliydi. Modena Emniyet Müdürlüğü, Fransa’nın 19 Mart 2021 tarihinde başvuru sahibi hakkında Schengen Bilgi Sistemi’ne bir kayıt girdiğini tespit ettikten sonra başvuruyu reddetti. Bu kayıt, kişinin Schengen bölgesine kabul edilmesini engellemeyi amaçlıyordu ve yetkili Fransız makamı tarafından da doğrulanmıştı. Başvuru sahibi, kaydın yalnızca Fransa’ya düzensiz girişle bağlantılı idari bir ihlalden kaynaklandığını ileri sürerek ret kararına itiraz etti. Ayrıca İtalyan makamlarının kişisel durumunu, düzenleme şartlarını ve oturum izni verilmesini haklı gösterebilecek ciddi nedenlerin bulunup bulunmadığını değerlendirmesi gerektiğini savundu. Mahkeme bu iddiaları reddetti. Schengen kaydı otomatik hukuki engel sayıldı Mahkeme, 2020 düzenleme prosedürüne ilişkin özel kurallara dayandı. İtalyan 34/2020 sayılı Kanun Hükmünde Kararname’nin 103. maddesi, İtalya bakımından yürürlükte olan uluslararası anlaşma veya sözleşmeler uyarınca ülkeye kabul edilmeme amacıyla kayıtlı yabancıları bu prosedürün dışında bırakıyordu. Bu nedenle mahkemeye göre Schengen kaydı, doğrudan kanunda öngörülmüş bir engeldi. Kaydın varlığı ve geçerliliği doğrulandıktan sonra idarenin başvuruyu kabul etmek konusunda olağan bir takdir yetkisi bulunmuyordu. Ret kararı bu yüzden geniş bir idari değerlendirmeden doğan bir tercih değil, hukuken zorunlu bir sonuç olarak kabul edildi. İtalya Fransız kararını yeniden incelemek zorunda değildi Davanın temel meselelerinden biri, İtalyan makamlarının Fransız kaydının arkasındaki nedenleri yeniden değerlendirip değerlendirmemesi gerektiğiydi. Mahkeme bu soruya olumsuz cevap verdi. Schengen sistemi, üye devletler arasındaki iş birliği ve karşılıklı güven esasına dayanır. Bir devlet tarafından girilen kayıt, bütün Schengen bölgesinde sonuç doğurur. Bu nedenle İtalyan Emniyet Müdürlüğü, başvuru sahibinin halen kamu düzeni bakımından güncel bir tehdit oluşturup oluşturmadığını bağımsız biçimde yeniden belirlemek zorunda değildi. Aynı şekilde Fransız kararının doğru veya orantılı olup olmadığını inceleme yetkisine de sahip değildi. Bu değerlendirme esas olarak kaydı giren devletin makam ve mahkemelerine aittir. Bir Schengen kaydı her zaman cezai tehlikelilik anlamına gelmez Karar önemlidir; çünkü Schengen kayıtları farklı nedenlerle oluşturulabilir. Bir kişinin bu sistemde kayıtlı olması, mutlaka suç işlemiş olduğu veya ciddi bir güvenlik tehdidi oluşturduğu anlamına gelmez. Kayıt, geri gönderme kararı, giriş yasağı veya göç kurallarının ihlali nedeniyle de girilebilir. Bu davada başvuru sahibi, kaydın Fransa’ya düzensiz girişten kaynaklandığını ileri sürmüştü. Mahkeme ise hukuki sonucun, kaydın altında yatan davranışın cezai veya idari nitelikte olmasından değil, kaydın türü ve geçerliliğinden doğduğunu belirtti. Kayıt yürürlükte kaldığı sürece İtalyan makamlarının onun sonuçlarını tanıması gerekiyordu. Ciddi nedenler varsa oturum izni yine de verilebilir Mahkeme, engelin her durumda mutlak olmadığını da açıkladı. Bir Schengen devleti, ciddi nedenlerin bulunması hâlinde kayda rağmen oturum izni verebilir. Bunlar özellikle insani nedenler veya uluslararası hukuktan doğan yükümlülükler olabilir. Ancak bu nedenlerin somut ve özellikle önemli olması gerekir. Somut olaya göre aile hayatının korunması, çocukların üstün yararı, ağır sağlık sorunları veya geri göndermeme ilkesinden doğan yükümlülükler bu kapsamda değerlendirilebilir. Buna rağmen devlet kaydı tek taraflı olarak yok sayamaz. Önce kaydı giren ülkeyle danışma