Cassazione n. 25248/2026: trent’anni in Italia non bastano senza un radicamento effettivo
La Cassazione civile, con l’ordinanza n. 25248/2026, affronta un punto centrale nella valutazione della protezione speciale: la lunga permanenza in Italia non coincide automaticamente con un effettivo radicamento.
Nel caso esaminato, il ricorrente viveva in Italia da circa trent’anni, ma il giudizio di merito aveva evidenziato plurime condanne penali, assenza di un inserimento familiare significativo e debolezza del percorso lavorativo e sociale.
La Corte ha confermato che la durata della presenza è un elemento rilevante, ma non autosufficiente. Il giudizio deve riguardare la qualità della vita privata sviluppata in Italia e la consistenza concreta dei legami costruiti nel tempo.
Per la difesa questo significa che il certificato storico di residenza non basta. Occorre documentare lavoro, continuità contributiva, abitazione, lingua, relazioni sociali, famiglia, autonomia e condotta personale.
La pronuncia evita però anche il rischio opposto: il radicamento non può essere ridotto a una formula astratta. Va ricostruito attraverso elementi concreti, letti nel loro insieme e nel tempo.
Il messaggio è particolarmente importante nelle pratiche di protezione complementare: presenza temporale e integrazione effettiva sono concetti distinti.
La lunga permanenza acquista quindi rilievo quando si traduce in legami reali, stabili e riconoscibili nella vita sociale della persona.
Avv. Fabio Loscerbo
Avvocato Cassazionista
Iscritto nel Registro dei rappresentanti di interessi della Camera dei deputati in materia di Immigrazione
Lobbista registrato presso il Registro per la Trasparenza dell’Unione europea n. 280782895721-36 in materia di Migrazione e Asilo
ORCID: 0009-0004-7030-0428
Articolo redatto con l’ausilio di strumenti di AI, sotto la direzione, revisione e responsabilità editoriale dell’autore.
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