Cassazione n. 25359/2026: la PEC dell’avvocato può manifestare la volontà di chiedere asilo
La Cassazione, con l’ordinanza n. 25359/2026, ha affrontato una questione di grande rilevanza pratica: quando può dirsi manifestata la volontà di chiedere protezione internazionale.
La Corte ha ritenuto idonea anche una comunicazione trasmessa dal difensore via PEC alla Questura, attribuendo rilievo alla manifestazione di volontà anteriore agli adempimenti successivi di registrazione e formalizzazione.
La conseguenza è importante perché la qualità di richiedente protezione può assumere rilievo immediato rispetto a misure di trattenimento o allontanamento adottate successivamente.
Nel caso esaminato, la Corte ha inoltre escluso che la mancata traduzione della procura al difensore rendesse inefficace la manifestazione della volontà trasmessa per conto dell’interessato.
Per la pratica forense, la pronuncia rafforza il valore della PEC come strumento di tutela quando l’accesso fisico alla Questura sia difficoltoso o ritardato. È comunque essenziale che la comunicazione sia chiara, riferibile alla persona e inequivoca nella richiesta di protezione.
La regola operativa che emerge è molto netta: la volontà di chiedere asilo può produrre effetti prima del C3 quando sia stata manifestata in modo certo e documentabile.
Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: 0009-0004-7030-0428
Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore.
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