sürecini başlatmalıdır. Bu süreç, kaydı oluşturan devletin kararıyla başka bir Schengen devletinin oturum hakkı tanıma yükümlülüğü arasında denge kurulmasını amaçlar. Mahkemenin incelediği olayda yeterince ciddi bir neden ortaya konulmamıştı. İdarenin güncel tehlikeliliği ispatlaması gerekmiyordu Başvuru sahibi, Modena Emniyet Müdürlüğü’nün kendisinin halen tehlikeli olup olmadığını değerlendirmediğini de ileri sürdü. Mahkeme, bu özel prosedürde böyle bir değerlendirmenin gerekli olmadığına karar verdi. Ret kararı, kişinin yeniden tehlikeli ilan edilmesine değil, düzenleme programına erişimi doğrudan engelleyen yasal bir koşulun varlığına dayanıyordu. Bu ayrım önemlidir. Kanun bir Schengen kaydını doğrudan dışlama nedeni olarak kabul ediyorsa, idare başvuru sahibinin tüm kişisel geçmişini yeniden kurmak veya yeni bir kamu düzeni değerlendirmesi yapmak zorunda değildir. Belirleyici sorular şunlardır: Kayıt mevcut mu, halen geçerli mi ve istisnai bir danışma ve olası sapmayı haklı gösterecek ciddi nedenler var mı? Kayıt yetkili devlette itiraz konusu yapılmalıdır Karar, Schengen kayıtlarının hiçbir şekilde itiraz edilemeyeceği anlamına gelmez. Bir kişi kaydın yanlış, güncelliğini yitirmiş veya hukuka aykırı olduğunu düşünüyorsa verilere erişim talep edebilir ve düzeltme ya da silinme isteyebilir. Ancak itiraz kural olarak kaydı sisteme giren devletin yetkili makamlarına yöneltilmelidir. Bu olayda başvuru sahibinin kaydın dayanağını veya devamını tartışmak istiyorsa Fransız makamlarına başvurması gerekiyordu. İtalyan idaresi kaydın varlığını doğrulayabilirdi, ancak Fransa tarafından girilmiş bir kararı iptal edemez veya değiştiremezdi. Göç hukuku avukatları için önemli pratik sonuçlar Kararın önemli uygulama sonuçları bulunuyor. Bir oturum veya düzenleme başvurusu Schengen kaydı nedeniyle reddedildiğinde yalnızca İtalyan kararına itiraz etmek yeterli olmayabilir. Savunmanın öncelikle şu hususları belirlemesi gerekir: kaydı hangi devletin girdiği; hangi tarihte ve hangi hukuki temelde oluşturulduğu; kaydın tam türü; halen geçerli olup olmadığı; düzeltme veya silinme talebi için gerekçe bulunup bulunmadığı; insani nedenler ya da uluslararası yükümlülüklerin izin verilmesini haklı gösterip göstermediği. Hukuki strateji çoğu zaman iki ayrı düzeyde yürütülmelidir. Bir yandan kayıt, onu giren devlette itiraz konusu yapılmalı veya kaldırılmalıdır. Diğer yandan İtalyan makamları önünde kayda rağmen oturum verilmesini haklı gösterebilecek istisnai nedenler belgelenmelidir. Karşılıklı güven bireysel hakları ortadan kaldıramaz Karar, Schengen Bilgi Sistemi’nin Avrupa göç hukuku içindeki güçlü etkisini doğrulamaktadır. Bir ulusal makam, başka bir devletin girdiği kaydı serbestçe görmezden gelemez. Aksi hâlde ortak sınır kontrol sistemi etkisini kaybeder. Bununla birlikte karşılıklı güven, dijital bir kaydı dokunulmaz bir gerçeğe dönüştüremez. Kayıtların doğru, güncel ve orantılı olması gerekir. İlgili kişiler de verilere erişebilmek, düzeltme veya silinme talep edebilmek için etkili usullere sahip olmalıdır. Karar bu nedenle iki farklı gerekliliği birlikte ortaya koyuyor: Schengen devletleri arasındaki iş birliği ve bireyin girişini, oturumunu veya düzenleme imkânını engelleyen bir tedbire itiraz edebilme hakkı. Mahkemenin incelediği olayda, halen yürürlükte olan Fransız kaydı üstün geldi. Bu nedenle İtalyan makamlarının düzenleme başvurusunu reddetmesi hukuka uygun bulundu. Avv. Fabio Loscerbo ORCID: https://ift.tt/lt8s4xG

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İtalya: Schengen kaydı düzenleme başvurusunu engelledi, mahkeme ret kararını onadı

İtalya: Schengen kaydı düzenleme başvurusunu engelledi, mahkeme ret kararını onadı

İtalya’da bir idare mahkemesi, başvuru sahibinin Schengen Bilgi Sistemi’nde ülkeye kabul edilmeme amacıyla kayıtlı olması nedeniyle, kayıt dışı çalışmanın düzenlenmesine yönelik başvurunun reddedilmesini hukuka uygun buldu.

Emilia-Romagna Bölge İdare Mahkemesi, 1 Temmuz 2026 tarihli ve 1265 sayılı kararıyla, Modena Emniyet Müdürlüğü tarafından verilen ret kararına karşı açılan davayı reddetti.

Mahkeme, Schengen kaydının düzenleme prosedürüne erişim bakımından doğrudan bir hukuki engel oluşturduğunu ve İtalyan makamlarının başvuru sahibinin kişisel tehlikeliliğini yeniden değerlendirmek ya da Fransa tarafından alınan kararın hukuka uygunluğunu incelemek zorunda olmadığını belirtti.

Kayıt Fransa tarafından girilmişti

Dava, İtalya’da 2020 yılında yürürlüğe konulan kayıt dışı çalışmanın düzenlenmesine ilişkin prosedür kapsamında yapılan bir başvuruyla ilgiliydi.

Modena Emniyet Müdürlüğü, Fransa’nın 19 Mart 2021 tarihinde başvuru sahibi hakkında Schengen Bilgi Sistemi’ne bir kayıt girdiğini tespit ettikten sonra başvuruyu reddetti.

Bu kayıt, kişinin Schengen bölgesine kabul edilmesini engellemeyi amaçlıyordu ve yetkili Fransız makamı tarafından da doğrulanmıştı.

Başvuru sahibi, kaydın yalnızca Fransa’ya düzensiz girişle bağlantılı idari bir ihlalden kaynaklandığını ileri sürerek ret kararına itiraz etti.

Ayrıca İtalyan makamlarının kişisel durumunu, düzenleme şartlarını ve oturum izni verilmesini haklı gösterebilecek ciddi nedenlerin bulunup bulunmadığını değerlendirmesi gerektiğini savundu.

Mahkeme bu iddiaları reddetti.

Schengen kaydı otomatik hukuki engel sayıldı

Mahkeme, 2020 düzenleme prosedürüne ilişkin özel kurallara dayandı.

İtalyan 34/2020 sayılı Kanun Hükmünde Kararname’nin 103. maddesi, İtalya bakımından yürürlükte olan uluslararası anlaşma veya sözleşmeler uyarınca ülkeye kabul edilmeme amacıyla kayıtlı yabancıları bu prosedürün dışında bırakıyordu.

Bu nedenle mahkemeye göre Schengen kaydı, doğrudan kanunda öngörülmüş bir engeldi.

Kaydın varlığı ve geçerliliği doğrulandıktan sonra idarenin başvuruyu kabul etmek konusunda olağan bir takdir yetkisi bulunmuyordu.

Ret kararı bu yüzden geniş bir idari değerlendirmeden doğan bir tercih değil, hukuken zorunlu bir sonuç olarak kabul edildi.

İtalya Fransız kararını yeniden incelemek zorunda değildi

Davanın temel meselelerinden biri, İtalyan makamlarının Fransız kaydının arkasındaki nedenleri yeniden değerlendirip değerlendirmemesi gerektiğiydi.

Mahkeme bu soruya olumsuz cevap verdi.

Schengen sistemi, üye devletler arasındaki iş birliği ve karşılıklı güven esasına dayanır. Bir devlet tarafından girilen kayıt, bütün Schengen bölgesinde sonuç doğurur.

Bu nedenle İtalyan Emniyet Müdürlüğü, başvuru sahibinin halen kamu düzeni bakımından güncel bir tehdit oluşturup oluşturmadığını bağımsız biçimde yeniden belirlemek zorunda değildi.

Aynı şekilde Fransız kararının doğru veya orantılı olup olmadığını inceleme yetkisine de sahip değildi.

Bu değerlendirme esas olarak kaydı giren devletin makam ve mahkemelerine aittir.

Bir Schengen kaydı her zaman cezai tehlikelilik anlamına gelmez

Karar önemlidir; çünkü Schengen kayıtları farklı nedenlerle oluşturulabilir.

Bir kişinin bu sistemde kayıtlı olması, mutlaka suç işlemiş olduğu veya ciddi bir güvenlik tehdidi oluşturduğu anlamına gelmez.

Kayıt, geri gönderme kararı, giriş yasağı veya göç kurallarının ihlali nedeniyle de girilebilir.

Bu davada başvuru sahibi, kaydın Fransa’ya düzensiz girişten kaynaklandığını ileri sürmüştü.

Mahkeme ise hukuki sonucun, kaydın altında yatan davranışın cezai veya idari nitelikte olmasından değil, kaydın türü ve geçerliliğinden doğduğunu belirtti.

Kayıt yürürlükte kaldığı sürece İtalyan makamlarının onun sonuçlarını tanıması gerekiyordu.

Ciddi nedenler varsa oturum izni yine de verilebilir

Mahkeme, engelin her durumda mutlak olmadığını da açıkladı.

Bir Schengen devleti, ciddi nedenlerin bulunması hâlinde kayda rağmen oturum izni verebilir. Bunlar özellikle insani nedenler veya uluslararası hukuktan doğan yükümlülükler olabilir.

Ancak bu nedenlerin somut ve özellikle önemli olması gerekir.

Somut olaya göre aile hayatının korunması, çocukların üstün yararı, ağır sağlık sorunları veya geri göndermeme ilkesinden doğan yükümlülükler bu kapsamda değerlendirilebilir.

Buna rağmen devlet kaydı tek taraflı olarak yok sayamaz.

Önce kaydı giren ülkeyle danışma sürecini başlatmalıdır.

Bu süreç, kaydı oluşturan devletin kararıyla başka bir Schengen devletinin oturum hakkı tanıma yükümlülüğü arasında denge kurulmasını amaçlar.

Mahkemenin incelediği olayda yeterince ciddi bir neden ortaya konulmamıştı.

İdarenin güncel tehlikeliliği ispatlaması gerekmiyordu

Başvuru sahibi, Modena Emniyet Müdürlüğü’nün kendisinin halen tehlikeli olup olmadığını değerlendirmediğini de ileri sürdü.

Mahkeme, bu özel prosedürde böyle bir değerlendirmenin gerekli olmadığına karar verdi.

Ret kararı, kişinin yeniden tehlikeli ilan edilmesine değil, düzenleme programına erişimi doğrudan engelleyen yasal bir koşulun varlığına dayanıyordu.

Bu ayrım önemlidir.

Kanun bir Schengen kaydını doğrudan dışlama nedeni olarak kabul ediyorsa, idare başvuru sahibinin tüm kişisel geçmişini yeniden kurmak veya yeni bir kamu düzeni değerlendirmesi yapmak zorunda değildir.

Belirleyici sorular şunlardır: Kayıt mevcut mu, halen geçerli mi ve istisnai bir danışma ve olası sapmayı haklı gösterecek ciddi nedenler var mı?

Kayıt yetkili devlette itiraz konusu yapılmalıdır

Karar, Schengen kayıtlarının hiçbir şekilde itiraz edilemeyeceği anlamına gelmez.

Bir kişi kaydın yanlış, güncelliğini yitirmiş veya hukuka aykırı olduğunu düşünüyorsa verilere erişim talep edebilir ve düzeltme ya da silinme isteyebilir.

Ancak itiraz kural olarak kaydı sisteme giren devletin yetkili makamlarına yöneltilmelidir.

Bu olayda başvuru sahibinin kaydın dayanağını veya devamını tartışmak istiyorsa Fransız makamlarına başvurması gerekiyordu.

İtalyan idaresi kaydın varlığını doğrulayabilirdi, ancak Fransa tarafından girilmiş bir kararı iptal edemez veya değiştiremezdi.

Göç hukuku avukatları için önemli pratik sonuçlar

Kararın önemli uygulama sonuçları bulunuyor.

Bir oturum veya düzenleme başvurusu Schengen kaydı nedeniyle reddedildiğinde yalnızca İtalyan kararına itiraz etmek yeterli olmayabilir.

Savunmanın öncelikle şu hususları belirlemesi gerekir:

  • kaydı hangi devletin girdiği;

  • hangi tarihte ve hangi hukuki temelde oluşturulduğu;

  • kaydın tam türü;

  • halen geçerli olup olmadığı;

  • düzeltme veya silinme talebi için gerekçe bulunup bulunmadığı;

  • insani nedenler ya da uluslararası yükümlülüklerin izin verilmesini haklı gösterip göstermediği.

Hukuki strateji çoğu zaman iki ayrı düzeyde yürütülmelidir.

Bir yandan kayıt, onu giren devlette itiraz konusu yapılmalı veya kaldırılmalıdır. Diğer yandan İtalyan makamları önünde kayda rağmen oturum verilmesini haklı gösterebilecek istisnai nedenler belgelenmelidir.

Karşılıklı güven bireysel hakları ortadan kaldıramaz

Karar, Schengen Bilgi Sistemi’nin Avrupa göç hukuku içindeki güçlü etkisini doğrulamaktadır.

Bir ulusal makam, başka bir devletin girdiği kaydı serbestçe görmezden gelemez. Aksi hâlde ortak sınır kontrol sistemi etkisini kaybeder.

Bununla birlikte karşılıklı güven, dijital bir kaydı dokunulmaz bir gerçeğe dönüştüremez.

Kayıtların doğru, güncel ve orantılı olması gerekir. İlgili kişiler de verilere erişebilmek, düzeltme veya silinme talep edebilmek için etkili usullere sahip olmalıdır.

Karar bu nedenle iki farklı gerekliliği birlikte ortaya koyuyor: Schengen devletleri arasındaki iş birliği ve bireyin girişini, oturumunu veya düzenleme imkânını engelleyen bir tedbire itiraz edebilme hakkı.

Mahkemenin incelediği olayda, halen yürürlükte olan Fransız kaydı üstün geldi. Bu nedenle İtalyan makamlarının düzenleme başvurusunu reddetmesi hukuka uygun bulundu.

Avv. Fabio Loscerbo
ORCID: https://orcid.org/0009-0004-7030-0428



via Avv. Fabio Loscerbo https://ift.tt/SeJRENy

Procedure di frontiera prima del 10 agosto: perché il decreto di Trieste resta importante

Il decreto del Tribunale di Trieste del 4 agosto 2026, R.G. 4385/2026, offre un chiarimento importante sulla fase transitoria delle nuove procedure di frontiera. Il giudice ha ritenuto illegittimamente applicata una procedura accelerata perché, al momento in cui era stata instaurata, non risultava ancora pubblicato il decreto ministeriale destinato a individuare le zone di frontiera e di transito rilevanti ai fini della nuova disciplina.

La decisione deve però essere letta con attenzione temporale. Il decreto ministeriale del 21 luglio 2026 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 10 agosto, cioè dopo il provvedimento triestino. Per questo il decreto di Trieste non può essere utilizzato per sostenere che oggi le procedure di frontiera siano in generale prive di base geografica.

La sua importanza riguarda soprattutto le procedure avviate prima della pubblicazione del D.M. e, più in generale, il principio secondo cui l’amministrazione deve dimostrare la sussistenza di tutti i presupposti normativi nel momento in cui applica il rito accelerato.

Nel caso esaminato, il Tribunale ha convertito il rito e ha ritenuto operante la sospensione automatica del provvedimento impugnato. La conseguenza processuale è rilevante perché mostra come un vizio nella scelta della procedura possa incidere direttamente sulle garanzie del richiedente.

Per il difensore è quindi essenziale ricostruire la cronologia con precisione: data della manifestazione della volontà, formalizzazione della domanda, individuazione del luogo, atto di applicazione della procedura accelerata e data di pubblicazione del decreto ministeriale. Nella fase transitoria, pochi giorni possono determinare l’applicazione di regole differenti.

Resta inoltre fermo che la mera collocazione geografica in una zona individuata dal decreto non rende automaticamente legittima la procedura di frontiera. Devono comunque essere verificati i presupposti individuali previsti dal Regolamento (UE) 2024/1348, comprese eventuali vulnerabilità e le garanzie informative e difensive.

La lezione di Trieste è dunque duplice: la geografia della frontiera deve avere una base normativa chiara e la procedura speciale deve essere giustificata caso per caso. Il nuovo Patto accelera i tempi, ma non elimina il controllo di legalità.

Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: 0009-0004-7030-0428

Figlio cittadino UE: il permesso in un altro Paese non basta per allontanare il genitore

Con la sentenza del 4 giugno 2026 nella causa C-147/24, Safi, la Corte di giustizia dell’Unione europea ha chiarito un punto importante sul diritto di soggiorno del genitore straniero di un minore cittadino dell’Unione. Il fatto che il genitore disponga già di un titolo di soggiorno in un altro Stato membro non consente automaticamente all’amministrazione di negargli il diritto di restare nello Stato nel quale vive con il figlio.

La Corte impone una valutazione concreta della relazione di dipendenza tra il minore e il genitore, dell’unità familiare e del superiore interesse del bambino. La questione non può essere risolta limitandosi a osservare che il genitore, astrattamente, potrebbe trasferirsi altrove grazie a un diverso titolo di soggiorno.

Occorre invece chiedersi cosa accadrebbe realmente al minore cittadino dell’Unione. Se l’allontanamento del genitore compromette in modo sostanziale la vita familiare, l’equilibrio educativo o la possibilità del minore di godere effettivamente dei diritti connessi alla cittadinanza europea, la situazione deve essere esaminata con particolare attenzione.

Nel caso Safi la Corte ha considerato anche il rischio di separazione dal padre e le specifiche esigenze educative del bambino. Questo conferma che il giudizio deve essere individuale e non può ridursi a una verifica documentale sul titolo posseduto dal genitore.

Per la pratica amministrativa e giudiziaria il principio è molto utile. Quando una Questura o altra autorità sostiene che il genitore possa semplicemente trasferirsi nello Stato che gli ha già rilasciato un permesso, il difensore deve riportare il procedimento sulla situazione concreta del figlio: convivenza, cura quotidiana, dipendenza materiale ed emotiva, percorso scolastico, presenza dell’altro genitore e conseguenze effettive di una separazione.

La cittadinanza dell’Unione del minore non attribuisce automaticamente un diritto assoluto al soggiorno di ogni familiare. Ma impone che le decisioni amministrative non svuotino di contenuto i diritti del minore attraverso soluzioni soltanto teoricamente praticabili.

La sentenza Safi conferma quindi una linea ormai consolidata del diritto europeo: nei procedimenti che coinvolgono figli cittadini UE, la posizione del genitore straniero deve essere valutata partendo dalla vita reale del minore, non dalla semplice esistenza di un altro documento di soggiorno.

Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: 0009-0004-7030-0428

Matrimonio fittizio e cittadinanza: la frode può essere accertata anche anni dopo

Con la sentenza del 4 giugno 2026 nella causa C-560/24, Besthame, la Corte di giustizia dell’Unione europea ha affrontato il rapporto tra matrimonio di convenienza, frode e successiva acquisizione della cittadinanza. La Corte ha chiarito che la sopravvenuta cittadinanza dello Stato membro non impedisce, di per sé, alle autorità di accertare una frode commessa nella fase precedente, quando il cittadino di Paese terzo beneficiava dei diritti derivanti dalla normativa europea sulla libera circolazione.

Il principio è rilevante perché esclude che la cittadinanza produca automaticamente una sorta di sanatoria retroattiva di ogni eventuale abuso precedente. Se il matrimonio è stato utilizzato esclusivamente per ottenere un vantaggio in materia di soggiorno, l’amministrazione può ancora ricostruire i fatti e verificarne la natura fraudolenta.

Questo, però, non significa che l’accertamento della frode determini automaticamente la perdita della cittadinanza. La Corte distingue chiaramente tra la possibilità di accertare l’abuso e le conseguenze che l’ordinamento nazionale può collegare a tale accertamento. Qualsiasi misura successiva deve rispettare il diritto dell’Unione, il principio di proporzionalità e le garanzie procedurali.

Per la pratica professionale la distinzione è fondamentale. Nei procedimenti nei quali l’amministrazione contesta un matrimonio di comodo dopo anni dalla sua celebrazione, occorre verificare la base giuridica dell’intervento, la qualità delle prove raccolte, il contraddittorio assicurato all’interessato e l’effettiva proporzionalità delle conseguenze prospettate.

La sentenza Besthame consente quindi di correggere due letture opposte e ugualmente eccessive. Da una parte, non è corretto sostenere che l’acquisizione della cittadinanza renda intangibile ogni fatto precedente. Dall’altra, non è corretto ritenere che l’accertamento di un matrimonio di convenienza renda automatica la revoca della cittadinanza o qualsiasi altra misura espulsiva.

Il punto centrale resta la necessità di una valutazione individuale, fondata su prove concrete e accompagnata da un controllo di proporzionalità. La lotta alle frodi resta pienamente legittima, ma non può trasformarsi in un meccanismo automatico capace di incidere su uno status così rilevante senza adeguate garanzie.

Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
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